HERRERA VS ROCCO – Febbraio 1977

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Milan nel caos, via Marchioro dentro paron Rocco. Helenio Herrera, suo avversario in tanti derby, lo intervista…

Rocco come Breznev

SONO STATO A PERUGIA e prima della partita sono andato a salutare Rocco. L’ho visto pieno di fiducia, grosso, solido e in forma. Nel ritorno è sicuro che riuscirà a fare venti punti. Infatti mi ha detto: « La squa­dra non è da scudetto, ma nemmeno si merita un posto così basso. Alla fine del cam­pionato voglio poter dire ai dirigenti: mi avete dato una squadra con tredici punti, rìeccovela con trentatrè ». Rocco ha anche ag­giunto: « In poche ore ho potuto far ben po­co. Solo dopo la partita col Perugia toccherò con mano i veri problemi che attanagliano la squadra. Purtroppo ci sono tanti infortu­ni che mi devo arrangiare. Capello ho dovu­to metterlo a fare il libero: credo che Fabio che è intelligente comanderà bene la difesa. Poiché saranno ridot­ti gli spazi davanti a lui e poiché ha un bel gioco di testa, se la caverà. Mi fanno ri­dere quelli che criti­cano la convivenza di Capello e Rivera. Avercene, di superclasse! E’ come quando si discute della in­compatibilità fra Claudio Sala e Cau­sio in Nazionale. Que­sta volta Capello gio­cher à da libero. Quan­do saremo al comple­to farà da regista ar­retrato davanti alla difesa. Rivera inve­ce sarà il suggerito­re e la mezza punta ». Anche se Rocco è sempre guardingo e gattesco nelle rispo­ste, un certo slancio si avverte quando parla della difesa a zona del Milan: « Adesso ci penso io, gli metterò il pepe nel didietro ai nostri di­fensori che devono marcare a uomo e an­nullare l’avversario. Anche quelli del Torino lo fanno ».

ARGOMENTO MARCHIORO. «Non s’è comportato troppo bene con me – mi ha detto Rocco -. Invece quando lui ha firmato col Milan io volentieri mi sono offerto di dargli delucidazioni sulla squadra sebbene fossi molto arrabbiato perché nessuno mi aveva avvertito della sua venuta. Ciò per correttez­za professionale fra colleghi. Lui però mi ha lasciato perdere per due volte e non è venuto agli appuntamenti. Insomma, mi ha snobbato. All’associazione degli allenatori chiede­rò che facciano insegnare ai tesserati anche un po’ di galateo. Non faccio un discorso di età e di rispetto dell’anzianità. Marchioro è stato pesante quando ha detto che mi avreb­be preso solo come preparatore fisico. Dopo­tutto io ho vinto col Milan parecchie cosette e lui, dopo un anno nel Como e un anno nel Cesena, si crede di essere più di Helmut Schoen. Adesso si è cucito sul petto il telegramma di Radice. Io potrei farmi un vesti­to con tutti i telegrammi che ho ricevuto. Basta, ho parlato troppo. Al Milan si fanno « mona » a venti, a trenta, o a novanta anni. Io penso di non essere uno stupido. Breznev ha la mia età e dirige l’Unione Sovietica! Marchioro è venuto al Milan con molte belle idee teoriche, un progetto perfetto di teoria. In pratica però… dopo un mese di prove pri­ma del campionato si sarebbe dovuto rendere conto che i giocatori non erano quelli del libro dei sogni. Un allenatore con esperienza avrebbe avuto la modestia di cambiare e il Milan non si troverebbe in zona retroces­sione ».

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NELLA PARTITA con il Perugia, Rocco sperava un pareggio. Invece è successo che il Milan ha subito un’amara sconfitta: tre a uno. Il Milan si è trovato di fronte un Perugia più mobile e pieno di determinazione che lo ha sovrastato soprattutto all’inizio della partita.
Al 15′ del primo tempo i grifoni sono passati immeritatamente in vantaggio con un gol di Vannini.
Ho trovato il Milan a disagio pei tanti motivi: il cambio dell’allenatore, il cam­bio improvviso del sistema di gioco, il cam­bio di marcature e di tattica, infine il cam­bio di posizione imposto dagli ultimi infortu­ni.
Gli uomini del centrocampo e i difensori sono rimasti ipnotizzati da quel nuovo-vecchio compito delle marcature.
Hanno solo cercato di neutralizzare il loro uomo. Ma questo non basta. Anche quando si marca a uomo si de­vono prendere iniziative. Quando i milanisti l’hanno capito, però, era già troppo tardi. E’ successo anche che, una volta riusciti a lan­ciare qualcuno, Calloni e Silva hanno clamo­rosamente sbagliato nei gol da cinque metri. Ad esempio Calloni ha fatto un exploit alla Garrincha. Ha ricevuto il pallone spalle alla porta, l’ha fatto alzare a pallonetto dietro di lui, lasciando a bocca aperta Berni che gli stava incollato, poi il pallone è sceso e mentre era ancora in volo, Calloni l’ha colpito.
Il portiere, però, l’ha parato. In 48 ore Rocco ha potuto fare ben poco, perché il Perugia ha preso subito l’iniziativa. Rocco, domenica ventura, farà vedere i frutti del suo albero.
Penso che deve puntare molto sul miglioramento del ritmo di gioco e sulla messa a punto della velocità dei singoli. Il Perugia è una squadra combattiva. Gioca con una sola punta effettiva che è Ciccotelli, nu­mero sette.
Tutti gli altri attaccanti giocano a centrocampo per filtrare il gioco e avere l’iniziativa. Partono però in profondità all’im­provviso, sia Vannini (che ha segnato il pri­mo gol) che Curi. Questo attacca di sorpre­sa sulla fascia laterale destra. E’ stato lui a dare il primo gol. C’è anche Cinquetti che lavora molto, difende, filtra e attacca. Pos­siede inoltre un gran tiro. Per finire c’è No­vellino che, fatte le debite proporzioni, ha giocato alla Cruijff, molto mobile e veloce.
Ha terminato la bella esibizione con un bel tiro che è sfociato nel secondo gol su un passaggio arretrato di Ciccotelli. Cinquetti che ha un gran tiro è stato il protagonista del rigore che ha segnato il tre a zero. Morini non mi è sembrato adatto a marcare Novellino, perché gli piace far vedere che sa giocare. Agroppi in buona forma ha marcato molto bene Rivera ed ha anche partecipato al gioco d’assieme.

SALTA SUBITO AGLI OCCHI un’evidenza. Il Milan non è assolutamente in forma. Si ve­de che non è allenato sul ritmo. Rispetto al Perugia ha una marcia in meno.
La superio­rità di classe del Milan non si è mai messa in luce perché i milanisti non facevano a tempo a prendere il pallone o, se ci riusciva­no, immediatamente uno del Perugia veniva a strapparglielo prima ancora che potessero decidere che cosa farne. La classe si è vi­sta in potenza. Mai in atto. Nel centrocampo e nella difesa si sentiva la mancanza di forza e di sprint. Infatti se marcavano non ce la facevano più a partire all’attacco.
Se si slan­ciavano in avanti, come è accaduto nel secon­do tempo nel tentativo di rimontare, non avevano più fiato per tornare indietro ad an­nullare l’avversario che, completamente sen­za collare, faceva i suoi comodi. La ragione principale della débàcle del Milan col Peru­gia è tutta qui. A Rocco non si possono addebitare le gambe fiacche, il fiato corto e i vizi del Milan. Marchioro quindi aveva detto bene quando punzecchiando Rocco lo invitò a fare il preparatore fisico.
E’ proprio qui che Rocco deve tirarsi su le maniche e dare degli ordini. Il mio parere è che il Milan con due o tre allenamenti ben tirati sul ritmo ri­solverà molti dei suoi problemi. Ho notato che alle corde erano soprattutto quei gioca­tori che sono stati poco impiegati e cioè Biasiolo e Sabadini. Dove si è volatizzata la ve­locità di Sabadini che era il più veloce ter­zino d’Italia? Credo proprio negli allenamen­ti sbagliati, impostati sul fondo e non sul ritmo.

IL MILAN a uno spettatore superficiale poteva apparire svogliato e menefreghista verso la sua drammatica posizione in classifica. Ma non era così. I giocatori avevano il coltello fra i denti, ma le gambe giravano al rallen­tatore.
Tra otto giorni già si comincerà a vedere un miglioramento di ritmo e anche le modifiche tattiche che apporterà Rocco dopo essere entrato nel vivo dei peccati del Milan. I giocatori, dopo che avranno ritrovato il loro corpo, potranno risfoderare anche la loro classe che è indiscussa e invidiata. Allora si rivedrà quel Milan che i tifosi rosso­neri vogliono. E subito.
Per quanto riguarda l’esordio di Capello libero lo giudico buono al cinquanta per cento. Cioè ha giocato molto bene quando si è limitato a rimanere al suo posto e a guidare la difesa o a rilanciare con passaggi larghi, profondi e centrati.
E’ stato invece scarso a causa della sua cattiva prepa­razione sulla velocità, quando è partito an­che lui all’attacco per tentare il miracolo di rimontare il punteggio. Il terreno melmoso dello stadio di Perugia ha danneggiato anche Rivera che si è visto molto poco e che, a par­te il gol della bandiera, è stato sovrastato da Agroppi che anche lui non è certo un giovanotto. Fiducia a Rocco e al Milan. Penso che si riprenderanno presto.

Helenio Herrera

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