Veni, Vidi… Virdis

Il leggendario rifiuto di Virdis di passare alla Juventus scatenò le ire dell’Avvocato Agnelli

Estate 1977. Vinto lo scudetto con un punto di vantaggio sul Torino, dopo uno dei campionati più esaltanti del dopoguerra, la Juventus cerca, per la stagione 1977-78, forze nuove da integrare nel proprio organico. Boniperti può contare su due giovani: Vinicio Verza dal Lanerossi Vicenza, squadra rivelazione della serie B, e Piero Fanna dall’Atalanta. Manca una punta da porre in alternativa a Boninsegna che, seppure reduce da un campionato quanto mai positivo, inizia a sentire il logorio psico-fisico di tante battaglie.

L’11 luglio 1977 la Juventus esce allo scoperto e annuncia l’imminente acquisto di Pietro Paolo Virdis, giovanissimo centravanti del Cagliari che in B ha già fatto vedere meraviglie. Tuttosport del 12 luglio titola a nove colonne in prima pagina: «La Juve soffia Virdis al Toro». In effetti, a campionato non ancora concluso, Pianelli e Radice avevano puntato le loro attenzioni sulla baffuta ala sinistra. La notizia è fondatissima e viene confermata nell’ultimo giorno del calcio mercato, dopo una ridda di smentite e di conferme. Scrive ancora Tuttosport: «Dopo aver conquistato scudetto e Coppa i bianconeri si sono aggiudicati allo sprint anche il mercato. Vince ancora la Juve: Virdis».

Ma da Calangianus si leva inaspettatamente il rifiuto di Pietro Paolo: «Mi spiace, ma alla Juventus non ci vado. Voglio rimanere in Sardegna e riportare il Cagliari in serie A». Il ragazzo adduce motivi di varia natura: la nostalgia, l’attaccamento alla terra, la famiglia da non abbandonare (il padre è morto da poco e Pietro Paolo, diventato capofamiglia, deve badare alla madre Demetria e alle tre sorelle, Paola Bianca e Maria Vittoria) e l’affetto che lo lega ai tifosi.

Gazzetta dello Sport del 17 luglio 1977

E in più c’è un motivo «misterioso». La vicenda Virdis si tinge così di giallo: è la bomba dell’estate e nella sonnolenza dei mari, dei monti e delle città si consumano i vari perché e i vari dibattiti sull’atteggiamento del ragazzo. Boniperti decide di muoversi e va personalmente in Sardegna a parlare con la signora Demetria e Pietro Paolo. Boninsegna nel frattempo consiglia: «Ragazzo, vieni alla Juventus, non commettere errori».

Ma c’è chi pensa a Virdis come a uno strumento in mano a «golpisti» che vogliono far cadere il presidente del Cagliari Delogu. Gigi Riva, che vede in Pietro Paolo il proprio erede, viene coinvolto nella vicenda. L’ex bomber di Leggiuno tuona: «Virdis non è stato assolutamente strumentalizzato. E’ soltanto un ragazzo intelligente e sensibile, con delle idee ben precise. Io dico soltanto che il ragazzo dovrebbe rimanere per il bene della società. E’ l’unico sardo della società: stiamogli vicino».

Il caso-Virdis riempie le pagine dei giornali e si sprecano le annotazioni di colore, costume e politica, con divagazioni di ordine sociologico e — addirittura — psicologico. Boniperti s’incontra con Pietro Paolo a Santa Teresa di Gallura. Il colloquio dura due ore piene e non risolve proprio nulla: «Mi dispiace, presidente — afferma Virdis — ma dalla Sardegna non mi muovo. Sono disposto a pagare in prima persona e subire tutte le conseguenze del mio rifiuto».

Il settimanale scandalistico Stop proclama presunti amori segreti…

E dietro a questo no secco si cerca (malignamente) di vedere anche un intervento del Torino, la società che si è vista beffare dalla Juventus nella caccia al cannoniere sardo. Il presidente granata Pianelli alla notizia s’infuria: «Il Torino non centra: Virdis deve accettare». La piazza è davvero divisa e non mancano i pro-Virdis, come ad esempio l’avvocato Campana: «L’associazione calciatori difenderà il ragazzo. Bisogna rispettare il volere del singolo, superiore agli interessi della società».

Si fa sentire, in pieno bailamme, anche Gianni Agnelli. L’avvocato non accetta contestazioni e rifiuti e con tono seccato afferma: «Virdis può rimanere in Sardegna: non sappiamo cosa farcene di gente che si ostina a non accettare le nostre proposte».

Gazzetta dello Sport del 24 luglio 1977

Mentre Virdis se ne rimane con il suo segreto e terribilmente fermo sulle propri posizioni, Gigi Riva ha un ripensamento e, dopo un colloquio telefonico con Boniperti, consiglia pubblicamente a Virdis di andare a Torino. Si pronuncia anche Giovanni Del Rio, sottosegretario alla Pubblica Istruzione, sardo e zio di Virdis: «Pietro accetta, credi a me».

I tifosi scendono in piazza, ma attenzione: non per contestare la cessione di Virdis bensì per condannare la gestione del loro presidente Delogu. Ed è forse il voltafaccia dei tifosi che fa riflettere Virdis. Il ragazzo non appare più sicuro, sembra sul punto di mollare, mentre Boniperti, nonostante gli anatemi dell’Avvocato, continua sottotraccia nella sua generosa opera di persuasione.

Trapattoni accoglie Virdis alla Juventus

Alla fine, il 23 luglio la vicenda si sblocca e tutti i tasselli vanno al loro posto: Virdis accetta la Juventus e parte con il presidente bianconero per Torino, via Milano-Linate.

Ma l’iniziale rifiuto gli verrà fatto pesantemente pesare dai senatori della sua nuova squadra, tant’è vero che il primo periodo in bianconero, costellato pure da problemi fisici, sarà molto difficile. In seguito torna a Cagliari per rivitalizzarsi, ma il suo destino si realizza pienamente lontano dalla Sardegna ed i goal realizzati con le maglie della stessa Juventus, Milan, Udinese lo porteranno alla ribalta nella massima serie ed anche in Europa.

Boninsegna e Causio accolgono Virdis
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