PAOLO MONELLI: MONELLI SI NASCE

“E’ rimasto nella storia un gol da 65 metri nel gennaio 1987, contro il Napoli. Scoccava l’ultimo minuto e con Garella che uscì fino a tre quarti di campo tentai una soluzione incredibile, e andò bene”.


La sua fama calcistica è legata a un gol memorabile: quello del 3-1 in Fiorentina-Napoli (3-1, 4 gennaio 1987), quasi allo scadere, e direttamente da centrocampo, a sorprendere in uscita Claudio Garella, “Garellik”, il portentoso estremo difensore partenopeo, scudettato anche con il Verona. Non solo: è ricordato anche per essere stato ad inizio carriera il “gemello” in attacco di Daniele Massaro prima che quest’ultimo spiccasse il volo nel Milan di Sacchi.

Monelli, nella parlata, non tradisce le sue origini emiliane: è nato a Castelnuovo Monti, il 27 gennaio 1963, in provincia di Reggio dell’Emilia, a pochi chilometri di distanza dal suo idolo moderno, Luca Toni da Serramazzoni di Modena (patria anche di Gianni Bui). E’ stato un “girovago del calcio”, catapultato subito nella grande ribalta dopo i gol a grappoli segnati con la maglia del Monza, in B. Già, Monza, la sua piattaforma di lancio verso la Fiorentina, ancora in coppia con il “gemello” Massaro, poi, in sidecar con un certo Roberto Baggio da Caldogno vicentino (per due delle 5 stagioni non ininterrotte vissute con i viola pure di mister Eugenio Bersellini).

Poi, ancora la A, con la maglia della Lazio; una parentesi ad Ascoli, quindi, il Bari trascinato con i suoi centri nel massimo proscenio pedatorio. Infine, il Pescara, il L.R.Vicenza, il Novara, il Crevalcore (come tappa di avvicinamento a casa) e il Palazzolo sull’Oglio, ultimo atto, stagione 1995-96.

Non le sembra che il “gemello” Daniele Massaro l’abbia un po’ oscurata nella fama, passando al Milan di Arrigo Sacchi?
“Sì, penso di sì. Siamo andati insieme nella Fiorentina, nei primi anni 80, nell’81 per la precisione, l’anno in cui la Fiorentina arrivò seconda dietro la Juve per un punto”.

E, per quello scudetto scippato ai viola a causa di quel rigore del sorpasso al vertice fischiato ai bianco-neri al 90′ e trasformato a Catanzaro da Liam Brady, sfociò l’odio, l’avversione dei caldi tifosi fiorentini per i bianconeri di Giampiero Boniperti, o no?
“Sicuramente, nacque quella grande rivalità, che rimane tuttora, nei confronti della Juve da parte dei tifosi della Fiorentina. E, i miei a Firenze sono stati anni molto belli, perché ho avuto la fortuna – io ero molto giovane – di giocare con grandissimi campioni, che poi l’anno dopo (luglio ’82) diventarono Campioni del Mondo in Spagna, tipo Giancarlo Antognoni, Gabriele Oriali, lo stesso Daniele Massaro, Giovanni Galli. Per cui, ho vissuto in tutto 5 anni a Firenze molto molto belli”.

Il gol più importante e quello più esteticamente bello?
“Mah, ormai è rimasto nella storia: un gol da 65 metri. Mi ricordo anche la data esatta: il 4 gennaio 1987, contro il Napoli, al vecchio “Comunale”, in Fiorentina-Napoli: 3-1. Scoccava l’ultimo minuto e con Garella che uscì fino a tre quarti di campo, perché eravamo nella fase di recupero e nell’ultimo minuto. Vidi il portiere fuori, tentai una soluzione incredibile, e andò bene”.

Invece, il più bello dal punto di vista stilistico?
“Il più importante, il più bello? Vorrei ricordare il campionato 1983-84, alla 1^ giornata di campionato. Realizzai tre gol, uno più bello dell’altro, nel senso che li feci uno di destro, uno di sinistro e uno di testa, sempre contro il Napoli. Contro il Napoli del libero Kroll; che non era un Napoli straordinario, ma che invece lo diventò due-tre anni dopo grazie all’arrivo di Maradona. Per cui, erano i miei primi gol in serie A, tre tutti in una volta”.

Qual è il difensore che ti ha fatto più soffrire, che ti si è attaccato maggiormente alle calcagna?
“Il difensore più forte di quegli anni, quello che ho avuto anche la fortuna di giocargli assieme a Firenze, era Pietro Vierchowod. Un giocatore, Pietro, straordinario, una velocità incredibile. Però, tutto sommato, non era neanche cattivo. Un giocatore, comunque, difficile da scartare, e al quale con fatica riuscivi ad andargli via”.

Chi può somigliare oggi, con le debite proporzioni, a Paolo Monelli?
“Ma, a me piace molto Gilardino. A parte che lui oggi sta facendo molti più gol di me, in quanto io ho subito un grosso infortunio che non mi ha permesso di giocare molto in serie A, però, mi rivedo in Alberto Gilardino. Molto bravo a difendere la palla, bravo di testa, forte in acrobazia. Diciamo che più o meno ricorda le mie caratteristiche”.

Non ti ha mai ringraziato il famoso “Dai, Massaro!”? Il tuo ex “gemello”?
“No. Anzi – detto tra di noi – sono tanti anni che quando ci vediamo ci salutiamo e basta, perché siamo due caratteri opposti e non c’è motivo di farlo”.

Il tuo carattere in campo, e quello di Daniele Massaro…
“In campo sono sempre stato un ragazzo tranquillo, che dava sempre il cento per cento. Anche quando le cose andavano male.

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E Massaro?
“Calcisticamente, era un giocatore che si è evoluto, e che da centrocampista negli ultimi anni è diventato più attaccante. Un giocatore che non si è fatto mai male, riuscendo sempre ad arrivare a giocare anche fino a 34-35 anni senza grossi problemi. Però, è un giocatore che anche lui non mollava mai, e che è arrivato a giocare ad altissimi livelli. Più di me, sicuramente”.

Qual è stato il flop della tua carriera, l’autogol più clamoroso, o il più grande rimpianto?
“La cosa che più mi ha rammaricato è stato l’infortunio: è stato quello che non mi ha permesso di giocare più in alto, perché mi sono fatto male a 28-29, in piena maturità calcistica. Giocavo nel Pescara in serie B, l’anno in cui gli abruzzesi conquistarono la serie A”.

In quel Pescara, per caso, c’era anche la punta veronese (poi, passato anche lui alla Fiorentina grazie alla dote di 21 reti, realizzati tutti su azione) Stefano Rebonato?
“No, lui c’era prima, e Rebonato mi sostituì alla Fiorentina, quando dalla Fiorentina passai alla Lazio e lui dal Pescara andò alla Fiorentina. Diciamo che il mio più grosso rammarico è stato quello dell’infortunio. Poi, nel calcio si sbaglia nelle scelte di giocare in questa o in quella squadra. Forse, il mio rimpianto è stato quello di non aver accettato il trasferimento al Torino, il quale, allora in B, tuttavia, stava inseguendo un progetto molto ambizioso; ovvero quel Toro di Fascetti, che mi voleva a tutti i costi a Torino, avendo vinto con lui due anni prima il campionato di B grazie a 13 gol. Io, allora, ero al Bari, con il quale avevo vinto il campionato di B, e volevo gustarmi la serie A appena conquistata anche grazie ai miei sforzi. Invece, viste come sono andate poi le cose, avrei dovuto accettare il passaggio al Torino. Ma, così è la vita!”

Un rigore sbagliato clamorosamente? Altra risata scaccia-fantasmi, scaccia-amarezze del passato:
“Sì, nel mio periodo al Bari, nel derby del Salento – quello contro il Lecce – eravamo in A e sullo 0-0 al termine del primo tempo. Poi, il Lecce andò in vantaggio con un ungherese; nella ripresa ci assegnarono un calcio di rigore. Decisi di andare sul dischetto, spiazzai il portiere, gol. L’arbitro, il figlio del grande Concetto Lo Bello, me lo fece ripetere: stessa scena, ovvero palla da una parte, portiere dall’altra, però, la palla andò fuori. Il portiere? Era Giuliano Terraneo. Mi ricordo che rimasi per ben tre ore nello spogliatoio”.

A piangere dalla rabbia?
“No, asserragliato, perché fuori mi aspettavano con tono minaccioso i tifosi del Bari”.

In quale maglia hai creduto di più? Il 9 o l’11?
“Nel 9. Assolutamente nel 9”.

Il tuo idolo del passato e quello dei nostri giorni?
“Da ragazzo, mi piaceva Johan Cruijff; il “pallone d’oro” olandese , l’uomo-squadra della grande Ajax, è sempre stato il mio idolo”.

Fonte: Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

LA SCHEDA

Paolo Monelli (Castelnovo ne’ Monti, 27 gennaio 1963)
La sua prima maglia da giocatore è quella rossoblu dello Scandiano nel 1976. Un anno dopo lo ingaggia il Monza, dove fa il suo esordio in serie B e inizia il suo percorso da professionista. Nel 1981 approda alla Fiorentina, dove resta per sei stagioni, sia pure con un prestito per un anno all’Ascoli, collezionando 124 presenze e mettendo a segno 26 gol. Nel 1987 è in B alla Lazio (37 presenze e 13 reti), quindi gioca per due stagioni nel Bari sempre nella serie cadetta (57 gettoni e 14 gol) e chiude infine la sua avventura in B con Pescara e Vicenza (è un biennio caratterizzato da un grave infortunio).
Dal 1993 inizia la sua esperienza in C, con Nola, Crevalcore e del Palazzolo. Nel 1996 Monelli scende nel mondo dilettantistico con il Cantalupo (Eccellenza lombarda) per due stagioni (la seconda in Interregionale). Poi passa al Vigevano, dove vive la sua ultima tappa da calciatore.
Questi i “numeri” di Monelli: 7 campionati di serie A con 167 presenze e 32 reti, 7 di B con 150 gettoni e 40 gol, 3 di C con 55 partite giocate e 7 reti realizzate (complessivamente 372 partite da professionista con 79 reti), infine 3 campionati dilettantistici con 22 gol. In totale quindi sono stati 101 i gol messi a segno. Paolo Monelli attualmente allena gli allievi nazionali del Monza.