VAN MOER Wilfried: il Piccolo Generale

La straordinaria storia del centrocampista belga: dal devastante infortunio contro l’Italia nel 1972 al ritorno trionfale otto anni dopo per negarle la finale di Euro 1980. La più dolce delle vendette.

Se doveste scorrere la classifica del Pallone d’Oro del 1980, i primi tre nomi non vi sorprenderebbero: Karl-Heinz Rummenigge, campione d’Europa con la Germania Ovest, seguito da due giovani in grande ascesa come Bernd Schuster e Michel Platini. Ma chi è quel misterioso quarto classificato di nome Wilfried van Moer? La sua carriera può essere racchiusa in due partite cruciali contro l’Italia: una che distrusse i suoi sogni nel 1972, l’altra che otto anni dopo gli regalò la vendetta più dolce immaginabile. Una storia degna di Hollywood, proprio come l’intera vita di quest’uomo straordinario che ci ha lasciati il 24 agosto 2021, all’età di 76 anni.

L’ascesa del piccolo Generale

Wilfried van Moer nacque il 1° marzo 1945 a Beveren-Waas, proprio mentre la Seconda Guerra Mondiale stava per finire, figlio inaspettato di una madre quarantacinquenne. La famiglia stava ancora elaborando una tragedia immensa: la sorella di Wilfried, che lui non ebbe mai modo di conoscere, era stata uccisa durante un bombardamento tedesco della città di Beveren.

Il calcio divenne la sua unica passione fin da bambino, iniziando nel club della sua città natale, Beveren-Waas, che militava allora in terza divisione. Non sognava davvero di diventare un professionista: lavorava come elettricista quando nel 1965 l’Anversa lo notò e lo convinse a trasferirsi per giocare in prima divisione.

Magro, minuto e alto solo 1 metro e 68 centimetri, van Moer fece il suo debutto con l’Anversa nell’agosto 1965 contro l’Union Saint-Gilloise. Fu durante i suoi tre anni ad Anversa, sotto la guida dell’allenatore Harry Game, che van Moer venne spostato – contro la sua volontà – da esterno destro a centrocampista centrale, una mossa che si rivelò geniale e lo preparò a succedere a Jef Jurion nella nazionale belga.

Con la maglia dell’Anversa nel 1967

Il salto di qualità

I suoi progressi furono così straordinari che a soli 21 anni, nel 1966, fu votato Calciatore Belga dell’Anno, il primo dei suoi tre Palloni d’Oro belgi. Presto divenne noto come il “Piccolo Generale”, sia per la sua somiglianza con Napoleone Bonaparte sia per le sue innate qualità di leadership in campo.

Dopo la retrocessione dell’Anversa nel 1968, numerose squadre, anche europee, di alto livello tentarono di ingaggiarlo. Il Colonia era particolarmente determinato a portare il giovane prodigio in Bundesliga, ma van Moer non voleva giocare in Germania. Aveva anche raggiunto un accordo personale con il Club Brugge, ma alla fine fu lo Standard Liegi a vincere la corsa per la sua firma, pagando 150.000 euro – un record belga per l’epoca – e aggiungendo il centrocampista a una rosa già talentuosa.

1970: in posa con il suo terzo Pallone d’Oro belga

La scelta si rivelò perfetta: lo Standard vinse tre campionati consecutivi (1969, 1970, 1971), mentre van Moer conquistò altri due Palloni d’Oro belgi nel 1969 e 1970, completando una tripletta storica. Brillò anche a livello europeo quando lo Standard sconfisse il Real Madrid in Coppa dei Campioni, dimostrando di essere un giocatore di livello mondiale.

La consacrazione mondiale

Van Moer divenne un pilastro della nazionale belga, esordendo il 22 ottobre 1966 in una vittoria 1-0 contro la Svizzera. Il suo momento di gloria arrivò ai Mondiali del 1970 in Messico, dove segnò una doppietta nella vittoria 3-0 contro El Salvador, l’unica vittoria del Belgio nel torneo.

Mexico 70: la seconda rete di Van Moer nel 3-0 contro El Salvador

La sua ascesa sembrava inarrestabile e nel 1972 fu incluso nella formazione ideale europea di Sport Ideal, riconoscimento del suo status di star continentale. Tutto sembrava andare verso la perfezione, ma il destino aveva in serbo una crudele sorpresa.

La tragedia di Bruxelles

Il Belgio affrontò l’Italia nei quarti di finale del Campionato Europeo del 1972, tecnicamente una partita di qualificazione per decidere chi avrebbe partecipato al torneo vero e proprio a quattro squadre.

L’andata a San Siro finì 0-0, prima che van Moer portasse in vantaggio i Diavoli Rossi a metà del primo tempo nel ritorno al Constant Vanden Stock Stadium di Anderlecht. Ma nel momento in cui il Belgio poteva celebrare la qualificazione, van Moer era già in ospedale dopo un tackle terribile di Mario Bertini che gli procurò la frattura della gamba in più punti, proprio allo scadere del primo tempo.

Il Belgio vinse 2-1 e si qualificò per ospitare il torneo un mese dopo, ma senza la sua stella principale. Ancora più significativo, l’opinione generale era che van Moer non si sarebbe mai ripreso completamente dall’orribile infortunio. Il Piccolo Generale aveva solo 27 anni, ma la sua carriera ai massimi livelli sembrava finita.

Il terribile infortunio contro l’Italia

Gli anni bui

Anche se si riprese fisicamente, l’infortunio alla gamba e altri problemi collaterali limitarono drasticamente le sue apparizioni internazionali nei tre anni successivi. Lasciò lo Standard nel 1976 quando la sua posizione da titolare fu messa in dubbio, unendosi al piccolo FC Beringen nel Limburgo, una squadra che passava la maggior parte delle stagioni a lottare contro la retrocessione.

Con i suoi giorni che sembravano contati all’età di 31 anni, van Moer aprì un caffè nella capitale del Limburgo, Hasselt, mentre continuava a giocare nel calcio in provincia. Il football sembrava ormai un ricordo lontano per il Piccolo Generale, relegato a una vita tranquilla e lontano dai riflettori internazionali.

Per quattro anni e mezzo, van Moer non indossò più la maglia della nazionale. Nell’ottobre 1979, all’età di 34 anni, il calcio internazionale non poteva essere più lontano dai suoi pensieri.

Il ritorno impossibile

Ma quei pensieri si rivelarono prematuri. L’astuto allenatore belga Guy Thys aveva altre idee. Quando il Belgio si trovò in difficoltà nelle qualificazioni per Euro 1980, Thys fu persuaso dal famoso commentatore televisivo Rik De Saedeleer a chiamare van Moer. “La tua squadra non ha un leader”, disse De Saedeleer a Thys. “Hai bisogno di un ragazzo come Wilfried.”

Belgio-Scozia 2-0, bovembre 1979

Il Piccolo Generale rimase sbalordito nel ricevere un’offerta del genere. E non fu facile convincerlo: “Non ero sicuro che il mio ritorno avrebbe funzionato”, ammise in seguito. “La gente avrebbe potuto dire che ero vecchio e stanco se non avessimo vinto. Ma ero circondato da bravi giovani giocatori, e iniziammo positivamente.”

La fiducia di Thys si rivelò geniale. Van Moer fu subito determinante, segnando il primo gol nella cruciale vittoria 2-0 contro il Portogallo in una partita da “dentro o fuori”. Seguirono due belle vittorie contro la Scozia in casa e in trasferta che consentirono alla squadra di Thys di finire in cima al girone, superando l’Austria di un punto e assicurandosi un viaggio in Italia nell’estate del 1980.

La vendetta perfetta

Mentre molti consideravano il Belgio, al pari della Grecia, la squadra più debole del torneo, la realtà invece parlava di una rosa promettente con giocatori come Jean-Marie Pfaff, Eric Gerets, René Vandereycken e Jan Ceulemans. Van Moer divenne rapidamente la figura più importante della squadra, con i suoi illuminanti passaggi di prima e le sue qualità di leadership evidenti a tutti.

Il Belgio schierato contro l’Inghilterra

Dopo aver ottenuto un sorprendente pareggio 1-1 contro l’Inghilterra di Kevin Keegan e aver battuto la Spagna 2-1, il Belgio aveva bisogno di un punto contro l’Italia per finire davanti agli uomini di Bearzot per differenza reti e qualificarsi per la finale.

Ed è esattamente quello che ottennero. Van Moer giocò solo 48 minuti prima di uscire per un affaticamento muscolare, ma non importava affatto: la sua era la vendetta più dolce immaginabile. Otto anni dopo quel tackle brutale che aveva spezzato la sua gamba e apparentemente la sua carriera, il Piccolo Generale era tornato a Roma per negare all’Italia la qualificazione alla finale del proprio Europeo.

La partita finì 0-0 e Thys, che optò per tattiche molto difensive, scherzò: “Abbiamo fatto assaggiare agli italiani la loro stessa medicina.” Il cerchio si era chiuso nel modo più perfetto possibile.

L’apoteosi a 35 anni

Così il Belgio arrivò a giocare la sua unica finale di un torneo internazionale fino ad oggi. Fu una sfida serrata con la favorita Germania Ovest che faticò non poco a venire a capo della matassa che Thys aveva dispiegato. Van Moer fu ancora una volta brillante, il vero trascinatore di una squadra che giocava un calcio coraggioso e spettacolare. Per molti, il centrocampista belga dall’energia apparentemente illimitata fu il migliore giocatore del torneo.

Schuster e van Moer nella finale di Roma

Era lui a dettare i tempi di ogni partita che disputava, orchestrando le manovre, distribuendo palloni illuminanti e mantenendo sempre il controllo del gioco con una precisione chirurgica. Anche se alla fine, Horst Hrubesch realizzò la rete della vittoria dei tedeschi a due minuti dalla fine, van Moer aveva già conquistato qualcosa di più prezioso di una coppa: la sua immortalità calcistica.

A 35 anni, le sue prestazioni straordinarie lo portarono al quarto posto nel Pallone d’Oro, eguagliando il miglior risultato mai ottenuto da un calciatore belga. Era il suggello definitivo di una rinascita che aveva dell’incredibile.

L’ultimo atto

La carriera internazionale di van Moer continuò per altri due anni, abbastanza per apparire in un’altra fase finale di un Mondiale. Nel 1982 in Spagna, fu nominato capitano in assenza di Eric Gerets, ma la sua carriera internazionale si concluse quando fu sostituito all’intervallo nella partita del secondo turno contro la Polonia. Il Belgio era sotto 2-0 e perse 3-0, con Zbigniew Boniek protagonista assoluto.

Dopo aver smesso di giocare, tornò brevemente al Beveren (diventato campione belga nel 1979) nel 1980, concludendo poi la carriera al Sint-Truiden dove divenne allenatore-giocatore. Le sue 57 presenze e 9 gol in nazionale raccontano solo una parte della sua grandezza.

Come allenatore guidò diversi club belgi, inclusi Sint-Truiden, Beveren, Assent e FC Diest, prima di essere chiamato dalla Federazione Belga come assistente di Paul Van Himst nel 1995. Quando Van Himst fu esonerato nel 1996, van Moer lo sostituì per cinque partite come ct della nazionale, prima di essere a sua volta sostituito da Georges Leekens all’inizio del 1997.

Wilfried van Moer ci ha lasciati nell’agosto 2021, ma la sua parabola calcistica trascende il tempo e le mode. La storia del Piccolo Generale rimane un monumento alla forza dell’umana ostinazione: quella capacità rara di trasformare una sconfitta devastante nel preludio al proprio capolavoro.