VINICIO E MAESTRELLI – luglio 1976

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Sonata a due mani per una Lazio in cerca di riscatto. Maestrelli e Vinicio promettono il miracolo giurandosi eterna fedeltà

I propositi dell’estate

ROMA – Incontro con Tommaso Maestrelli e Luis Vinicio, nel salotto buono della sede di via Col di Lana.
Rappresentano il passato ed il futuro della Lazio, insieme giurano di poter resuscitare quel boom d’un triennio che fruttò uno scudetto alla città di Roma dopo 32 anni di promesse e di brucianti delusioni. Solo che al momento, è difficile capire se riusciranno perfettamente a fondersi e a coabitare, se ci saranno conflitti di competenze, se la Società di Lenzini ritornerà ineluttabilmente nell’occhio del ciclone soprattutto per altre polemiche e per nuovi caos, com’è nel suo destino ineluttabile.

Sia come sia, i due stakanovisti, si confessano in questa sede con la massima sincerità, accennano a programmi rispondendo ad identiche domande, giurano che molte cose cambieranno e che tra breve si potrà davvero parlare di «nuovo corso» per il loro club. Alcuni quesiti sono volutamente provocatori, perché tendono a far luce il più possibile sulla nuova epoca biancoazzurra dopo la ridda di chiacchiere e di pettegolezzi del giugno degli equivoci.

La domanda introduttiva è questa: è vero che per stornare i vostri ingaggi, alla Lazio serviranno almeno i primi cinque grossi incassi del prossimo campionato?
Vinicio: «Sono solo maldicenze. Ormai ci sono abituato, sono quasi rassegnato. Per questo, voglio che Maestrelli diventi il mio tutore, la mia balia, nei rapporti con i giornalisti. Nell’ultima stagione al Napoli hanno fatto troppi pettegolezzi su di me, nemmeno in tutta la mia vita calcistica ero stato tanto chiacchierato. A Roma cambierò metodo. I giornalisti dovranno rivolgersi soprattuto a Maestrelli, ogni lunedì sarò irreperibile, parlerò solo su questioni tecniche inerenti la mia squadra. L’anno scorso un giornalista di Milano, dopo avermi parlato un momento al telefono, mi fece dire che la Juve era la rovina del calcio italiano. In realtà, avevo detto che il gioco della Juve andava bene in Italia ma doveva essere modernizzato in campo internazionale. La Juve ha sempre i migliori sulla piazza e quindi può comunque imporsi, ammesso che poi non le vada male com’è capitato nell’ultimo campionato».
Maestrelli: «Vinicio ha ragione. E’ un tipo che dice pane al pane e vino al vino. E’ un grande allenatore ma non è un diplomatico. Ormai il calcio è industria e nell’industria servono i managers. La Lazio fino ad oggi ha vissuto all’insegna dell’improvvisazione. Grande squadra ma piccola società. Con Vinicio comincia davvero un nuovo ciclo. Averlo è già un successo. E’ il migliore di tutti. Solo che non ama le pubbliche relazioni e vorrebbe solo lavorare. Io farò da filtro tra lui ed i cronisti, tra lui e i giocatori…».

– Come sarà la nuova Lazio?
Vinicio: «Di certo più forte sul piano atletico di quanto era ultimamente. Voglio giocatori che grazie ad un lavoro serrato aumentino la possibilità di sopportare la fatica e accelerino i tempi di recupero. Sarà una Lazio d’attacco, perché io credo che nel calcio giocato si debba prima offendere gli altri, non venire offesi. Insomma, nelle mie squadre non si bada a distruggere le iniziative degli altri, ma creare. Ripartirò da zero e massima disciplina per tutti. Chi supererà lo stressante lavoro di preparazione a Pievepelago sarà già a buon punto. Per quanto riguarda i rinforzi, dipende dalle possibilità del mercato, per il rilancio servirebbero una punta ed un difensore…».
Maestrelli: «Sarà una Lazio più organizzata. Cureremo al massimo il settore giovanile ed i rapporti con stampa, Lega e Federcalcio. Da società artigianale si passerà ad una società con organigramma dettagliato, dove molto, se non tutto, verrà previsto».

– Che pensate l’uno dell’altro? Ci potranno essere conflitti di competenze?
Vinicio: «Non credo. Prima di firmare ho preteso che venisse definita la posizione di Maestrelli. Lo stimo tanto, da lui ho imparato le prime grosse cose per insegnare calcio moderno. Poi al Napoli ne ho aggiunte altre».
Maestrelli: «Io Vinicio l’ho conosciuto molto bene quando allenava il Brindisi, ha una tempra d’acciaio, è intelligente, onesto. Ripagherà sicuramente i dirigenti della fiducia che hanno avuto in lui».

– Rimpiangete la Nazionale? Entrambi avete avuto dei contatti, sia pure in tempi diversi…
Vinicio: «Io non ne so niente. I giornali parlavano di me alla Nazionale e potevo solo restarne lusingato. In questo periodo ho visto Carraro per caso, una sola volta. Non mi ha detto niente».
Maestrelli: «La Lazio è ormai la mia squadra. Non posso pensarmi fuori della Lazio. Solo alla Lazio posso cominciare serenamente questa nuova attività manageriale».

– Cosa promettete per il prossimo campionato?
Vinicio: «L’immediato ritorno della Lazio nell’aristocrazia del calcio italiano. Un ritorno che duri a lungo».
Maestrelli: «Una maggiore chiarezza all’interno della società, rapporti migliori con tutti. In passato si sono fatte troppe chiacchiere nel bene e nel male».

– Si parla tanto di Savoldi. Dovrebbe andare alla Juve, dovrebbe andare chissà dove… Voi vorreste riavere Chinaglia, il signor Chinaglia?
Vinicio: «Chinaglia ormai s’è realizzato in America. Quanto a Savoldi, fossi rimasto a Napoli non avrei dato il permesso di cederlo. Credo che l’affiatamento sia importante per i successi di una squadra».
Maestrelli: «La Lazio ha grossi talenti e non deve invidiare nulla a nessuno. Ci sono, Giordano, i Manfredonia, i D’Amico».

– D’Amico metterà la testa a posto?
Vinicio: «Per me D’Amico è un talento. Dovrò potenziarlo fisicamente. Potrebbe essere il regista della nuova squadra, ma dovrà soprattutto correre e combattere per novanta minuti. Nelle mie squadre, il regista corre come tutti e pertanto preferisco chiamarlo un corridore che pensa».
Maestrelli: «D’Amico è il più grosso talento naturale del calcio italiano. Gli farà bene la “cura-Vinicio”. Fisicamente e psicologicamente».

– Chi vincerà lo scudetto?
Vinicio: «Sarà una lotta tra Juve e Toro con le milanesi e il Napoli possibili outsider. Ma anche la Lazio darà molto fastidio. Io lavoro alla distanza, lo avete visto col Napoli finalista di Coppa Italia. A fine giugno correvano ancora come dannati».
Maestrelli: «Fare dei pronostici è sempre sbagliato. L’anno scorso tutti dicevano Juve ed invece lo scudetto è rimasto sì a Torino, ma è andato dall’altra parte».

– Che pensate di Umberto Lenzini? Ormai non è più il padrone unico della Lazio. E’ meglio?
Vinicio: «Con me è stato squisito. Mi ha aiutato. Grazie a lui potrò risolvere certi problemi privati che mi tormentavano. E’ un galantuomo che vuole ricostruire una grande squadra».
Maestrelli: «Che non sia più il padrone assoluto è un bene per tutti ma anche per lui. E’ stato lui a volerlo. Ora tutte le decisioni vengono preventivamente discusse».

– La Roma deluderà ancora?
Vinicio: «Per me è un problema nuovo. Non mi sono mai trovato ad allenare in una città con due squadre egualmente importanti ed egualmente amate. Cercheremo di fare meglio della Roma».
Maestrelli: «Avremo soprattutto una Lazio nuova come società e una Roma nuova come squadra. Questi sono i propositi dell’estate. E mi sembrano interessanti. Forse anche a Roma, si potrà cominciare a lavorare proficuamente».