Il Rigore: 11 metri di storia

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La storia del calcio spesso decisa dagli 11 metri. L’idea venne ad un irlandese ne 1890. L’anno successivo il primo rigore ufficiale è di un giocatore del Wolverhampton, Joseph Health. Da sempre fonte di polemiche, ha assegnato coppe, campionati, mondiali


Il primo penalty ufficiale della storia del pallone è stato calciato il 14 settembre 1891. Lo trasforma Joseph Health in una partita del campionato inglese: Wolverhampton Wanderers-Accrington Stanley 5-0. A causare il rigore è un fallo di mano di un centrocampista dell’Accrington; Health non sbaglia il tiro dalle 12 yards imposte dal regolamento (11 metri).

In passato, in Scozia e in Irlanda, sono già stati battuti alcuni rigori, ma la regola non è stata ancora codificata dall’International Board, l’organismo preposto alla revisione e alle modifiche regolamentari, fondato a Londra il 26 ottobre 1863 (otto membri), così come la definizione di penalty non è ancora inserita nell’impianto normativo (regola 14).

Il Milford Everton FC nel 1890. William McCrum è il secondo da sinistra nella fila di mezzo

IL PRIMO

L’idea del rigore è di un irlandese: William McCrum, direttore di una industria tessile, portiere e membro del Direttivo della Federcalcio irlandese dal 1880. Pensa al rigore nel 1890, mentre gioca nel Milford Everton; vuole difendere lo spirito del gioco, danneggiato dai troppi falli di mano vicini alla porta, ma l’idea viene accantonata per più di un anno, nonostante timidi esperimenti in Irlanda e in Scozia. Sono gli inglesi ad opporsi con vigore. Ma nella primavera 1891, c’è un episodio, in Coppa d’Inghilterra, che fa cambiare idea agli inventori del calcio: quarti di finale, Stoke City-Notts County. Il Notts è in vantaggio 1-0, lo Stoke attacca, un giocatore del Notts ferma il pallone con la mano sulla linea di porta. Punizione, tutti i giocatori del Notts si mettono davanti alla porta, il portiere devia, lo Stoke perde la partita, ma l’episodio viene vissuto come un’ingiustizia.

OK DALL’INTERNATIONAL BOARD

Ed è per questo che il 2 giugno 1891, in un albergo di Glasgow, l’International Board decide di inserire la regola del penalty, che diventa operativa a tutti gli effetti dalla stagione 1891-1892. L’aspetto che contraddistingue la «massima punizione» è l’assenza di giocatori fra chi tira dagli 11 metri e il portiere. Il Wolverhampton è la prima squadra a trarre giovamento da questa nuova regola, che a molti club continua a non piacere. All’inizio, il portiere può anche avanzare fino a 5,50 metri, mentre gli altri venti giocatori devono sistemarsi alla distanza di 5,50 metri alle spalle di chi tira (i metri diventeranno 9,15 nella versione finale).

Nel 1893, viene deciso che in caso di penalty fischiato al 90′, la partita debba proseguire finché il rigore non è battuto. Due anni prima era sucesso un episodio che non aveva giovato all’immagine del calcio: il portiere dell’ Aston Villa, in vantaggio 1-0 sullo Stoke City, dopo il fischio dell’arbitro per un rigore concesso agli avversari al 90′, prende il pallone e lo calcia in tribuna. Quando il pallone torna in campo, la partita è finita.

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L’EVOLUZIONE DELLA SPECIE

Nel 1902 nasce il dischetto del rigore e il penalty diventa il provvedimento tecnico adottato dall’arbitro nel caso in cui un giocatore della squadra che si difende commetta all’interno della propria area, uno dei falli per i quali è prevista la punizione diretta.

Si è molto discusso negli anni sul comportamento che deve assumere il portiere in attesa del tiro. Tre i cambiamenti sostanziali: prima la possibilità di avanzare fino a m 5,50, poi quella di muoversi da un palo all’altro (1905), infine l’obbligo di restare immobile sulla linea di porta finché il pallone non è stato calciato (1929). Ora c’è un pò più di tolleranza per qualche piccolo movimento del portiere, mentre non riescono ad avere fortuna gli shoot-out (idea Usa), cioé i rigori battuti in corsa, con il portiere che ha la possibilità di avanzare verso l’attaccante.

I rigori sono entrati in modo prepotente nella storia del calcio, soprattutto da quando sono diventati il meccanismo adottato nelle competizioni ufficiali, Mondiali compresi, per non ricorrere al sorteggio, quando sia necessario stabilire un vincitore e anche i supplementari siano finiti in parità. Ma il rigore in sé, come dimostra il caso più famoso di non concessione (contatto Iuliano-Ronaldo, Juve-Inter 1-0, 26 aprile 1998) è w sarà sempre occasione di infinite polemiche.

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IL RIGORE AI MONDIALI

La storia dice che al 35′ del primo tempo di Francia-Cile 0-1 del 19 luglio 1930, l’arbitro uguaguaiano Tejada, fischia contro la Francia il primo rigore dei Mondiali: tira Carlos Vidal e Alexis Thépot lo para. Nello stesso giorno, il messicano Manuel Rosas diventa il primo giocatore della storia mondiale a segnare su rigore, in Messico-Argentina 3-6.

Nella finale del 7 luglio ’74, vinta dalla Germania sulla Olanda (2-1), due dei tre gol sono realizzati dal dischetto: Neeskens lo segna dopo un minuto; Breitner realizza quello dell’ 1-1 al 25′ , prima della rete decisiva su Gerd Muller.
Nell’82, la Francia perde la possibilità di giocarsi la finale contro l’Italia, perdendo ai rigori contro i tedeschi. In finale, Cabrini sbaglia il penalty sullo 0-0, ma l’Italia vince comunque (3-1).

Otto anni dopo, la Germania conquista il suo terzo mondiale, con un rigore calciato da Brehme a sei minuti dalla finale, che provoca le ire di Maradona. Il titolo del ’94, nella finale di Pasadena, California, viene assegnato ai rigori, dopo che Italia e Brasile chiudono i supplementari sullo 0-0: decisivi gli errori di Baresi, Massaro e Baggio. Del resto l’Italia al Mondiale, eccezzion fatta naturalmente per la vittoria del 2006, non ha mai avuto fortuna dal dischetto: battuta in finale nel ’94, eliminata in semifinale a Napoli nel ’90 dall’ Argentina (Donadoni e Serena) e nei quarti a Parigi nel ’98 dalla Francia (traversa di Di Biagio).
Da ricordare poi che dal dischetto, nei momenti decisivi, hanno sbagliato anche i più grandi campioni del calcio: Zico, Socrates e Platini: tutti in Francia-Brasile 4-3, quarti del Mondiale 1986.

Fonte: Fabio Monti

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