Prima squadra asiatica nella storia dei Mondiali, perse 6-0 contro l’Ungheria. Un debutto “coloniale” che l’Indonesia ricorda ancora.
Il 5 giugno 1938, a Reims, in Francia, l’Asia fece il suo debutto nella storia dei Mondiali di calcio. Le Indie Olandesi – il territorio coloniale che sarebbe diventato l’Indonesia – persero 6-0 contro l’Ungheria, ma quella disfatta racconta una storia ben più complessa di un semplice risultato sportivo. Fu la prima volta che una squadra asiatica calcava i campi della Coppa del Mondo, un momento storico carico di significato politico, sociale e culturale. La squadra rappresentava un mosaico etnico unico: giocatori giavanesi, cinesi-indonesiani, molucchi e indo-europei, tutti nati nell’arcipelago indonesiano ma costretti a giocare sotto la bandiera olandese e indossare i colori arancioni della madrepatria coloniale.
Nonostante il risultato schiacciante, il capitano Achmad Nawir – un medico che giocava con gli occhiali – scrisse nel suo diario: «Si trattava di sport, che porta gioia alla vita e non degenera nei volti cupi di chi cerca ossessivamente solo il successo». Quella partita rappresentò non solo un’impresa sportiva, ma anche un simbolo delle tensioni coloniali e dell’identità nazionale emergente nelle Indie Olandesi, a sette anni dall’indipendenza indonesiana.

Una qualificazione senza giocare una partita
Le Indie Olandesi conquistarono il loro posto ai Mondiali del 1938 in modo del tutto anomalo: senza disputare nemmeno una partita di qualificazione. Inserite nel girone asiatico insieme al Giappone, avrebbero dovuto affrontare i nipponici in uno spareggio per determinare il rappresentante dell’Asia. Tuttavia, il Giappone si ritirò dalla competizione nel 1937 a causa dello scoppio della Seconda guerra sino-giapponese, regalando alle Indie Olandesi il primo passaggio del turno.
La FIFA, dopo aver accettato la tardiva candidatura dell’Argentina nell’ottobre 1937, riorganizzò la struttura delle qualificazioni creando spareggi intercontinentali. Le Indie Olandesi furono quindi sorteggiate contro gli Stati Uniti in una partita prevista a Rotterdam per il 29 maggio 1938. Ma anche gli americani si ritirarono nell’aprile 1938, consegnando alle Indie Olandesi la qualificazione definitiva. Nonostante questa peculiarità, il risultato era comunque storico: per la prima volta una nazione asiatica avrebbe partecipato a una Coppa del Mondo.
Sei settimane in mare verso la Francia

Il viaggio delle Indie Olandesi verso la Francia fu un’epopea in sé. La squadra partì dall’arcipelago indonesiano via nave, impiegando circa sei settimane per raggiungere l’Europa – un percorso estenuante attraverso l’Oceano Indiano, probabilmente via Canale di Suez, verso i Paesi Bassi. Durante quelle settimane confinate sulla nave, i giocatori si allenavano negli spazi ristretti disponibili a bordo, preparandosi fisicamente e mentalmente per la sfida europea che li attendeva.
La squadra arrivò prima in Olanda per completare la preparazione, disputando alcune amichevoli: pareggiò 2-2 con l’HBS Craeyenhout e vinse 5-3 contro l’Haarlem. Il gruppo di 17 giocatori era guidato dall’allenatore olandese Johannes Mastenbroek, 36 anni, insegnante di scuola nato a Dordrecht che fungeva anche da presidente della NIVU (Nederlandsch-Indische Voetbal Unie), la federazione calcistica coloniale. La composizione etnica del gruppo rifletteva la complessa società coloniale: tre giocatori cinesi-indonesiani (tra cui il portiere Tan Mo Heng), tre o quattro nativi indonesiani (giavanesi e sumatrani, incluso il capitano Achmad Nawir), tre molucchi ambonesi, e sei o sette giocatori indo-europei di sangue misto olandese-indonesiano. Tutti erano nati nelle Indie Olandesi – nessun giocatore nato in Europa era ammesso nella rosa.
Il viaggio rifletteva anche le tensioni politiche dell’epoca. Esistevano due federazioni calcistiche rivali: la NIVU, controllata dagli olandesi e riconosciuta dalla FIFA, e la PSSI (Persatuan Sepakbola Seluruh Indonesia), fondata nel 1930 dai nazionalisti indonesiani per i giocatori nativi ma non riconosciuta internazionalmente. Alcuni giocatori indonesiani rifiutarono inizialmente di unirsi alla squadra coloniale, non volendo giocare sotto la bandiera olandese. Solo una fragile tregua raggiunta nel 1937 permise una selezione più ampia, ma la squadra indossava comunque maglie arancioni, pantaloncini bianchi e calzini azzurri – i colori della madrepatria olandese – e giocava con l’inno nazionale olandese Wilhelmus.
Il massacro di Reims e il dottore con gli occhiali

Domenica 5 giugno 1938, allo Stade Auguste-Delaune di Reims, di fronte a circa 8.000-10.000 spettatori, le Indie Olandesi affrontarono l’Ungheria nel turno di primo turno eliminatorio. Il formato del torneo del 1938 era spietato: eliminazione diretta fin dall’inizio, senza fase a gironi. Una sconfitta significava eliminazione immediata.
Il match fu un massacro annunciato. L’Ungheria segnò quattro gol nel primo tempo: Vilmos Kohut al 13′, Géza Toldi al 15′, il capitano Dr. György Sárosi al 28′, e Gyula Zsengellér al 35′. Nel secondo tempo, secondo i resoconti contemporanei, gli ungheresi «rallentarono il ritmo» e «tolsero il piede dall’acceleratore», segnando “solo” altri due gol: Zsengellér al 78′ (sua doppietta personale) e ancora Sárosi all’89’ per il definitivo 6-0. Le Indie Olandesi non riuscirono quasi mai a creare occasioni pericolose, anche se a Tjaak Pattiwael fu annullato un gol per fuorigioco.
Un dettaglio rese quella partita unica nella storia del calcio: entrambi i capitani erano medici. Achmad Nawir, il capitano delle Indie Olandesi, era uno studente di medicina (si laureò nel 1939) che giocava con gli occhiali – il primo giocatore a farlo in una Coppa del Mondo, un primato che non si sarebbe ripetuto per 60 anni fino a Edgar Davids. Di fronte a lui c’era Dr. György Sárosi, capitano ungherese e anch’egli medico, che segnò due gol. I giornali olandesi dell’epoca attribuirono parte della sconfitta alle differenze fisiche: i giocatori delle Indie Olandesi pesavano in media 55-60 kg, contro gli 80 kg degli ungheresi.
L’arbitro francese Roger Conrié fischiò la fine dopo 90 minuti di gioco impari. L’Ungheria avrebbe poi raggiunto la finale del torneo, perdendo 4-2 contro l’Italia. Per le Indie Olandesi, invece, quel 6-0 significava la fine immediata dell’avventura mondiale. Con una sola partita disputata, stabilirono involontariamente un record tuttora imbattuto: il minor numero di partite giocate ai Mondiali (1 match).

Un mosaico di identità in campo
La rosa delle Indie Olandesi era uno straordinario esempio di diversità etnica nell’era coloniale. Tra gli undici titolari che affrontarono l’Ungheria c’erano storie affascinanti e complesse.
Achmad Nawir, il capitano giavanese nato il 30 giugno 1912, incarnava l’intellettuale sportivo. Studente di medicina all’H.B.S. Soerabaja, servì in una brigata medica durante la Seconda Guerra Mondiale e successivamente aprì una clinica a Surabaya. Morì il 1° aprile 1995, all’età di 82 anni, rimanendo l’unico capitano indonesiano ad aver mai guidato una squadra ai Mondiali.
Tan Mo Heng, il portiere cinese-indonesiano nato il 28 febbraio 1913, portò un amuleto appeso alla porta durante la partita contro l’Ungheria. Divenne l’unico giocatore della squadra del 1938 a rappresentare successivamente l’Indonesia indipendente, giocando un’amichevole non ufficiale nel 1951 contro la selezione sino-malese. La sua carriera fece da ponte tra l’era coloniale e quella post-indipendenza.
Isaac “Tjaak” Pattiwael, attaccante molucco ambonese nato il 23 febbraio 1914, ebbe un gol annullato per fuorigioco contro l’Ungheria. Nonostante la pesante sconfitta, anni dopo disse a suo figlio Yohannes: «Non importa cosa è successo, ho difeso l’Indonesia» – parole che riflettevano l’orgoglio dei giocatori nativi nel rappresentare la loro patria, anche nelle circostanze coloniali.
M.J. Taihitu, un altro molucco dell’S.V.J.A. Batavia, segnò entrambi i gol delle Indie Olandesi nell’amichevole post-Mondiale contro i Paesi Bassi (sconfitta 9-2 allo Stadio Olimpico di Amsterdam davanti a oltre 50.000 spettatori il 26 giugno 1938), una partita simbolica tra sudditi coloniali e padroni.
Altri membri della rosa includevano The Hong Djien, attaccante cinese-indonesiano del Tiong Hoa Soerabaja con 5 presenze in nazionale; Frederik Hukom, difensore molucco dello Sparta Bandoeng; Frans Meeng, centrocampista indo-europeo; e Herman Zomers, attaccante indo-europeo dell’Hercules Batavia.

Una sconfitta…. immortale
Ottantasette anni dopo, l’Indonesia non si è mai più qualificata per una Coppa del Mondo. Eppure, quella singola partita del 1938 rimane un momento fondamentale nella storia del calcio asiatico e indonesiano. La FIFA riconosce ufficialmente l’Indonesia come erede del record delle Indie Olandesi, facendo del paese l’unico in Asia ad aver partecipato ai Mondiali prima della Seconda Guerra Mondiale – 16 anni prima che la Corea del Sud debuttasse nel 1954.
Il torneo del 1938 fu l’ultimo prima della Seconda Guerra Mondiale. Le Indie Olandesi vissero l’occupazione giapponese (1942-1945), poi dichiararono l’indipendenza il 17 agosto 1945 come Indonesia. La PSSI divenne la federazione ufficiale e si riunì alla FIFA nel 1952. La nuova nazione vinse il bronzo ai Giochi Asiatici del 1958 e fu co-fondatrice della Confederazione Calcistica Asiatica (AFC) nel 1954, ma non è mai più riuscita a qualificarsi per i Mondiali.
Oggi, l’Indonesia indossa il rosso e bianco della bandiera nazionale anziché l’arancione olandese, gioca allo Stadio Gelora Bung Karno di Jakarta (77.193 posti), ed è nota come Tim Garuda (la Squadra Garuda) o Merah Putih (Il Rosso e Bianco). In un’ironica inversione della dinamica coloniale, la nazionale moderna recluta giocatori nati in Olanda con origini indonesiane – tra cui discendenti di quei pionieri del 1938.
Achmad Nawir, Tan Mo Heng, Tjaak Pattiwael e i loro compagni persero 6-0, ma vinsero qualcosa di più grande: un posto nella storia come pionieri che aprirono la strada per tutto il calcio asiatico.
| 05.06.38 (17.00) Reims, Stade Velodrome Municipal UNGHERIA – INDIE OLANDESI 6-0 Reti: 1:0 Kohut 13, 2:0 Toldi 15, 3:0 Sárosi 28, 4:0 Zsengellér 35, 5:0 Zsengellér 78, 6:0 Sárosi 89 Ungheria: Hada, Kóranyi, Biró, Lázár, Turai, Balogh, Sas, Zsengellér, Sárosi (c), Toldi, Kohut Indie Olandesi: Tan Mo Heng, Hukom, Samuels, Nawir (c), Meeng, Anwar, Tan Hong Dijen, Soedarmadij, Zomers, Pattiwael, Taihuttu Arbitro: Conrié (Francia) |
