1954: la prima promozione in A del Catania

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Allenata da Piero Andreoli, la squadra rossazzurra vinse il campionato di B. Tra i protagonisti di quella storica stagione degli etnei spiccarono il futuro Ct campione del mondo, Enzo Bearzot, il goleador Manenti, capitan Fusco ed il portiere Seveso.


«Catania-Giarre: 30 chilometri d’inferno in un pomeriggio storico, indimenticabile. No, non c’è fervida mente immaginifica che possa arrivare a quella che stavolta è la pura realtà. I rossazzurri del Catania hanno messo in rivoluzione mezza Sicilia: bisognava proprio esserci per credere alle cifre che oggi corrono sulla bocca di tutti. Sei, settemila macchine in un caotico e impressionante corteo di chilometri e chilometri, migliaia di motoscooters sottoposti per ore ad un gioco d’equilibrio da brividi, miriadi di bandiere. Almeno 200 mila persone in tutto il percorso. Cinque ore per una sfilata che non è stata una sfilata ma un ingorgo perenne di macchine e bandiere, circondato da muraglie di gente che s’era scordata di tutto per applaudire, per inneggiare… C’è scappato solo un ferito, questo è un record!» (dal libro “La vita e altri giochi di squadra” di Candido Cannavò)

Sessant’anni fa, il Catania conquistava la prima promozione in A. Un evento storico che mise in subbuglio mezza regione. Il 2 giugno ’54, la Sicilia sudorientale sembrò l’Etna in piena eruzione. Al ritorno a casa della squadra rossazzurra si registrarono scene di grandissimo entusiasmo e tripudio: un torpedone di uomini e mezzi che bloccò il traffico lungo il tragitto dalla stazione di Giarre a Catania. Scene mai viste prima. I tifosi accolsero la squadra con gli onori riservati agli eroi. Pochi giorni prima, il 23 maggio, con una giornata d’anticipo, il Catania aveva ottenuto la certezza matematica della promozione in A, otto anni dopo la fondazione del club. Un traguardo che cancellò la delusione, patita nella stagione precedente, dello spareggio promozione perso a Firenze contro il Legnano. Enzo Bearzot, tra i punti di forza della squadra siciliana, promise ai tifosi di rimanere in rossazzurro per ritentare la scalata verso la A.

Alla presidenza del Catania era arrivato il sindacalista Giuseppe Rizzo, scelto da una cordata di finanziatori che ebbe in Giuseppe Galli e Sebastiano D’Amico i due punti cardine. Fu così riaffermata la “catanesità” della presidenza del club dopo il ciclo contrassegnato dall’imprenditore romano Arturo Michisanti, titolare dell’impresa di nettezza urbana che svolgeva il servizio per conto del comune etneo. La strategia societaria fu semplice: nessun proclama, tanto impegno e movimenti oculati durante la campagna di rafforzamento. Del resto, in cassa erano rimasti pochi spiccioli e tanti debiti (170 milioni circa di lire). Un ruolo importante lo ebbe Turi Maugeri, ufficialmente cassiere della società ma in realtà un vero factotum che s’impegnò, con buoni risultati, per l’ottenimento di dilazioni nel pagamento dei debiti.

Il primo tassello della stagione 1953/54 fu l’ingaggio dell’allenatore Piero Andreoli, un veneto dal buon passato di calciatore (due scudetti vinti a Bologna), considerato tra i tecnici più promettenti in quel periodo. Prese il posto di Fioravante Baldi. La fascia di capitano venne affidata a Nicola Fusco. Tra i rinforzi, il portiere Antonio Seveso (di scuola milanista), Marin, Francesco Bassetti, Bianciardi, Araldo Pirola ed il centrocampista offensivo Michele Manenti. Dopo aver esordito in A con il Milan, con il quale vinse il torneo giovanile di Viareggio, Manenti disputò alcune stagioni non molto positive, rilanciandosi ad Empoli proprio grazie ad Andreoli che lo volle con sé a Catania.

Uno strepitoso girone d’andata

Il cammino in campionato partì dallo stadio “Cibali”: 0-0 contro la Salernitana. Alla seconda giornata, un gol di Manenti, miglior bomber di quel Catania, decise la trasferta contro il Fanfulla, un match caratterizzato da tante emozioni e cinque reti. Smaltita qualche titubanza iniziale, la squadra di Andreoli innestò la marcia giusta, conquistando sette vittorie di fila e quindici risultati utili consecutivi. Un andamento che collocò gli etnei nel novero di squadre candidate alla promozione. Nel girone d’andata si misero in evidenza anche Pro Patria e Como, retrocesse dalla massima serie, oltre a Monza, Lanerossi Vicenza, Verona e Cagliari. Quella sarda fu l’unica squadra a battere gli etnei nella prima parte della stagione. Nelle prime giornate di ritorno, Monza, Verona e Lanerossi persero contatto dal gruppo di vertice.

Il Catania effettuò il giro di boa in testa alla classifica con 26 punti. Una delle migliori prestazioni stagionali fu quella casalinga contro il Cagliari, battuto 3-1 grazie alla doppietta di Bassetti e ad un gol del solito Manenti. Quest’ultimo evitò, con una rete allo scadere, la sconfitta nello scontro diretto al vertice contro la Pro Patria, conclusosi 1-1. Il fieno in cascina accumulato all’andata, attutì la crisi di risultati che il Catania accusò a metà del girone di ritorno dove la squadra di Andreoli racimolò appena due pareggi, subendo ben quattro sconfitte consecutive tra cui, la più bruciante, nel derby contro il Messina, unica sconfitta interna stagionale. Tuttavia, grazie all’andamento discontinuo delle inseguitrici, per il Catania la A era ormai dietro l’angolo. La promozione arrivò alla penultima giornata, dopo lo 0-0 ottenuto a Como. La seconda squadra a staccare il biglietto per la massima serie, dopo lo spareggio contro il Cagliari, fu la Pro Patria.

A Giarre cominciò la festa-promozione

Mercoledì 2 giugno ’54. Alla stazione ferroviaria di Giarre si registrarono le prime scene di giubilo del tifo catanese. I giocatori, reduci dall’ultima ininfluente partita, appena scesi dal treno, vennero fatti salire su dei carri diretti verso Catania dove ad attenderli c’era una banda musicale, pronta ad intonare le note dell’Aida di Verdi. I carri arrivarono a destinazione dopo cinque ore. I rossazzurri furono ricevuti in municipio dal sindaco La Ferlita che, in uno slancio incontrollato di entusiasmo, dichiarò: «E adesso vogliamo lo scudetto». La formazione tipo del Catania che conquistò la prima Serie A era la seguente: Seveso, Baccarini, Bravetti, Bearzot, Fusco, Santamaria, Cattaneo, Manenti, Micheloni, Marin, Bassetti.

Dopo la promozione, smaltita la sbornia dei festeggiamenti, tra i giocatori che lasciarono il Catania ci fu Bearzot. Il futuro Ct della nazionale italiana mantenne la promessa fatta ai tifosi etnei dopo la sconfitta nello spareggio contro il Legnano: portare la squadra nell’olimpo del calcio italiano. Un ottimo girone d’andata permise al gruppo guidato da Andreoli di gestire al meglio la situazione nella seconda parte della stagione. Decisivo fu il rendimento dello zoccolo duro del Catania, confermato in blocco: Bravetti, Fusco, Bearzot, Santamaria, oltre a Micheloni, Klein e Quoiani. Tutti rimasti ai piedi dell’Etna per ritentare la scalata verso la massima serie. Chi aveva giudicato la campagna acquisti etnea in tono minore, dovette ricredersi. Gli innesti, pur senza squilli di tromba, di giocatori ed uomini motivati come Manenti e Bassetti, pescati in serie C, oltre al giovane portiere Seveso, completarono un gruppo già coeso e competitivo per la serie cadetta.

Il giornalista Ugo Boccassi scrisse di Manenti: «E’ una mezzala classica, regista dalle trame essenziali che non disdegna puntate a rete spesse volte risolutive». Marcello Marcellini lo definì come un calciatore «molto tecnico ma anche molto lento, eccellente in niente ma sufficiente in tutto». I dirigenti catanesi vinsero anche la scommessa Andeoli, allenatore quasi esordiente in Serie B che conosceva molto bene Manenti. Il tecnico capì subito come far crescere il rendimento del giocatore, limitandone il difetto di tenere troppo la palla. Nella stagione 1953/54, il Corriere dello Sport indicò Manenti come “migliore mezzala del campionato”.

Il ricordo del “Vecio”

Enzo Bearzot fu tra gli artefici di quella storica promozione in A del Catania. Nel libro “Il romanzo del Vecio” di Gigi Garanzini, Bearzot ricordò così il suo periodo da calciatore rossazzurro. «La maglia del Catania mi sembrava l’unica che avessi mai indossata. E con quella gente nacque un rapporto bellissimo che durò ben oltre i mie tre anni di permanenza. Accettando Catania sono diventato un calciatore vero, un mediano fatto e finito con una continuità e una personalità che prima non mi appartenevano. Attraverso quell’esperienza sono maturato, sono diventato un uomo».

Il mediano friulano, proveniente dall’Inter, non deluse le aspettative. I cronisti che seguivano la squadra rossazzurra negli anni 50, ricordano Bearzot come uno dei beniamini dei tifosi, i quali si recarono in massa fin sotto la sua abitazione di Acitrezza, nell’estate del ’53, per convincerlo a restare dopo la diffusione di voci riguardanti la sua partenza da Catania. Un anno più tardi, la sera stessa dei grandi festeggiamenti per la conquista della serie A, Bearzot comunicò ai dirigenti la decisione di voler tornare al Torino, ponderata da tempo. Aveva mantenuto la promessa di contribuire alla promozione in A del Catania. I tifosi appresero la notizia quando il giocatore friulano si trovava già in Piemonte.

Nell’estate del ‘54, la risposta dei tifosi catanesi fu alquanto tiepida: gli abbonamenti sottoscritti furono appena cinquemila. Tardarono ad arrivare anche i contributi istituzionali. Il centrocampista danese Karl Aage Hansen, giocatore molto tecnico di 33 anni, fu l’acquisto di maggiore rilievo. Tra i risultati di prestigio, ottenuti dal Catania nell’annata ‘54/55, spiccarono due pareggi: quello casalingo contro i campioni d’Italia in carica dell’Inter (rete di Manenti) e l’1-1 di Torino contro la Juventus, con momentaneo vantaggio etneo siglato da Spikofski. Il Catania chiuse il suo primo campionato di A con un più che dignitoso dodicesimo posto.

Catania 1953/54 – Giocatori, presenze e gol: Baccarini (32), Bassetti (31, 11), Bearzot (34, 1), Biancardi (2), Bravetti (32), Campodallorto (2), Cattaneo (24, 5), Fusco (31), Klein (19, 7), Manenti (29, 15), Marin (24, 4), Micheloni (26, 7), Pattini (5), Perni (3), Pirola (11), Quoiani (9, 2), Santamaria (31, 1), Seveso (29).

TESTO DI SERGIO TACCONE, autore dei libri “Quando il Milan era un piccolo diavolo” (Limina, 2009), “La Mitropa Cup del Milan” (Urbone Publishing, 2012) e “Milan Story” (Edizioni della Sera, 2013).