Il 31 ottobre 1982, l’ex milanista decise la partita dell’Olimpico, vinta dai giallorossi di Liedholm contro i nerazzurri toscani guidati da Vinicio.
- Testo di Sergio Taccone (autore del libro “Storie di Cuoio. Pezzi scelti di calcio”, prefazione di Darwin Pastorin, Narrazioni Sportive, 2022).
Migliore in campo, principale artefice della rimonta giallorossa contro il sorprendente Pisa, con gol finale ad impreziosire una prestazione superlativa. Nel pomeriggio del 31 ottobre 1982, allo stadio Olimpico, a trascinare la Roma fu Aldo Maldera, autore di una prova impeccabile, bravo a procurarsi il rigore del pareggio trasformato da Pruzzo, propiziare il raddoppio del centravanti con un tiro non trattenuto dal portiere pisano Mannini e siglare la terza rete con una staffilata imparabile su calcio piazzato.
Quella domenica, i giallorossi dovettero sudare le proverbiali sette camicie per piegare i nerazzurri toscani. La squadra di Vinicio, da cinque anni imbattuto contro Liedholm, era reduce dal pareggio contro l’Inter all’Arena Garibaldi (1-1), vantando una posizione in classifica che dopo sette giornate la vedeva a due punti dal primo posto, occupato dalla coppia Roma–Verona. L’allenatore brasiliano schierò Mannini, Secondini, Riva, Vianello, Garuti, Gozzoli, Berggreen, Casale, Sorbi, Occhipinti, Todesco. Sull’altro versante, Liedholm scelse Tancredi, Nela, Vierchowod, Righetti, Falcao, Maldera, Ancelotti, Prohaska, Pruzzo, Di Bartolomei, Conti.

Poco prima della mezz’ora, l’ex laziale Enrico Todesco, 22 anni, gelò i romanisti insaccando un assist di Casale dopo aver anticipato Nela. Il giusto premio dopo l’ottimo avvio degli ospiti, capaci di imbrigliare il gioco dei padroni di casa. Sbloccato il risultato, per il resto del primo tempo la squadra di Vinicio giocò in modo “maestoso”, usando l’aggettivo adoperato da Franco Dominici del Corriere dello Sport.
Nella prima frazione, la Roma fece tutto il possibile per perdere la partita, mostrandosi efficace soltanto nei calci di punizione, con due missili di Di Bartolomei respinti dal guardiapali nerazzurro. Bruno Conti e i due stranieri, Falcao e Prohaska, sembrarono girare a vuoto, fiacchi e involuti. Al suo rientro in campo dopo un grave infortunio al ginocchio, Carlo Ancelotti si disimpegnò con continuità e ritrovata convinzione. Per il resto, tanto impaccio e un’impalcatura tattica quasi devitalizzata dagli avversari con ordine e serenità quasi irridenti.

La musica cambiò nella ripresa. Ardore, determinazione e continuità divennero le costanti dal versante romanista mentre il Pisa, degno degli elogi ricevuti nel primo tempo, arretrava sempre più a protezione dell’area di rigore. Crebbe notevolmente la prestazione di Maldera, devastante sulla fascia sinistra, in grado di aprire varchi nell’area pisana arrivando spesso a concludere verso la porta avversaria. L’ex milanista costrinse Occhipinti a commettere il fallo da cui scaturì il rigore del pareggio, siglato da Pruzzo spiazzando Mannini (76’).
Fu la fine dell’incantesimo. Disunito e preso per la collottola, il Pisa vacillò come Sonny Liston contro Muhammad Ali. Sei minuti dopo, un sinistro di Maldera non trattenuto dal portiere spianò la via del raddoppio romanista, firmato ancora da Pruzzo, lesto a ribadire in rete. A far crescere di giri il gioco della Roma era stata anche la ritrovata continuità di Falcao, tanto indeciso nel primo tempo quanto imperioso nella ripresa. Il sortilegio di Vinicio stava per svanire.

Quasi a ridosso della zona Cesarini, Aldo Maldera mise al sicuro la vittoria con un missile all’incrocio dei pali su calcio di punizione. Mannini, pur disteso in un tuffo spettacolare, per la terza volta raccolse il pallone dentro la rete (85’). Per la Roma si trattò dell’ottavo successo consecutivo in casa, tra coppe e campionato, dall’inizio della stagione. Maldera fu il migliore in campo. Quello contro il Pisa sarebbe rimasto il suo unico gol in quella stagione, con l’ex numero tre milanista autore di un ottimo campionato.
Negli spogliatoi, Maldera affermò: “I gol? Li segno grazie a Liedholm ma non vorrei essere elogiato solo quando li faccio. So fare anche il terzino puro, il difensore sull’uomo. Il Maldera difensore non è da scartare”. Un mese prima, sul campo dell’Ipswich, l’ex rossonero aveva deciso il passaggio del turno di Coppa Uefa con un altro gol sempre su punizione. Qualcuno gli aveva chiesto di essere più “egoista” in fase d’attacco, provando la battuta forte.

La vittoria di carattere ai danni dei toscani permise alla Roma di lasciarsi alle spalle la sconfitta subita a Torino contro la Juve. Il pareggio del Verona a Udine portò i giallorossi al primo posto solitario in classifica dopo otto giornate. Primato che i romanisti avrebbero mantenuto fino al termine del campionato. “Siamo primi e con un grande Maldera, vero uomo partita non solo oggi ma da parecchio tempo, capace in campo di sfoderare prestazioni incredibili”, commentò Liedholm che non mancò di evidenziare anche la buona partita del ritrovato Ancelotti. “Sembra proprio l’anno della Roma”, titolò il Corriere della Sera. Roberto Pruzzo indicò il suo obiettivo: “Finora ho segnato quattro gol decisivi, con dieci arriva lo scudetto”, disse il bomber di Crocefieschi. Al Pisa rimase il grande rammarico di essersi afflosciato nell’ultimo quarto d’ora di partita.
A volere in squadra Aldo Maldera era stato l’allenatore svedese. “Ringrazio il Milan per avermi consentito di aprire un nuovo fantastico capitolo della mia carriera”, disse il giocatore dopo aver raggiunto l’accordo con la società giallorossa. Al termine del campionato 1981/82, finito in modo disastroso per il Milan, Maldera si era reso disponibile a rimanere in maglia rossonera. Gli risposero che, in caso di eventuale trattativa di cessione, avrebbero prima parlato con lui.

Ma non andò così. “Sentimmo in televisione di un suo imminente passaggio al Napoli. – ha dichiarato Regina Cremonesi, moglie di Maldera – Aldo chiamò Rivera, allora vicepresidente, sorpreso da quella novità. Poi arrivò la telefonata di Nils Liedholm che lo stimava tantissimo. Gli disse che avrebbe convinto il Milan a cederlo alla Roma. E così fu. Nella capitale ritrovò uno splendido allenatore, da un punto di vista tecnico e umano, capace di fargli vivere altri momenti calcisticamente straordinari”.
In maglia giallorossa, Maldera disputò tre annate ad alto livello, a partire dalla prima, culminata nello scudetto, dove fece registrare uno dei rendimenti più elevati nella squadra romanista. La formazione titolare scorreva come una filastrocca: Tancredi, Nela, Vierchowod, Ancelotti, Falcao, Maldera, Conti, Prohaska, Pruzzo, Di Bartolomei, Iorio.
Allontanandosi dal viale del tramonto, Maldera divenne uno dei tratti salienti del secondo scudetto giallorosso. Un terzino autenticamente all’inglese. Nell’annata successiva dovette saltare per squalifica la finale di Coppa dei Campioni persa in casa contro il Liverpool ai calci di rigore. “Con Maldera in campo non avremmo perso”, dirà Nils Liedholm qualche tempo dopo.

Il giornalista e scrittore Tonino Cagnucci, tra i luminari in tema di storie e vicende calcistiche legate alla Roma, ricordando alcune istantanee dello scudetto del 1983, ha evidenziato le punizioni di Maldera contro Pisa ed Ipswich e il suo accappatoio color arancione. Riferendosi a quel 30 maggio ‘84, Cagnucci ha aggiunto: “Nella nostra notte è stato il rimpianto. Se ci fosse stato lui. Era un rigorista. Sarebbe stata un’altra storia. Un altro futuro. Tutto quello che non è accaduto. Lui è stata la nostra assenza. Ha giocato con Rivera e Falcao, contro Maradona e Platini, ma la sua carriera è stata una partita mancata, quel cartellino di Vautrot contro il Dundee che lo squalificò per la finale provando per sempre la nostra innocenza”.
Nato a Milano da genitori pugliesi, classe 1953, terzo di tre fratelli, tutti calciatori, rispondendo al richiamo di Liedholm conquistò uno scudetto che a Roma attendevano da quarantuno anni. Nel suo triennio giallorosso, Aldo Maldera ha collezionato poco più di settanta presenze ufficiali segnando sei reti.
- Testo di Sergio Taccone (autore del libro “Storie di Cuoio. Pezzi scelti di calcio”, prefazione di Darwin Pastorin, Narrazioni Sportive, 2022).