ROCHETEAU Dominque: l’Angelo Verde

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Una sconfitta trasformata in un trionfo: accadeva in Francia nel maggio del 1976, quando il Saint Etienne, battuto 1-0 dal Bayern Monaco nella finale della Coppa dei Campioni, veniva ricevuto dal presidente della Repubblica Valéry Giscard d’Estaing e sfilava sui Campi Elisi davanti a oltre 100 mila persone. I Verts, in formazione rimaneggiata, a Glasgow erano stati piegati da una punizione-bomba di Roth, ma avevano tenuto testa a Beckenbauer e compagni. E negli ultimi sette minuti, con l’ingresso di Dominique Rocheteau, tenuto in panchina dal tecnico Robert Herbin perché in precarie condizioni fisiche, li avevano messi alle corde. Il triplice fischio di chiusura dell’ungherese Karoly Palotai (un ex calciatore) aveva liberato i bavaresi dall’incubo dei supplementari, rappresentato soprattutto da quell’attaccante dalla lunga criniera svolazzante, che dribblava in un fazzoletto e filava come il vento. Imprendibile.

Con il ventunenne Rocheteau in campo fin dal primo minuto i francesi erano convinti che il Bayern non avrebbe messo le mani per la terza volta consecutiva sulla Coppa dei Campioni, trofeo che il Saint Etienne avrebbe anche meritato, avendo eliminato nei quarti la Dinamo Kiev del “Pallone d’Oro” Oleg Blokhin, vincitrice l’anno prima della Coppa delle Coppe e della Supercoppa Europea, e in semifinale l’emergente PSV Eindhoven dei gemelli Van de Kerkhof: due squadroni. In entrambi i confronti Rocheteau era presente, al suo posto di ala destra con il sette sulle spalle. E contro la Dinamo era stato decisivo realizzando il gol qualificazione nei tempi supplementari.

Le imprese dei Verts avevano fatto riscoprire ai francesi il gusto e la passione per il calcio, che da troppi anni viveva di ricordi, legati al terzo posto del Mondiale del 1958 in Svezia. Di questa riscoperta Rocheteau, con il suo gioco fantasioso e spettacolare, era stato l’artefice. Finalmente la Francia aveva trovato un campione da amare e celebrare, per di più francese purosangue, non un figlio di emigranti polacchi come Raymond Kopa o un “pied noir” come Just Fontaine, gli idoli del passato. Era scoppiata la “Rocheteau-mania”, la passione per “l’Ange Vert” (l’Angelo Verde), con tanti giovani francesi che in quell’estate del 1976 andavano in vacanza indossando la maglia del Saint Etienne.

Giovane, bello, capellone, intellettualmente e politicamente impegnato (a sinistra), Rocheteau, eroe ferito della finale di Glasgow, era diventato l’idolo di un intero Paese, che, rapito dai suoi dribbling e dalle sue fughe, quasi non si accorgeva di un certo Michel Platini – coetaneo di Rocheteau – capace di segnare 22 reti in campionato con il piccolo Nancy, mentre l’Angelo Verde si fermava a 11. Ma tutti gli occhi erano per questo ragazzo timido e gentile, riservato, dalle due grandi passioni, il calcio e la musica. Il calcio come professione, la musica come rifugio. Per il mondo del calcio un personaggio insolito, che leggeva Bakunin, Nietzsche, Krivine, Kundera, Fitzgerald e viaggiava in Maggiolino. Che dopo le partite si isolava in mezzo alla natura. Un antidivo, colto da una popolarità fulminea, esplosa nel giro di neppure una stagione. Erano gli anni della “fantasia al potere” e nessuno sui campi di calcio francesi esprimeva la fantasia di Rocheteau, giocatore fra l’altro dal comportamento sempre esemplare. Solo genio e niente sregolatezza.

Dopo aver debuttato in campionato ad appena 17 anni, Rocheteau era poi uscito di scena a causa di persistenti infortuni. Il più grave a un ginocchio nel maggio del 1974 in seguito a un intervento particolarmente violento di Bernard Lhomme, difensore del Lione. I tanti problemi muscolari lo avevano depresso ed era anche stato sul punto di abbandonare il calcio per andare ad aiutare il padre a coltivare ostriche.
Erano ormai in pochi a ricordarsi di questo attaccante rapido e spettacolare, che Robert Herbin nell’estate del 1975 rilanciava in grande stile. Al punto che il Ct della Francia Stefan Kovacs, il rumeno già allenatore dell’Ajax di Cruijff, lo convocava per l’amichevole con il Real Madrid di Breitner e Netzer del 19 agosto a Parigi. Rocheteau era il protagonista della calda serata: la Francia si imponeva 3-1 sui campioni di Spagna e lui firmava una doppietta nonostante l’opposizione del grintoso Camacho.

Era il trampolino di lancio per un’annata entusiasmante, con il debutto ufficiale in nazionale, la vittoria in campionato e la finale di Coppa Campioni. Una stagione ricca di promesse per successive vittorie internazionali per il Saint Etienne, che però non sono mai arrivate.
Neppure quando a Rocheteau veniva affiancato Michel Platini, diventato nel frattempo il calciatore più rappresentativo di Francia. Una presenza forse troppo ingombrante per Rocheteau, che nel 1980 lasciava il Saint Etienne (con tre campionati e una coppa vinti) per passare al Paris Saint Germain. Un trasferimento annunciato per primo da “Rouge”, il settimanale della Lega dei comunisti rivoluzionari. Lo scoop glielo aveva fornito lo stesso Rocheteau.

La leggenda dell’Angelo Verde continuava nella Capitale, dove, giocando da centravanti, vinceva un campionato (il primo nella storia del Paris SG) e due coppe in sette anni, prima di andare nel 1987 al Tolone e chiudere nel 1989 una carriera esemplare, con 409 partite e 145 gol in prima divisione. 66 gare e 17 reti in Coppa di Francia, 36 match e 8 reti nelle Coppe Europee. Il tutto con soltanto due cartellini gialli! Luminosa anche la traiettoria in nazionale: 49 presenze e 15 reti, il titolo di campione d’Europa nel 1984, tre partecipazioni al Mondiale (1978, 1982 e 1986), con almeno un gol in ogni edizione.

Oggi, dopo essere stato procuratore, manager del Red Star e consulente di France 2, Dominique Rocheteau è ancora un personaggio di riferimento in Francia. E’ presidente del Consiglio Nazionale dell’Etica; coautore della “Guida del Calcio”; padrino dell’associazione “à tcs souhaits”, che realizza i piccoli desideri dei bambini gravemente ammalati; responsabile della scuola calcio “Footatlantic”, dove a ragazzi dagli 8 ai 16 anni oltre alla pratica sportiva «inculco i miei valori essenziali, per farli progredire sul terreno di gioco ma anche fuori».
Dominique Rocheteau è anche scrittore. Evocativo il titolo del uo libro “On m’appelait l’Ange Vert” (Mi chiamavano l’Angelo Verde), l’autobiografia del detonatore della rinascita del calcio francese.

Rossano Donnini