La morte di Roberto Strulli

roberto-strulli-storiedicalcio

Era il 14 febbraio 1965, a San Benedetto del Tronto si giocava il derby con l’Ascoli, quarta di ritorno del girone C della Serie C. La Sambenedettese andò in gol due volte, tra l’entusiasmo dei suoi sostenitori, poi, improvvisa, la tragedia. La raccontò così Paolo Pfiffner di Torino, l’arbitro della partita: «Il primo tempo stava per terminare, con la Samb in vantaggio per due a zero, quando un giocatore della Samb ha tirato in porta: il portiere del Del Duca, Strulli, si è gettato in una magnifica parata, ma all’ultimo istante il pallone gli è scivolato di mano, a due-tre metri. Ha fatto un balzo per riprenderlo, un tuffo in avanti. In quel momento sulla sfera si era gettato anche un attaccante avversario, Alfiero Caposciutti, che però, vedendosi precedere dal portiere, molto sportivamente ha spiccato un salto, cercando di scavalcarlo. Purtroppo – ero a pochissima distanza e ho visto bene – il ginocchio dell’attaccante ha colpito con violenza la mascella di Strulli, proteso a ghermire il pallone. Ho sentito un agghiacciante scricchiolio d’ossa. Strulli ha fatto un movimento, sull’erba, poi non si è più mosso, aveva gli occhi sbarrati, era in coma. I giocatori sono rimasti calmi, il pubblico in silenzio: il fallo era parso a tutti chiaramente involontario. Uno solo gridava sul campo, Caposciutti. Era rotolato a terra, si era subito alzato gridando: “Arbitro, l’ho colpito, l’ho colpito io” ed appariva in preda a una grave crisi nervosa».strulli-caposciutti-storiedicalcio

In realtà, la foto dell’incidente dimostra che Caposciutti tentò di saltare, ma colpì lo sfortunato avversario prima di riuscire ad alzarsi in volo. Strulli venne ricoverato subito all’ospedale di San Benedetto del Tronto. I medici diagnosticarono la frattura della mandibola, contusione cerebrale, lesione encefalica. Verso la mezzanotte fu visitato dal professor Beniamino Guidetti, specialista in neurochirurgia, accorso apposta da Roma, che scosse il capo: in quelle condizioni non si poteva intervenire chirurgicamente. Strulli venne messo sotto la tenda a ossigeno, nella speranza che le sue condizioni migliorassero così da rendere possibile l’operazione. Ma non ci fu niente da fare. Alle sei del mattino di quel triste lunedì, Roberto Strulli cessava di vivere. Altri dettagli resero quel fatto tragico particolarmente singolare. Intanto, l’idea di uno speaker, che, dall’altoparlante dello stadio, avvertì il pubblico dopo pochi minuti del secondo tempo che Strulli si era ripreso, sarebbe stato dimesso subito dall’ospedale e forse addirittura avrebbe fatto in tempo a tornare allo stadio.roberto-strulli-wp

Poi, il dramma del ventitreenne Caposciutti, un giocatore dalla carriera particolarissima: era infatti portiere anche lui, “nato” calcisticamente nella Fiorentina, passato alla Lucchese, alla Pistoiese e al Prato, prima di approdare alla Sambenedettese, dove l’allenatore aveva pensato di sfruttarne la mole di “panzer” facendone un centravanti. Di qualche successo, tra l’altro, visto che il giocatore in quell’anno mise a segno 11 reti in 26 partite, guadagnandosi l’ingaggio del Messina, in B, per la stagione successiva, nella quale segnò 9 gol in 25 partite; l’anno dopo, giocate sei partite, tornava in C, nel Cosenza.

La tragedia di Strulli fece grande scalpore: il ragazzo aveva appena ventisei anni e la moglie era all’ottavo mese di gravidanza. Non mancarono i risvolti penosi classici di queste tragedie: le regole prevedevano che ogni giocatore di C venisse assicurato per un milione di lire da parte della Federazione, mentre ogni società aveva l’obbligo di assicurarlo a propria volta per non meno di due milioni in caso di morte. In cifre di oggi, 30mila euro in tutto. C’è da dire che l’incidente aveva un precedente: il 25 gennaio 1960 Bruno Nespoli, portiere dell’Olbia (tra le cui file era in prestito “militare”, come si diceva allora, dall’Arezzo), era stato involontariamente colpito al volto da un terribile calcio dell’avversario Scamos della Carrarese, nel campionato di Quarta serie, ed era morto poche ore dopo l’incidente.roberto-strulli-storiedicalcio4

IL TABELLINO DI QUEL TRAGICO DERBY
San Benedetto del Tronto, 14 febbraio 1965, Stadio “F.lli Ballarin”
SAMB-DEL DUCA ASCOLI 4-0
Reti: 30pt Pucci, 38pt Piccioni; 6st Minto, 27st Caposciutti.
SAMB: Bendin, Venditti, Di Francesco, Pagani, Beni, Jannarilli, Caposciutti, Piccioni, Olivieri, Minto, Pucci. All.: Alberto Eliani.
DEL DUCA ASCOLI: Strulli, Masetto, Rossetti, Mazzone, Bigoni, Tomassoni, Trapletti, Beccaccioli, Marcos, Capelli, Aldi. All.: Alfredo Notti.
Arbitro: Paolo Pfiffner di Torino.