Belgio-Francia: il classico più antico d’Europa

Dal primo storico 3-3 del 1904 ai Mondiali moderni: la rivalità Belgio-Francia è la più antica e longeva d’Europa. Diavoli Rossi contro Bleus, 121 anni di pura passione calcistica.

Anno di grazia millenovecentoquattro. Le ciminiere fumanti delle fabbriche annunciavano l’avvento dell’era industriale, le prime automobili rombavano per le vie acciottolate d’Europa e un gioco nato nelle nebbiose terre d’Albione si preparava a conquistare il cuore del continente. Il primo maggio di quell’anno memorabile, nel placido sobborgo di Uccle, alla periferia di quella Bruxelles che Leopold II aveva trasformato nella perla d’Europa, sorgeva il modesto stadio del Vivier d’Oie.

Appena millecinquecento anime – gentiluomini in tight e cilindro, signore con parasole piumati, giovani operai in giacca e panciotto – si raccolsero quella domenica di primavera per assistere al primo incontro ufficiale tra le rappresentative del Regno del Belgio e della République Française. Chi avrebbe mai immaginato che stava nascendo una delle rivalità più durature del calcio mondiale?

Il pallone di cuoio rotolava sull’erba mentre ventidue giovani atleti, mossi dalla nobile passione sportiva, si preparavano a scrivere la prima pagina di una storia destinata a superare guerre, rivoluzioni e il trascorrere dei secoli.

Il match fu tutto fuorché noioso. I padroni di casa del Belgio passarono in vantaggio dopo soli sette minuti con Georges Queritet, ma i francesi reagirono prontamente ribaltando il risultato con una doppietta lampo firmata da Louis Mesnier e Marius Royet al 12° e 13° minuto. Sembrava fatta per gli ospiti, ma il calcio ha sempre riservato sorprese: nella ripresa i belgi rimontarono ancora con lo stesso Queritet e Pierre-Joseph Destrebecq, prima che Gaston Cyprès pareggiasse definitivamente i conti a tre minuti dalla fine.

Quel 3-3 non fu solo il risultato di una partita emozionante, ma l’inizio di una storia che oggi conta 78 confronti ufficiali (dato a ottobre 2025), rendendolo il duello più antico tra due nazioni del continente europeo. Un dettaglio curioso: entrambe le squadre debuttavano ufficialmente quel giorno, e il trofeo offerto dal magnate belga del carbone Évence Coppée finì per passare di mano in mano tra tutti i 22 giocatori in campo.

I protagonisti del primo match ufficiale tra Belgio e Francia (in bianco)

I primi decenni: l’età dell’oro belga

Se oggi la Francia è considerata una delle potenze mondiali del calcio, all’inizio del XX secolo la situazione era completamente diversa. Il Belgio, geograficamente più vicino alla culla del football britannico, aveva sviluppato il gioco con maggiore anticipo e organizzazione. Già nel 1895 i belgi avevano fondato la loro federazione nazionale e istituito una lega, la seconda al di fuori delle isole britanniche.

La Francia, invece, viveva nel caos organizzativo. Diverse leghe e associazioni si contendevano il controllo del calcio nazionale, una situazione che si risolse solo nel 1919 con la nascita della Federazione Francese di Futebol (FFF). Questa differenza strutturale si rifletteva inevitabilmente sui risultati: nei primi 11 confronti prima della Grande Guerra, il Belgio dominò con 7 vittorie, 2 pareggi e appena 2 sconfitte.

Le goleade belghe erano frequenti e spettacolari. La più clamorosa arrivò il 30 aprile 1911: un devastante 7-1 inflitto ai francesi in casa propria. Quella partita non solo dimostrò la supremazia belga dell’epoca, ma diede anche origine al soprannome che accompagna ancora oggi la nazionale: “Diavoli Rossi”.

La nascita di una leggenda: i “Diables Rouges”

L’espressione “Diables Rouges” era già stata utilizzata nel 1906 dal giornalista belga Pierre Walckiers sulla rivista “La Vie Sportive”. Commentando i successi della nazionale (un 5-0 in Francia e due vittorie sull’Olanda), Walckiers scrisse che la squadra aveva lottato come dei veri “diavoli rossi”, riferendosi al colore delle maglie.

Il soprannome rimase nell’immaginario popolare, ma fu ufficializzato proprio durante quella memorabile vittoria per 7-1 contro la Francia nel 1911. Da quel momento, i “Diables Rouges” (o “Rode Duivels” in fiammingo) divennero il simbolo di una nazionale che dominava il calcio continentale, conservando ancora oggi un vantaggio statistico sui “cugini” francesi: 30 vittorie contro 29, con 19 pareggi (dato a ottobre 2025).

L’inversione di rotta

Francia-Belgio ai Mondiali 1938

Gli anni Trenta segnarono una svolta storica nella rivalità. Nel 1932 la Francia introdusse il professionismo nel calcio, mentre il Belgio rimase fedele all’amatorismo fino ai primi anni Settanta. Questa scelta strategica diversa ebbe conseguenze profonde sulla competitività delle due nazionali.

L’esempio più emblematico fu quello di Raymond Braine, il più grande talento belga della prima metà del secolo. Fu escluso dalla squadra per il Mondiale del 1930 in Uruguay solo per aver tentato di trasferirsi al Clapton Orient inglese, club professionistico. Finì per emigrare in Cecoslovacchia, al Sparta Praga, tornando in Belgio solo alla fine della carriera per disputare il Mondiale del 1938 a 31 anni, età già avanzata per l’epoca.

Tra il 1933 e il 1939, la Francia vinse sei degli otto confronti, incluso il primo match valido per un grande torneo: gli ottavi di finale del Mondiale 1938 disputato in casa. Il professionismo francese aveva livellato il campo di gioco, anzi lo aveva ribaltato a proprio favore.

“Le match sympathique”: il calcio oltre la guerra

Il 24 dicembre 1944, vigilia di Natale, il Parc des Princes di Parigi ospitò una partita che andava oltre il semplice sport. Era il primo incontro tra Belgio e Francia dopo la Liberazione di Parigi dall’occupazione nazista, avvenuta il 25 agosto precedente. La Francia, ancora in macerie dopo la guerra, destinò l’incasso della partita alla ricostruzione del paese.

I padroni di casa si imposero 3-1 con una prestazione che sembrò simboleggiare la rinascita nazionale. I gol di André Simonyi, Henri Arnaudeau e del capitano Alfred Aston regalarono la vittoria ai Bleus, con François De Wael che accorciò per il Belgio. Quella partita acquisì un significato che andava oltre il risultato sportivo, guadagnandosi l’appellativo di “le match sympathique” che per decenni identificò questo classico nella stampa francese e nella parte francofona del Belgio.

Il soprannome rappresentava perfettamente lo spirito di questa rivalità: intensa ma mai ostile, competitiva ma sempre rispettosa, una “sfida simpatica” tra due nazioni vicine che condividevano molto più di un semplice confine.

I grandi palcoscenici: Francia protagonista

Paradossalmente, mentre il Belgio mantiene il vantaggio nel computo totale degli scontri, nei grandi tornei la Francia ha dominato la scena. Tre i precedenti nelle fasi finali di Mondiali ed Europei, tutti favorevoli ai Bleus, anche se due disputati in casa.

Il primo fu proprio quel Mondiale 1938 in Francia: vittoria 3-1 a Colombes negli ottavi di finale. Il secondo è rimasto nella storia per la prestazione monstre di Michel Platini: 5-0 nella fase a gironi dell’Europeo 1984 a Nantes, la più larga vittoria francese nella storia del confronto. L’ultimo nel 1986 in Messico, la finale per il terzo posto vinta 4-2 dopo i supplementari.

Francia spietata a Euro 84: 5-0

Anche nelle qualificazioni la Francia ha spesso avuto la meglio nei momenti decisivi. Memorabile la sfida per il Mondiale 1982: dopo l’1-3 dell’andata a Parigi, il Belgio vinse 2-0 a Bruxelles il 9 settembre 1981, qualificandosi al Mondiale dopo 12 anni di assenza e lasciando Francia e Olanda a contendersi l’altro posto disponibile.

Altrettanto spettacolare fu il confronto nelle qualificazioni per il Mondiale 1958, quando la Francia si preparava alla sua prima grande campagna iridata. In un girone che includeva anche l’esordiente Islanda, i Bleus demolirono il Belgio con un clamoroso 6-3 a Parigi, trascinati da un Thadée Cisowski in stato di grazia autore di ben cinque reti. Curiosamente, quella fu l’unica vittoria francese nel confronto diretto in un periodo di 18 anni, tra il 1952 e il 1970, a testimonianza di quanto fosse equilibrata la rivalità. La qualificazione si completò con un pacifico 0-0 a Bruxelles.

Le due nazionali si sono incrociate anche nelle qualificazioni europee, con esiti alterni ma sempre emozionanti. Per l’Europeo 1968 e quello del 1976 il copione fu curiosamente identico: il Belgio vinse entrambe le volte 2-1 in casa, mentre in Francia si registrarono due pareggi (0-0 a Parigi nel ’68 e 1-1 a Nantes nel ’76). Nonostante non riuscisse a battere i rivali in trasferta, la Francia si qualificò per la prima edizione, mentre furono i belgi a staccare il pass per la seconda.

Maxime Bossis e Jan Ceulemans in Francia-Belgio 3-2, valido per le qualificazioni a Spagna 82

L’era moderna

Dal 2000 in poi, il confronto BelgioFrancia si è riacceso sui palcoscenici più prestigiosi del calcio mondiale. Dopo decenni di amichevoli sporadiche, le due nazionali si sono ritrovate faccia a faccia nei momenti più importanti della loro storia recente.

Il primo segnale della ritrovata competitività belga arrivò nel 2015 con una memorabile vittoria per 4-3 a Parigi in amichevole. I Diavoli Rossi andarono sul clamoroso 3-0 con la doppietta di Fellaini e il gol di Nainggolan, prima che i padroni di casa reagissero con Valbuena su rigore. Ma furono Eden Hazard nel finale per il Belgio, seguito da Fekir e Payet per la Francia, a scrivere il copione di una partita che anticipava le emozioni dei futuri scontri.

Il momento più doloroso per il Belgio della generazione d’oro arrivò nella semifinale del Mondiale 2018 a San Pietroburgo, persa 1-0 contro la Francia con gol di testa di Samuel Umtiti. Quella rete spezzò una lunga imbattibilità dei Diavoli Rossi che durava da settembre 2016, negando al Belgio quella finale mondiale tanto agognata. La Francia andò poi a vincere il trofeo battendo la Croazia 4-2 nell’atto conclusivo.

La rete di Umtiti nella semifinale di Russia 2018

Ma il confronto più spettacolare e crudele per il Belgio arrivò nella semifinale di Nations League 2021 a Torino. Dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 2-0, i Diavoli Rossi furono clamorosamente rimontati nella ripresa. Un gol di Benzema e un rigore di Mbappé pareggiarono i conti, mentre Theo Hernández andò a segno al 90° portando la squadra di Deschamps in finale.

L’ultimo atto di questa rivalità moderna si è consumato agli ottavi di finale dell’Europeo 2024, con la Francia che ha vinto 1-0 grazie a un autogol di Vertonghen a cinque minuti dalla fine. Ancora una volta i Bleus non sono riusciti a segnare su azione, ma sono bastati per eliminare i vecchi rivali, confermando un dato impressionante: la Francia ha vinto tutti e cinque i confronti diretti disputati nelle fasi finali dei tornei maggiori, con 13 gol segnati e solo 3 subiti.

Un legame indissolubile

Ed eccoci qui: dopo 121 anni di confronti, Belgio e Francia rappresentano molto più di una semplice rivalità calcistica. Sono “nemici intimi” che si sono accompagnati nella crescita del calcio europeo, influenzandosi a vicenda e scrivendo insieme alcune delle pagine più belle di questo sport.

I numeri parlano di 78 incontri ufficiali (dato a ottobre 2025), con il Belgio ancora in leggero vantaggio per 30-29 (19 pareggi), 159 gol segnati contro 133, e la goleada più larga nella storia del confronto: quel mitico 7-0 belga del 1905. Ma oltre le statistiche c’è una storia fatta di rispetto reciproco, di crescita condivisa, di calcio che unisce piuttosto che dividere.Una storia che continua a essere scritta, incontro dopo incontro, mantenendo vivo lo spirito di quel primo “match sympathique” che ha dato vita a una delle rivalità più affascinanti del calcio europeo.