1964: INTER

LA STORIA

L’Inter porta per la prima volta in Italia il trofeo. L’andata a Buenos Aires contro l’Independiente è avvincente. Le due squadre si affrontano alla pari, fino al grave infortunio del terzino Rolan, che al 33′ del primo tempo subisce una frattura del perone. Non sono previste sostituzioni, in suo luogo retrocede Savoy e gli argentini reagiscono buttando sul campo grinta e cuore. L’Inter mostra di non gradire il clima, ma non corre rischi, grazie alla confusione che regna nella manovra avversaria. Poi, dopo 12 minuti della ripresa, ecco il decisivo patatrac: su una deviazione di testa di Rodriguez, Sarti interviene, mancando la facile presa e facendosi rotolare alle spalle il pallone. Quasi un autogol. Gli uomini di Herrera subiscono il contraccolpo e da quel momento accade ben poco. La difesa nerazzurra regge senza patemi l’urto avversario, ma i rilanci non sono mai molto ficcanti.

Il ritorno a Milano è una festa nerazzurra.  Dopo sette minuti, Mazzola con una stangata dai sedici metri porta in vantaggio i nerazzurri, che raddoppiano dopo la mezz’ora grazie a una bella azione in propulsione di Malatrasi, il cui cross viene deviato in rete dalla testa di Corso. Poi i nerazzurri si limitano a gestire il risultato, fallendo peraltro con Milani e Jair alcune clamorose conclusioni, contro una squadra chiaramente impostata per non subire gol e dunque in difficoltà nel creare gioco offensivo. Ci vuole comunque una prodezza di Sarti per deviare di piede una bomba dell’attaccante Suarez. L’espulsione del difensore Ferreiro a venti minuti dalla fine per una entrata terrificante su Luis Suarez rinnova l’inferiorità numerica degli argentini, alla fine scontenti dell’arbitraggio dell’ungherese Geroe, decisamente casalingo anche se ineccepibile nelle decisioni importanti.

Tutto rimandato dunque alla bella. E qui giocano a favore dell’Inter due fattori. Primo: l’alternanza quest’anno prevede l’incontro in Europa, anche se a Madrid; in più, il regolamento prevede in caso di parità i supplementari, al termine dei quali una ulteriore parità favorirebbe l’Inter, che ha segnato un gol in più. Il che impone agli argentini uno schieramento più portato all’offesa. Sono passati appena tre giorni, Herrera deve rinunciare a Mazzola, in precarie condizioni fisiche, che sostituisce con Peirò, nella speranza che catalizzi qualche favore del pubblico del Bernabeu; fuori anche l’infortunato Burgnich, con Malatrasi terzino e ritorno di Tagnin in mediana.

L’Inter è protagonista di una grande prestazione, sotto la pioggia e contro un avversario superiore sul piano fisico. Il pubblico parteggia per gli argentini, che vanno all’attacco ma con giudizio, lasciando anzi spesso l’iniziativa ai nerazzurri. Nel secondo tempo è assalto a pieno organico, che costringe Luis Suarez ad arretrare il proprio raggio d’azione, mentre solo un grande Corso riesce a tratti a tenere sul chi vive la retroguardia argentina. Impostata questa volta su un libero fisso, Guzman, a protezione dello stopper Acevedo, con un modulo simile ai dirimpettai. La forza dell’Inter si dispiega per intero: difesa ferrea, con Sarti sugli scudi (miracolosa una deviazione su un gran tiro del centravanti Suarez), e agile contropiede, grazie alla forza di Milani, che possiede senso tattico e coraggio, ai guizzi di Corso e a un Peirò formato gigante. A cinque dalla fine Bernao fa centro, ma Ortiz de Mendibil annulla per (ineccepibile) fuorigioco. Finisce in parità e si va ai supplementari, dove l’azione del gol premia la superiorità nerazzurra: una centrata lunga di Milani viene miracolosamente tenuta in campo da Peirò che offre a Corso il pallone per un gol di straordinaria qualità.

L’UOMO PIU’: Mario CORSO

Difficile scegliere il migliore nell’ambito di tre partite, anche se Mario Corso, in condizioni di forma smagliante, si è segnalato tra gli uomini decisivi e la doppietta tra Milano e Madrid lo colloca decisamente sul gradino più alto del podio. Premiato in quei giorni dalla stampa sportiva come miglior giovane del campionato italiano, il mancino si avvia verso la maturità agonistica. La fantasia e l’imprevedibilità del suo gioco vengono esaltate nel confronto di Madrid, dove Herrera lo spedisce a girovagare per il campo, ottenendo una prova straordinaria, esaltata dallo splendido gol che ai supplementari manda a gambe all’aria l’Independiente.

Gara di Andata

9 settembre 1964 – Stadio Independiente, Avellaneda
INDEPENDIENTE – INTER 1-0
Reti: 1-0 59′ Rodríguez
Independiente: Santoro, Guzmán, Rolan, Ferreiro, Acevedo, Maldonado, Bernao, Mura, Prospitti, Rodríguez, Savoy.
Inter: Sarti, Burgnich, Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso
Arbitro: A. Marques (Brasile)

Gara di Ritorno

23 settembre 1964 – Stadio San Siro, Milano
INTER – INDEPENDIENTE 2-0
Reti: 1-0 8′ Mazzola, 2-0 34′ Corso
Inter: Sarti, Burgnich, Facchetti, Malatrasi, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Milani, Suarez, Corso.
Independiente: Santoro, Ferreiro, Decaría, Acevedo, Paflik, Maldonado, Suárez, Mura, Prospitti, Rodríguez, Savoy.
Arbitro: Geroe (Ungheria)

Ripetizione

26 settembre 1964 – Stadio Bernaneu, Madrid
INTER – INDEPENDIENTE 2-0 d.t.s.
Reti: 1-0 110′ Corso
Inter: Sarti, Malatrasi, Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Domenghini, Peirò, Milani, Suarez, Corso.
Independiente: Santoro, Guzmán, Decaría, Paflik, Acevedo, Maldonado, Bernao, Prospitti, Suárez, Rodríguez, Savoy.
Arbitro: Ortiz de Mendíbil (Spagna)