La prima volta dell’Empoli in serie A

empoli-1985-86-wp

Il 14 settembre 1986, gli azzurri giocarono la loro prima gara nella massima serie e a sorpresa batterono l’Inter

Quello era davvero il più bel campionato del mondo, con i migliori giocatori del pianeta. Nella Juventus si esibiva ancora Michel Platini, seppur alla sua ultima stagione; Hans Peter Briegel e Toninho Cerezo giocavano per la Sampdoria, mentre la Fiorentina schierava Ramon Diaz che teneva a battesimo il giovanissimo Roberto Baggio. “Kalle” Rummenigge e Daniel Passarella erano gli stranieri dell’Inter, mentre il neo-presidente Silvio Berlusconi aveva fatto una campagna acquisti dispendiosissima. Il “nuovo” Milan fu varato con uno show hollywoodiano all’Arena Civica di Milano: l’anchor-man Cesare Cadeo annunciò i giocatori, che arrivarono in elicottero al suono della “Cavalcata delle Valchirie”. Persino l’umile Avellino annoverava i nobili decaduti Dirceu e Walter Schachner. Soprattutto, il Napoli di Corrado Ferlaino si beava delle gesta di Diego Maradona, che avrebbe guidato i partenopei al primo Scudetto della loro storia.

Il 14 settembre 1986, in questa compagnia illustre entrò anche l’Empoli, che giocò la prima partita in serie A contro l’Inter allenata da Giovanni Trapattoni. Nella massima categoria, l’Empoli era giunto per vie non proprio lineari. A dimostrazione che i bei tempi andati non sono mai esistiti, la classifica della cadetteria del 1985-86 era stata pesantemente influenzata dalle sentenze che seguirono il secondo scandalo del Totonero. Conquistata la promozione sul campo, il Lanerossi Vicenza fu declassato e la Triestina penalizzata di un punto, così che gli azzurri del tecnico Gaetano Salvemini si trovarono catapultati al terzo posto e quindi promossi.

A causa dei lavori di adeguamento allo stadio “Castellani”, l’esordio casalingo degli azzurri ebbe luogo al Comunale di Firenze, dove si recarono oltre 5mila tifosi empolesi, cui si unirono quasi 20.000 supporter nerazzurri e moltissimi appassionati viola, accorsi principalmente per vedere l’ex Passarella, che tornava per la prima volta sul campo fiorentino con una maglia diversa da quella gigliata. Furono più di 500 milioni di incasso, record assoluto per l’Empoli.

Nell’introdurre la gara nel consueto pezzo domenicale su “Repubblica”, Gianni Brera dimostrava fiducia nella squadra del presidente Ernesto Pellegrini e confessava la sua ignoranza sul valore dell’Empoli, il quale in effetti si rivelò superiore a quanto atteso. Nella prima mezz’ora di gioco, l’Inter esercitò una decisa supremazia territoriale, che non si tramutò in gol per la sfortuna (Marco Tardelli prese il palo al 17’), per la bravura del portiere Giulio Drago e anche per la benevolenza dell’arbitro Pierluigi Pairetto, che non sanzionò con la massima punizione due falli ai danni di Alessandro Altobelli e Rummenigge. Poi, al 36’, Andrea Salvadori sradicò un pallone dai piedi di Tardelli e avviò un veloce contropiede: da Casaroli a Della Monica, da questi a Zennaro, il cui traversone fu incornato in rete con perfetta scelta di tempo da Marco Osio, appena arrivato in prestito dal Torino.

La reazione dei milanesi si infranse di nuovo sul montante, che respinse una conclusione al volo di Passarella. Nella ripresa, gli uomini di Trapattoni persero incisività e fu l’Empoli ad andare vicino al raddoppio, prima con Casaroli e poi con Zennaro. Finì 1-0 e il giubilo, per i tifosi empolesi, fu completato dal vice-presidente Silvano Bini, che annunciò l’acquisto dello svedese Johnny Ekstroem, che avrebbe esordito il 2 novembre successivo. Intanto, ai microfoni di “90° minuto”, il tecnico Salvemini si affrettò a gettare acqua sul fuoco degli entusiasmi, invitando i suoi giocatori a concentrarsi sulla giornata successiva.

La squadra lo prese in parola e, con la solita umiltà e determinazione, batté a domicilio l’Ascoli di Liam Brady, grazie a una rete di Zennaro. Fu così che alla terza giornata, la sfida Empoli-Juventus, ancora a Firenze, divenne lo scontro di cartello, con entrambe le formazioni a punteggio pieno e in testa alla classifica. Ancora Brera: «Empoli-Juve fa novità assoluta nella storia del calcio nazionale. L’ Empoli è ospite felicemente casuale della Serie A ed esordisce battendo l’Inter prima di espugnare Ascoli! Le sue prodezze confondono i buoni e fanno digrignare i più esigenti. Se basta l’umile Empoli a mortificare le nostre deità, non sarà errato il culto di cui ci andiamo beando?».

In verità, la Juventus aveva già reso visita all’Empoli, in occasione di un amichevole estiva nell’agosto del 1971 e aveva prevalso addirittura per 8-0. L’interrogativo breriano era però legittimo e la risposta stava nell’imminente ricambio ai vertici del calcio italiano, come si sarebbe visto di lì a breve con il dominio del Napoli e l’arrivo alla ribalta del Milan di Arrigo Sacchi. Comunque, una Juventus in tono minore, con un Platini evanescente e il solito Michael Laudrup non pienamente espresso, bastò a sciogliere la coppia di testa, secondo logica. Dopo un primo tempo arrembante, gli azzurri rifiatarono e fatalmente fu un gol di Sergio Brio a porre fine alla realtà romanzesca e a riportare l’Empoli con i piedi per terra.

Fu la prima di sei sconfitte consecutive e l’inizio di un campionato di retroguardia che, sempre ai sensi della presunta ragionevolezza del calcio, vide l’Empoli lottare strenuamente per salvarsi. L’obiettivo fu alfine raggiunto, di nuovo, occorre dire, con il concorso determinante degli strascichi giudiziari del calcio-scommesse citato in avvio: senza la penalizzazione di 9 punti che relegò l’Udinese in fondo alla graduatoria, gli azzurri sarebbero infatti retrocessi come terz’ultimi.

Testo di Paolo Bruschi – www.gonews.it/

empoli_figurine_1986-87