Mondiali 1990: Italia-Inghilterra 2-1

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L’Italia non s’è persa

Gli azzurri centrano a Bari l’obiettivo del terzo posto e concludono il Mondiale senza sconfitte. Due gol per una squadra che aveva ancora voglia di correre. Schillaci segna su rigore ed è capocannoniere

La fantascientifica conchiglia di Renzo Piano conteneva due «perle»: Baggio e Schillaci, e chi meglio di loro poteva farlo, hanno sigillato il terzo posto dell’Italia in questo mondiale. Allo stadio San Nicola gli azzurri hanno vinto una partita che, più degli Inglesi, volevano vincere. Una partita scorbutica, imbalsamata a lungo da un tatticismo esasperato. Per l’Italia un buon successo e il rimpianto di non aver potuto giocarsi la finale non avendo mal perso una partita.

Un confronto tra squadre blindate. Al sistema di sicurezza di Vicini, il collega Robson risponde con una altrettanto inchiavardata disposizione tattica. Una punta per parte: Schillaci e Lineker, con l’identica aggiunta di un trequar- tlsta in appoggio: Baggio e Beardsley. Il resto è un gran groviglio a centrocampo che gli azzurri cercano di disboscare con agili triangolazioni «disegnate» da Baggio, Schillaci e Giannini. Gli Inglesi rispondono, invece, con un pressing esasperato che punta a scippare la palla a centrocampo per poi ributtarsi con slancio in avanti. Una partita strangolata dal cappio del tatticismo. Nonostante i troppi filtri, sono gli azzurri quelli che con più caparbietà provano a tirar fuori l’arrosto da una partita molto fumosa. Ma al 19′ Platt brucia prima Baggio e poi Bergomi concludendo, però, malamente a lato.

Partite cosi si possono sbloccare con un alzata d’ingegno. Gli inglesi privi del loro elemento più fantasioso, lo squalificato Gascoigne, hanno poche possibilità di percorrere questa strada. Gli azzurri potrebbero invece camminarci speditamente se si riuscisse a superare i posti di blocco allestiti da Robson. Al 23′ Baggio cerca una soluzione all’inglese: stop aereo e botta volante che mette un po’ in crisi Shilton.

L’Italia si fa sempre più aggressiva con il lupo solitario Schillaci sempre pronto ad aggredire la possibile preda. Al 27′ gran botta da fuori di Ferrara. Le reni di Shilton accusano l’elasticità delle sue quarantuno primavere, il portiere inglese riesce a deviare, ma senza slancio. La palla sbatte sul palo. Lì appostato c’e Schillaci ma il pallone picchia malamente sulla coscia e, a due passi dalla porta, sfuma l’occasione del gol.

L’Italia insiste. Due minuti dopo, su appoggio di Schillaci, Baggio si gira e tira: Shilton respinge. Gli inglesi sono costretti a remare all’indietro, ma la 34′ Steven scivola sulla fascia e crossa. Un sempre più spaurito Zenga fa sbiancare il pubblico del San Nicola con una nuova uscita da brivido. Lineker non si lascia sfuggire l’occasione e, per fortuna, c’è la schiena di Vierchowod a respingere il tiro. Ma gli inglesi vivono sugli episodi, mentre gli azzurri riprendono a scrivere la trama di una partita che, altrimenti sarebbe senza storia. Al 38′ lancio da «orafo» di Baggio per Giannini. Il Principe cerca di usare il cesello ma il suo pallonetto va sopra la traversa.

Il secondo atto ripropone la stessa commedia: azzuri che cercano di superare i cavalli di frisia britannici con assalti manovrati e gli inglesi che rispondono con sporadiche sortite in contropiede. Ancelotti è riuscito ad imporre il suo passo. Baresi trova il modo tracciare eleganti e potenti slalom con le sue avanzate. Ma arrivare davanti alla porta di Shilton non e impresa lacile. Al 54′ Vierchowod ha l’occasione per sfondare il muro dei «bianchi». Corner battuto da Baggio, arriva in corsa il «russo». Gran botta di collo pieno che vola, però, alta sopra la traversa. L’Italia accumula punti ma i cartellini del calcio conoscono soltanto le cifre del gol. Al 65′ Giannini potrebbe mettere nero su bianco con un gran numero. Smarcato in area da Baggio vince un primo dribbling, ma poi. si lascia irretire dall’ipotesi di un gol capolavoro e s’incarta malamente.

Vicini visto che di fino non si riesce a sbloccare la situazione, prova ad aggiungere un pizzico di potenza i più. Esce De Agostini ed entra «l’inglese» Berti. Ma non c’è bisogna della sciabola. E’ stata una partita che l’Italia ha voluto vincere in punta di fioretto ed è giusto che sia la lama più elegante a portare l’affondo decisivo. Inizia e conclude Baggio. «Robertino» vola ad anticipare Shilton ma il portiere inglese lo stende. Baggio invoca il rigore. Schillaci, invece, non prega. Riconquista la palla, vede Baggio che si è rialzato e gliela serve con un tocco d’esterno. Baggio a due passi dal gol trova un gelido numero nel repertorio della sua glaciale classe. Arresta il pallone. Fa sedere con una fìnta Parker e mette dentro.

Mancano venti minuti alla fine. E sono tanti quando si ha a che fare con gli inglesi che non mollano mai. E a dieci minuti dalla fine su un cross di Dorigo il biondo Platt impone il suo stacco di testa e mette dentro anticipando Ferrara e Baresi. Un gol che ha il sapore della beffa. Ma questa volta si riesce a stabilire l’equilibrio dei valori in campo. A cinque minuti dalla fine Baggio lancia Schillaci che viene atterrato in area da Parker: rigore. E tocca a Totò sigillare il piccolo trionfo dell’Italia ed incastonare con il titolo di capocannoniere il suo stupendo mondiale.


«Mi aspettavo qualcosa di più»

Matarrese gran protagonista del finale di partita: abbraccia Vicini in mondovisione, gli sussurra qualcosa, e pochi minuti più tardi, regala un saluto agrodolce al cittì azzurro: «Vicini vada in vacanza tranquillo. Al ritorno, si prepari però per gli Europei del 92. Glielo dico con affetto, a Vicini: da lui ci aspettavamo qualcosa di più».
Il presidente della Federcalcio si ferma qui. Sembra, comunque, che il velato rimprovero non riguardi tanto il risultato, anche se da un Mondiale giocato in casa e «pompato» per quattro anni ci si aspettava almeno la finale, ma, invece, si imputi a Vicini una certa incapacità di saper gestire bene il gruppo, in particolare gli esclusi. I riferimenti ai silenzi del cittì, da parte di gente come Ferrara, Marocchi e Mancini hanno lasciato il segno.

Nella serata dei rimpianti, degli addii e delle promesse, l’immagine più bella e però il sorriso, stampato su un volto finalmente rilassato, di Totó Schillaci. Ha segnato il sesto gol del suo Mondiale, ne ha sfiorato un altro quindo, nel primo tempo, Ferrara ha colpito il palo. Schillaci saluta il Mondiale da capocannoniere: solo Matthaüs, nella finale di stasera, può strappargli un titolo che solo a pensarci un mese fa sembrava follia: «Aspettiamo a festeggiare – dice Totò – perche nel calcio può succedere di tutto. Certo, non mi sarei mai aspettato di vincere il titolo di capocanniere. Sono stato bravo perché ho saputo sfruttare l’occasione che Vicini mi aveva dato, ma un grosso merito, comunque, è dei miei compagni. Non avevo mai giocalo in una squadra cosi forte, e poi ho scoperto una grande persona, Vicini. Ha dato fiducia, non lo dimenticate, ad un giocatore che aveva alle spalle un solo campionato di A. E poi c’è quest’intesa con Baggio, funziona sempre meglio, alla Juve potremo davvero fare grandissime cose. Lui è un campionissimo».
Poco lontano, la moglie di Schillaci, Rita, ha gli occhi che le brillano: «Sono orgogliosa di essere la moglie del calciatore più famoso del mondo», dice prima di scappare via.

Ecco Baggio. il campionissimo, come lo chiama Totò. Indossa la maglia di Parker, in cambio al difensore inglese gli ha dato la sua. Racconta subito un gol che è sembrato in fuorigioco: «Ho rubato il pallone a Shilton e lui, per fermarmi, mi ha messo giù. Era rigore, poi l’azione è continuata e non so se sono finito in fuorigioco. Un gol importante, comunque, perche ci ha permesso di sbloccare la partita. Abbiamo battuto una bella Inghilterra, che ha dimostrato di non essere arrivata a questa finale per caso. Certo, per noi rimane il rammarico di aver chiuso il Mondiale a tredici punti. Meritavamo almeno la finale, ma e inutile, ormai, ripensarci. Sono contento, invece, dell’intesa con Schillaci. Possiamo essere, è vero, la coppia del futuro. Tolto il poso a Vialli? Non mi sembra il momento adatto per fare discorsi del genere. Vicini ha il tempo giusto per scegliere. E poi io non mi faccio illusioni: ho imparato che nel calcio le situazioni cambiano in un lampo».

Vialli è uno dei primi a uscire. Trascina il borsone, viene applaudito dai tifosi che sono riusciti a superare i deboli sbarramenti predisposti ieri sera: «Mi scuso con tutti perché venerdì ho sbagliato. Non dovevo rilasciare quell’intervista. Certe frasi possono turbare l’ambiente, ho mancato di rispetto ai miei compagni. Se tornassi indietro, non lo rifarei. Chiudo un Mondiale amaro, per me, la verità è solo questa».

Il Tabellino

Bari, sabato 7 luglio 1990 ore 20.00
ITALIA – INGHILTERRA 2 – 0
Reti: 1:0 Schillaci (9), 2:0 Roberto Baggio (78′)
Italia: Zenga, Bergomi, Maldini P., Baresi F., Vierchowod, Ferrara, De Agostini (Berti 64), Ancelotti, Schillaci, Giannini (Ferri 89), Baggio R. Allenatore: Vicini Azeglio
Inghilterra: Shilton, Stevens, Dorigo, Wright (Waddle 73), Walker, Parker, Steven, McMahon (Webb 73), Lineker, Platt, Beardsley Allenatore: Robson
Arbitro: Quiniou (Francia)

Le Pagelle

ZENGA 6
Non è stato impegnalo in maniera asfissiante, eppure nelle poche occasioni in cui è dovuto intervenire ha messo in mostra eccessivo e pericoloso nervosismo. Avrebbe meritato l’insufficienza per questa prova di scarsa personalità, ma qualche attimo prima di subire (senza colpa) il gol, ha effettuato un bell’intervento in tuffo andando a cacciare via dall’angolino basso una perfida palla calciata da Webb.
BERGOMI 6
Lo «zio» ha dovuto faticare parecchio perchè la disposizione tattica degli inglesi non gli offriva un avversario come punto di riferimento preciso. A volte, quando partivano le folate in contropiede dei «bianchi», ha trovato difficolta a ristabilire le giuste misure e ad individuare il tempo per intervenire.
MALDINI 5,5
Anche lui, e forse anche più di Bergomi, ha avuto l’occasione di sfruttare gli ampi spazi che la tattica di Robson gli offriva. Avrebbe potuto prendere l’iniziativa per avanzare sulla fascia. Lo ha fatto poche volte e senza grandi risultali. In tutto questo mondiale ha dato sempre l’impressione di non volerci mettere (o di non poterlo fare) un pizzico di personalità in più.
BARESI 7
In fase difensiva non ha dovuto sbrogliare matasse eccessivamente intricate. Un appunto forse sul gol di Piatt ma stoppare lo stacco dell’inglese non è impresa facile se si parte con un attimo di ritardo. E soprattutto in fase offensiva che è riuscito a mettersi in mostra. Eleganti e potenti le sue avanzate che oltre ad aprire micidiali varchi nel muro inglese hanno avuto anche il potere di dare la carica a tutta la squadra nel momenti di maggiore stagnazione della partita.
VIERCHOWOD 6,5
Doveva mettere la museruola a Lineker e lo ha fatto senza essere costretto ad abbaiare troppo. La punta inglese non è stata servita molto ma in quei pochi inviti c’era sempre il «russo» a guastargli la possibile festa. Ha cercato anche di dare una mano in avanti e in una sua incursione ha sfiorato il gol con un gran tiro al volo.
FERRARA 6
Ha cominciato maluccio, forse tradito dall’emozione di un esordio nel quale ormai non credeva più. Anche lui ha stentato ha trovare la misura giusta con la quale controllare Beardsley. Poi è cresciuto e con una sua iniziativa gli azzurri avrebbero anche potuto sbloccare in anticipo il risultato. Un gran bel tiro da fuori e sulla respinta di Shilton per un niente Schillaci non è riuscito a mettere la palla dentro.
DE AGOSTINI 6
Partito come riserva questo mondiale, prima a rate e poi per intero, lo ha giocato tutto. Si è adeguato a tutte le invenzioni di Vicini e lo ha fatto con risultati più o meno brillanti. Ieri sera è stato messo dentro per potere aumentare il sostegno agli eleganti Baggio e Giannini. L’impegno quantitativo lo adempie sempre con il massimo dovere, ma giova ripetere che il meglio quando può esprimersi come terzino «volante».
ANCELOTTI 6,5
«Carletto» ha concluso in bellezza la sua carriera azzurra. Nel terzo posto c’è anche del suo. Una bella consolazione per lo sfortunato e in questo mondiale anche trascurato centrocampista. Ieri sera ci ha messo un po’ per capire che gli inglesi non gli concedevano il tempo di pensare. Lo ha capito con il passar dei minuti e ha potuto cosi, seppur senza trascendere, dare il suo ottimo contributo tattico alla squadra.
SCHILLACI 8
Ha concluso con un ultimo splendido acuto un campionato che Vicini gli aveva fatto cominciare in sordina. Non ha mai fallito una partita. Ma al di là dei sei gol e del primato di capocannoniere ha nuovamente impressionato per il modo con il quale riesce sempre a stare nel vivo dell’azione e per il continuo apporto che da alla manovra della squadra. É una punta micidiale, dotata di un tempismo eccezionale ma sa anche manovrare con l’intelligenza adatta alle singole situazioni e con Baggio l’intesa sviluppa un potenziale offensivo esplosivo.
GIANNINI 6
II Principe ha concluso in calando un mondiale che aveva cominciato con una sorprendente ascesa. Ieri sera ha disputato una più che onesta partita. Anche brillante in alcune occasioni, ma ha avuto un paio di occasioni per renderla scintillante è le ha fallite puntualmente mettendo In mostra quelli che sono i suoi limili di personalità. Ferri ».v. È entrato in campo che mancavano un paio di minuti al termine, forse anche meno. Ha rilevato uno stanco Giannini e si è preso meritatamente la sua parte di applausi quando il signor Quinlou ha fischiato la fine del confronta
BAGGIO 7,5
Lui ha quello che manca a Giannini per diventare davvero grande. Sul piano del passaggio intelligente i due se la battono, ma è nel momento in cui bisogna tirare fuori la classe pura che le differenze si fanno abissali. Il modo con il quale ha messo a segno il primo è di quelli che sanno fare solo i fuoriclasse di razza.
BERTI (dal 64′) 6
Non ha avuto il modo di farsi vedere molto, ma allo scadere del tempo aveva trovato il tempo per siglare un bel gol. Ma l’arbitro Quiniou gli ha negato questa soddisfazione vedendo un fuorigioco che non c’era.