IVANHOE FRAIZZOLI – settembre 1975

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Il Presidentissimo dell’Inter a ruota libera all’inizio della stagione 1975-76 (che poi non sarà altro che l’ennesima delusione…)

Sincero come non mai, Fraizzoli parla di tutto

Della moglie, con tenerezza
Di Mazzola, con ammirazione
Di Corso, con nostalgia
Dei politici, con disistima
Dei tifosi interisti, con rispetto
Di pittura, con accenti polemici
Di Allodi, con sufficienza
Dei giornali milanesi, con stanchezza
Dell’Italia, con tristezza
Di sé e dei propri errori, con franchezza
Dei tecnici, poi, ne dice due…

Milano – via Mellerio 5.
Il rag. dott. Ivanhoe Fraizzoli mi riceve nella stanza dei bottoni della Luigi Prada S.p.A. La manifattura è a pianterreno. Al piano nobile ripo­sa Lady Renata nella pinacoteca di famiglia. Un miliardo di qua­dri (e anche più), da Giotto a Tintoretto. Si dovrebbe parlare dell’Inter, ma si finisce per par­lare di tutto, anche di pittura.

«Quindici anni fa — confida il presidente — mi è sfuggito un polittico di Paolo Uccello che era una meraviglia e non sono più riuscito a rintracciarlo. Non l’a­vevo preso subito perché lì per lì non sapevo dove metterlo, da­to che era lungo e stretto. Me ne sono pentito perché era bellissi­mo. Rappresentava il ritorno del guerriero, in cinque scene. C’e­rano le armature rinascimentali, raccontava in maniera emblema­tica la storia di quell’epoca. E io sono appassionato di storia».

— Se ha comprato tutti questi quadri, sarà anche appassionato di pittura.
«La passione me l’ha trasmes­sa mio suocero. Io forse ho una cultura superiore, anche se non mi intendo di arte perché ho fatto gli studi tecnici. Lui però aveva una grande sensibilità per il colore. Grazie a questa sensibi­lità ha messo insieme anche una notevole fortuna».

— Comprare quadri dicono che è anche una forma di investi­mento.
«A me non passa nemmeno per la testa. Non riesco a capire chi compra i quadri e poi li deposita in banca. Per investi­mento si devono comprare i gio­ielli, non i quadri. I quadri ser­vono a trasmettere serenità».

— Chissà come le sono servite le opere di Caravaggio quando l’Inter andava male.
«In quei momenti l’Inter l’a­vrei mollata tante volte se non fosse stato per mia moglie. Le darei un dispiacere troppo gros­so se le togliessi l’Inter».

— Ma è vero che comanda Lady Renata?
«Quando lo leggo sui giornali mi metto a ridere perché si trat­ta di una barzelletta. Renata co­manda in casa, perché è giusto che sia così, la casa è il regno della donna. Io ho già tante pre­occupazioni con l’Inter e il la­voro e queste gliele lascio volen­tieri, ma in ufficio comando io».

— E all’Inter chi comanda?
«All’Inter comandano gli alle­natori. E se la squadra va bene, il merito è loro. Se invece le cose vanno male la colpa è del presidente che è un pirla. Di me si ricordano solo le coglionate».

— A cosa allude?
«A Massa. Tutti a darmi ad­dosso perché nel Napoli sta gio­cando bene. Io l’avevo preso per­ché lo voleva già Heriberto e Invernizzi aveva insistito tanto. Per cedere Massa la Lazio volle assolutamente Frustalupi e Dio solo sa quanto mi dispiacque pri­varmi di Frustalupi».

— Dicevamo di Massa…
«All’Inter ha avuto prima Invernizzi, poi Masiero, dopo Her­rera e ancora Masiero. Tutti lo hanno bocciato. E’ arrivato Sua­rez e non si opposto alla sua ces­sione. Voglio dire che Massa è stato valutato da cinque allena­tori, ma adesso che fa scintille nel Napoli la colpa è del presi­dente che l’ha dato via».

— E’ vero che gli ultimi acqui­sti dell’Inter sono stati suggeriti da Suarez?
«E’ vero ma non è che ci vo­lesse un cervellone per scoprire quello che serviva all’Inter. Lo sapevano tutti che occorreva un centrocampista da affiancare a Mazzola che resta il nostro uomo squadra, poi serviva una punta e un’ala tornante e non è che il mercato offrisse molto».

— Avete insistito invano con la Fiorentina per Merlo.
«Ho pure supplicato Ferlaino di darmi Esposito ma non c’è stato verso. Senza contare che ogni anno chiedo a Pianelli di cedermi Pulici. Io Pulici lo chie­do da quando esiste. Il primo an­no segnò un gol all’Inter lascian­do di sasso Burgnich e io capii che sarebbe diventato un grande centravanti. Ogni volta che in­contro Pianelli gli dico: me lo dai Pulici? E lui risponde inva­riabilmente: te lo do quando me ne vado».

—Ma è vero che certi acquisti li impone Lady Renata?
«Mia moglie ragiona da tifosa. Pretenderebbe di non cedere nes­sun giocatore dell’Inter e insi­ste per comprare i più bravi del­le altre squadre. Se la lasciassi fare, farebbe come i bambini. Fa pure il tifo per le squadre che hanno qualche ex giocatore del­l’Inter. Non le dico come tifa per il Genoa da quando il Genoa ha Corso».

— Ma perché, se sapeva di da­re un grosso dispiacere a sua moglie, lo mandò via?
«Perché si devono rispettare i programmi degli allenatori. Io avevo già fatto molto a salvare Corso quando Invernizzi, dopo la sconfitta di Torino, venne a dirmi che non l’avrebbe più fatto giocare e che a fine campionato l’avrebbe ceduto. Non potevo accettare il programma di Invernizzi che voleva far piazza pulita tutto d’un colpo. Le vecchie glo­rie bisogna diminuirle con cau­tela una all’anno».

— Come andarono esattamente le cose con il «mago di Abbiategrasso?»
«Invernizzi voleva copiare il programma della Juventus quan­do arrivò Picchi. Ma Picchi chi eliminò? I Sacco e i Leoncini che non avevano vinto nulla. In­vernizzi invece voleva mettere al bando gli idoli dei nostri tifosi a cominciare da Corso. Mi disse che tanto non saremo andati in serie B. Ma io gli spiegai che dovevo continuare ad andare al­lo stadio e non potevo rischiare la pelle per colpa sua».

— Invernizzi risponde che poi l’Inter ha varato il programma che era stato bocciato quando l’aveva presentato lui.
«Tanto per cominciare l’Inter negli ultimi anni ha dovuto cam­biare diversi programmi. Aveva­no varato un programma con Herrera, poi il Mago è stato col­pito da infarto ed è saltato tut­to. E’ arrivato Suarez e abbiamo dovuto cambiare, fare un pro­gramma diverso. Perché è logico che la squadra vada rinnovata. Ragionando col sentimento pun­teremmo ancora su… Meazza. Suarez voleva effettivamente pun­tare sui giovani».

Lady Renata fraizzoli con Corso - vignetta di Marino
— Perché Suarez è fallito come il suo piano?
«Ho sbagliato anch’io ad ac­cettare quel piano e ho pure sba­gliato a scegliere Suarez. Non dovevo affidare l’Inter ad un al­lenatore alla sua prima esperien­za. Suarez doveva tornare all’In­ter qualche anno dopo. Sì è tro­vato di fronte ad un ostacolo troppo grosso. Perché doveva rea­lizzare l’«operazione primavera» e al tempo stesso accontentare i tifosi che pretendono risultati e spettacolo».

— Secondo lei è più difficile fare il presidente dell’Inter o il sindaco di Milano?
«So che è difficile fare il pre­sidente dell’Inter, non so che ostacoli debba superare il sinda­co di Milano perché sono stato solo consigliere comunale».

— A proposito; perché non ha continuato la carriera politica?
«Perché l’Inter mi porta via tutto il mio tempo libero e per­ché dagli uomini politici ho avu­to troppe delusioni. Prima delle ultime elezioni amministrative diversi partiti volevano metter­mi in lista ma io ho rifiutato. Ho spiegato che come presidente dell’Inter non potevo presentar­mi con un bottino di vittorie. Mi sarei presentato se avessi po­tuto varare il centro sportivo che vorrei costruire da anni per legare il mio nome a un’opera importante e per lasciare qualco­sa alla comunità di Milano. E’ dal 1972 che la pratica giace in qualche cassetto di Palazzo Ma­rino. L’insensibilità dei politici è veramente grande».

— Ma lei è sempre iscritto al­la Democrazia Cristiana?
«Sì».

— A che corrente appartiene?
«Io ho sempre cercato di pen­sare con la mia testa. Mi sentivo vicino a uomini come Scalfaro, Arnaud e Forlani, soprattutto a quest’ultimo che è uno sportivo e aveva cercato di appoggiare in tutti i modi i miei progetti per la costruzione del centro dell’In­ter».

— Pensa che Fanfani sia usci­to definitivamente dalla scena dopo la trombatura e il matri­monio o crede che tornerà a gal­la?
«Le confesso che non ho segui­to molto le ultime vicende del mio partito. Preferisco pensare all’Inter».

— L’anno scorso per l’Inter è stato un anno disastroso.
«Hanno parlato di deserto di San Siro per il misero incasso di una partita che non aveva im­portanza, registrato quando a Mi­lano pioveva da quattro giorni. Ma sa a chi appartiene il record dell’incasso in campionato? A Inter-Juventus e l’abbiamo rea­lizzato l’anno scorso, in prece­denza, poi, c’erano almeno tre partite con incassi inferiori al nostro».

— Però la squadra non ha fun­zionato, questo è innegabile.
«Ma in trasferta abbiamo fi­nito a meno due e con questo quoziente di media inglese la Juventus ha vinto lo scudetto. Noi abbiamo perso 13 punti in casa, sia per il dramma di Sua­rez, sia perché il pubblico non ha voluto capire che il nostro programma era proiettato nel tempo».

— Che cosa rimprovera a Sua­rez?
«Tanto per cominciare, di avermi abbandonato. Io passo per un mangiallenatori. Ma Invernizzi volle andarsene, Herrera è sta­to colpito da infarto e Suarez ha dato le dimissioni».

— Con Invernizzi adesso siete ai ferri corti. Perché non lo fa riammettere al Circolo dell’In­ter?
«E’ tutta colpa della sua in­tervista. Ho ancora quel «Guerino», qui nella mia scrivania. Ma io non sono capace di odiare nessuno. Mia moglie ogni tanto mi dice: Ricordati cosa ti ha fatto questo e cosa ti ha fatto quest’altro. Ma io non sono ca­pace, è il mio temperamento. Se Invernizzi fosse venuto da me e mi avesse detto lealmente: Presidente ho sbagliato, l’avrei per­donato. In quell’intervista rila­sciata a Taranto, non si limitava a criticarmi, arrivava a offender­mi. Bella riconoscenza. Perché è in fondo una mia creatura».

— Aveva litigato con Foni per promuoverlo allenatore in se­conda.
«E prima ancora l’avevo pro­mosso responsabile del settore giovanile, quando detti il benser­vito al dottor Giulio Cappelli. Quando fu licenziato Heriberto i giornali scrissero che i giocato­ri volevano Masiero ma io pre­ferii puntare su Invernizzi pro­prio perché credevo in lui».

— Ma è vero che in seguito avrebbe voluto riportarlo all’In­ter?
«Dissi a Ferlaino che se aves­si potuto, l’avrei ripreso volentie­ri, ma gli consigliai di portarlo al Napoli e Ferlaino era venuto qui da me a chiedere referenze, e io gli dissi che poteva pren­derlo ad occhi chiusi. Poi Lauro gli impose Vinicio».

«… io Renata, vogliamo bene a tutti i grandi giocatori dell’Inter, e in particolare a Maz­zola che è stato molto sfortu­nato. Prima l’hanno messo con­tro tutti i centravanti del mo­mento, poi hanno creato un dualismo con Corso, infine in Nazio­nale l’hanno posto in antitesi a Rivera. Se nonostante tutto que­sto, Mazzola ha resistito è per­ché è veramente un ragazzo su­periore…»

– E con Vinicio il Napoli è arrivato a un passo dallo scu­detto.
«Ma proprio Ferlaino mi ha detto che il boom del Napoli di Vinicio è arrivato con una squa­dra che era stata costruita da Chiappella. A Napoli tutto è fa­cile, sono arrivati secondi e han­no toccato il cielo con un dito. Sembravano tutti impazziti dal­la gioia. Quando siamo arrivati secondi noi, è come se non aves­simo combinato nulla. Il pub­blico di San Siro è fatto così, ha il palato fino».

– Polemiche a parte, quale è il suo giudizio su Invernizzi?
«Errori me ne ha fatti com­mettere anche lui, perché quan­do gli telefonai per dirgli che la Fiorentina era disposta a darci Chiarugi e ad aggiungere Fer­rante se avessimo ceduto Burgnich (Ugolini e Ignesti erano seduti su quel divano lì) lui ri­fiutò poi per Chiarugi mi presi tutte le colpe io. Le confido una cosa che non ho mai confidato a nessuno: Invernizzi non volle nemmeno Savoldi»

– Sul serio?
«Può chiedere conferma a Mon­tanari. Il Bologna offriva Savol­di o Fedele più cinquanta milio­ni per Magistrelli e Invernizzi non volle saperne. In compenso mi segnalò Bettega quando nes­suno parlava ancora di lui. Ma nel Varese era solo in prestito e non ci fu verso di farselo dare dalla Juventus».

– A Suarez cosa rimprovera?
«Ad esempio di non aver col­laudato Catellani. Molti tecnici ritenevano Catellani superiore a Bellugi e anche per questo ave­vamo dato Bellugi al Bologna. Ma Suarez come stopper ha poi impiegato Facchetti così quando è venuto Chiappella mi ha detto che lui Catellani non lo conosce­va. E siccome voleva uno stopper-marcatore, abbiamo dovuto prendere Gasparini dal Verona».

– Dica la verità: è vero che nell’Inter ci sono i clan?
«Clan è un termine che fa co­modo ai giornali, ma nell’Inter ci sono i clan come ci sono in tutte le squadre, perché è umano che vengano formati gruppetti tra i giocatori. Solo che nell’Inter ci sono giocatori di grossa perso­nalità e allora vengono definiti «padrini» come se si trattasse davvero di mafia».

– E’ vero che farà di Mazzola il Boniperti della situazione?
«Non diciamolo più, perché porta jella: l’avevo già detto di Invernizzi. Io però vorrei fare quello che aveva fatto Masseroni ai suoi tempi. Cioè vorrei portare nel consiglio dell’Inter i più bra­vi degli ex giocatori: (ho già cominciato con Rovati, che fa par­te dei probiviri), perché in un consiglio non ci vogliono solo gli amministratori, sono necessari anche i tecnici, così si evitano certi errori».

– Adesso il suo pupillo è Maz­zola?
«Noi, cioè io Renata, vogliamo bene a tutti i grandi giocatori dell’Inter, e in particolare a Maz­zola che è stato molto sfortu­nato. Prima l’hanno messo con­tro tutti i centravanti del mo­mento, poi hanno creato un dua­lismo con Corso, infine in Nazio­nale l’hanno posto in antitesi a Rivera. Se nonostante tutto que­sto, Mazzola ha resistito è per­ché è veramente un ragazzo su­periore. E siccome ha anche una certa preparazione culturale, dico che dovrà restare nel calcio con cariche importanti».

– Che cosa pensa della troika azzurra Bernardini-Bearzot-Vicini?
«Non ho seguito molto la co­sa, aspettiamo di vederli all’ope­ra».

– Lei pensa che la Nazionale debba restare alla Federcalcio o vorrebbe che la pigliasse la Le­ga?
«Quando se ne parlò in Lega il problema fu male impostato. Perché dissero che si trattava di una patata bollente che la Fede­razione voleva togliersi di mano. E’ vero che essendo la FIGC al vertice dell’organigramma, la Nazionale deve appartenere alla Federazione, ma la FIGC raggrup­pa anche i semi-professionisti e i dilettanti che vanno senz’altro aiutati ma hanno fini diversi. E io allora dico che siccome la Na­zionale è formata da giocatori della Lega professionisti, dovreb­be essere la Lega a gestirla».
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-Lei è anche per la riaper­tura delle frontiere, non è vero?
«Certamente, perché solo così si potrebbe offrire nuovamente lo spettacolo e si calmierebbero certi prezzi delle “speranze” che ora dobbiamo comprare a peso d’oro perché il mercato non of­fre molto. L’ho detto anche a Onesti, che ho costretto tra l’al­tro a rimangiarsi la definizione di “ricchi scemi” che ci aveva affibbiato. Tutto lo sport italia­no vive con i proventi della sche­dina, cioè del calcio. Ebbene, tut­te le federazioni mantenute dal calcio possono importare gli stra­nieri, persino la pallavolo, solo al calcio è proibito. Tutto que­sto è assurdo».

– Ma la maggioranza delle so­cietà sono contrarie.
«Questa è una decisione che va presa al vertice, perché è lo­gico che l’Avellino l’Ascoli Pice­no preferiscano il regime attua­le, ma è la Federcalcio che de­ve imporre l’importazione degli stranieri, anche nell’interesse del calcio italiano. Pigliamo le due più forti squadre europee, Ger­mania e Olanda: hanno le fron­tiere aperte, possono importare tutti i giocatori che vogliono».

– Come vede il futuro del cal­cio italiano?
«Bisogna fare qualcosa per su­perare questo impasse. Oggi ci sono almeno otto squadre che hanno ambizioni di scudetto. Queste squadre non cedono i lo­ro uomini-chiave e quindi è un giro vizioso. Ai tempi di Morat­ti era molto più facile costruire lo squadrone».

– L’Inter ha sbagliato spes­so la campagna acquisti…
«Ma errori ne hanno commes­si tutti, compreso Allodi. I primi mesi rimase al mio fianco. Ri­cordo che mi sconsigliò di pren­dere Albertosi e fu lui, inoltre, ad acquistare Salvemini, visto che Foni voleva un attaccante in più».

– Ma a volere Salvemini fu Foni o Allodi?
«Veramente noi volevamo Ri­va e Scopigno era disposto a dar­celo a patto che gli procurassimo Vastola che allora giocava nel Varese, poi invece di Riva il Cagliari ci dette l’opzione che ho ancora in cassaforte. Per dar­ci Vastola, il Varese voleva assoluta­mente Achilli e Foni mi chiese un attaccante di rincalzo. Facemmo la cernita delle punte disponibi­li, avremmo preferito Barison ma naturalmente non era certo pos­sibile smuoverlo da Napoli. Così ripiegammo su Salvemini, che tra l’altro ricordo con piacere, perché era un bravo ragazzo».

– L’Inter attuale cosa farà?
«Io ho fatto tutto quanto mi è stato possibile per accontenta­re l’allenatore, ora tocca a Chiappella».

– Lei crede alla decadenza di Milano?
«La decadenza di Milano è co­minciata trenta-quarant’anni fa, quando poco a poco tutti gli uf­fici burocratici sono stati tra­sportati a Roma, ma in campo industriale Milano è sempre all’avanguardia».

– Alfa Romeo e Innocenti so­no in cassa integrazione.
«Ma perché producono automobili e il mercato automobili­stico è in crisi dappertutto».

– I tifosi che hanno una bu­sta paga ridotta dovranno rinun­ciare allo stadio.
«Anche per questo noi e il Milan per i popolari abbiamo lasciato i prezzi dell’anno scor­so. Ma Milano può contare su un hinterland ricco, non ci sarà crisi, naturalmente se le squa­dre gireranno a dovere».

– Cosa pensa dei casi di Ri­vera e di Chinaglia?
«Ho già tante rogne con l’In­ter, non voglio preoccuparmi an­che di quelle degli altri».

– E’ vero che ha il complesso del «Corriere della Sera»?
«Questa è un altra storia che è stata messa in giro sul mio con­to. Io sono milanese e i mila­nesi da sempre hanno tre cose: il duomo, il panettone e il Cor­riere».

– Ma il «Corriere», secondo lei, è cambiato?
«E’ cambiato eccome, ma la­sciamo perdere queste cose, par­liamo di calcio. Io non ammini­stro l’Inter come privato citta­dino, l’amministro per conto della città, e devo quindi tener pre­sente anche quello che pensa la opinione pubblica. E siccome la opinione pubblica è orientata dal “Corriere” devo preoccuparmi di quello che scrive il “Corriere”. Come di quello che scrivono gli altri giornali milanesi, a comin­ciare dal “Giornale Nuovo” che è scritto da persone che hanno dato lustro anche al “Corriere”. Siccome poi si tratta di sport, de­vo dare credito anche alla “Gaz­zetta dello Sport”, perché ai miei tempi la “rosea” era un po’ l’or­gano ufficiale del calcio italiano. Però non mi lascio influenzare da nessuno, faccio sempre di te­sta mia».

– Non segue nemmeno i con­sigli di Lady Fraizzoli?
«Se avessi dato retta a mia moglie non avrei certo dato via Corso».

– Cosa pensa di questa Italia dove i rapimenti sono all’ordine del giorno?
«Viene un senso di tristezza e ho passato brutti momenti, quan­do sono stato minacciato anch’io, ho perso la mia privacy, per­ché bisogna circolare con le guardie del corpo ed evitare di uscire di sera».

– Il suo parere sul rapimento di Sannella?
«Io mi auguro che non l’abbia­no rapito».

– Ma è vero che era inguaia­to?
«A me non deve nemmeno una lira quindi io non posso che dir­ne bene. Però non dovete conti­nuare a scrivere che ha scoper­to Jair. Sannella ha portato Cinesinho ma non Jair. Ero in Bra­sile, ho seguito tutta la vicenda. A segnalare Jair fu un certo Ric­ci, amico di un agente della Mon­dadori. Jair venne segnalato a Mondadori che allora era presi­dente del Verona, allora Sannel­la curava una pubblicazione che si stampava a Verona. Mondadori girò la soffiata a Moratti e Sannella andò in Brasile per con­to dell’Inter a prelevare quel Jair che però non aveva mai vi­sto e che era stato segnalato dal Ricci».

– Ha più rivisto Herrera?
«L’ho visto qualche mese fa quando abbiamo giocato l’ami­chevole a Treviso».

– Crede nel suo recupero?
«Se avessi creduto nel suo re­cupero, Herrera sarebbe ancora all’Inter…».