Olimpiadi 1920: la finale abbandonata per protesta

Il caso più eclatante di abbandono di una squadra in una grande competizione internazionale si registrò nella finale del torneo di calcio delle Olimpiadi 1920 tra Belgio e Cecoslovacchia. I cechi lasciarono il campo in segno di protesta contro l’arbitro Lewis.


Il caso nato nella finale tra Belgio e Cecoslovacchia fu uno scandalo che destò grande sensazione, per quanto tutto quel torneo dei cinque cerchi del 1920, sviluppato in un arco di tempo abnorme (dal 20 aprile al 12 settembre, ben più del previsto), si fosse disputato in un clima poco sereno: in cui le braci della guerra, gli odi incrociati che avevano attraversato l’Europa, ancora non erano del tutto sopiti.

Se le Olimpiadi si erano protratte oltre il termine stabilito anche per vari casi di contestazione, il torneo di calcio, il più atteso dal pubblico belga, si innestava su una situazione addirittura esplosiva. Era accaduto che pochi mesi prima, il 29 dicembre 1919, le federazioni britanniche avessero presentato alla FIFA una petizione per il bando dagli incontri internazionali delle nazioni suscitatrici del conflitto mondiale (gli “imperi centrali”, cioè Austria, Ungheria e Germania), nonché di quelle che avessero accettato di giocare contro di esse.

Benché appoggiata da Belgio, Francia e Lussemburgo, la proposta non passò, causa l’opposizione di Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Olanda, Svizzera e soprattutto Stati Uniti. Al che le nazioni britanniche uscirono polemicamente dalla Fifa, fondando una “Federazione delle Associazioni Nazionali di calcio” che non ebbe successo.

Poche settimane dopo, la Gran Bretagna si iscriveva comunque al torneo di calcio delle Olimpiadi, provocando la vibrata protesta degli Stati Uniti, contrari all’iscrizione di una Federazione non affiliata alla Fifa. A sorpresa, questa volta anche Belgio e Francia appoggiarono la mozione, peraltro respinta. Su questo pentolone ribollente di cattivi umori il 28 agosto 1920 si dava il via al torneo di calcio, con quindici squadre iscritte, ridotte a quattordici dal forfait della Svizzera.

L’Inghilterra era la favorita, ma il pubblico belga puntava forte sui propri beniamini, che in febbraio avevano battuto una rappresentativa di dilettanti britannici. Gli inglesi in effetti vennero spazzati via dalla Norvegia, ma ciò che più conta è che i padroni di casa arrivarono effettivamente in finale, contro l’emergente Cecoslovacchia. Una squadra nuova, il cui gioco duro peraltro destò più d’una protesta ben prima della finale. Alla quale il pubblico belga arrivò infiammato, oltre che dal tifo per i propri beniamini, dalla campagna di alcuni giornali, che erroneamente avevano additato la Cecoslovacchia come una delle nazioni iniziatrici della guerra.

La squadra belga vincitrice dell’oro olimpico. In piedi da sx: Swartenbroecks, Fierens, Hanse, De Bie, Musch, Verbeeck. Accosciati da sx: Van Hege (già celebrato asso del Milan), Coppee, Bragard; Larnoe, Bastin

Insomma, la finale era per i tifosi l’occasione di una rivincita sulle sofferenze, atroci, patite da fiamminghi e valloni durante il terribile e lunghissimo conflitto, di cui il Belgio era stato forse la vittima più colpita, avendo avuto violata la propria originaria neutralità. La ressa ai cancelli fu tale che, riempito lo stadio, le porte dovettero essere sbarrate, lasciando fuori migliaia di persone urlanti e deluse. Prima della finale giocarono Italia e Spagna per il torneo di consolazione; una partita dura, di contrasti anche pesanti, che valse a infiammare vieppiù gli animi.

Quando alle 17.30 del 2 settembre 1920, allo stadio olimpico di Anversa, davanti a 35mila spettatori in fibrillazione l’arbitro inglese John Lewis, un sessantacinquenne dall’aria di dimesso vecchietto, fischiò l’inizio della partita c’era da aspettarsi il peggio. Invece i cecoslovacchi riuscirono a mantenersi calmi, ignorando l’ostilità del pubblico.

Bastava tuttavia una scintilla, e questa scoccò dopo appena sei minuti per un caso classico per i tempi: il portiere Klapka conquistò il pallone, ma venne violentemente spinto e cadde a terra, perdendo la sfera, che rotolò in rete. Un suo compagno la raccolse con le mani e l’arbitro fischiò il calcio di rigore. Le proteste degli ospiti furono vibranti: non contro la concessione del rigore, ma per la carica al portiere, che tuttavia in Inghilterra, patria dell’arbitro, non veniva punita se l’estremo difensore fosse in possesso del pallone. In un clima caotico, tra le proteste dei cecoslovacchi e gli ululati del pubblico, il belga Coppee trasformò con freddezza dagli undici metri: 1-0.

Il belga Coppee trasforma il contestato rigore concesso dall’arbitro Lewis

Da quel momento il gioco si fece duro, pesante, ringhioso, tra ripicche e vendette, mentre il pubblico incitava al parossismo i propri beniamini. L’arbitro cercava di reprimere le spigolosità più evidenti, il capitano cecoslovacco, Karel Kada, uno dei maggiori centromediani della storia, protestò più volte vibratamente. I belgi raddoppiarono con Larnoe alla mezz’ora nel tripudio della folla e la partita sembrava incanalata su un’accettabile normalità, quando accadde l’irreparabile.

Mancavano sei minuti alla fine del primo tempo, l’attaccante Coppee, scattato verso il pallone, venne duramente centrato da Steiner e cadde a terra platealmente, come fulminato. Il pubblico esplose in un boato, l’arbitro espulse senza esitazioni il terzino sinistro ceco. Kada protestò di nuovo e nuovamente scontrandosi con l’indifferenza dell’arbitro perse la testa, decidendo di seguire Steiner negli spogliatoi.

Fu come un segnale: gli altri nove giocatori ospiti seguirono i compagni, abbandonando il campo. A quel punto fu il caos. Gli spettatori tracimarono oltre le transenne invadendo il campo. Alcuni presero sulle spalle i giocatori belgi portandoli in trionfo, altri partirono all’inseguimento dei giocatori cecoslovacchi, che sotto la protezione dei militari addetti alla sicurezza riuscirono a raggiungere indenni gli spogliatoi.

Il seguito fu poco edificante. I belgi vennero proclamati vincitori, mentre l’organizzazione, per assegnare argento e bronzo, decise di considerare alcuni incontri di consolazione come un extra torneo. Si stabilì che due delle quattro perdenti dei quarti incontrassero le due perdenti delle semifinali, così da poter poi giocare una finale per il secondo e terzo posto.

Ma la Francia, battuta in semifinale dalla Cecoslovacchia, rifiutò e allora gli organizzatori cambiarono ancora: la Spagna si era segnalata come la più forte delle perdenti dei quarti, dunque avrebbe incontrato l’Olanda, sconfitta nel derby di semifinale dal Belgio, per la medaglia d’argento. Così andò e grazie a questo abborracciato e piuttosto goffo aggiustamento in extremis del regolamento la Spagna tornò in patria con la medaglia d’argento e l’Olanda con quella di bronzo, mentre i cecoslovacchi venivano puniti per la loro condotta antisportiva.

Una testimonianza neutrale sul comportamento dell’arbitro la offrì Giuseppe Milano, allenatore della squadra italiana, che assistette alla finale: «Noi italiani che assistemmo all’incontro possiamo serenamente testimoniare che non si trattò di favoritismi a vantaggio della Nazionale di casa, bensì di legittima repressione del gioco duro praticato dalla Cecoslovacchia, e che in quell’ambiente nordico, educato all’inglese, aveva già destato irritazioni».

John Lewis (a sinistra) al sorteggio del campo della finale olimpica 1920

OLIMPIADI 1920 – FINALE PER IL 1° POSTO

2 settembre 1920 – Olympisch Stadium, Anversa
BELGIO – CECOSLOVACCHIA 2-0
Reti: Coppee 6’rig, Larnoe 30′
Belgio: De Bie, Swartenbroecks, Verbeeck, Musch, Hanse(cap), Fierens, Van Hege, Coppee, Bragard, Larnoe, Bastin
Cecoslovacchia: Klapka, A.Hojer, Steiner, Kolenaty, Kada(cap), Seifert, J.Sedlacek, Janda, Pilat, Vanik, Mazal
Arbitro: John Lewis (Inghilterra)
Note: sospesa al 43′ per ritiro Cecoslovacchia