Il derby tra HSK Zrinjski e FK Velez: la rivalità calcistica più intensa dei Balcani, dove sport e storia si intrecciano in una città ancora divisa dalle ferite della guerra.
Attraversare Mostar significa fare un viaggio nella memoria europea. Questa città di circa 105.000 abitanti nel sud della Bosnia ed Erzegovina porta ancora i segni di una storia complessa, dove il calcio non è mai stato solo sport. Il famoso ponte Stari Most, ricostruito dopo essere stato distrutto durante la guerra civile, simboleggia una città che cerca di ricomporre le proprie fratture. Ma ogni volta che HSK Zrinjski e FK Velez scendono in campo, quelle ferite si riaprono, trasformando novanta minuti di calcio in qualcosa di molto più profondo e controverso.
Il derby di Mostar non è una semplice rivalità calcistica: è un riflesso delle divisioni etniche, religiose e politiche che hanno segnato i Balcani. Tra il 1938 e il 2000, questo derby non si è mai giocato. Sessantadue anni di silenzio che raccontano meglio di qualsiasi cronaca sportiva la tragedia di una terra lacerata.
Le origini: due club, due identità

FK Velez Mostar nasce il 26 giugno 1922 nel sobborgo di Sjeverni Logor come Radnički Sportski Klub, il Club Sportivo dei Lavoratori. Il nome Velez deriva dall’omonima montagna vicina, che a sua volta prende il nome da un’antica divinità slava. Fin dalle origini, il club si identifica con i valori operai e comunisti, abbracciando un’identità multietnica che ne caratterizzerà la storia.
Lo stemma del Velez racconta questa identità: un cerchio giallo con al centro una stella rossa a cinque punte, simbolo degli ideali comunisti e operai. I colori sociali sono il rosso per la maglia casalinga e il bianco per quella da trasferta. Il soprannome “Rođeni” (I Nativi) riflette il forte legame con la città e le sue radici popolari.

Dall’altra parte della barricata, HSK Zrinjski Mostar viene fondato nel 1905 come Đački športski klub (Club Sportivo degli Studenti). Il nome deriva dalla nobile famiglia Zrinjski, richiamando sin da subito un’identità aristocratica e cattolica. Dopo numerosi cambi di denominazione, nel 1990 diventa Hrvatski Sportski Klub Zrinjski (Club Sportivo Croato Zrinjski).
Il club si fa chiamare “Plemici” (I Nobili), un soprannome che rivendica con orgoglio le origini elitarie. Lo stemma riporta la bandiera a scacchi rossi e bianchi della Croazia, mentre i colori sociali sono il bianco con elementi rossi per le maglie casalinghe e il rosso con dettagli bianchi e blu per quelle da trasferta.
La guerra che fermò il calcio
La storia del calcio a Mostar si intreccia indissolubilmente con le vicende politiche dei Balcani. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Croazia diventa uno stato fantoccio nazi-fascista, e molti club croati collaborano con il regime degli Ustascia. Quando Josip Broz Tito e i partigiani liberano la regione, tutti i club con background religioso, reale o fascista vengono sciolti. Nel 1945, lo Zrinjski viene ufficialmente liquidato.

Per quasi cinquant’anni, solo il Velez rappresenta Mostar nel calcio jugoslavo, diventando una delle squadre più rispettate del campionato. Il club vince due volte la seconda divisione jugoslava e due Coppe di Jugoslavia, lanciando giocatori come Enver Marić, Dušan Bajević, Franjo Vladić e Vahid Halilhodžić.
E’ nel 1992, con l’indipendenza bosniaca, i tifosi dello Zrinjski vedono l’opportunità di rifondare il loro club. Ma la Bosnia precipita presto in una guerra civile devastante che durerà fino al 1995. Mostar diventa il teatro di scontri sanguinosi tra bosniaci musulmani e croati cattolici, con la linea del fronte che attraversa la città dividendola lungo il fiume Neretva.
Il ritorno: quando il pallone divide ancora
Dopo gli Accordi di Daytona del 1995, la Bosnia viene divisa in un mosaico di enclavi etniche. Mostar rispecchia questa frammentazione: la riva occidentale del Neretva diventa territorio croato (cantone dell’Erzegovina Occidentale), mentre quella orientale rimane bosniaca musulmana (cantone dell’Erzegovina-Neretva). Sul monte Hum, che domina la parte occidentale, svetta una croce cattolica e sventolano bandiere croate. Sulla sponda orientale, invece, campeggia la scritta “Volimo te BiH” (Ti amiamo, Bosnia ed Erzegovina) e le bandiere blu e gialle bosniache.

Inizialmente, dopo la guerra, le diverse etnie competono in campionati separati. Solo nel 2000, su consiglio della UEFA per partecipare alle competizioni internazionali, nasce la Premier Liga bosniaca unificata. È in questo contesto che, dopo 62 anni, Zrinjski e Velez si ritrovano finalmente faccia a faccia.
Il primo incontro si gioca in campo neutro a Sarajevo e finisce 2-2. Ma è subito chiaro che questo derby va oltre il calcio: riapre ferite etniche e nazionali che sembravano sopite.
Passione e tensione: il derby oggi
Ogni derby di Mostar è un evento che prima di tutto mette in allerta le autorità locali. Le misure di sicurezza sono draconiane: i tifosi ospiti devono radunarsi in un punto prestabilito e vengono scortati dalla polizia direttamente allo stadio, arrivando solo dieci minuti prima del calcio d’inizio per evitare confronti.

Il Velez gioca ora allo Stadion Rođeni (7.000 posti), costruito dopo la guerra, mentre lo Zrinjski occupa il Pod Bijelim Brijegom (9.000 posti), che ironicamente era la casa originale del Velez dal 1958 al 1992, prima che il club ne venisse espulso dopo gli accordi di pace.
I gruppi ultras riflettono le divisioni cittadine: gli Ultras Mostar dello Zrinjski mantengono posizioni nazionaliste estreme, con episodi di graffiti con svastiche prima dei derby. La Red Army Mostar del Velez, pur essendo più aperta e considerando il nazionalismo un residuo del passato, vede riaccendersi le tensioni nei giorni del derby.
Gli episodi di violenza non mancano: nel 2011, durante una partita di Coppa di Bosnia, i tifosi dello Zrinjski hanno invaso il campo per confrontarsi con un giocatore del Velez che aveva segnato il gol decisivo ai supplementari. Nel 2013, la polizia ha arrestato 30 tifosi dello Zrinjski che tentavano di assistere alla partita nonostante il divieto del club.

Numeri e speranze per il futuro
Dalle statistiche emerge il dominio storico dello Zrinjski. La vittoria più larga dello Zrinjski risale al 1931 (5-1), mentre il Velez si è imposto con il risultato più ampio nel 2003 (4-1).
Anche nella Premier Liga bosniaca, lo Zrinjski ha dimostrato di essere la forza dominante con 9 titoli conquistati (dato del settembre 2025), mentre il Velez, dopo anni difficili culminati con una retrocessione nel 2003, fatica a ritrovare i fasti del passato jugoslavo.
Eppure, in questo scenario di divisioni persistenti, il calcio offre anche esempi positivi in quanto giocatori di diverse etnie militano in entrambe le squadre, dimostrando che la convivenza è possibile. Il derby di Mostar rimane comunque uno degli appuntamenti più intensi del calcio europeo, dove la passione si mescola pericolosamente con il nazionalismo. Le ferite della guerra sembrano guarire col tempo, ma si riaprono puntualmente ogni volta che le due squadre si affrontano.
In fondo, Mostar e il suo derby rappresentano una metafora dell’intera Bosnia ed Erzegovina: un paese che cerca ancora di ricucire le proprie fratture.