Quella Coppa sarà sempre italiana

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Il 5 aprile 1971 una commissione appositamente costituita in giurì si riunì nella sede della FIFA sotto l’egida di sir Stanley Rous, allora presidente. Tra le 53 proposte che le furono presentate, la commissione scelse il progetto di Silvio Gazzaniga.


Maestro: è il nome che ancor oggi gli è rispettosamente riservato. Silvio Gazzaniga vive tuttora a Milano, dove è nato il 23 gennaio del 1921. E’ il creatore del più ambito trofeo calcistico. La “Coppa” prese forma nella sua testa e nelle sue mani nel 1971. Da allora ha visto passare la sua creazione in numerose mani. Franz Beckenbauer fu il primo a farla vedere al mondo, non senza fierezza, nel 1974; un onore toccato in seguito a Daniel Passerella, Dino Zoff, Diego Maradona, Lothar Matthaus, Carlos Dunga, Didier Deschamps, Cafù, il nostro Fabio Cannavaro nel 2006, Casillas e Lahm.

L’ISPIRAZIONE

Tutti, insieme ai loro compagni, hanno potuto stringerla al petto, abbracciarla e vivere il più grande momento della loro carriera di calciatori. Gazzaniga, che alla sua età mantiene ancora intatta la sua vivacità, ricorda: “Era il 1970. Il Brasile, campione del mondo per la terza volta, poteva conservare definitivamente la coppa Jules Rimet. Così la FIFA lanciò un concorso per la creazione di un nuovo trofeo. Il mio datore di lavoro, lo Stabilimento Artistico Bertoni, affidò a me il progetto”.

Gazzaniga si mette immediatamente all’opera chiudendosi per una settimana nel suo studio di via Alessandro Volta, situato nel quartiere degli artisti di Milano, in prossimità dell’Accademia di Brera, della Scala e del Castello Sforzesco. “Mi sono ispirato a due immagini: quelle dello sportivo e del mondo. Sognavo una rappresentazione plastica dello sforzo che potesse esprimere simultaneamente l’armonia, la sobrietà e la pace. La figura doveva essere lineare per attirare l’attenzione sul protagonista, cioè sul calciatore – un uomo trasformato in gigante dalla vittoria, senza tuttavia avere niente di sovrumano. Questo eroe avrebbe riunito in se stesso tutti gli sforzi ed i sacrifici richiesti giorno per giorno dai suoi congeneri e avrebbe incarnato il carattere universale dello sport, stringendo il mondo nelle sue braccia“.

Gazzaniga all’opera con il prototipo della Coppa FIFA

UNA COPPA CHE NON HA PREZZO

Il 5 aprile 1971 una commissione appositamente costituita in giurì si riunì nella sede della FIFA, a Zurigo, sotto l’egida di sir Stanley Rous, allora presidente. Tra le 53 proposte che le furono presentate, la commissione scelse il progetto di Gazzaniga. Il prezioso oggetto sarà così fuso in oro massiccio a 18 carati in uno stampo di gesso e di cera. Il suo valore pecuniario è di circa 100.000 CHF, ma praticamente non ha prezzo.

Non concedendo ad alcuna moda, Gazzaniga ha conferito alla sua opera una dimensione non temporale: “Se lo dovessi rifare, non modificherei affatto il mio progetto di allora. Oggi l’apparenza primeggia sul contenuto” deplora l’artista. “Il fatto che il mio trofeo resiste alle mode successive da allora anni (la vita della Coppa Jules Rimet è stata di quaranta anni) testimonia che mi sono ispirato a principi eterni“.

Gazzaniga è inesauribile sulla sua opera: Prima, la coppa o la medaglia era quasi la sola posta della partita; così era importante che il trofeo fosse bello. Oggi la vittoria frutta un sacco di soldi, sia direttamente, tenuto conto del premio in sé, sia indirettamente, per i contratti di pubblicità e di marketing che permette di avere. Così non c’è più nessuno che si preoccupa di sapere se il trofeo sia bello o no“.

Se il desiderio di ringiovanire la coppa si facesse sentire di nuovo, Gazzaniga suggerisce di affidare questo compito a qualcuno più giovane. Forse pensa a sua figlia Gabriella che oggi ha cinquanta anni, proprio come lui quando ha disegnato la Coppa del Mondo. Seguendo le orme del padre, Gabriella è uscita dall’Accademia di Brera con il diploma di scultore.

SEMPRE IN PIENA FORMA

Il suo trofeo, Gazzaniga lo vede ogni giorno: ne ha posto un modello, ben in vista nel suo studio, a fianco del ritratto di sua moglie, e fedele assistente, Elsa. “Se la Coppa del Mondo venisse rubata, come è stato il caso della Coppa Jules Rimet“, dichiara sorridendo, “sarebbe facile rifarne rapidamente una copia perfetta“. Rievocando i suoi ricordi, il Maestro non smette di posare l’occhio sul trofeo: “La coppa non mi ha portato dei benefici diretti in quanto ero un dipendente dello Stabilimento Bertoni. Ma grazie alla prolungata pubblicità che il trofeo le ha fatto, la piccola impresa artigianale di venticinque anni fa conta oggi centocinquanta impiegati“.

A Milano, i clienti si sono succeduti senza interruzione. L’UEFA ha affidato a Bertoni la realizzazione della Coppa e della Super-coppa dell’UEFA, poi della Coppa per il Campionato d’Europa Under 21. “Sono io ad aver pensato e foggiato tutti questi trofei“, dichiara Gazzaniga.Eugenio Losa, presidente del consiglio d’amministrazione dello Stabilimento Bertoni – chiamato successivamente G.D.E. – considera Gazzaniga sempre il miglior artista dei trofei della Coppa del Mondo per qualsiasi sport. “Silvio ha conservato tutta la sua freschezza di spirito e abilità manuale“, dichiara orgogliosamente a proposito del suo prodigioso impiegato. “Non è pertanto sorprendente che Gazzaniga sia l’autore del trofeo che ha ricompensato la vittoria di Cuba ai Mondiali di baseball nel novembre 2001“.

UN GRANDE AUGURIO

Il più bel momento di tutte le Coppe del Mondo della FIFA per Gazzaniga? E’ stato l’11 luglio 1982, quando Dino Zoff fu il primo italiano ad alzare al cielo la coppa dopo la vittoria finale per 3 a 1 dell’Italia sulla Germania allo stadio Bernabeu di Madrid. “Ma sono stato ancora più emozionato quando il presidente della repubblica di allora, Sandro Pertini, ha alzato la coppa nella tribuna d’onore. Al ritorno in Italia, mi ha invitato al Quirinale al ricevimento in onore della squadra azzurra“.

Fedele sostenitore del Milan, Gazzaniga dice – non senza una punta di ironia – che non è un caso che egli abiti in via Henri Stendhal, l’autore de “Il rosso e il nero”, i colori del suo club prediletto. E analizza bene gli effetti sul suo paese dell’ultima vittoria dell’Italia nel Mondiale: “Per qualche giorno la Coppa del Mondo è stata sinonimo di unità di una nazione ritrovata, ha significato un’identità che il calcio d’oggi ha un po’ perduto con i suoi club ed i tanti stranieri che vi militano. Quel giorno mi sono sentito un po’ più italiano. Sarei felice di poter rivivere un’esperienza simile prima di morire“. Anche se, comunque vada, con la Coppa l’Italia sarà degnamente rappresentata qualunque sia l’esito della competizione. “E’ vero“, conclude il Maestro, “questa Coppa del Mondo sarà sempre un po’ nostra“.

I NUMERI

La Coppa del Mondo della FIFA, creata da Silvio Gazzaniga, è alta 36 centimetri, pesa 4970 grammi ed è in oro massiccio a 18 carati. Nella sua base sono incrostate due corone di malachite. Diversamente dalla Coppa Jules Rimet – che è alta 35 centimetri, pesa 3800 grammi ed è placcata d’oro – il trofeo di Gazzaniga resterà sempre di proprietà della FIFA e nessuna squadra potrà mai conservarlo definitivamente. Le federazioni campioni del mondo ne ricevono una copia placcata d’oro che sarà utilizzata fino al 2038, poiché la sua base offre posto soltanto per diciassette nomi di squadre vincenti.