STABILE Guillermo: il grande “filtrador”

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Terra di grandi campioni, l’Argentina dovette attendere, e soffrire, ben quarantotto anni prima di riuscire a fregiarsi del titolo di campione del mondo! In finale nel 1930 a Montevideo, fu battuta, drammaticamente, dall’Uruguay, Poi, un succedersi, beffardo, di delusioni, mentre i suoi assi più celebrati sbalordivano il mondo con le loro imprese. E, finalmente, il 1978, Buenos Aires, Fillol e Passarella, Kempes e Bertoni, il trionfo sulla grande Olanda, altra nazione calcisticamente grandissima e mai vittoriosa a livello mondiale. E pensare che l’Argentina ha dato al calcio uomini come Luisito Monti, che divenne campione vestendo la maglia azzurra dell’Italia in quanto «oriundo» (o presunto tale), così come Mumo Orsi, altro «oriundo» famosissimo da noi, come Pedernera, come Loustau, come Sivori, soprattutto come Alfredo Di Stefano considerato, da molti, il più grande calciatore di tutti i tempi, rivale del divino Pelè nella scala dei valori assoluti…
E come Guillermo Stabile, detto «el filtrador», centravanti entrato nella leggenda del calcio fin da quando, appunto nel 1930, si batté leoninamente contro gli uruguagi, vincendo, con otto gol, la classifica di super-cannoniere del primo mondiale della storia del calcio!

stabile-monografie-wp1Guillermo Stabile era un centravanti puro, cioè un uomo-gol dotato di un innato senso della rete, famoso per lo scatto bruciante, per la velocità di esecuzione, per il tiro saettante.
Ne sanno qualcosa i vecchi campioni di un grande Bologna degli Anni Trenta, che se lo trovarono di fronte, romanzescamente quando, nel 1931, subito dopo il mondiale, «el filtrador» fu acquistato dal Genoa; sbarcato il venerdì, scese in campo la domenica dopo alle quattordici e trenta e… prima delle quindici aveva già segnato due gol alla sbalordita difesa bolognese… La partita finì 3-1 e il «Filtrador» segnò anche la terza rete.

Ma torniamo al mondiale del 1930, torniamo in Uruguay e rivediamo, per un attimo, le fasi della finalissima combattuta (è veramente il caso di dirlo) fa gli uruguagi e gli eterni rivali argentini. Gli uomini di Stabile erano approdati alla finalissima attraverso una serie quasi incredibile di traversie. Nella prima partita, riuscirono a battere la Francia con un gol di Luisito Monti, il centromediano, che batté a sorpresa una punizione per un fallo banalissimo: lasciò partire il tiro mentre i francesi stavano organizzando la barriera, prima che l’arbitro avesse fischiato. Gazzarra, proteste, botte da orbi: niente da fare, il gol venne convalidato dall’arbitro brasiliano, tale Almeida Rego, il quale, nella confusione che regnava in campo, fischiò la fine con bei sei minuti di anticipo, proprio mentre il francese Langiller stava entrando in porta con la palla al piede… Dopo interminabili battibecchi, la partita verme ripresa ma la Francia, frastornata e nervosissima, non riuscì più a pareggiare. Dopo quell’avventuroso successo, l’Argentina si scatenò letteralmente. Frantumò il Messico per 6 a 3, e fu la grande consacrazione di Stabile, entrato in squadra al posto del titolare Ferreira, indisponibile perché doveva sostenere… certi esami all’Università di Baires! Stabile si presentò subito: in 15 minuti aveva già segnato due reti, poi cominciò una incredibile grandinata di calci di rigore, ben cinque (record assoluto per un incontro mondiale), Stabile segnò ancora, ci fu una rissa colossale, protagonista il solito Luìsito Monti, ma l’Argentina apparve irresistibile. E poco resistette il Cile, battuto per 3 a 1 nell’ultimo incontro eliminatorio, con 2 reti di Stabile, si capisce…
In semifinale, una passeggiata degli argentini contro gli Stati Uniti: 6 a 1, 2 gol di Stabile, strada spalancata verso la finalissima. Sapete già come andò a finire: fu l’epopea di Andrade, il nero uruguagio che capeggiò… la rivolta contro la supremazia argentina, dopo un gol stupendo del solito Stabile, che nessun avversario riusciva a controllare…

stabile-monografie-wp2Argentina, terra dì emigranti… nei due sensi. Stabile fu il primo grande campione a prendere la via di un dorato esilio. Dopo il mondiale, infatti, emigrò in Italia, dove giocò nel Genoa eppoi nel Napoli. La sua carriera italiana fu troncata da un terribile infortunio, una gamba fratturata in uno scontro, dal quale non si ristabilì mai completamente. Ciononostante, giocò ancora a lungo: in Francia, nelle file del parigino Red Star, poi ancora in Argentina, dove intraprese in seguito la carriera del tecnico. Fu anche alla guida della Nazionale per un lunghissimo lasso di tempo (dal 1939 al 1958), gli fu fatale l’eliminazione della squadra dalla «camiseta ai mondiali di Svezia, ad opera della Cecoslovacchia, che nell’incontro decisivo per l’ingresso nei quarti di finale, umiliò i sudamericani col punteggio di 6 a 1.

Stabile tornò in Argentina bollato come… traditore della Patria, ma restò in quel mondo del calcio che era il suo mondo. Fu assunto dal Racing Club di Buenos Aires come allenatore, praticamente morì sul campo di gioco, a soli 62 anni. Il giorno prima della prematura scomparsa aveva giocato con i ragazzi del Racing, segnando due reti alla vecchia maniera… Un campione immenso, un uomo buono e mite, dal sorriso dolcissimo, un realizzatore fra i più grandi di tutta la storia del calcio mondiale.
«El fìltrador» resta, figura indelebile, nella storia del calcio anche perché il suo modo di giocare, in tempi in cui la retorica non aveva ancora travalicato i confini dello sport più popolare sotto tutte le latitudini, fu definito «nobile». E nobile, Guillermo Stabile, fu davvero, anche nello stile di una vita esemplare.

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