Bad Boys Forever

Alcuni sono timidi come educande, altri insospettabili come un maggiordomo. Dal killer di Maradona al giustiziare di Battiston fino allo strizzapalle di Gascoigne, la galleria dei duri che solo Quentin Tarantino potrebbe allenare (compresi due dei nostri…)

Una banda così è meglio non incontrarla mai, tantomeno a notte fonda, quando rientri a casa da solo. Tipi rissosi, irascibili e a volte carissimi come Braccio di Ferro.


1) Nobby Stiles

Mediano del Manchester United e dell’Inghilterra, scendeva in campo dopo aver lasciato occhiali e dentiera negli spogliatoi. Ma ancora prima e più dell’aspetto, incuteva paura negli avversari per i calcioni che rifilava, alcuni di leggendaria durezza. Aveva però discrete qualità tecniche: il 10 dell’altra squadra era sempre “roba” sua, sia con la maglia dei Red Devils che con la nazionale di sua Maestà. Lontano dai terreni di gioco, con occhiali e dentiera a posto, aveva l’aspetto del tranquillo impiegato. Una specie di calcistico dottor Jeckyll e mister Hide.


2) Andoni Goikoetxea

Il tristemente famoso ingresso a piedi uniti sulla caviglia di Diego Armando Maradona, in quel momento stella del Barcellona e grande speranza mondiale, rischiò davvero di privare il calcio di uno dei suoi maggiori interpreti. Ma non fu questo l’unico attentato al talento operato dallo stopper dell’Athletic Bilbao e della Spagna: un’altra sua eccellente vittima fu Bernd Schuster, all’epoca illuminante regista del Barcellona.


3) Vinnie Jones

La “strizzata” alle parti basse di Paul Gascoigne in un Wimbledon-Newcastle rimane celeberrima, come l’atteggiamento di duro, rissoso e violento, cugino di primo grado dell’hooliganismo inglese. Alla sua rabbia ha dedicato un libro ed è poi diventato una stella del cinema, al pari di Cantona, altro tipetto non proprio remissivo (vedi calcio al tifoso del Crystal Palace). Jones, che i momenti migliori della carriera li ha trascorsi con la maglia dei “Dons”, ha anche giocato nella nazionale gallese.


4) Daniel Passarella

È l’8 marzo ’87. L’Inter sta perdendo 2-1 sul campo della Samp a pochi minuti dalla fine. Daniel Passarella, arrabbiato per la perdita di tempo del raccattapalle Maurizio Piana, gli sferra un calcio mirato al ginocchio destro. Verrà squalificato per 6 domeniche e l’episodio sancirà in maniera definitiva la sua fama di duro, annunciata quattro anni prima con un pugno al massaggiatore del Verona Francesco Stefani. Vanta innumerevoli interventi al limite, sia con la maglia dell’Argentina che con quelle di River Plate, Fiorentina e Inter. Il “Caudillo” non era docile nemmeno nello spogliatoio, chiedere ad Altobelli.


5) Berti Vogts

Terzino del Borussia Mönchengladbach e della nazionale tedesca. La faccia rocciosa della Grande Germania è stata la sua, una specie di appendice in campo dell’acciaio della Ruhr. Il “botolo ringhioso”, com’era stato soprannominato, si attaccava all’avversario e non lo mollava di un millimetro: un vero e proprio francobollo. Anticipava e menava indifferentemente. La consegna era quella di non fare passare l’avversario e lui, ligio al dovere come un perfetto soldato, faceva di tutto per rispettarla. Spesso anche di più del dovuto.


6) Paolo Montero

Un fotografo in Vicenza-Juve, Di Biagio in Inter-Juve, Chimenti in Lecce-Juve. Sono alcune delle vittime di Paolo il caldo. L’uruguaiano, come lo tratteggiava una perfetta imitazione televisiva, è per antonomasia l’uomo della «piña», del pugno mollato all’avversario, spesso in modo proditorio. Ma anche gli interventi di gioco sono destinati a suscitare parecchio rispetto negli attaccanti avversari. Lui non ha mai nascosto la natura guerriera, anzi l’ha sempre esaltata e difesa davanti alle critiche della stampa più schizzinosa. Caso memorabile: durante una protesta degli ultras juventini al campo di allenamento, in cui il difensore era stato minacciato, lui non fece altro che dar loro appuntamento sotto casa. Questo era Montero.


7) Romeo Benetti

Il picchiatore italiano per eccellenza. Ha stroncato la carriera del bolognese Liguori e non ha mai mollato l’osso (nel vero senso della parola) con gli avversari. Centrocampista tutto grinta e dal fisico d’acciaio, è stato il simbolo del calcio duro e catenacciaro degli Anni 70. Rimangono celebri alcune sue cacce al regista della squadra avversaria. A lungo pilastro di Milan, Juventus e Nazionale, menava a viso aperto, quasi con lealtà, e quando toccava a lui prenderle (è successo poche volte) non faceva una piega. Potrebbe essere considerato il nonno biondo e baffuto di Rino Gattuso.


8) Hilario da Conceição

Terzino dello Sporting Lisbona e del Portogallo, diventò sinistramente famoso nel corso della Coppa Rimet 1966, quando mise fuori uso nientemeno che O’Rei Pelé, con una serie di colpi proibiti tollerati dall’arbitro inglese McCabe. È entrata nella storia del calcio la fotografia di Pelé mentre esce dal campo di Liverpool ferito, spaventato e piangente: a ridurlo così era stato proprio questo difensore originario del Mozambico come Eusebio e Coluna. Con questi due fuoriclasse, però, il “Magico” aveva in comune soltanto l’origine e il colore della pelle.


9) Giuseppe Furino

Mediano della Juventus, meno duro di Benetti, non perde certamente il confronto in fatto di cattiveria. Certe sue partite diventavano presto una caccia all’uomo, e si aprivano con un’entrata intimidatoria per far capire all’avversario che aria tirava quella domenica. “Furia” non si arrendeva mai e proprio per questo diventò il capitano di una grande Juventus, ricca di fuoriclasse in tutti i reparti. È curioso: il più artigianale e rude di
quella squadra è lo stesso uomo che in bianconero ha vinto più di tutti, anche di Platini o Tardelli.


10) Harald Schumacher

Portiere del Colonia e della Germania. L’intervento in uscita su Battiston nel corso di Francia-Germania a Spagna 82 rimane una delle immagini più cruente nella storia del calcio. Il difensore francese rischiò la paralisi e fu costretto a rimanere a lungo inattivo, con tanto di collare portato per parecchi mesi. L’ineffabile “Toni”, come lo chiamavano i compagni, considerò il suo intervento del tutto normale e non chiese mai pubblicamente scusa al povero Battiston. È lecito dire che quella volta si rischiò davvero la tragedia e lui, omonimo del Michael della Ferrari, andò fuori strada.


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