Il sinistro dello Zio in zona Cesarini

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Il diciassettenne Beppe Bergomi, al suo esordio in un derby ufficiale, decise allo scadere la sfida di Coppa Italia del 6 settembre ’81, eliminando il Milan.

Esordire in un derby ufficiale, segnando allo scadere il gol decisivo per la qualificazione alla seconda fase di Coppa Italia. La storia di Beppe Bergomi nella stracittadina milanese ebbe un inizio folgorante. L’allenatore interista Eugenio Bersellini aveva già fatto esordire in prima squadra il ragazzo di Settala, nato nel dicembre 1963, nella sfida contro la Juventus, giocata al Comunale di Torino nel gennaio ‘80, valida per il trofeo nazionale. Con 16 anni e un mese d’età Bergomi sancì un record nella storia interista: quello del più giovane esordiente. Il difensore entrò nei cuori dei tifosi nerazzurri il 6 settembre ‘81. L’ultima giornata della prima fase di Coppa Italia 1981/82 riservò il derby tra Milan e Inter. Rossoneri obbligati a vincere per passare il turno, all’Inter bastava un pareggio. In lizza per la qualificazione c’era anche il Verona, compagine di B, impegnata sul campo della Spal e costretta a vincere con non meno di tre gol di scarto.

Oltre 70 mila spettatori formarono lo splendido scenario di quella stracittadina d’estate. San Siro si riempì già un’ora prima del calcio d’inizio: un muro di folla, tanto tifo e calore. I due tecnici, Bersellini e Radice, schierarono le migliori formazioni. L’Inter, squadra ospitante, si presentò con Bordon, Bergomi, Beppe Baresi, Centi, Bachlechner, Marini, Bagni, Prohaska, Altobelli, Beccalossi e Oriali. I rossoneri risposero con Piotti, Tassotti, Maldera, Battistini, Collovati, Franco Baresi, Buriani, Novellino, Jordan, Moro e Romano. Diede forfait Antonelli, bomber dell’ultimo campionato di B vinto dal Milan. Il centrocampo nerazzurro risentì della condizione atletica approssimativa dell’austriaco Prohaska e di un Beccalossi spesso al di fuori dei meccanismi di gioco, disperso in dribbling eleganti ma inutili, stroncati con decisione da Tassotti.

La rosa e lo staff tecnico dell’Inter per la stagione 1981-82, in posa all’interno dello stadio Giuseppe Meazza di Milano.

Caricato da Radice, il diavolo partì bene, con lo scozzese Jordan a tratti incontenibile e un Novellino molto ispirato. Il pressing rossonero si fece notare a centrocampo dove pesò, a discapito dei nerazzurri, lo spostamento in difesa di Marini al posto dell’infortunato Bini. Persino Oriali finì ingabbiato, dovendosi preoccupare di frenare l’esuberanza di Francesco Romano. Stretto nello morsa di Maldera e Buriani, Bagni sembrò una trottola, tentando qualche spunto individuale ma senza trovare collaborazione. In avanti, l’ispirato Altobelli ebbe poche munizioni. Le prime schermaglie offensive videro attivi Jordan e Buriani da una parte, Oriali dall’altra.

Il vantaggio di Novellino, con una girata in area a due passi da Bordon, dopo un buco difensivo avversario, diede una frustata all’Inter. I difensori, preoccupati di bloccare Jordan, lasciarono tutto solo Monzon. Nulla da fare per l’estremo difensore nerazzurro. Due minuti dopo, Beccalossi tirò fuori dal suo cilindro di fantasista la prima giocata decente della serata, aprendo un corridoio ad Altobelli con un assist da manuale. Spillo, anticipando Collovati, superò con un diagonale l’incolpevole Piotti. Galvanizzata dal pari, l’Inter provò un’altra sortita con Oriali, neutralizzata dal portiere milanista. L’arbitro Agnolin sventolò il cartellino giallo ai due fratelli Baresi.

La determinazione dei rossoneri, neopromossi dalla serie B, si sintetizzò nello sguardo da predatore del mare di Joe Jordan. In avvio di ripresa, lo Squalo scozzese, imbeccato da Moro, libero di colpire, staccò di testa in rete, agevolato dalla difesa avversaria sistemata a presepe. Con Bachlechner fuori posizione, Bergomi, Beppe Baresi, Prohaska e Marini in versione belle statuine, Bordon rimase annichilito dalla deviazione dell’ex attaccante del Manchester United. La Curva Sud rossonera lanciò un urlo simile ad un boato. San Siro sembrò una polveriera pronta a scoppiare. Radice fece un salto dalla panchina per andare ad abbracciare i suoi giocatori. L’esultanza a braccia aperte dello scozzese rimarrà una delle icone cult del milanismo dei primi anni 80 del Milan. “Tutto molto bello”, avrebbe detto Pizzul.

L’iconica esultanza di Joe Jordan

Bersellini inserì Pasinato per accrescere la spinta offensiva, spostando Bergomi in marcatura su Jordan. Radice rispose puntellando il centrocampo con Andrea Icardi al posto di un affaticato Moro. Fu proprio Pasinato a sfiorare il pareggio con un diagonale al fulmicotone. L’Inter rischiò il crollo su conclusione ravvicinata di Jordan, Bordon rispose con una prodezza. Da Ferrara arrivò la notizia della rete segnata dalla Spal contro il Verona, inutile ai fini del risultato (con gli scaligeri avanti 3-1) ma decisiva per qualificare il Milan grazie alla differenza reti. I rossoneri sprecarono il match point con Buriani che preferì concludere a rete anziché servire Jordan, libero a due passi dalla porta.

Ultimo minuto. Il serrate conclusivo dei nerazzurri contemplò un salvataggio in corner di Collovati dopo un assolo di Prohaska. Sulla palla spiovente in area dalla bandierina, deviata di testa da Altobelli, si avventò Bergomi, il più giovane dei ventidue in campo. La sua girata di sinistro s’inserì nell’unico varco disponibile, attraversando una selva di gambe. Il portiere milanista rimase di sasso, superato dalla botta improvvisa del difensore interista. Vano fu il tentativo di salvataggio disperato da parte di Romano, piazzato sulla linea di porta. Il terzino diciassettenne, al suo primo gol da professionista, corse ad abbracciare Bersellini, entrato in campo sospinto dalla gioia incontenibile. Una rete incorniciare, considerata la partita e l’importanza pratica e simbolica di quella realizzazione.

I giocatori rossoneri si ritrovarono dagli altari alla polvere in pochi secondi. Jordan, il migliore in campo, rimase attonito: la sua ottima prestazione non era bastata. “Nonostante abbia pagato a carissimo prezzo il passo falso iniziale col Verona (sconfitta 2-0 all’esordio nel girone di Coppa Italia, nda), il Milan targato Jordan ha ribadito la sua caratura di prima scelta. Ha fatto tremare l’Inter sino all’89’, quando il giovinetto Bergomi ha tratto dai pelaghi Bersellini, scatenandone la festosa reazione”, scrisse Adalberto Bortolotti sul Guerin Sportivo, aggiungendo che “lo scozzese, approdato alla corte di Radice fra mille ripensamenti e scarsissimi entusiasmi, promette di essere un grande protagonista della stagione che va a incominciare, senz’altro lo straniero di punta della seconda ondata”. Una previsione che, otto mesi dopo, si rivelò clamorosamente sbagliata.

Al Milan, deluso dal derby di coppa, rimasero i complimenti di Sandro Mazzola (“Abbiamo incontrato una grande squadra, preparata a dovere da Radice”), Giacinto Facchetti evidenziò la grande prestazione di Jordan mentre Bersellini fece riferimento ai dieci giorni in più di preparazione degli avversari. “Abbiamo saputo reagire, meritando il pareggio”, dichiarò l’allenatore nerazzurro negli spogliatoi. Il tecnico milanista sintetizzò così la partita. “E’ stata una grande occasione fallita. Un bellissimo Milan – disse Gigi Radice – che ha messo sotto l’Inter ma che ha pagato lo scotto della giovinezza. L’eliminazione è più bruciante di una sconfitta”. Gianni Rivera non riuscì a trattenere la delusione cocente: “Pagato a carissimo prezzo un nostro pasticcio dopo un’ottima prova. Meritavamo la vittoria”. Il presidente nerazzurro Fraizzoli ammise i meriti degli avversari. “Meglio loro, l’Inter ha peccato di presunzione, non mi aspettavo un Milan così forte”. In tribuna d’onore non passò inosservata la presenza di Diego Armando Maradona, fuoriclasse del Boca Juniors. “Partita meravigliosa, con una cornice incredibile. Non mi aspettavo uno spettacolo così. Sono senza parole”. Maradona lodò la prestazione dei rossoneri, definendo Walter Novellinogiocatore di scuola brasiliana”.

Bergomi, al suo primo derby ufficiale, quella sera fu il protagonista assoluto (aveva giocato anche nella sfida valida per il Mundialito ’81). La carriera del ragazzo di Settala, ancora ai vagiti iniziali, si mostrava già prodiga di segnali molto positivi. “E’ il mio primo gol ufficiale in prima squadra – affermò raggiante il difensore a fine partita – e averlo fatto è favoloso. Sono stato fortunato nella realizzazione. Ho calciato alla disperata, in mischia. Mi è andata bene”. Dalle partite con i giallorossi della Settalese, con cui aveva vinto un campionato di prima categoria, al doppio rifiuto dei responsabili del settore giovanile del Milan, pare per problemi legati alla presenza di reumatismi nel sangue, preludio alla chiamata dell’Inter, arrivata quando aveva 14 anni: quel gol in zona Cesarini accese i riflettori sul diciassettenne, decisivo nell’appuntamento ufficiale più importante dell’estate ’81 e destinato a diventare una bandiera dell’Inter. A soprannominarlo “zio” era stato Marini, durante il primo allenamento del ragazzo ad Appiano Gentile. “Hai 16 anni? Ma se sembri mio zio”, disse il centrocampista nerazzurro rivolgendosi al giovane compagno di squadra.

Lo “Zio” affronta Rummenigge nella finale di Madrid 82

Trentanove dopo quella partita, intervistato dal Corriere della Sera, Bergomi ha indicato quel derby come uno dei suoi preferiti. La stagione nerazzurra, dopo la qualificazione in extremis contro i rossoneri, si concluse con la conquista della Coppa Italia a spese del Torino (1-0 a San Siro, 1-1 al Comunale). Quell’annata dello zio interista, cominciata con il gol nel derby d’inizio settembre ’81, proseguì in un crescendo rossiniano. Nell’aprile 1982, Enzo Bearzot lo fece esordire in nazionale, schierandolo nell’amichevole di Lipsia contro la Germania Est. Il commissario tecnico convocò Bergomi anche per il Mundial di Spagna. Il giocatore divenne così il più giovane azzurro a prendere parte a un Campionato del Mondo. Scese in campo nell’epica sfida del Sarrià contro il Brasile, in semifinale contro i polacchi e nella finale al cospetto della Germania Ovest dove marcò egregiamente il fuoriclasse tedesco Kalle Rummenigge, suo futuro compagno di squadra nell’Inter. La serata indimenticabile di Madrid fu il sigillo più bello nella splendida stagione dell’ex ragazzo della Settalese.

Il tabellino del derby di Coppa Italia del 6 settembre 1981

INTER-MILAN 2-2
Reti
: 21′ Novellino, 23′ Altobelli, 49′ Jordan, 89′ Bergomi
INTER: Bordon, Bergomi, Giuseppe Baresi, Centi, Bachlechner (61′ Pasinato), Marini, Bagni, Prohaska, Altobelli, Beccalossi, Oriali. All. Eugenio Bersellini
MILAN: Piotti, Tassotti, Maldera, Battistini, Collovati, Franco Baresi, Buriani, Novellino, Jordan, Moro (78′ Icardi), Romano. All. Gigi Radice
Arbitro: Luigi Agnolin
Ammoniti: F.Baresi, G.Baresi, Tassotti e Bergomi per gioco falloso, Moro, Bagni e Piotti per proteste.
Spettatori: 65 mila

Fonte: Sergio Taccone, autore di All’ultimo respiro, storie di miracoli in zona Cesarini (prefazione di Filippo Grassia, Edizioni della Sera, 2019)