LOMBARDO Attilio: Braccio di Ferro

Attilio Lombardo è stato forse l’ultima ala “classica” del calcio italiano moderno.

Il futuro “Braccio di ferro” (soprannome guadagnato all’arrivo alla Sampdoria, per la somiglianza con l’eroe dei cartoni animati) nasce in Campania, a Santa Maria la Fossa, in provincia di Caserta, il 6 gennaio 1966, anche se a lungo gli almanacchi designeranno come luogo di nascita il paese dell’infanzia, Zelo Buon Persico, in provincia di Milano.

Da ragazzino eccelle nella corsa campestre, poi il calcio prende il sopravvento. Entra a dieci anni nella squadra dell’oratorio di Zelo Buon Persico, con cui arriva fino alla Prima Categoria, quando un osservatore del Pergocrema, Bruschi, lo porta al club lombardo, che lo fa esordire in prima squadra, in C2, a diciotto anni. Intanto, abbandonati gli studi, lavora prima come meccanico, poi come barista.

La seconda stagione al Pergocrema lo vede già titolare, autore di 7 gol nelle vesti di seconda punta, il che gli guadagna l’interessamento del Pescara, che lo acquista in comproprietà. Ma pochi giorni dopo interviene la Cremonese, che ne acquista per intero il cartellino, scommettendo su di lui. Allena la squadra grigiorossa, in Serie B, Emiliano Mondonico e la fortuna soccorre il giovane Attilio, sia pure sotto le poco affabili sembianze del grave infortunio che colpisce Vìganò, titolare sulla fascia destra.

Con la maglia della Cremonese

Fino a quel momento, impegnato nel servizio militare a Bologna, Lombardo non è riuscito a farsi notare dal tecnico. Il “poi” invece racconta di una ascesa fulminante. Mondonico lo schiera sulla fascia e Lombardo scopre il proprio vero ruolo, in cui può dar sfogo al suo fantastico dinamismo. Quattro anni alla Cremonese, con la A sfiorata agli spareggi, poi, nel 1989, l’approdo alla Sampdoria di Paolo Mantovani, che va incettando talenti.

Lombardo ha appena 23 anni, ma l’incipiente calvizie (ha cominciato a perdere i capelli a 19 anni, durante il servizio militare) gli conferisce l’aspetto di un giocatore maturo. L’approdo in blucerchiato è esplosivo: Lombardo è uomo di spola, gran recuperatone di palloni, ma nel contempo ala vecchio stampo, le cui rapidissime fughe sulla corsia di destra destabilizzano le difese avversarie. In più, non dimentica l’antica confidenza col gol, segnandone 7, un contributo importante al quinto posto finale.

È la squadra di Vialli e Mancini, ma anche di Lombardo, Pari, Pagliuca, Vierchowod e altri campioni a tutto tondo: a fine stagione arriva la prima grande conquista, la Coppa delle Coppe, preludio allo scudetto dell’anno successivo. Il 22 dicembre 1990 il Ct Vicini fa esordire Lombardo in Nazionale a Cipro con esiti eccellenti, sintetizzati dal gol con cui il ragazzo blucerchiato partecipa al 4-0 finale.

Inseguito da Ronald Koeman nella sfortunata finale di Coppa Campioni contro il Barcellona

Nelle sue sei stagioni doriane Lombardo conquista ancora una Supercoppa italiana e una Coppa Italia, cui va aggiunta la grande delusione della Coppa dei Campioni sfumata nella finale dì Wembley contro il Barcellona.

Quando lo squadrone prende a sfaldarsi, per Lombardo sembra aprirsi una nuova età dell’oro. Nell’estate del 1995 firma un ricchissimo quadriennale con la Juventus di Marcello Lippi dove già è approdato Luca Vialli. Ma fa sfortuna è in agguato: in agosto, in una amichevole a Cesena contro il Borussia Dortmund, Lombardo subisce dopo un contrasto con Reinhardt una grave frattura al perone della gamba sinistra. Si prospettano almeno tre mesi di assenza, ma in pratica l’avventura del tornante alla Juventus è finita. Tornerà in campo solo il 23 dicembre, contro la Roma, ma il suo apporto non andrà oltre qualche spicchio di partita, sia pure col corredo di due gol.

Con la maglia del Crystal Palace

Anche la stagione successiva lo vede impiegato pochissimo, finché, nell’estate del 1997, la voglia di tornare a un pieno impiego agonistico lo porta ad accettare l’offerta del Crystal Palace, club londinese neopromosso in Premier League. La Juventus incassa cinque miliardi, il giocatore firma un ricco triennale da un miliardo e mezzo a stagione (cento milioni in meno rispetto all’ingaggio juventino, ma una stagione in più).

L’ingresso nel calcio inglese è trionfale: al debutto, sul campo dell’Everton, riprende il discorso interrotto con le vecchie fughe sulla fascia (alla Juve in pratica faceva il laterale destro) e centra subito anche un gol, guadagnando l’appellativo di “Bald Eagle”, aquila calva, e l’entusiasmo dei tifosi. Il suo contributo alla causa è sostanzioso (alla fine conterà 5 gol in 24 partite), illustrato anche dal ritorno in Nazionale (totalizzerà in azzurro 18 presenze e 3 gol), ma non sufficiente a garantire alla squadra una navigazione tranquilla.

Così, nel marzo del 1998, dopo sette sconfitte consecutive, l’allenatore Steve Coppell si fa da parte, assumendo l’incarico di direttore tecnico, e suggerisce per la successione proprio il nome di Lombardo. Singolare coincidenza: ancora una volta, il giocatore segue le orme di Vialli, anche lui alla Cremonese, poi alla Samp, poi nel calcio inglese e poi allenatore-giocatore. Lombardo accetta, anche se le dieci partite conclusive non raddrizzano la classifica e fanno da anticamera alla retrocessione.

Con la Lazio un altro straordinario scudetto

Lombardo però ha conquistato tutti e in estate gli viene offerto addirittura un nuovo contratto quinquennale, che il giocatore peraltro rifiuta considerando la propria età. La seconda stagione, tra i cadetti, dura però solo fino al gennaio del 1999 (24 presenze, 3 gol), quando gli giunge una nuova chiamata dall’Italia: la Lazio lo acquista per un miliardo e da lì parte un’inattesa appendice di carriera: due stagioni e mezzo a Roma, con un nuovo scudetto, poi il ritorno alla Sampdoria, nel gennaio 2001, con un accordo fino al 2003, interrotto nell’aprile del 2002 da un’ernia del disco che alla bella età di 36 anni ne consiglia la chiusura di carriera.

Per l’alto rendimento fatto registrare nella lunghissima carriera e per i risultati conseguiti (vincere due scudetti con Sampdoria e Lazio: non certo da chiunque), Lombardo merita certamente una parte non secondaria nella storia del nostro calcio.