Il racconto della magica prestazione di Claudio Garella contro la Roma, pietra miliare dell’impresa scudetto del Verona 1984/85.
Nella stagione 1984/85 di Serie A, il nostro calcio visse forse l’ultimo autentico miracolo sportivo. Il Verona, squadra che appena due anni prima militava in Serie B, conquistò il suo primo e finora unico Scudetto. Tra i protagonisti di questa impresa impossibile c’era un portiere dal fisico tutt’altro che statuario: Claudio Garella.
Con i suoi 30 anni, una corporatura robusta e qualche chilo di troppo, Garella non aveva certo l’aspetto del portiere ideale. Eppure, il suo stile poco ortodosso ma tremendamente efficace si rivelò determinante per la conquista dello Scudetto. E fu proprio in una partita contro la Roma, il 21 ottobre 1984, che “Garellik” – come venne soprannominato – scrisse una delle pagine più memorabili della sua carriera.
Roma vs Verona: non una partita qualunque
Quello che oggi potrebbe sembrare un semplice match di Serie A, nella stagione 1984/85 rappresentava invece uno scontro al vertice. La Roma di Eriksson era una signora squadra, con al suo arco ancora moltissime stelle in gran parte reduci dallo scudetto di due stagioni prima: Bruno Conti, Tancredi, Pruzzo e i brasiliani Toninho Cerezo e Paulo Roberto Falcão, il celebre “Ottavo Re di Roma” (ben prima che Francesco Totti reclamasse questo titolo).

Il Verona, guidato in panchina da Osvaldo Bagnoli, aveva sorpreso tutti con un ottimo sesto posto nella stagione precedente. Durante il mercato estivo, il presidente Celestino Guidotti aveva dimostrato ambizione acquistando il terzino tedesco Hans–Peter Briegel e la stella danese Preben Elkjaer–Larsen. Questi si aggiunsero a una solida ossatura di giocatori italiani come Pietro Fanna, Giuseppe Galderisi e Antonio Di Gennaro. E, naturalmente, Claudio Garella.
L’inizio di stagione dei gialloblu era stato impressionante: vittoria per 3-1 contro il Napoli nella partita d’esordio di Maradona in Serie A e un convincente 2-0 contro la Juventus di Michel Platini alla quinta giornata. Il Verona faceva sul serio, e la Roma era la prossima squadra da affrontare.
Lo Stadio Olimpico: teatro dell’impresa
I giallorossi accolsero il Verona allo Stadio Olimpico in un clima di frustrazione, dopo una serie di cinque pareggi consecutivi. Tuttavia, 40.000 tifosi erano pronti a celebrare il ritorno di Falcão dopo un mese e mezzo di assenza per infortunio.
La partita si aprì con un’azione fulminante dei padroni di casa: Falcão, ansioso di dimostrare il suo valore dopo la lunga assenza, servì un pallone perfetto per Cerezo sulla fascia destra. Il brasiliano entrò in area e scagliò un tiro potente che sembrava destinato all’angolino basso, ma Garella si distese completamente, toccando il pallone con la punta delle dita e deviandolo in calcio d’angolo.
Dopo questo primo intervento prodigioso, il Verona provò a pungere con un contropiede: Galderisi recuperò palla a centrocampo e servì Briegel sulla destra. Il tedesco avanzò per alcuni metri prima di tentare un diagonale che terminò lontano dai pali di Tancredi. Era chiaro che i gialloblu erano venuti a Roma per difendersi e ripartire.
L’assedio giallorosso

Al 23° minuto, Falcão orchestrò un’altra azione pericolosa con un lancio millimetrico per Bruno Conti. L’ala dribblò il suo marcatore e mise al centro un cross tagliente su cui Iorio si avventò con un colpo di testa in tuffo. Garella, con un riflesso felino, si lanciò sulla sua sinistra respingendo il pallone con un colpo di pugno, salvando letteralmente la porta veronese.
Pochi minuti dopo, una cavalcata di Cerezo sulla fascia destra creò scompiglio nella difesa del Verona. Il brasiliano entrò in area e tentò un pallonetto che superò Garella in uscita, ma il portiere, con un recupero prodigioso, si contorse in aria e con la punta delle dita riuscì a deviare il pallone sulla traversa.
Prima dell’intervallo, anche Di Gennaro ebbe un’occasione per il Verona, ma il suo tiro dal limite dell’area finì direttamente nelle braccia di Tancredi.
Secondo Tempo: la sinfonia di Garellik
La ripresa iniziò con un Verona più propositivo. Elkjaer–Larsen si liberò sulla sinistra e tentò un tiro a giro che sfiorò il palo lontano. Poco dopo, una ripartenza veloce orchestrata da Galderisi permise a Di Gennaro di concludere dal limite, ma Tancredi si superò respingendo in tuffo.

Dopo questi due tentativi, la Roma riprese ad attaccare con maggiore intensità. Al 58°, Falcão batté un calcio d’angolo teso sul primo palo, dove Righetti staccò più in alto di tutti. Il suo colpo di testa potente e angolato sembrava destinato al gol, ma Garella, con un balzo felino, si tuffò alla sua destra e respinse il pallone con la punta delle dita, mandando la palla in corner tra lo stupore dei tifosi romanisti.
Al 65°, una punizione dal limite ancora dell’infaticabile Falcão aggirò la barriera e sembrò infilarsi sotto la traversa, ma Garella, con un colpo di reni, deviò il pallone sopra la traversa con le dita della mano destra distese al massimo.
Il capolavoro al 70° minuto
Ma il vero capolavoro di Garella arrivò al 70°. Di Carlo ricevette palla al limite dell’area, dribblò due difensori veronesi ed entrò in area, calciando con potenza verso l’angolo basso. Garella si tuffò alla sua sinistra e respinse il tiro, ma il pallone rimbalzò proprio sui piedi di Iorio, appostato a due metri dalla porta. L’attaccante calciò a botta sicura, ma Garella, ancora a terra dopo il primo intervento, si lanciò disperatamente in avanti, allungando il braccio destro e deviando incredibilmente il pallone con la punta delle dita, proprio mentre stava per varcare la linea di porta.
Lo stadio ammutolì per un istante, prima di esplodere in un misto di applausi di ammirazione e gemiti di frustrazione. Persino la panchina della Roma si alzò in piedi per applaudire quella prodezza impossibile.
Negli ultimi minuti, l’assedio romanista continuò senza sosta. All’85°, Cerezo ricevette palla al limite dell’area e calciò a botta sicura verso l’angolino basso. Garella, ormai stremato, si tuffò sulla destra ma non riuscì ad arrivare sul pallone con le mani; tuttavia, con un gesto istintivo, allungò la gamba destra e deviò il tiro con la punta del piede, mandando la palla in calcio d’angolo.


Nasce una leggenda
Quando il triplice fischio sancì la fine della partita e il prezioso 0-0 per il Verona, Garella fu letteralmente sommerso dagli abbracci dei compagni. Nello spogliatoio, intervistato da Giampiero Galeazzi, ricevette il soprannome che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua carriera: «Da oggi sarai conosciuto come Garellik», in onore del celebre personaggio dei fumetti italiani.
Quella prestazione contro la Roma rimase nella memoria, e contribuì a trasformare un portiere dal fisico tutt’altro che atletico in una leggenda del calcio. Garella sarebbe poi passato al Napoli, dove avrebbe vinto il suo secondo Scudetto, ma quella notte all’Olimpico resta il simbolo di una carriera straordinaria e di un’impresa, quella del Verona 1984/85, che ancora oggi appare quasi impossibile.