Camerun 1990: i Leoni indomabili

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Nell’estate del 1990 ci sono i Mondiali in Italia. Le Notti Magiche, i gol di Totò Schillaci, il pianto di Maradona e il Camerun. Ripercorriamo le gesta di quella squadra di marcantoni venuti dall’Africa Equatoriale per stupire il Mondo…


“Ci può essere la grande sorpresa? Sì, direi che una netta vittoria dell’Argentina può essere considerata una sorpresa”. (Gianni Mura su Argentina-Camerun La Repubblica 8 Giugno 1990)

Le aspettative erano queste. Come dare torto al grande Gianni Mura? L’unica vera sorpresa di quel 8 Giugno 1990 a San Siro, partita inaugurale della Coppa del Mondo in Italia, poteva essere una vittoria in goleada di un’Argentina un po’ spenta ma comunque strafavorita. Il Camerun arrivava da un ritiro premondiale in Jugoslavia, dove aveva addirittura perso 4 a 2 contro una rappresentativa giovanile locale. Prima della partita, il portiere della formazione africana Joseph Antoine Bell, aveva sparato a zero sulla propria federazione ritenendo inadeguata l’organizzazione della trasferta italiana, attaccando il tecnico russo Nepomniachi per la scarsa armonia creata nel gruppo diviso in clan formati dai vecchi, dai giovani, dai giocatori del campionato francese e da quelli del campionato locale. La risposta di Nepomniachi non si fa attendere: Bell in tribuna, Thomas N’Kono titolare come nel 1982. Il clima pre-match in casa albiceleste è più tranquillo, Diego Armando Maradona palleggia di spalla, l’ottimismo regna sovrano tra i campioni del mondo. Il pubblico di San Siro fischia l’inno argentino di Maradona, nemico delle milanesi in serie A con il suo Napoli.

Alle 6 del giorno 8 Giugno 1990 l’arbitro francese Vautraut fischia il calcio d’inizio, davanti a 73.780 spettatori, la parte neutrale dei quali tifa Camerun. Fisicamente gli africani sono imponenti, capitan Tataw dirige alla grande i suoi rendendo difficile la vita al Pibe. I primi 45′ si chiudono sullo 0 a 0 con un’Argentina impensierita dalle ripartenze africane, che sfiorano 2 volte la rete con il centravanti Oman-Biyik e il guizzante Makanaky. Nel secondo tempo sembra scendere in campo un’altra Argentina. Il tecnico Bilardo inserisce una punta (l’atalantino Claudio Paul Caniggia) per uno stopper (El Cabezon Oscar Ruggeri). Al 61′ Maradona libera El Pajaro verso l’area avversaria, Andrè Kana-Biyik lo ferma da dietro e l’arbitro Vautrot estrare un severo rosso.

Al 67′ però, appena 6 minuti dopo l’espulsione, accade l’impensabile: il Camerun batte una punizione dalla sinistra, Makanaky riceve palla e alza un improbabile quanto efficace campanile, Francois Oman-Biyik (fratello di Kana) prende l’ascensore e anticipa i due centrali argentini. La sua incornata non è particolarmente potente o angolata, ma sorprende il portiere Nery Pumpido, al quale un anno prima era stato riattaccato un dito “perso” in allenamento. Al minuto 81 con un uomo in meno, Nepomniachi toglie una mezzapunta, Makanaky, per un attaccante di ruolo, il 38enne Roger Milla. All’88 ancora l’indiavolato Claudio Paul Caniggia muove la sua bionda chioma per il prato di San Siro, con un’altra folle discesa sulla fascia destra. N e dribbla uno, ne dribbla due, il terzo è il mastodontico Benjamin Massing, che non va tanto per il sottile e stronca la corsa della punta bergamasca. Nello scontro Massing perde una scarpa e litiga con mezza Argentina (Burruchaga gli pesta il piede scalzo), ricevendo un (questo sì) meritato cartellino rosso. Il Camerun è in 9, ma al 91′ Emile Mbouh rischia il raddoppio in contropiede. Un gol basta: il Camerun batte i Campioni del Mondo in carica ed ottiene la prima storica vittoria ad una fase finale del Mondiale.

Il biglietto per l’Italia, il Camerun lo aveva ottenuto il 19 Novembre del 1989, vincendo 1-0 in Tunisia e bissando il successo di un mese prima, 2 a 0 a Yaoundè. Non è un nome nuovo quello del Camerun, già presente al Mundial di Spagna 1982, dove gli africani si erano guadagnati l’appellativo di Leoni Indomabili (Les Lions Indoptables), grazie a tre pareggi contro Perù, Polonia ed Italia, diventando la prima squadra africana ad uscire imbattuta da un mondiale. Nonostante questo, il Camerun fu eliminato per differenza reti tra molte ombre (i giornalisti Oliviero Beha e Roberto Chiodi ne scriveranno un libro a riguardo, Mundialgate), dall’Italia che qualche settimana dopo alzerà al cielo di Madrid la sua terza Coppa del Mondo. Nel 1984, 1986 e 1988 il Camerun era arrivato per 3 volte di fila in finale di Coppa Africa, trionfando per 2 volte (’84 e ’88) e perdendo una finale ai rigori (’86) contro i padroni di casa dell’Egitto.

In Italia il Camerun si presenta quindi come la miglior squadra del Continente Nero. Il presidente della FIGC Tonino Matarrese, per una volta inspiegabilmente lungimirante, prima dei sorteggi si era augurato di non “pescare” la nazionale africana. Il Camerun arriva in Italia sottotraccia, vuoi per il premondiale non proprio brillante, vuoi per la lista ufficiale dei giocatori inviata via posta, vuoi perché si porta in Italia un dietologo del peso di 120 kg, vuoi per il malcontento dei giocatori nei confronti di Nepomniachi. Sovietico di Slavgorod, Valeri Nepomniachi sbarca in Africa nel 1988, probabilmente figlio degli ottimi rapporti tra Mosca e Yaoundè, senza un curriculum di peso (ha allenato solo in Turkmenistan).

Dal suo arrivo al Mondiale passano quindi 2 anni pieni, nei quali mister Valeri non si degna d’imparare una sola parola di francese o meglio, così fa finta. Qualcuno sostiene che in realtà Nepomniachi il francese lo parla e lo capisce, anche se si affida ad un ex autista dell’ambasciata camerunense a Mosca per comunicare con i giocatori. Ha metodi di allenamento duri, con sedute alle 7 di mattina. Nello spogliatoio, anche per questi motivi, si respira malumore. Nepomniachi è un corpo estraneo alla Nazionale, durante le partite lascia che a dare le disposizioni ai giocatori sia il vice Jean Manga Onguene. Dopo il debutto vincente ai danni di Maradona e soci, il gruppo però si cementa e il ct sovietico comincia a credere di poter realizzare qualcosa di grande, dichiarando che il Camerun avrebbe fatto meglio del Mondiale ’82.

Il 14 Giugno 1990, al San Nicola di Bari, cattedrale voluta da Tonino Matarrese, il Camerun affronta la Romania, che all’esordio ha sconfitto 2-0 l’Unione Sovietica grazie ad una doppietta di Lacatus. Il calcio rumeno arriva al Mondiale 1990 forte degli splendidi risultati ottenuti dallo Steaua Bucarest in Coppa dei Campioni, vinta ai rigori nel 1986 (grande eroe il baffuto portiere Ducadam) e persa in finale 4-0 contro il Milan di Sacchi nel 1989. Dopo 58′ soporiferi la svolta, con l’ingresso di Roger Milla, il 9 sulle spalle e 38 anni suonati sulla carta d’identità. A soli 18 minuti dal suo ingresso l’eterno Roger si fionda su una palla sparacchiata in avanti, vince di fisico il duello aereo col numero 4 rumeno Ioan Andone, entra in area e batte implacabilmente Lung. Per esultare Milla balla a ritmo di Makossa davanti alla bandierina. Sullo sfondo le telecamere riprendono un cartellone della Coca-Cola e, 20 anni dopo, questa scelta pagherà bene Roger, che diventa testimonial della bibita per i Mondiali del 2010 in Sudafrica.

Lo show di Milla si ripete dieci minuti dopo (86′) con un violento destro sotto l’incrocio che non lascia speranze al portiere rumeno. Il Camerun è la prima squadra a qualificarsi agli ottavi di finale e la prima africana della storia a superare il primo turno. Nell’inutile ultimo match c’è l’Urss, che per passare ha bisogno di una vittoria con 4 goal di scarto, unita al non pareggio tra Argentina e Romania. Un Camerun per nulla indomabile, con un’impresentabile maglietta gialla, regala i 4 goal a Protasov e compagni che però vengono eliminati in virtù del pareggio per 1-1 tra Argentina e Romania. Il Camerun vince quindi il girone e si guadagna gli ottavi contro la Colombia di Renè Higuita e Carlos Valderrama, terzi nel girone di Germania e Jugoslavia, qualificatasi in extremis con un gol di Freddy Rincon ai tedeschi.

Nonostante la doppietta contro la Romania, Nepomniachi lascia inizialmente Milla in panchina, ma lo inserisce a inizio ripresa, I 90′ finisco a reti bianche, si vai ai supplementari. Al minuto 106, i 50mila del San Paolo di Napoli assistono al crack: dopo un delizioso passaggio di Oman-Biyik, l’immortale Milla scatta come un ragazzino, taglia la difesa colombiana e con un sinistro potente batte l’incolpevole Higuita. E’ ancora Camerun, è ancora Milla, è ancora Makossa. Passano un paio di minuti e stavolta sì che Higuita diventa colpevole. I colombiani scambiano palla all’indietro, Higuita riceve un passaggio scellerato e in maniera altrettanto scellerata prova il dribbling. Il diabolico Roger gli ruba la palla, se ne va in solitaria con Higuita alle calcagna e appoggia a porta vuota. E’ 2 a 0, solo per i tabellini il gol finale del colombiano Redin, gli africani volano però lo stesso ai quarti. Tutti sono pazzi del Camerun e della sua stella di quasi 40 anni. E pensare che Milla al Mondiale non doveva neanche esserci.

Albert Roger Mooh Miller (diventato Milla per un errore all’anagrafe) nasce nella capitale Yaoundè il 20 Maggio del 1952, è figlio di un ferroviere e cresce in una famiglia di 11 fratelli. Muove i suoi primi passi da calciatore a Douala, per poi ritornare nel ’74 Yaoundè nel Tonnere e nel ’76 viene eletto miglior giocatore del suo continente. Nel 1977 la prima esperienza in Francia dove viene ingaggiato dal Valenciennes. Nel nord della Francia raccoglie una manciata di presenze con 6 goal all’attivo dopo un anno passato da spettatore. Passa nel 1979 al Monaco, dove diversi infortuni impediscono a Milla di potersi esprimere. La stagione si chiude con la vittoria in coppa di Francia ma senza contributo alcuno da parte di Roger. Nel 1980 arriva la chiamata del Bastia. In Corsica Milla esplode. La prima stagione il Bastia chiude dodicesimo in campionato e arriva in finale di Coppa di Francia, dove trionfa ai danni del fortissimo Saint-Etienne di Michel Platini. Roger Milla mette a segno il goal del 2-0, contribuendo alla vittoria dell’unico trofeo conquistato nella storia del club corso. Dopo 4 stagioni intense le strade di Milla e del Bastia si dividono.

A 32 anni Milla, dopo 7 stagioni di Ligue 1 decide di scendere in Ligue 2, accettando l’offerta del blasonatissimo Saint-Etienne, che nel 1982 (un anno dopo la finale con il Bastia) era caduto in disgrazia con tanto di retrocessione per uno scandalo finanziario. In due anni regala 31 reti ai biancoverdi ed è protagonista nel 1986 del ritorno della squadra della Loira nel salotto buono del calcio francese. Milla rimane però in Ligue 2 e firma per il Montpellier, dove in tre anni grazie ai suoi goal arrivano una promozione e due salvezze. Nel 1989 passa al Saint-Pierre squadra delle Reunion, dipartimento d’oltremare francese situato in pieno Oceano Indiano ad un centinaio di km ad ovest delle Mauritius. E’ l’unico giocatore stipendiato in una squadra di dilettanti, che vincerà il campionato locale e prenderà parte ai 32esimi di finale di Coppa di Francia, dove verrà sconfitto a Clermont-Fernand in uno stadio con 12 mila paganti arrivati in massa per ammirare le sue gesta.

Un anno prima, nel 1988, mentre Roger è impegnato in un’amichevole contro l’Arabia Saudita, muore la mamma. Scosso dall’evento e arrabbiato con il Ministro dello Sport Camerunense che aveva promesso il ricovero in strutture private (poi non avvenuto) della madre, Roger Milla decide di lasciare la Nazionale. Appena il Camerun raggiunge la qualificazione al mondiale, il Presidente del Camerun, Paul Biya, che i maligni indicano come reale autore delle formazioni dei Leoni Indomabili, telefona personalmente a Milla per convincerlo a tornare sui suoi passi.

Il resto è storia. L’1 Luglio 1990 vanno in scena a Napoli i quarti di finale, tra il Camerun e l’Inghilterra in un San Paolo strapieno. Quel giorno, sono solo i 50 milioni sudditi di Sua Maestà a non tifare per l’undici africano. La formazione titolare vede ancora una volta l’assenza di Milla. Dopo appena 25 minuti un perfetto cross dalla sinistra di Stuart “Psycho” Pearce, trova la schiacciata di testa di David Platt, che sembra porre fine alla favola Camerun. Al rientro in campo nel secondo tempo, Nepomniachi sostituisce Maboang con Milla e la musica comincia a cambiare. Al 61′ Roger viene falciato in piena area da Paul Gazza Gascoigne e per la giacchetta nera messicana Codesal Mendez non ci sono dubbi. Sul dischetto va il numero 6 Emmanuel Kunde, difensore centrale, che nel 1988 proprio su rigore aveva siglato il goal vittoria in Coppa d’Africa contro la Nigeria. Anche questa volta Kunde non sbaglia.

Passano altri 4 minuti, Milla al limite dell’area avversaria tocca con l’esterno destro per il 30enne Eugene Ekeke, che appoggia delicatamente la palla alle spalle del vecchio Peter Shilton. Il sogno si spezza però a 7 minuti dal fischio finale, quando il rude Massing provoca un sacrosanto calcio di rigore. Gary Lineker non sbaglia e la partita va ai supplementari. Al 105esimo un altro tiro dagli undici metri procurato e realizzato da Lineker, causato sempre da Massing in collaborazione con N’kono, spedisce l’Inghilterra tra le prime 4 del mondo. Nonostante la bruciante sconfitta,i camerunensi rimangono in campo, scambiano la maglietta e fanno il giro d’onore dello stadio San Paolo come se avessero vinto, come se Lineker non avesse mai realizzato quei due rigori. L’ultima scena vede Roger Milla con indosso la maglia inglese numero 5 di Des Walker, salutare il San Paolo e imboccare le scale per lo spogliatoio. Finisce così, senza tristezza, la storia felice dei leoni indomabili, domati solo da due rigori.

Quel Camerun per quanto straordinariamente rappresentato da Roger Milla, era un’orchestra formata per metà da giocatori cresciuti e maturati in Europa.

In porta il gattone Thomas N’Kono, forte di un’esperienza nella Liga con l’Espanyol, titolare come nel 1982 ma questa volta per l’auto esclusione di Bell. Gianluigi Buffon chiamerà Thomas suo figlio, proprio in onore dell’ estremo difensore camerunense. Altro totem , ill capitano Tataw, schierato a centrocampo come in difesa, commovente all’esordio. In mediana Emile Mbouh instancabile motorino dalle folte sopracciglia, le discese di Ndip ed Ebwellè e i piedi raffinati della mezzapunta con i dread Makanaky. In avanti, la freddezza di Kundè e la caparbietà unita alla classe di Oman-Biyik. A oltre 20 anni da quella splendida competizione molti dei 22 Leoni Indomabili sono ancora nel mondo del calcio.
Joseph Antoine Bell, dopo aver saltato per motivi disciplinari i Mondiali 90, giocherà da titolare quelli del 1994, saltando però la debacle contro la Russia. Oggi collabora con la rete televisiva Africa 24, prima rete d’informazione del continente nero e con la RFI, la radio pubblica francese, e dedica gran parte del suo tempo alla sua grande passione, il poker. Il terzo portiere Jacques Songo’o sarà presente al mondiale del 1994, dove ahìlui disputerà la partita contro la Russia, e giocherà titolare a Francia 98. Ai Mondiali del 2010 Songo’o è stato allenatore dei portieri e per una sola amichevole ct ad interim, dopo la rassegna sudafricana, fino alla nomina di Javier Clemente. Suo figlio Frank è centrocampista e gioca nell’Albacete.
Thomas N’Kono a 35 anni farà parte come terzo portiere della spedizione americana del 1994. Chiuderà la sua carriera nel 1997 nelle file del Bolivar, club Boliviano di La Paz. Dal 2000 al 2003 fa parte dello staff della nazionale e nel 2003 diventa allenatore dei portieri dell’Espanyol di Barcellona, squadra nella quale ha militato per gran parte della sua carriera,. Nel 2007 è nuovamente nello staff della nazionale fino al 2009 quando viene nominato per qualche mese ct dei Leoni Indomabili in attesa del nuovo allenatore Paul Le Guen. Prima della semifinale con il Mali di Coppa d’Africa del 2002 disputata proprio in Mali, Thoms N’kono fu arrestato dalla polizia per magia nera. L’accusa non lo fece prendere parte, oltre che alla semifinale con il Mali vinta per 3 a 0, pure alla finale vinta ai rigori contro il Senegal.

Il centrale Jules Onana terminò la sua carriera nel 2005 dopo varie esperienze tra Camerun, Francia e Indonesia e dopo il ritirò divenne agente di calciatori in Asia. Il terzino destro Ebwellè (anche per lui qualche anno in Indonesia) dopo il ritiro ha allenato il Tonnere Yaundè. Capitan Stephen Tataw fu il primo giocatore africano a giocare nel campionato giapponese, nei Sagan Tosu. Kana-Biyik fratello di Oman terminò la carriera in Francia nel Le Havre, stessa squadra dove ha mosso i primi passi suo figlio Jean Armel oggi difensore dello Stade Rennais. Emile Mbouh terminata la carriera tra Qatar, Indonesia, Singapore e Malesia gestisce oggi una scuola calcio, la Emile Star Soccer, a Rockville nel Maryland.
Jean Claude Pagal dopo l’esclusione dal Mondiale 1994, aspettò e aggredì il tecnico Henry Michel all’aereoporto di Orly prima della partenza del Camerun per gli States. Thomas Libiih dopo aver chiuso la carriera nel Portovejo in Ecuador nel 2001, allena il Terek Yaoundè società satellite della squadra russa del Terek Grozny. Ciryl Makanaky si è ritirato a soli 32 anni, la sua ultima squadra è stata il Barcellona Club di Guayaquil in Ecuador. Francois Oman Biyik, passato anche per Genova, sponda Samp, ha chiuso la sua carriera nello Chateauroaux in Francia, dopo qualche stagione passata in Messico. Nel 2003 è tornato a giocare in un campionato amatoriale messicano con il Deportivo Sahara, mettendo a segno 10 reti. Vive proprio in Messico a Colima dove allena la squadra locale. Suo figlio Emilo gioca nello Chateauroaux e nella nazionale messicana under 17.
Eugene Ekeke, è stato un rispettato membro del sindacato della Ligue 1 in Francia,oggi è allenatore e il suo ultimo avvistamento è stato in Gabon sulla panchina del Franceville. Valeri Nepomniachi dopo svariate esperienze in Cina, Giappone, Uzbekistan e come commentatore televisivo in Russia, oggi allena i siberiani del Tom Tomsk.
Il vice allenatore Jean Manga Onguene lavora per la FIFA. Roger Milla, dopo il Mondiale 1990 giocò per altre sei stagioni. Al termine dei Mondiali lasciò le Reunion per tornare a Yaounde, nel Tonnere, mettendo a segno 89 reti in 4 anni. Nel 1994 viene convocato per i mondiali american, dove nella partita Brasile-Camerun Roger Milla diventa il giocatore più vecchio ad aver giocato una partita dei Mondiali. Ha 42 anni. Il 28 Giugno 1994 a San Francisco, entra nel secondo tempo della partita tra Russia e Camerun, già sul 3 a 0 per i Russi. Roger impiega un solo minuto a buttarla dentro e a diventare il giocatore più anziano ad aver segnato durante una partita dei Mondiali. Finito il Mondiale, si trasferisce in Indonesia nel Pelita Jaya, in 23 incontri va a segno 23 volte. Gioca due partite d’addio al calcio: la prima a Douala il 28 Dicembre 1997 davanti a 95.000 spettatori, la seconda nella capitale Yaoundè con 110.000 tifosi assiepati sugli spalti dello Stade Omnisport. Roger Milla lascia il calcio a 44 anni, in 32 anni di carriera mette a segno 387 reti in 707 presenze, accumulando 102 presenze con la maglia del Camerun dove realizza 28 reti. Nel 2006 viene insignito della nomina di Cavaliere della Legione d’Onore francese. Oggi Milla è ambasciatore per l’Africa nel Mondo e vive a Yaoundè.

Dopo il Camerun, altre due nazionali arriveranno ai quarti di finale della Coppa del Mondo, il Senegal nel 2002 e il Ghana nel 2010. Nessuna delle due è paragonabile a quel Camerun, al quale per forza e qualità di gioco si avvicina solo la Nigeria 1994. Il Camerun 1990 ha spezzato le catene che opprimevano il calcio africano allo squallido ruolo di colorato e gioioso sparring partner. Un giorno forse non troppo lontano avremo il piacere di vedere una nazionale africana spingersi più in là. fino ad allora la leggenda appartiene a quei 22 leoni indomabili, domati da due rigori di Lineker ma non dalla storia.