Ciro Muro: murato da Maradona

«A me m’ha rovinato Maradona. Tornai al Napoli per essere protagonista ma nel mio ruolo giocava Diego»

Talvolta il destino è imprendibile come una punizione dal limite, magari calciata proprio da lui. Alzi la mano chi può dire: «A me m’ha sbarrato la strada Maradona». Ciro Muro si è trovato sulla strada il «pibe» degli anni dorati. Dotato di una timidezza di napoletano atipico e di un estro da (cosiddetto) fantasista, tenta di minimizzare, ma la storia è provata.

Napoli, stagione di grazia 1986-87: Ciro ha 22 anni ed è reduce dal suo campionato più bello, 29 partite e 4 gol a Pisa. Un babà di giocatore. Ritorna a Soccavo, dov’è nato calcisticamente. «Potevo essere titolare, ma nel ruolo che poi occupò, con risvolti decisivi per la squadra. Francesco Romano. Dove stava il posto giusto c’era già Diego. Fui felice per lo scudetto della squadra che amavo, ma sento più mia la Coppa Italia».

Ciro Muro viene da San Pietro a Patierno, il paese dei fuochisti e delle scarpe. Il padre Giuseppe, ex calciatore in quarta serie, era giardiniere comunale. «Tattica di Rivera, forza di Juliano: così farai strada» lo istruisce il signor Giuseppe che rimane vedovo con sette figli (ne avrà un ottavo dalla seconda moglie) quando Ciro ha 5 anni. «Non ce la faceva e spedì me e mio fratello Giovanni, ora master di biliardo, al collegio Cristo Re di Portici. Ci sono rimasto fino a 12 anni. Non è stato facile, in collegio non sai mai come va a finire. Guardavo gli altri compagni di scuola che avevano le merendine e li invidiavo».

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Gioca ovunque gli capiti, nel cortile del collegio, di quelli dove «non c’è neanche un prete per chiacchierare». Soldi pochi, ma non importa. «Mio padre mi dava qualcosa, ma io sognavo solo un paio di scarpe da calcio nuove». A 12 anni comincia la sua avventura a Soccavo. Trova come allenatori Sorniani e Corso. «Finito l’allenamento si mettevano da soli a tirare punizioni. I compagni correvano sotto la doccia e io stavo li, a guardarli. Finché un giorno mi dissero: “Vieni, prova tu”».

Nello studio non è fortissimo: smette in seconda media, con la benedizione dei professori. «Mi dissero: meglio con la palla tra i piedi che con i libri. Era il mio destino, nessun rimorso». Niente libri e neanche discoteche. Suo padre Giuseppe, quando torna a casa il sabato sera gli dà regole da ritiro: a letto alle 22.15. «Diceva che non era buona educazione per un ragazzo stare in mezzo alla strada fino a tardi».

L’educazione dà i suoi frutti. A 15 anni lo convocano per un’amichevole a Terni con la prima squadra. «Sono salito sul bus e stavo immobile, lo sguardo fisso, non avevo il coraggio di voltarmi indietro, verso campioni come Krol. Adesso non esiste più il rispetto dei ruoli. Tutti pretendono di capire di calcio».

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Arriva il momento di andare in provincia «a fare esperienza». Destinazione Monopoli, dove si fa notare arrivando alla nazionale di serie C. «Mi chiamò Anconetani. “A Pisa vengo anche a piedi” gli dissi. Fu un anno memorabile, forse il mio campionato più bello».

Torna a Napoli e li trova Maradona. «Il mio idolo, veramente, era Zico, ma quando vidi Diego, tornato dal Mondiale magro e impegnato, cambia idea. Non c’è mai stato un altro come lui. Era un compagno esemplare e un grande campione».

Chiuso da Diego, va a portare il suo estro alla Lazio. Ci resta due anni, malgrado un litigio con Fascetti. «Ogni tanto ho avuto degli scatti, ma poi finiva li. Con lui ho giocato 37 partite: non c’è un tecnico con cui non sia andato d’accordo». Va a Cosenza, proprio nell’anno del «mistero Bergamini» il calciatore morto in circostanze mai chiarite. «Una morte assurda. Non so se c’è qualcosa sotto, so solo che era un bravissimo centrocampista».

Taranto. Ischia le successive tappe, prima di una specie di Circumvesuviana del pallone: Casal di Principe, Viribus Unitis, Sant’Anastasia. «Ho smesso nel 2001 in Puglia, al Manduria. Ero andato a portare dei calciatori ma il presidente mi ha visto in forma e mi ha proposto di giocare. Finito lì, basta».

Vive bene, i soldi investiti nelle cose giuste (appartamenti, un negozio con suo cognato). Bilanci? «Sono contento, ho avuto come compagni grandi campioni. Un solo rammarico: non aver giocato al Nord. Ho frequentato solo piazze calde, dove se fai un errore lo paghi con gli interessi. Magari lassù la gente è più tollerante».

Inseguiva la palla per i cortili del collegio, ha giocato con Maradona. Nulla è uguale a prima se non la passione e la timidezza di Ciro Muro, diventato grande cercando il posto giusto. Come tutti noi.

StagioneClubPres (Reti)
1983-1984 Napoli1 (0)
1984-1985 Monopoli34 (5)
1985-1986 Pisa29 (4)
1986-1987 Napoli11 (1)
1987-1989 Lazio61 (4)
1989-1990 Cosenza35 (2)
1990-1991 Messina30 (1)
1991-1993 Taranto71 (9)
1993-1995 Ischia Isolaverde58 (1)
1995-1996 Albanova31 (6)
1996 Matera8 (0)
1996-1997 Albanova23 (4)
1997-1998 Sant’Anastasia3 (1)
1998-1999 Casertana9 (1)
1999-2001 Viribus Unitis42 (2)
2001 Pomigliano Est8 (1)
2001 Manduria2 (0)