LADY RENATA FRAIZZOLI – gennaio 1976

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La presidentessa dell’Inter, che dopo un lungo silenzio apre al cronista un cuore pieno di tristezza, ce l’ha col destino ma sopratutto con la stampa che ha demolito le squadre milanesi e in particolare la sua

Lady Renata: la signora canta il blues

SANTA MARGHERITA – E’ di nuovo pimpante, Lady Renata Fraizzoli, Nostra Si­gnora di San Siro. La presiden­tessa dell’Inter. I giornalisti l’hanno paragonata a una mo­della di Tiffany per i preziosi gioielli che sfoggia con disinvol­tura. Accetta il complimento ma rifiuta l’intervista.
« Guardi — dice cortese ma ge­lida — che se è venuto qui con la speranza di farmi parlare per­de il suo tempo. Io con i giornalisti non parlo da mesi anche se continuo a leggere il mio no­me sul giornale ».

— Dispiaciuta signora?
« Senta, quando incontro Al­berto Zardin della “Gazzetta” gli chiedo cosa ho detto a mia ma­dre mercoledì scorso ».

— Non capisco signora.
« Ebbene sulla “Gazzetta dello sport” ho letto che io avrei det­to a Mariolìno Corso di non im­pegnarsi con nessuno perché l’ Inter è a sua disposizione ».

— Tutti sanno che lei ha un debole per Mariolino. Non aveva forse detto al Circolo dell’Inter che vale più un quarto d’ora di Corso di un’ora e mezza di Domenghini?
« Ma sulla “rosea” c’era pure scritto che io avevo incontrato i coniugi Corso alle “Colline Pi­stoiesi” ».

— Da Pietro Gori si mangia bene…
« Ma io non vado alle “Colline” da parecchio tempo, e non vedo Corso dal maggio dell’anno scorso. Mi sembra di averlo incon­trato a San Siro in occasione di una partita di Coppa Italia. Ho rivisto di recente la signora Enrica e a momenti nemmeno la ri­conoscevo perché dopo l’opera­zione è diventata bruna e le han­no tagliato pure i capelli».

– Dire che lei rivorrebbe Cor­so nello staff dell’Inter non è cer­to un’offesa.
« Ma scrivere che io l’ho in­contrato alle “Colline Pistoiesi”, non è scrivere la verità. Una volta ì giornalisti prima di pubblicare una notizia la controllavano, og­gi non succede più. E a me que­sto genere di giornalismo non piace. Per questo da tempo non rilascio più dichiarazioni ai gior­nali. Così non ho da pentirmene».

Interviene il dottor Ivanhoe: «E’ vero, cara, che dopo ogni in­tervista ti sei dovuta pentire di averla rilasciata perché il tuo pensiero è stato travisato. Però Domeniconi è un amico, ti pre­go Nana, digli qualcosa».

Lady Renata scatta come se fosse Boninsegna: «Un amico Do­meniconi? Non ti ricordi, Ivan­hoe, che ti avevo ritagliato un suo articolo che aveva come tito­lo: “Fraizzoli è un pollo!”. Ti ave­vo pure detto: Ivanhoe perché non vai a San Siro con un pollo al guinzaglio? ».

Cerco di difendermi:
– Non potete negare che in passato qualche volta avete sba­gliato gli acquisti…
«Ne abbiamo sbagliati tanti, tantissimi – ribatte il presiden­te -. Ma lei non ha mai sbaglia­to un articolo?».

– Tanti, presidente, tantis­simi…
« Di noi però si ricordano solo gli acquisti sbagliati, mai quelli indovinati. Non mi sembra giu­sto ».

– Avete dato via Bellugi che a Bologna è tornato in Naziona­le e ora dovete arrangiarvi con Gasparini che sembra più un hip­py che uno stopper.
Riprende la Lady: «Mio mari­to ha spiegato tante volte che Bellugi non è stato ceduto per motivi tecnici. Come giocatore non è mai stato discusso. A vol­te il matrimonio guasta un uo­mo».

– Cosa intende dire, gentile si­gnora?
«Lui forse si era un po’ mon­tata la testa! Aveva accanto una bella donna, ma poco chic. Ri­cordo che una sera l’ho conosciu­ta al Circolo. D’accordo la gio­ventù, ma a una signora non si addice la minigonna, insomma è un abbigliamento da ragazzina».

– Qual è la moglie che prefe­risce?
«La signora Bordon. Che ra­gazza fine e di classe!».

– Forse per questo Bordon è tornato titolare…
La Lady non raccoglie. Ivan­hoe cerca un’automobile per an­dare sul lungomare a fare la pas­seggiata del convalescente: «Il dottore – spiega – mi aveva or­dinato un po’ di riposo dopo l’o­perazione di ernia. Ma per le fe­ste sono rimasto a Milano per­ché mio padre mi ha insegnato che bisogna dare l’esempio agli operai».

– Anche gli operai adesso han­no diritto alle vacanze invernali.
«Ma noi a fine anno abbiamo i bilanci. La mia presenza era in­dispensabile, così sono rimasto a Milano. Ma ora voglio godermi un po’ questo bel sole della ri­viera ligure».

Il cavalier Franco Manni fa il gioco del cronista: «Domeniconi ha la macchina, vi accompagna lui».
Così Ivanhoe Renata e Lady Fraizzoli prendono posto sull’automobile del «Guerino». Scen­diamo nel viale e il presidente propone: «Andiamo a mangiare la focaccia. Conosco un presti­naio in un vicoletto».
Va a far spesa, la signora Re­nata. Mentre la aspettiamo passa un signore distinto che non ci de­gna di uno sguardo.
«Non mi ha riconosciuto – fa Ivanhoe – eppure eravamo mol­to amici. Come è cambiato e co­me è invecchiato. Quando incon­tro qualcuno e lo trovo invec­chiato poi penso: chissà lui co­me avrà trovato cambiato me. Perché purtroppo si cambia, si invecchia».

– E’ la legge della vita, pre­sidente.
«Che brutto, invecchiare. Quan­do ero giovane venivo qui a San­ta Margherita e facevo pesca su­bacquea. Sono stato uno dei pri­mi sub: è un’esperienza bellissi­ma. Il mondo sommerso è un mondo fantastico. Compravo la focaccia e andavo in barca con la tuta e le pinne ».
Arriva la signora con la focaccia: «Adesso la fanno an­che a Milano, ma questa è diver­sa. A Milano la fanno troppo alta e con poco olio. Per mangiare la vera focaccia bisogna venire qui. A me piace pure andare a mangiare la pizza da Alfonso, an­che se la vera pizza si mangia a Napoli».

Andiamo a prendere l’aperitivo da “Colombo”: «E’ il bar più an­tico di Santa Margherita» spiega il presidente. Il dottor Ivanhoe pensa al fegato e sceglie l’Aperol. La Lady chiede un “Carpano”, si vede versare un “Punt e Mes” e commenta: «Evidentemente non sanno che tra il Carpano e il Punt e Mes c’è una certa diffe­renza. Mescolando Carpano e Punt e Mes si forma un aperitivo squisito che si chiama Milano-To­rino».
Il cameriere ha udito tutto. To­glie il Punt e Mes e versa il Car­pano gradito alla signora.
«Molto gentile, ribatte, ma non era il caso. Andava bene anche il Punt e Mes».

L’aperitivo fa riprendere la con­versazione:
– Signora, perché le squadre milanesi non vanno più bene co­me una volta?
«Perché anche nel calcio ci so­no i cicli e perché è difficile la­vorare a Milano. Comunque l’ul­timo scudetto l’abbiamo vinto noi dell’Inter».

– Quando l’avvocato Peppino Prisco fece mandar via Heriberto per la lite della sigaretta. A proposito: perché l’avvocato se­gue meno l’Inter che in passato? Ha perso la fiducia pure lui?
«Ha il figlio militare negli al­pini. E dice che forse sarà un pa­dre all’antica ma se il ragazzo non viene in licenza a Milano va lui a trovarlo in caserma».

– Torniamo allo scudetto. Ave­te lasciato Invernizzi però in se­guito il “mago di Abbiategrasso” non si era comportato bene con voi. Adesso ho letto che ha rifiu­tato l’Avellino perché suo marito l’avrebbe pregato di tenersi pron­to per l’Inter.
Spiega Manni: «Il presidente dell’Avellino Japicca ha parlato proprio dell’Inter e forse Inver­nizzi gliel’ha detto davvero, ma era solo per trovare una scusa. In­vernizzi è l’unico allenatore li­bero, è sicuro di sistemarsi pre­sto in serie A, non gli conve­niva accettare l’Avellino e così ha tirato in ballo l’Inter. Ma non c’è nulla di vero».

– E sul ritorno di Corso, co­sa può dire, presidente?
Fraizzoli è preciso: «Le giuro che tutto quello che so l’ho appre­so dai giornali. Sui giornali ho letto che Corso vorrebbe tornare all’Inter per insegnare il calcio ai giovani. Se è così Mariolino non ha che da dirmelo e lo accolgo a braccia aperte. Un posto nel settore giovanile glielo trovo su­bito. Del resto è tradizione del­l’Inter tenere nel proprio seno i giocatori-bandiera».

– Mazzola farà il presidente?
«Per ora Sandrino ci serve co­me giocatore».

– Da quanto tempo non vede Herrera?
«Dall’anno scorso a Venezia quando giocammo in amichevole a Treviso».

– Non lo sente nemmeno a Radio Montecarlo?
«Parla troppo presto. Non mi sveglio certo alle 7,30 per senti­re il “Mago” che commenta il campionato di calcio».

– Masiero dimostrò di saper sostituire degnamente Herrera. Perché è tornato a fare l’allena­tore in seconda?
«Bisognerebbe chiederlo a lui».

– Lei cosa dice?
«A me sembra che Masiero sia troppo grasso anche se mi è sim­patico proprio perché è paciocco­ne. Era robusto anche quando giocava ma Manni mi ha detto che adesso l’Enea è capace di mangiarsi tre piatti di pastasciut­ta. Al Miramare l’altro ieri sera ha protestato con il cameriere dicendo che la porzione di pesce era troppo piccola. Eppure pare che gli avessero portato una cer­nia gigante… ».

Si torna a parlare di giornali. E Fraizzoli la pensa come il «Guerino»: le gazzette milanesi hanno contribuito ad affossare il Milan e l’Inter.
«Non sai più come comportar­ti. – si sfoga il presidente – Se parli con uno, si offende l’al­tro. Se poi parli anche con l’al­tro si offende il primo che spe­rava nell’esclusiva. Ricorda l’at­tacco di Ormezzano su “Tuttosport” quando sono stato inter­vistato in “Gazzetta”? Ma io mica ero andato alla “Gazzetta” per mettermi in vetrina. Un giorno mi aveva telefonato il direttore Griglie supplicandomi di dire qualcosa sull’Inter perché il Tour era finito e non sapeva come riempire il giornale».

– E lei milanese col «coeur in man»…
«Io ho risposto: direttore, sto uscendo di casa perché devo an­dare da un avvocato che ha lo studio nei pressi di Piazza Cavour. Poi posso fare un salto da lei così ci conosciamo visto che ci siamo sentiti solo per telefo­no. Sono andato mi ha fatto in­tervistare da Maurizio Mosca (che ora a quanto mi risulta potreb­be anche diventare direttore) e gli altri si sono offesi, a comin­ciare dal “Corriere della sera” ».

– Presidente qual è il giornale che preferisce?
Interviene Lady Renata: «Glielo dico io: il “Giornale” di Mon­tanelli perché ha solo una pagina di sport».

– Comunque poi avete rinun­ciato a querelare il « Corriere di informazione »…
«Perché dopo la lettera dell’av­vocato hanno pubblicato la lette­ra di rettifica. Io quella frase (“Oh la Madona” dopo un enne­simo errore di Libera n.d.r.) non l’avevo mai pronunciata. Non fa parte del mio linguaggio».

– La frase di Gian Antonio Stella voleva solo essere una bat­tuta.
«Comunque io non l’avevo nemmeno letta, perché quel giornale lo apro solo per leggere l’ul­tima pagina, quella della televi­sione e del cinema. Il resto non lo guardo nemmeno».

– Speriamo che lo guardi suo marito. Ci sono tante belle ragaz­ze… Tornando a bomba, se lei ri­cevesse con più frequenza la stampa certi equivoci non sorge­rebbero. Ad esempio Edgarda Ferri…
«Non mi ricordi quell’articolo su “La Stampa”. Per fortuna mia madre non l’ha Ietto. Se l’imma­gina cosa avrebbe potuto pensa­re leggendo la storiella dei qua­dri che vanno e vengono in occa­sione delle campagne acquisti del­l’Inter?».

– Non avete più fatto pace?
«Mi ha scritto una lunga let­tera, – interviene il marito – e mi ha spiegato che era scocciata perché non l’avevamo ricevuta. Ero stato io comunque a scriver­le, perché dal fratello di latte di mio padre che è di Mantova (e io sono legato alla città di Virgi­lio, i primi monumenti che ho vi­sto li ho visti a Mantova) mi ave­va mandato un libro su Mantova dove ci diceva che quella man­tovana era una razza gagliarda e onesta».

– Ebbene?
«La prefazione era firmata pro­prio da Edgarda Ferri che, l’ho saputo dopo, è di Goito. Allora ho scritto alla Ferri dicendo che prima di conoscere lei anch’io la pensavo così sui mantovani, ma dopo avevo dovuto cambiare idea. Secondo me non si possono scri­vere cose del genere con tanta leggerezza. Invece non si control­lano le notizie proprio perché tutto serve a creare polemiche e quindi a far vendere giornali ».

– Parliamo di calcio, signora. Chi vincerà lo scudetto?
«Il Napoli a San Siro non mi è sembrato molto forte. Manni che se ne intende dice che alla fine del primo tempo potevamo vincere per tre a zero».

– Qual è l’allenatore che com­piange di più?
«Mazzone. Poteva rimanersene tranquillo ad Ascoli Piceno. Chi gliel’ha fatto fare di andare a Firenze dove era fallita tanta gen­te più famosa di lui».

– Qual è secondo lei la squa­dra-rivelazione del campionato?
«Il Cesena. Ma i risultati de­vono stupire sino a un certo pun­to. II Cesena ha il grande Frustalupi».

– Prima l’aveva l’Inter…
«E con noi Frustalupi ha sba­gliato una sola partita, quella di Rotterdam».

– Allora perché l’avete dato via?
«Perché a volte una cessione è indispensabile per avere un cer­to giocatore».

– Lo so, la Lazio non vi avreb­be dato Massa. Ma Peppiniello Massa a Milano ha fatto ridere i polli. Gianni Brera era stato co­stretto a consigliargli di tornare a Napoli a fare il pizzaiolo…
«E io le dico invece che a Mi­lano Massa è stato distrutto dal­la stampa. Ricordo che non ave­va più il coraggio di aprire i giornali. Se li faceva leggere dal­la moglie. Ragazzo sensibile era come traumatizzato».

– Dunque questa stampa è pro­prio così cattiva?
«Glielo dirò quando avrò letto quello che scriverà di me. Anzi la prego di non scrivere niente!»