KIRSTEN Ulf: l’agente segreto del gol

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Nonostante il suo incredibile ruolino di marcia in Bundesliga, dove è stato tre volte capocannoniere e una volta secondo, Kirsten è sempre stato sottovalutato e spesso trascurato dalla Nazionale tedesca e dalle big del calcio europeo, anche per via di un carattere abbastanza bizzoso.

Ulf Kirsten nasce il 4 dicembre 1965 a Riesa, nella ex Germania Est, e proprio nella Ddr inizia a giocare a pallone. Prima nella sua città natale con il Chemie e con lo Stahl, poi alla Dinamo Dresda fino alla caduta del muro. Insieme al compagno d’attacco della Nazionale della Germania Est Andreas Thom, anch’egli emigrato al Bayer all’epoca, e a Matthias Sammer, Kirsten è stato fra i primi giocatori della Ddr a ottenere successo nella Bundesliga. Soprattutto dal punto di vista personale e non di squadra, visto che con il Bayer Leverkusen ha inseguito la vittoria in campionato che più volte gli è sfuggita sul filo di lana.

Detto “Schwarze” (“Moro”) per via dei suoi capelli e della carnagione piuttosto scura, Kirsten è stato un centravanti puro, temibilissimo in area di rigore, grande opportunista, con il fiuto per il gol degno di quello di un cane da tartufi, e molto grintoso. Pur non essendo fisicamente molto attrezzato (1,75 m per 75 kg), il numero nove del Bayer è stato un sorprendente colpitore di testa, grazie a un’esplosività che gli consentiva di elevarsi ad altezze siderali. Per la sua rapidità negli spazi angusti dell’area di rigore e per l’opportunismo è stato da molti paragonato a Gerd Muller, il grande centravanti del Bayern e della Germania Ovest anni ‘70.

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Kirsten con la maglia della gloriosa DDR

Nella stagione ‘90-91, subito dopo la caduta del muro, Kirsten approda al Bayer Leverkusen, che riesce a strappare in extremis l’attaccante al Cagliari di Claudio Ranieri, al tempo appena promosso in serie A. L’impatto con la Bundesliga è da subito molto buono: le 11 reti nella prima stagione e le 12 in quella successiva gli regalano la convocazione e il debutto nella Nazionale di Vogts, nella partita amichevole con il Messico del 14 ottobre 1992.

All’epoca Kirsten era stato al centro di un caso piuttosto pericoloso per la sua reputazione, che riguardava il suo passato come agente della Stasi, la polizia politica del regime comunista della Germania Est. Dalla lettura delle 187 pagine di un dossier segreto era emerso il nome di una spia, Kurt Kruger, che doveva passare alla Stasi informazioni riguardanti i suoi compagni di squadra e quelli della Nazionale. Evidentemente si trattava di un calciatore e in breve tempo venne a galla il nome di Kirsten, che per un certo periodo fu nel mirino della critica.

Tornando al campo, il centravanti del Bayer non risentì di queste voci e vinse il suo primo titolo di capocannoniere del campionato nel 1992-93 con 20 reti in 33 partite. Dopo questa stagione conclusa al quinto posto il Bayer decise di intervenire pesantemente investendo milioni di marchi per rendere la squadra competitiva ai massimi livelli.

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Scambio di vedute tra il tecnico del Bayer Stepanovic e Kirsten

Il manager Rainer Calmund richiamò Rudy Völler dal Marsiglia, acquistò dall’Atletico Madrid Bernd Schuster e scoprì il brasiliano Paulo Sergio. Cominciarono però anche i problemi di Kirsten perché l’allenatore Stepanovic si ritrovava a disposizione troppi attaccanti dovendo così mettere in atto una sorta di turn-over che spesso relegava il nostro in panchina.

La situazione non migliorò nel corso delle stagioni successive, Kirsten era titolare in Nazionale ma faticava a trovare spazio nel suo club, perché il suo allenatore non lo reputava adatto a formare il tandem d’attacco con Völler. Per un certo periodo Kirsten pensò di non rinnovare il contratto con il Bayer che sarebbe scaduto nel 1996, anche perché nel frattempo aveva perso la Nazionale, salvo ripensarci e firmare fiducioso di trovare lo spazio che meritava con un nuovo tecnico.

Infatti nell’estate del 1996, quando sulla panchina dei “farmacisti” arriva Cristoph Daum, avviene la svolta. Il nuovo allenatore chiarisce subito le sue intenzioni: modulo offensivo con tre punte, una centrale e due ali. Per Kirsten è la rinascita: da centravanti puro si rivela micidiale, grazie all’aiuto di due ali come Lenhoff e Paulo Sergio che lo riforniscono di palloni all’interno dell’area di rigore: il suo regno. È di nuovo capocannoniere con 22 reti e il Bayer sfiora il titolo finendo a soli due punti dal Bayern Monaco.

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Aprile 1997, Albania-Germania 2.3. Per Kirsten 3 reti in venti minuti

In quella stagione riconquista anche la Nazionale, con la quale realizza l’exploit di tre reti in ventuno minuti contro l’Albania. Nella stagione successiva, 1997-98, bissa il titolo di miglior marcatore della Bundesliga, sempre con 22 reti, malgrado nove partite saltate per una squalifica in seguito al calcio con cui aveva colpito il difensore dello Schalke 04, Thomas Linke, smascherato con la prova televisiva.

Negli anni successivi arrivano Roberto e Neuville al posto di Lehnoff e Paulo Sergio, ma Kirsten continua ancora ad essere il giocatore decisivo per il Bayer Leverkusen ritirandosi dal calcio solo dopo la stagione 2002-03, durante la quale disputa solo 3 gare di campionato.

Le statistiche sono da brivido e parlano di 181 reti in 250 partite con il Bayer a cui si devono aggiungere altre 57 reti in 154 match della Oberliga. Con “le” Nazionali, Ulf Kirsten colleziona esattamente 100 presenze, divise equamente tra le 49 con la maglia targata DDR e 51 con la Germania unita.