Carl Zeiss Jena

La straordinaria storia del Carl Zeiss Jena: tre scudetti, una finale europea, sette giocatori al Mondiale 1974. Il club che dominò la Germania Est, scomparve poi nell’oblio dopo la riunificazione.

Provate a chiedere a un tifoso qualsiasi di elencare le grandi del calcio tedesco. Vi dirà Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Schalke 04 — nomi che sanno di Champions League e di stadi stracolmi nella ricca Germania occidentale. Nessuno, o quasi, nominerà una squadra della Turingia. Eppure, nascosta tra le pieghe di una storia che i vincitori hanno riscritto a modo loro, esiste una maglia che per quasi cinquant’anni ha fatto tremare avversari su entrambi i lati del Muro: quella del FC Carl Zeiss Jena.

Per chi è cresciuto nella Repubblica Democratica Tedesca, Jena non era semplicemente una squadra di calcio. Era un simbolo, un punto di riferimento, la prova che anche nell’isolamento politico si poteva raggiungere la grandezza sportiva. Tre scudetti, tre coppe nazionali, una finale europea, sette giocatori protagonisti del Mondiale 1974. E soprattutto: 1097 punti in 929 partite distribuite su 35 stagioni, dal 1948 al 1991. Un record di continuità e regolarità che nessun altro club della DDR ha mai saputo eguagliare.

Jena era il vivaio della nazionale est-tedesca, la fucina che sfornava talenti olimpici e campioni del mondo. Era il club che faceva tremare le grandi d’Europa, che eliminava la Roma e il Benfica nel suo cammino verso una finale continentale.

Questa è la storia di un gigante dimenticato. La storia di come un club operaio della Turingia sia diventato leggenda, per poi sprofondare nell’oblio dopo la riunificazione. Una parabola che racconta molto più del semplice calcio: racconta di un’epoca, di una nazione scomparsa, di sogni infranti e glorie perdute.

Le radici

Il primissimo Carl Zeiss Jena, anno 1903

La storia inizia in un altro secolo, in un’altra Germania. È il 13 maggio 1903 quando nasce il FK Carl Zeiss Jena, fondato dai dipendenti dell’azienda omonima, un colosso dell’ottica che ha reso celebre la cittadina della Turingia. Il calcio è ancora agli albori, e come tutti i club dell’epoca, anche gli uomini di Jena cominciano dalle competizioni regionali.

Ma sin da subito mostrano una fame particolare. Tra il 1910 e il 1933 – anno dell’ascesa di Hitler – il club domina la Turingia orientale conquistando 12 titoli regionali. È una supremazia territoriale che porta i primi frutti anche a livello nazionale: Willy Krauss diventa il primo calciatore del club a vestire la maglia della Nationalmannschaft nel 1911, in una vittoria per 6-2 contro la Svizzera.

Il salto di qualità arriva nel 1925, quando il 1. SV Jena – così era stato ribattezzato il club otto anni prima – disputa per la prima volta il turno finale del campionato tedesco. Il FC Norimberga spegne però subito i sogni di gloria con un secco 2-0 al primo turno.

Con la riorganizzazione nazista dei campionati nel 1933 e l’introduzione delle Gauliga, Jena conquista nel 1935 il titolo della regione “Centro”, replicando il successo nel 1936, 1940 e 1941. Le fasi finali nazionali restano un miraggio, ma almeno due giocatori – Heinz Werner e Ludwig Gärtner – riescono a calcare i palcoscenici della nazionale.

La rinascita tra le macerie

Il Motor Jena, vincitore della DDR-Liga (la seconda serie tedesco-orientale)

La guerra lascia macerie ovunque, anche nel calcio. Alla liberazione, i club della zona di occupazione sovietica vengono sciolti. Ma lo spirito calcistico di Jena è troppo forte per essere spento. Nel giugno 1946, alcuni ex membri del 1. SV creano la SG Ernst-Abbe Jena. Seguono altre incarnazioni: la BSG Carl Zeiss Jena nel maggio 1949, la BSG Mechanik Jena nel gennaio 1951, e infine la BSG Motor Jena nel maggio dello stesso anno.

Il club è ora intrappolato – o protetto, dipende dai punti di vista – dall’altra parte della cortina. La Germania è divisa, e anche il calcio lo è. Il campionato della DDR diventa la nuova casa, ma l’ascesa non è immediata. Solo nella stagione 1952-53 il BSG Motor Jena raggiunge la prima divisione, salvo retrocedere immediatamente.

Un dettaglio curioso: Karl Schnieke, calciatore di Jena, diventa il primo marcatore della nazionale est-tedesca, in una sconfitta per 3-1 in Romania. Un primato che vale poco di fronte alla retrocessione, ma che testimonia come il club continui a sfornare talenti.

L’epoca d’oro: quando Jena dominava l’Est

Nel 1957, ribattezzato SC Motor Jena, il club torna in Oberliga. E questa volta ci resta. L’anno dopo arriva un secondo posto con Helmut Müller capocannoniere con 17 gol. È solo l’antipasto.

Nel 1960 arriva il primo trofeo importante: la Coppa della DDR, conquistata battendo 3-2 ai supplementari lo SC Empor Rostock. È l’inizio di una cavalcata straordinaria. L’anno successivo, alla prima esperienza in Coppa delle Coppe, Jena elimina Swansea, Dudelange e Leixoes, prima di arrendersi in semifinale contro un’Atletico Madrid troppo forte (1-0 e 4-0).

1963, primo scudetto per lo Jena

Ma il meglio deve ancora venire. Nel 1963, con Peter Ducke capocannoniere dell’Oberliga (19 gol), Jena conquista il primo scudetto della DDR. Il secondo arriva nel 1968, il terzo – e ultimo – nel 1970. Le coppe nazionali si accumulano: 1972, 1974, 1980.

Nel frattempo, nel 1966, il club aveva recuperato il suo nome storico: FC Carl Zeiss Jena. Un nome che sarebbe diventato leggendario.

I magnifici sette del Mondiale 1974

È impossibile raccontare la storia del Carl Zeiss Jena senza parlare del Mondiale 1974. Per la prima – e unica – volta, la nazionale della Germania Est si qualifica per la fase finale di una Coppa del Mondo. E lo fa con un’ossatura quasi interamente composta da giocatori di Jena.

Sono sette i calciatori del club convocati: Wolfgang Blochwitz, Peter Ducke, Harald Irmscher, Lothar Kurbjuweit, Eberhard Vogel, Konrad Weise e Bernd Bransch. Sette uomini che scrivono una pagina di storia indimenticabile.

Nel girone, la DDR affronta l’impensabile: la Germania Ovest, la rivale, il nemico ideologico e calcistico. E vince. Un 1-0 che vale più di qualsiasi trofeo, che rappresenta la rivincita di chi è sempre stato considerato il fratello povero. Gli uomini di Jena sono i protagonisti assoluti di quell’impresa. Anche se la nazionale uscirà al secondo turno, quel giorno resterà immortale.

E non è tutto. Peter Rock aveva già conquistato il bronzo alle Olimpiadi di Tokyo nel 1964. Nel 1972 tocca a Ducke, Irmscher, Kurbjuweit, Vogel e Weise replicare l’impresa. Nel 1976, Hans-Ulrich Grapenthin, Kurbjuweit e Weise tornano da Montreal con l’oro al collo. Nel 1980, Rüdiger Schnuphase conquista l’argento a Mosca.

Jena non è solo un club di calcio: è un vivaio di campioni olimpici e mondiali.

Le notti europee

Le coppe europee sono sempre state il palcoscenico dove i sogni si realizzano o si infrangono. Per il Carl Zeiss Jena, sono state entrambe le cose.

Nel 1963 e nel 1968, il club si ferma subito in Coppa dei Campioni, prima contro il Dinamo Bucarest, poi per forfait contro la Stella Rossa di Belgrado. Nel 1970-71 c’è un quarto di finale, ma sono ancora i jugoslavi a mettere la parola fine.

Ma il 1981 è l’anno della gloria. In Coppa delle Coppe, Jena compie un’impresa straordinaria. Al primo turno elimina la Roma (4-3 complessivo). Poi è il turno del Valencia (3-2), del Newport County (3-2) e, in semifinale, del glorioso Benfica (2-1).

1981: finale di Coppa delle Coppe contro la Dinamo Tbilisi

Dopo il Magdeburgo nel 1974, Jena diventa la seconda squadra della DDR a raggiungere una finale europea. Lo stadio Rheinstadion di Düsseldorf si prepara ad accogliere il match decisivo contro i georgiani della Dinamo Tbilisi.

È il 13 maggio 1981. La data ricorda quella della fondazione del club, 78 anni prima. Sembra un segno del destino. Ma il calcio non fa sconti. La Dinamo Tbilisi vince 2-1. Jurgen Raab e i suoi compagni tornano a casa con il cuore spezzato e una medaglia d’argento che sa di rimpianto. A un passo dalla gloria assoluta.

Il crollo del Muro e la fine di un’era

Il 9 novembre 1989 cade il Muro di Berlino. Con esso crolla un mondo intero, compresi i suoi club di calcio. Nel 1990 arriva la riunificazione, e l’anno dopo il campionato della DDR cessa di esistere.

Grazie al sesto posto nell’ultima stagione, il Carl Zeiss Jena ottiene il diritto di partecipare alla Bundesliga 2. Ma la transizione è brutale. Nel 1994 arriva la retrocessione nella lega regionale del nord-est. Una risalita lampo nel 1995, poi un nuovo precipizio nel 1998, questa volta fino ai dilettanti.

La rosa per la stagione 1995/96

Sono anni di calvario. Il club che aveva dominato un’intera nazione si ritrova a vagare tra i campionati minori. Un breve ritorno in Bundesliga 2 nel 2006 illude i tifosi, ma la retrocessione del 2008 riporta tutti con i piedi per terra.

Quell’anno, però, c’è un ultimo sussulto d’orgoglio. In Coppa di Germania, Jena elimina due club di Bundesliga: l’Arminia Bielefeld agli ottavi e lo Stoccarda ai quarti. Il sogno finisce in semifinale contro il Borussia Dortmund, ma è stato bello mentre è durato.

Un gigante addormentato

Fine 2013. Il club langue in quarta divisione quando viene acquistato da Roland Duchâtelet, un imprenditore belga che all’epoca possedeva il Saint-Trond, lo Standard di Liegi e l’Ujpest, e che poco dopo avrebbe comprato il Charlton e l’Alcorcon. Una proprietà multiclub ante litteram, ma senza risultati degni di nota.

Dal 2020, il FC Carl Zeiss Jena milita nella Regionalliga Nordost, la quarta serie tedesca. Combatte nel gruppo di testa, cerca di risalire, ma è lontanissimo dai fasti di un tempo.

Club faro della Germania Est, il Carl Zeiss Jena è rientrato nei ranghi dopo la riunificazione e di fronte alla concorrenza spietata della Bundesliga e delle grandi squadre occidentali, ha perso peso sportivo ed economico. Oggi è lontano anni luce dai titoli nazionali e dalle notti europee che lo resero grande.

Ma la storia resta. Resta quella finale del 1981, resta quel Mondiale del 1974, restano quei sette magnifici che umiliarono la Germania Ovest. Resta il record di regolarità, restano i tre scudetti e le tre coppe. Resta la memoria di un club che, per un paio di decenni, fu davvero grande.