Old Wembley, storia e gloria di un mito

La storia del mitico Empire Stadium, conosciuto da tutti gli amanti del football e non come Wembley. Fu costruito in appena 300 giorni per la Grande Esposizione dell’Impero Britannico del 1924.


Da Bolton-West Ham, 2-0, finale della Coppa d’ Inghilterra 1923, a Inghilterra-Germania, 0-1, partita di qualificazione ai mondiali del 2002. Passando naturalmente per la storica finale della coppa del mondo del 1966, ancora Inghilterra-Germania, 4-2, con tre gol di Geoff Hurst, unico ad aver segnato una tripletta in una finale mondiale. E, lasciando il calcio, le quattro medaglie conquistate dall’olandese Fanny Blankers Koen all’ Olimpiade del 1948 e il Live Aid, lo storico concerto del 1985

Nell’ultima parte dell’ Ottocento la zona di Wembley ospitava un parco di amenità nel verde, fontane, cascate, passeggiate per i londinesi. Poi venne il treno, e nel 1889 il presidente delle Ferrovie Metropolitane, Sir Edward Watkin, decise di aggiungere un’attrazione irresistibile al parco che già comprendeva campi di calcio, di cricket e una pista d’atletica: una torre di 350 metri, più alta, più grande e ancor più spettacolare della Torre Eiffel di Parigi. Ma la costruzione fu abbandonata a 61 metri appena, per il cedimento del terreno e la mancanza di finanziamenti, e fu fatta saltare con la dinamite nel 1907. Alla fine della prima guerra mondiale il governo britannico varò il progetto di una grande Esposizione dell’ Impero Britannico per il 1924. Tra le centinaia di padiglioni, le rappresentanze di ogni colonia, anche uno stadio nazionale dello sport. Il parco di Wembley fu scelto come sede ideale, e l’area dov’era sorta la torre di Watkin destinata allo stadio.

L’Empire Stadium venne costruito in appena 300 giorni, e inaugurato con la finale della coppa d’Inghilterra del 28 aprile 1923. La nascita di Wembley sfiorò la catastrofe. Anche se oggi si parla soltanto del poliziotto (George Scorey) che sul suo cavallo bianco (Billie) fu fotografato mentre cercava di far sgombrare il terreno di gioco invaso da migliaia di spettatori, i giornali dell’ epoca gridano al «miracolo».

La capienza era di 127.000 posti, in gran parte in piedi. Ma un’ora prima del calcio d’inizio le gradinate erano già piene, e fuori dai cancelli si ammassava una folla di oltre centomila persone. Barriere e cancelli cedettero, e per scampare all’ondata molti si rifugiarono in campo. Oltre mille i feriti, 60 in ospedale con fratture e sintomi di schiacciamento addominale. Con l’ arrivo del re Giorgio V vennero chiamati i rinforzi di polizia, e lo squadrone a cavallo che riuscì a far iniziare il match, con 43′ di ritardo e la gente lungo le linee laterali. Il Bolton Wanderers vinse la coppa, 2-0 al West Ham. Da allora la finale della coppa d’Inghilterra, nata nel 1872, si è sempre giocata a Wembley.

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Uno Zeppelin sorvola Wembley nel 1930

E la nazionale inglese ha adottato Wembley come terreno di casa, nelle sfide con Scozia, Galles e Irlanda del Nord, annuali avversarie nel Campionato interbritannico. Il resto del mondo ha dovuto aspettare la fine della seconda guerra mondiale per essere ammesso al «tempio», dopo aver fatto anticamera negli altri stadi londinesi, dell’Arsenal e del Tottenham, come l’ Italia delle «battaglie di Highbury» del ’34 e ’38. Ha aperto la serie di Wembley l’Argentina, battuta 2-1 il 9 maggio ’51.

Da allora 44 rappresentative extrabritanniche hanno giocato all’Empire Stadium. E’ un’ impresa riservata a poche quella di espugnare Wembley. Sono 16 le avversarie che hanno sconfitto i «leoni» nella loro tana. Fu un trauma pesantissimo per l’ Inghilterra il 6-3 impartito dall’Ungheria il 25 novembre ’53. Fino ad allora solo Scozia e Irlanda del Nord erano riuscite a battere i «maestri», che si sono ripresi la gloria diventando campioni del mondo a Wembley, con il 4-2 nei supplementari alla Germania Ovest, «tris» di Hurst (un gol-fantasma convalidato dal guardalinee) il 30 luglio ’66.

L’Italia, con l’1-0 firmato da Capello il 14 novembre ’73, è diventata la sesta nazione a sbancare l’Empire Stadium, dopo Germania Ovest e Austria. Tra le rivali non britanniche proprio la Germania (unita e Ovest), ha vinto ben 5 volte a Wembley (l’ultima, ironia della sorte, proprio nel match dell’addio, 1-0 nell’ottobre 2000, rete di Hamann). L’Italia si è imposta due volte in 5 visite, il Brasile due in 8. Nessun’altra delle nazionali che hanno conquistato Wembley ha vinto più di una volta. La Romania è imbattuta, con 4 pari in 4 presenze, come la Colombia, 2 pari su 2. La Francia, dopo 4 sconfitte, l’ ha spuntata da campione del mondo, 2-0 nel febbraio ’99.

Tempio del calcio e non solo. Le pagine della storia dell’ Empire Stadium sono ricche anche di grandi eventi non legati al football. Di proprietà di una società privata fin dalle origini, Wembley ha cercato le più diverse fonti di introiti. Già nel 1929 aprì al rugby professionistico, con la finale della coppa della Rugby League. Poi cominciarono le riunioni di boxe, e due attività fisse, come lo speedway e le corse dei cani. I Wembley Lions, la squadra di speedway, fu costretta a cercarsi un altro impianto nel ’47.

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1966: a Wembley l’Inghilterra è campione del Mondo

L’Inghilterra, che aveva ottenuto l’organizzazione delle olimpiadi del 1944, annullate per la guerra, si offrì di ospitare quelle del 1948, allestendo le strutture necessarie in appena un anno. La pista di speedway fece posto alla pista d’atletica, e il 29 luglio 4.500 atleti di 59 Paesi sfilarono nella cerimonia d’ apertura, davanti a 82.500 spettatori. Nell’Empire Stadium, Emile Zatopek, capitano dell’ esercito cecoslovacco, strabiliò con l’ oro dei 10.000 abbattendo il record del mondo, e Fanny Blankers-Koen, la «mammina d’ Olanda», divenne l’eroina dei giochi con quattro ori: 100 e 200 piani, 80 ostacoli e staffetta. L’Italia si inorgoglì per la vittoria di Adolfo Consolini nel disco.

Anche il football americano approdò a Wembley, con la finale del campionato tra le basi militari Usa in Europa, nel dicembre ’50. Muhammad Alì, a quel tempo ancora Cassius Clay, arrivò ad un passo dalla clamorosa sconfitta sul quadrato dell’Empire Stadium, il 18 giugno 1963. Contro l’ idolo inglese dei massimi, Henry Cooper, Clay finì al tappeto in chiusura del quarto round. Salvato dalla campana, vinse nel successivo per k.o. tecnico, con Cooper costretto ad abbandonare per una ferita all’arcata sopraccigliare.

Nel 1972 anche Wembley si arrende al rock. Il 5 agosto inaugura la serie dei concerti, con un fantastico show di Billy Haley, Little Richard e Chuck Berry. I primi ad avere il cartellone tutto per loro sono Crosby, Stills, Nash & Young, il 14 settembre ’77. In mondovisione da Wembley il concerto Live-Aid del 13 luglio 1985, voluto da Bob Geldof, raccoglie oltre 100 milioni di dollari per le vittime della carestia in Etiopia e Sudan. Il «tempio» ha ospitato anche la messa solenne di papa Giovanni Paolo II, il 29 maggio ’82, al termine della sua visita pastorale, davanti a 80.000 fedeli.

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Le Olimpiadi di Londra 1948

I Numeri dello Stadio dei Sogni:

Nel mitico stadio di Wembley si sono giocate nella storia ben sette finali delle coppe europee:
22/05/1963: Coppa Campioni, Milan-Benfica (Por) 2-1
19/05/1965: Coppa Coppe, West Ham-Monaco 1860 2-0
29/05/1968: Coppa Campioni, Manchester Utd-Benfica 4-1 dts
2/06/1971: Coppa Campioni, Ajax-Panathinaikos 2-0
10/05/1978: Coppa Campioni, Liverpool-Bruges 1-0
20/05/1992: Coppa Campioni, Barcellona-Samp 1-0 dts
12/05/1993: Coppa Coppe: Parma-Anversa 3-1.

Così la Nazionale Inglese:
La prima gara a Wembley il 12/04/1924 con la Scozia (1-1).
La vittoria più netta il 15/12/1982 col Lussemburgo (9-0).
La vittoria più importante il 30/07/1966 con la Germania Ovest (4-2 dts), nella finale della Coppa Rimet.
La sconfitta più pesante il 25/11/1953 con l’Ungheria (3-6).
Cinque reti di un solo giocatore il 16/04/1975 col Cipro: 5-0, i gol tutti a firma di Macdonald.

I gol lampo:
I record appartengono all’inglese Bryan Robson e all’italiano Roberto Di Matteo.
Di Matteo si è reso autore di un gol lampo nel 1997: all’ inizio della partita col Middlesbrough, l’ex giocatore della Lazio realizzò dopo 43” la rete più veloce della storia delle finali di Coppa d’Inghilterra. Finì poi 2-0.
Lo stesso Di Matteo ha realizzato anche nella Coppa di Lega del 1998 e nella Coppa d’Inghilterra del 2000. All’inglese Robson appartiene invece il record del gol più immediato con la maglia della nazionale: nel 1989 contro la Jugoslavia realizzò dopo 30” (finì 2-1).

Così l’Italia:
E’ positivo il bilancio dell’ Italia a Wembley. In 5 incontri, 2 vittorie, 2 pareggi ed una sconfitta.
06/05/1959: Inghilterra-Italia 2-2, amichevole. Reti: al 26′ R. Charlton, al 38′ Bradley, al 56′ Brighenti e al 61′ Mariani.
14/11/1973: Inghilterra-Italia 0-1, amichevole. Rete: al’ 86′ Capello.
16/11/1977: Inghilterra-Italia 2-0, elimin. Mondiali. Reti: all’ 11′ Keegan, all’ 80′ Brooking.
15/11/1989: Inghilterra-Italia 0-0, amichevole.
12/02/1997: Inghilterra-Italia 0-1, elim. Mondiali. Rete: al 20′ Zola.

Le squadre italiane che hanno vinto a Wembley:
22/05/63: Coppa Campioni, finale Milan-Benfica 2-1. Reti: al 18′ Eusebio, al 56′ e al 66′ Altafini.
27/3/93: Torneo Anglo Italiano, finale Cremonese-Derby County 3-1. Reti: all’11’ Verdelli, al 23′ Gabbiadini, al 49′ su rig. Maspero, al 83′ Tentoni.
12/5/93: Coppa Coppe, finale Parma-Anversa 3-1. Reti: all’8′ Minotti, al 10′ Severeyns, al 29′ Melli, al 86′ Cuoghi.
20/3/94: Torneo Anglo Italiano, finale Brescia-Notts County 1-0. Rete: al 65′ Ambrosetti.
17/3/96: Torneo Anglo Italiano, finale Genoa-Port Vale 5-2. Reti: al 12′, al 54′ e al 66′ Ruotolo, al 21′ Galante, al 39′ Montella, al 68′ e al 82′ Foyle.
27/10/99: Champions League, 1.a fase Arsenal-Fiorentina 0-1. Rete: al 75′ Batistuta.

4 testimonzianze storiche

IL PRIMO GOL: BRIGHENTI
Un attimo di riflessione, poi è un fiume in piena. Sei maggio 1959, Inghilterra-Italia a Wembley: Sergio Brighenti, 68 anni, ricorda lo storico 2-2 di quel giorno memorabile. Aveva 26 anni. Sotto di due gol, segnò al 56′ il primo gol azzurro, poi suggellato dal gol di Mariani cinque minuti dopo.
Un pareggio in amichevole, «ma per noi era stato come vincere un Mondiale. Allora si giocavano 3-4 partite massimo all’ anno in nazionale, non era come oggi. E noi affrontavamo nel tempio di Wembley l’imbattibile Inghilterra. Giocammo davanti a centomila spettatori. Ricordo come se fosse ieri il mio gol: Galli, mezz’ala del Milan, mi lanciò e io riuscii a colpire il pallone dandogli una direzione tale da mettere fuori causa il portiere. Una gioia indescrivibile. Poi arrivò il pareggio di Mariani cinque minuti dopo. E, con grande emozione, ricordo che alla fine ci portarono in trionfo. C’erano sugli spalti almeno 10.000 tifosi italiani, tutti quelli che per lavoro vivevano a Londra. Fu un gran successo, eppure finì in parità. Al ritorno in Italia, ci fu un’accoglienza trionfale. Io, che giocavo a Padova e che lì dovevo tornare, restai fermo a Milano. I tifosi mi bloccarono. E, adesso che ci penso, ricordo un particolare interessante: prima che la partita cominciasse, al momento degli inni, ci aspettavamo di sentire quello di Mameli ed invece partì per noi l’inno reale. E ci restammo male. Fu un incidente diplomatico di cui si parlò. Per me quel giorno resta indimenticabile»

LA DOPPIETTA: BONIPERTI
Inghilterra-Resto del Mondo: l’unico italiano nel Tempio che segnò due gol in mezz’ora.
«Arrivai all’aeroporto di Londra da solo, con una valigia di latta bianca, come si usava allora. Era il 20 ottobre 1953. Trovai ad attendermi un tizio con un cartello che portava il mio nome, Mister Giampiero Boniperti. Mi portò allo stadio, dove si stavano radunando i compagni selezionati nel Resto d’Europa. Il giorno dopo dovevamo incontrare i «maestri», gli inglesi. Io ero l’unico italiano. Fu quel giorno che «lo» vidi, per la prima volta. Vuoto, lo stadio di Wembley, dava le vertigini, alto, immenso. Il giorno dopo giocammo: dall’uscita degli spogliatoi al centro del campo ci saranno stati più o meno 300 metri. Tanti ma indispensabili per abituarsi a 120 mila spettatori, un muro umano. Indispensabili per abituarsi a quell’urlo che ho ancora nelle orecchie. Quello fu il «mio» Wembley, una sensazione fantastica, un’emozione che non mi abbandonerà mai. Assieme all’orgoglio di avervi segnato due gol in neanche mezz’ora, al 14′ e al 38′ del primo tempo. Io credo che un calciatore che non abbia mai giocato a Wembley e al Maracanà non possa dirsi un giocatore completo. In ufficio ho la maglia usata quel giorno e i calzettoni stracciati da un intervento del difensore Eckersley. Li ho fatti incorniciare».

IL TRIONFO: ALTAFINI
Piacere, sono Josè Altafini. «E ho un record ancora imbattuto da raccontare…». Prego, racconti pure. «In Coppa dei Campioni quell’anno segnai 14 gol, eguagliai Puskas con 12 e con quella doppietta in finale realizzai il record che nessuno ancora ha battuto…».
22 maggio, 1963: si gioca a Wembley Milan-Benfica, finale di Coppa Campioni. Lui, Altafini, stella rossonera, realizza una doppietta storica, riavvolge in nastro e ricorda: «Erano i tempi dell’imbattibile Inghilterra. Lo stadio era pieno. Era grandissimo, sembravano a prima vista in pochi gli spettatori, ed invece era stracolmo. Finimmo il primo tempo sotto di un gol, segnò Eusebio. Nella ripresa, ci fu la riscossa. Nello spogliatoio c’era stato un chiarimento. Ricordo bene sia il primo che il secondo gol, emozioni incredibili, ma ricordo soprattutto i crampi di quel giorno. Un dolore lancinante. Avevo male ai polpacci già dopo aver siglato la prima rete. Poi fu un crescendo. Quella notte, restai sveglio per il dolore. A distanza di anni, quell’impresa assume per me un’importanza ancora maggiore. La sofferenza di quei momenti, la gioia per aver alzato la coppa e poi di nuovo la sofferenza restano per sempre scolpiti nella memoria. Entrare a Wembley è stata un’esperienza incredibile, uno stadio maestoso come il Maracanà – conclude Altafini, oggi commentatore in tv -, in cui giocare metteva i brividi…»

LA PRIMA VITTORIA: CAPELLO
Il monumento dove Fabio Capello è entrato nella storia del calcio italiano, per quel gol che segnò la prima vittoria azzurra in terra inglese, non c’è più. Era il 14 novembre 1973, amichevole Inghilterra-Italia: scocca l’86’ quando Capello firma il gol della vittoria, scrivendo un’indimenticabile pagina di gloria del calcio italiano. Un’ impresa storica, la prima volta degli azzurri contro l’imbattibile Inghilterra… E’ bello ricordare e triste sapere che quel tempio del calcio non ci sarà più.
«Quel gol lo dedicai agli emigrati che erano allo stadio e che ci tenevano tanto a quella partita – ricorda Capello -. Wembley è l’immagine, per me, di 30.000 camerieri italiani. Così definirono gli italiani previsti sugli spalti. Li ricordo bene anche perché gioirono per una vittoria che, in Inghilterra, non prevedevano. E che Bobby Moore, alla sua ultima partita, aveva già preannunciato che l’avrebbe dedicata alla principessa Anna (figlia della Regina Margaret) che quel giorno avrebbe sposato Mark Phillips».
Lo stadio di Wembley è la storia, il tempio del calcio inglese, ma è anche molto di più: «Per una nazionale è come San Siro – continua Capello -, il Bernabeu. Ti paralizza col fascino della storia e col pubblico che ruggisce «England, England». Ti mette i brividi. In quello stadio li ho visti, con la nazionale, raddoppiare il loro valore, la forza d’urto, spesse volte».