La leggenda di Siviglia

Platini vince il tiro della monetina e Giresse inizia la serie di rigori, tirando nella stessa porta dove mezz’ora prima aveva segnato il gol del sogno, dell’illusione. È il terzo lancio della monetina della partita e per la terza volta vincono i francesi. Qualche anno prima le partite terminate in parità venivano decise proprio in questa maniera ma purtroppo per i francesi, così fortunati con la peseta, a Sevilla la finalista verrà decisa dai calci di rigore. L’attesa del primo rigore è lunghissima, Corver improvvisa un momento teatrale riprendendo per tre minuti buoni i giocatori a centrocampo e poi Schumacher in porta. Questa perdita di tempo potrebbe aumentare terribilmente la tensione di Giresse, il numero dodici francese però rimane freddissimo e spiazza Schumacher con un rasoterra preciso. Kaltz, Amoros, Breitner e Rocheteau spiazzano il portiere a loro volta, la Francia conduce sei a cinque.

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È il sesto rigore della serie e tocca ad Ulrich Stielike. Ed è proprio lui, il libero del Real Madrid, terzo rigorista tedesco, a rompere l’equilibrio facendosi parare il tiro dal dischetto da Jean-Luc Ettori. Nonostante la fama di duro (chiedere ad Altobelli) Stielike dopo l’errore scoppia a piangere come un bambino, sdraiato a fianco del dischetto. Schumacher arriva e sposta di forza il suo compagno numero 15 garantendogli che parerà il rigore successivo. Quando Didier Six, quarto rigorista francese, si avvicina al dischetto del rigore per posizionare la palla, Stielike è l’unico degli ottantamila del Pizjuan a non guardare verso la porta difesa da Schumacher, la testa tra le braccia del giovane Pierre Littbarski, inconsolabile nella sua esplosione di lacrime, così poco dignitose per un cattivo come lui. Ma è il momento di Didier Six, il numero 19 ha la possibilità di scagliare in rete la palla della finale. Dopo di lui infatti tirerà Michel Platini, praticamente una sicurezza.

La leggenda di Sevilla (smentita e confermata migliaia di volte dai protagonisti) racconta che Harald Schumacher abbia alzato gli occhi verso il centrocampo dove Hansi Muller, giocatore assai intelligente che conosce bene Six, sta mimando vistosamente un tiro di piatto verso sinistra, indicando la parte verso la quale sicuramente l’attaccante francese avrebbe tirato. Vero o falso che sia, Schumacher si getta verso la sua destra e respinge il tiro di Six, al quale improvvisamente cedono le ginocchia. Di nuovo parità. Si va avanti in equilibrio. Didier Six, il maledetto del calcio francese: era stato lui 4 anni prima a Buenos Aires, durante una partita spettacolare, a fallire un gol contro l’Argentina che avrebbe cambiato la partita ed è lui a fallire il rigore che tutti i francesi ancora oggi identificano come quello decisivo.

Stielike si accorge dell’errore dell’avversario, alza gli occhi e vede che il suo errore è stato neutralizzato dal portiere ma non sorride ancora, sa di averla combinata grossa, torna con il volto tra le mani, tra le ginocchia, forse per vergogna, forse perché ancora disperato. O forse perché pensa che mantenendo questo atteggiamento il suo portiere parerà anche il rigore successivo di Platini. Tocca ora Littbarski ristabilire la parità, uno dei migliori in campo non si smentisce con un rigore centrale sotto la traversa. E’ il momento dei rigoristi finali, Platini, e Rummenigge, cinque anni di Palloni d’Oro 1981-1985, i due fuoriclasse trasformano il proprio rigore in maniera perfetta: ora si va avanti ad oltranza.

Hidalgo racconterà che non era stata preparata una lista di rigoristi ma si sarebbero valutati al momento i disponibili. Tigana, infortunatosi nel finale, è automaticamente escluso ed il primo a presentarsi sul pallone è quindi Maxime Bossis, uno dei migliori in campo; “Ho preferito offrirmi di tirare il rigore piuttosto che farmelo chiedere, dopotutto al Nantes ero uno dei tiratori”. Con i consueti calzettoni alle caviglie, Bossis tira con decisione ma Schumacher intercetta il pallone e i sogni della Francia crollano: “in quel momento mi sentivo perso, credevo che la serie si sarebbe arrestata al primo errore e non ho pensato minimamente al fatto che toccava a Hrubesch, per me era già finita in quell’istante, non capivo più nulla”.

Horst Hrubesch nel giugno 1980 allo stadio Flaminio aveva consegnato la Coppa Europa alla Germania Ovest con una doppietta in finale contro il Belgio, è già stato decisivo per la sua squadra, potrebbe essere lui a chiudere la partita. Al contrario Ettori deve parare il rigore altrimenti la Germania è in finale. Corver posiziona il pallone sul dischetto ed invita Hrubesch a controllare, al contrario del solito il tedesco non tocca la palla, la lascia così com’è: “Ero talmente sicuro di segnare che ho lasciato il pallone là dove l’aveva posizionato l’arbitro”. Il rigore del centravanti è perfetto, Ettori non si butta nemmeno, la Germania Ovest è in finale. Racconta Hrubesch: “Inizialmente non volevo essere il sesto rigorista, ma poi mi sono detto ‘ce la fai, la metti in porta’ e mi sono preso le mie responsabilità… un’ora prima della partita, quando ho aperto l’armadietto negli spogliatoi, ho trovato incollata una foto di Gesù… ho detto ai miei compagni, ragazzi, oggi non ci può accadere nulla di male perché Gott Mit Uns” e in effetti Hrubesch durante i festeggiamenti si rende protagonista negli spogliatoi: “ve l’avevo detto che Dio sarebbe stato con noi e ci avrebbe aiutato”.

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È finita, Rummenigge e Kaltz corrono ad abbracciare il corpulento centravanti, Platini è perso a centrocampo, Tigana zoppica, Rocheteau, sportivissimo, va ad applaudire i tifosi francesi che ricambiano: al Pizjuan di Sevilla è appena terminata la partita più bella del secolo e i protagonisti, vincitori e sconfitti, entreranno di diritto nella leggenda della Coppa del Mondo di calcio. A tarda notte, all’aeroporto di Sevilla, in attesa di prendere l’aereo per Alicante (due giorni dopo ci sarebbe stata la finalina contro la Polonia).

I giocatori francesi notano Corver che discute simpaticamente con i tedeschi in partenza per Madrid. Tigana è rosso dalla rabbia e viene trattenuto a stento dai compagni. Non c’è niente da fare, la Francia più bella di sempre volerà ad Alicante ed il viso di Giresse, stravolto dalla gioia, rimarrà per sempre un’immagine romantica e triste nell’immaginario degli sportivi francesi e di tutto il mondo. La resurrezione di Rummenigge e la traversa di Amoros, la rovesciata di Fischer e la sforbiciata di Trésor, il dolore di Battiston ed il cinismo di Schumacher, l’errore di Six e le lacrime di Stielike, i dribbling di Littbarski e la classe infinita di Michel Platini: tutto questo è la Leggenda di Sevilla, grazie a tutti i protagonisti di avercela regalata, perché anche a quasi trent’anni di distanza questa partita ci procura sempre emozioni infinite.

Testo di Carlo Maerna


08.07.82 (21.00) Seville, Estadio Sanchez Pizjuan
GERMANIA OVEST – FRANCIA 3-3 d.t.s. 5-4 d.c.r.
Reti: 1:0 Littbarski 17, 1:1 Platini 26 rig., 1:2 Tresor 92, 1:3 Giresse 98, 2:3 Rummenige 102, 3:3 Fischer 108
Sequenza Rigori: 0:1 Giresse, 1:1 Kaltz, 1:2 Amoros, 2:2 Breitner, 2:3 Rocheteau, (2:3) Stielike (parato), (2:3) Six (parato), 3:3 Littbarski, 3:4 Platini, 4:4 Rummenige, (4:4) Bossis (parato), 5:4 Hrubesch
Germania Ovest: Schumacher, Kaltz (c), K.H. Forster, Stielike, Briegel (96 Rummenigge), B. Forster, Dremmler,
Breitner, Littbarski, Magath (72 Hrubesch), Fischer
Francia: Ettori, Amoros, Janvion, Bossis, Tigana, Tresor, Genghini (52 Battiston, 62 Lopez), Giresse, Platini (c), Rocheteau, Six
Arbitro: Corver (Olanda)