Top 13: i cavalieri di Arrigo

Le schede dei tredici migliori giocatori del Milan di Sacchi


RUUD GULLIT

La sua esuberanza atletica, tipica per un decatleta non certo per un calciatore, unita alle treccine rasta, contribuirono a imporlo immediatamente come personaggio, sull’onda di un campionato eccezionale al suo esordio in A. Con il connazionale Van Basten infortunato, le sue cavalcate poderose sulla fascia destra ne fecero il protagonista principe della vittoria dello scudetto ’87-88 in rimonta sul Napoli. Era l’inizio dell’era Sacchi, che impiegò Gullit stabilmente da attaccante: esterno nel 4-3-3 del primo scudetto, poi seconda punta di Van Basten con il quale firmò con una doppietta il ritorno alla vittoria in Coppa Campioni contro la Steaua.


FRANK RIJKAARD

Non è vero che Sacchi lo ha trasformato da difensore in centrocampista. E’ vero che nell’Olanda veniva impiegato al centro della difesa quando invece, nel Milan, Sacchi lo impiegava da mediano. In realtà, l’aitante olandese giocava sulla seconda linea fin dai tempi dell’Ajax. Fisico imponente, intelligenza tattica straordinaria, Sacchi lo “impose” a Berlusconi che si era invaghito dell’argentino Borghi. Con il Milan, Rijkaard si è messo in evidenza anche con gol importanti: nel 1990 ha deciso la finale di Coppa Campioni sul Benfica (1-0) e nel dicembre successivo ha segnato una doppietta contro l’Olimpia Asuncion nell’Intercontinentale.


MARCEL (MARCO) VAN BASTEN

È il “brutto anatroccolo” della storia del Milan. In Olanda lo aveva promosso suo erede Cruijff, ma una volta a Milano non sembrava all’altezza e preoccupava la sua fragilità fisica. Gli infortuni condizionano la prima stagione ma già dalla seconda (’88-89) il pulcino si trasforma in cigno. Fa la differenza in Coppa Campioni segnando una doppietta nella finale contro la Steaua e vincendo la classifica cannonieri (10 gol). Quindi vince la classifica cannonieri ’89-90 (19 reti) e mette in fila due Palloni d’Oro consecutivi. Ma è fragile e cede quando è all’apice della forma, nel 1992: capocannoniere della A con 25 gol e terzo Pallone d’Oro. Per quasi due anni e mezzo cerca di ritornare.


FRANCO BARESI

Oltre che esserne il capitano, il “Kaiser Franz” rossonero è stato l’icona del Milan di Sacchi, un rapporto, quello con il tecnico romagnolo, cominciato con diffidenza, studiando il video dei movimenti di Signorini, che nel Parma di Arrigo (Serie B) ricopriva il ruolo di Baresi. Prodigiosi i suoi recuperi difensivi, è stato fra i più veloci difensori della sua epoca. Come il compagno di reparto Paolo Maldini ha giocato l’intera carriera solo con la maglia del Milan, ma a differenza di Maldini, prima di vivere i successi dell’era Berlusconi aveva difeso i colori rossoneri anche in Serie B. Dopo l’addio al calcio, la maglia numero 6 è stata ritirata per sempre.


PAOLO MALDINI

Il difensore più completo del calcio italiano. Sulla terza linea del Milan ha ricoperto tutti i ruoli, cominciando sulla fascia destra, consacrandosi su quella sinistra e quindi diventando un regista di reparto al centro. Detiene il record di presenze nel Milan (902), in Serie A (647) e nelle competizioni Uefa per club ( 174). In carriera ha vestito solo la casacca milanista: Liedholm lo ha fatto esordire il 20 gennaio 1985 e ha chiuso al termine della stagione 2008-09. Ha vinto 26 trofei, fra cui 7 scudetti e 5 Coppe Campioni/Champions League. Con Gento condivide il record di otto finali del massimo trofeo continentale. Nella stagione 1997-98 ha ereditato da Baresi la fascia di capitano.


MAURO TASSOTTI

Diciassette campionati in rossonero lo hanno trasformato dal ruvido terzino marcatore che era nella Lazio al portentoso terzino destro-ala della più forte difesa del mondo espressa a cavallo degli 80-90. Berlusconi arrivò a scomodare Djalma Santos per onorare le sue prestazioni.


CARLO ANCELOTTI

Quando nel 1987 arriva al Milan sono molte le perplessità sulla sua tenuta fisica e invece diventa un pilastro dell’era Sacchi, con il quale vince uno scudetto, due Coppe Campioni, due Intercontinentali e tre Supercoppe Europee. Un’icona il suo gol dalla distanza al Reai Madrid. Capello gli preferirà Albertini.


DANIELE MASSARO

Un jolly offensivo più che una vera e propria punta, è stato capace di essere prezioso in due diversi momenti della storia milanista, utile per due allenatori diversi, Sacchi e Capello (Campione d’Europa con entrambi), lasciando il segno più profondo soprattutto agli ordini del tecnico friulano (3 scudetti e il gol al Barcellona).


ROBERTO DONADONI

Il primo acquisto di Berlusconi, che fu capace di rompere il patto d’acciaio che legava l’Atalanta alla Juve. Gioca per 12 campionati consecutivi in rossonero, vincendo cinque scudetti, tre Coppe Campioni e due Intercontinentali da protagonista, per tornare poi a fare la riserva di lusso, e vincere ancora.


GIOVANNI GALLI

L’ex numero uno della Fiorentina nel 1986 si rivela fra i pochi autentici rinforzi che il neo presidente Berlusconi rastrella sul mercato italiano. Difende la porta del Milan di Sacchi nella stagione dello scudetto, per poi vincere due Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale, oltre a due Supercoppe Europee.


ALESSANDRO COSTACURTA

Fra i più longevi calciatori rossoneri della storia, cresciuto nelle giovanili, nel 1987 Sacchi lo inserisce in pianta stabile nella rosa della prima squadra dopo il prestito al Monza in C1: ci rimarrà per vent’anni consecutivi, vincendo 7 scudetti, 5 Coppe Campioni/Champions League e 2 Coppe Intercontinentali.


ALBERIGO EVANI

Il cursore mancino toscano è stata una delle più importanti componenti tattiche per rendere al meglio l’elaborata e faticosa manovra voluta da Sacchi. Un lavoro oscuro e prezioso, premiato con il gol che ha deciso la Coppa Intercontinentale 1989 contro i colombiani dell’Atlètico Nacional Medellin. Poca fortuna in Nazionale.


PIETRO PAOLO VIRDIS

Aspettando Sacchi, ci pensano i gol di Virdis a tenere in piedi il barcollante avvio dell’era Berlusconi: capocannoniere ’ 86-87 (17 gol), poi degno sostituto di Van Basten nel Milan Campione d’Italia, grazie soprattutto alla sua doppietta al Napoli nello scontro diretto che decise il campionato.


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