Austria Vienna, Rapid Vienna (due volte) e Casino Salisburgo hanno raggiunto finali europee, perdendole tutte: l’Austria calcistica insegue ancora la sua consacrazione europea.
C’era un tempo in cui il calcio austriaco, insieme a quello ceco e ungherese, rappresentava l’avanguardia del calcio europeo. Influenzato dalle figure di Jimmy Hogan e Hugo Meisl, lo sport si sviluppò rapidamente nella regione del Danubio, divenendo popolare e distinguendosi per uno stile basato su combinazioni di passaggi ed eleganza. In Austria, questa rivoluzione iniziò negli anni ’10 del secolo scorso e persistette fino all’ascesa del nazismo.
Nel cuore di questa trasformazione c’era Hugo Meisl, nato nel 1881 in territorio dell’attuale Repubblica Ceca, ma cresciuto a Vienna. Dopo aver conosciuto l’inglese Jimmy Hogan nel 1912, Meisl iniziò a sviluppare una visione innovativa del calcio, che avrebbe portato alla creazione del leggendario “Wunderteam“. All’inizio degli anni ’20, mentre questo eccezionale team prendeva forma, una vera rivoluzione culturale accadeva in parallelo: i famosi caffè viennesi, storicamente luoghi di dibattiti filosofici, divennero spazi dove si discuteva appassionatamente della nuova passione nazionale, il calcio.

Il calcio austriaco raggiunse il suo apogeo negli anni ’30, con Matthias Sindelar, “Cartavelina”, come sua stella indiscussa. Tuttavia, il Wunderteam non avrebbe mai avuto la possibilità di dimostrare completamente il proprio valore a livello mondiale. L’annessione dell’Austria alla Germania nazista nel 1938 segnò la fine traumatica di un’era dorata. Meisl, già scomparso l’anno precedente, non visse per assistere alla fine del lavoro della sua vita. Da allora, eccetto per il terzo posto alla Coppa del Mondo del 1954, l’Austria non avrebbe più raggiunto simili vette nel calcio internazionale.
Nonostante l’indiscutibile tradizione calcistica del paese, nessun club è riuscito a sollevare un trofeo continentale. Per ben quattro volte – con Austria Vienna, Casino Salisburgo e due apparizioni del Rapid Vienna – le formazioni austriache hanno raggiunto l’atto conclusivo di competizioni europee, vedendo però sempre infrangersi il sogno sul più bello. Queste finali perse rappresentano al contempo il picco e la frustrazione del calcio austriaco a livello internazionale: così vicini all’immortalità sportiva, eppure sempre condannati al ruolo di spettatori nell’albo d’oro europeo.
L’Austria Vienna e la notte parigina del 1978

Nel 1977-78, l’Austria Vienna fu la prima squadra austriaca a raggiungere una finale europea: la Coppa delle Coppe. La squadra giocava con un 4-3-3 e poteva contare sulla classe di Herbert Prohaska, il ventenne destinato a diventare il primo austriaco a trasferirsi in Italia all’apertura del mercato agli stranieri. Allenati da Hermann Stessl, le “Violette” schieravano anche talenti uruguaiani come Julio Morales, campione della Copa Libertadores nel 1971 con il Nacional di Montevideo, e Alberto Martínez Píriz. Il capitano della nazionale austriaca, il difensore Robert Sara (anche recordman di presenze con il club con 561 partite), era la colonna della difesa.
La cavalcata europea iniziò con una vittoria risicata contro i gallesi del Cardiff City, grazie a un gol del giovane Ernst Baumeister. Nei turni successivi, gli austriaci dovettero sudare contro il Lokomotíva Košice (passando grazie alla regola del gol in trasferta) e l’Hajduk Spalato (vittoria ai rigori, con gli avversari che sbagliarono tutte le loro esecuzioni). In semifinale, contro la Dinamo Mosca, dopo un doppio 2-1, l’Austria Vienna superò i sovietici ancora ai rigori con il punteggio di 5-4.
La finale di Parigi, al Parc des Princes, vide i Violette affrontare l’Anderlecht, probabilmente nella sua migliore formazione storica. La squadra belga, guidata dal controverso Raymond Goethals, mescolava ottimi giocatori nazionali con olandesi di prima categoria. Davanti all’attacco composto da François Van der Elst, Franky Vercauteren e il capitano Rob Rensenbrink, i viennesi furono travolti dal calcio irresistibile dei “Mauves et Blancs“. Rensenbrink segnò due volte, una su punizione, doppietta anche per il terzino destro Gilbert Van Binst che completò il poker: 4-0 per la squadra di Bruxelles.
Nonostante la delusione europea, quella non fu una stagione persa per l’Austria Vienna. Dopo un anno, le Violette riconquistarono il campionato austriaco, accumulando ben 14 punti di vantaggio sui rivali del Rapid Vienna.
Il Rapid Vienna e la sfida ai Toffees nel 1985

E il secondo atto delle squadre austriache in Europa fu interpretato proprio dal Rapid Vienna. Guidati dal croato Otto Barić dal 1982, i bianco-verdi avevano conquistato la Coppa d’Austria dell’anno precedente e potevano contare su tre stelle internazionali: l’eterno goleador Hans Krankl, tornato dal Barcellona nel 1981, il creativo croato Zlatko Kranjcar e il cecoslovacco Antonín Panenka, inventore del celebre “cucchiaio” sui calci di rigore.
La campagna nella Coppa delle Coppe 1984-85 iniziò contro i turchi del Besiktas, superati grazie a una memorabile prestazione di Panenka, autore di una tripletta tra rigori e punizioni nella gara d’andata vinta 4-1. Anche il Celtic di Brian McClair (futuro idolo del Manchester United) non riuscì a fermare i viennesi, sconfitti in entrambe le partite. Il vero test di maturità arrivò nei quarti di finale contro la Dynamo Dresda della Germania Est. Dopo una pesante sconfitta per 3-0 in trasferta, il Rapid compì un’impresa epica: nonostante un rigore fallito da Panenka nei primi minuti, i bianco-verdi ribaltarono il punteggio con cinque reti, qualificandosi con un complessivo 5-3.
Curiosamente, anche il Rapid si trovò ad affrontare la Dinamo Mosca in semifinale, come era accaduto ai rivali dell’Austria Vienna. I bianco-verdi furono più efficaci: vinsero 3-1 in casa e pareggiarono 1-1 a Mosca, con Panenka che si redimeva segnando nei primi minuti della partita di ritorno, dopo aver fallito un rigore nella gara d’andata.
Il 15 maggio 1985 Rotterdam ospitò la finale della Coppa delle Coppe. La campagna del Rapid era stata eccellente, con continue dimostrazioni di forza e capacità di ripresa, tuttavia, dall’altra parte c’era l’Everton, fresco campione d’Inghilterra. I Toffees, allenati da Howard Kendall e con Andy Gray in attacco, erano semplicemente superiori. Il primo gol inglese nacque da un errore difensivo del Rapid e si concluse con Gray che insaccò a porta vuota. La retroguardia bianco-verde non visse una buona serata: fallì anche sul secondo gol, nato da un calcio d’angolo. Il tentativo di rimonta di Krankl servì a poco, perché un minuto dopo, Kevin Sheedy fissò il punteggio sul 3-1.
Il Casino Salisburgo e il sogno infranto del 1994

Dopo il secondo posto con il Rapid Vienna nel 1984-85, l’allenatore Otto Barić girò l’Europa, passando per Stoccarda, tornando al Rapid, e approdando infine al Casino Salisburgo (che anni dopo sarebbe diventato il Red Bull Salisburgo) nel 1991. Qui iniziò un lavoro di costruzione che raggiunse il suo apice nella stagione 1993-94, coronata dal titolo di campione d’Austria e dalla finale di Coppa UEFA. Il Casino Salisburgo poteva contare su un veterano delle finali europee come il libero Heribert Weber, già capitano del Rapid, e su giocatori come Adi Hütter a centrocampo, il brasiliano Marquinho e il croato Nikola Jurčević in attacco.
La corsa verso la finale iniziò con due vittorie per 2-0 contro gli slovacchi del Dunajská Streda, seguite da altre due vittorie per 1-0 contro il Royal Anversa. La vera impresa arrivò nel terzo turno contro lo Sporting Lisbona di Luís Figo, Paulo Sousa e Krasimir Balakov, allenato dall’inglese Bobby Robson. Dopo una sconfitta per 2-0 in Portogallo, i salisburghesi ribaltarono il risultato vincendo 3-0 ai supplementari, con il gol decisivo di Martin Amerhauser al 114° minuto.
Nei quarti di finale, il Casino affrontò l’Eintracht Francoforte: una vittoria e una sconfitta, entrambe per 1-0, portarono la sfida ai rigori, dove gli austriaci prevalsero per 5-4. In semifinale, contro il Karlsruher di Oliver Kahn, Jens Nowotny e Slaven Bilic, un pareggio 0-0 in casa e un 1-1 in Germania bastarono per qualificarsi grazie alla regola del gol in trasferta.
In finale, però, il Casino Salisburgo trovò l’Inter di Dennis Bergkamp e Wim Jonk. Nonostante i nerazzurri non stessero vivendo un grande momento (finirono il campionato al 13° posto), riuscirono a battere gli austriaci con due vittorie di misura per 1-0, grazie ai gol di Nicola Berti nella prima partita e di Jonk nella seconda.
Il ritorno del Rapid e la sfida al PSG nel 1996

Nel 1995-96, il Rapid Vienna ebbe una seconda possibilità nelle competizioni europee. Vincitore della Coppa d’Austria, il club bianco-verde tornò a disputare la Coppa delle Coppe. Con giocatori del calibro di Trifon Ivanov in difesa, Peter Stöger a centrocampo e Carsten Jancker in attacco, la squadra iniziò il suo percorso battendo facilmente i romeni del Petrolul Ploiești con un aggregato di 4-1.
Come in un déjà-vu, anche il Rapid si trovò ad affrontare lo Sporting Lisbona, che vinse 2-0 la gara d’andata in Portogallo. Il ritorno a Vienna fu un autentico thriller: il Rapid aprì le marcature con Dietmar Kühbauer, ma il secondo gol arrivò solo al 90°. Nei supplementari, Christian Stumpf e Jancker completarono la rimonta, fissando il punteggio sul 4-0.
E come per continuare una strana tradizione, anche il Rapid si trovò ad affrontare la Dinamo Mosca. La squadra viennese vinse 1-0 in Russia e completò l’opera con un convincente 3-0 in casa, con Jancker grande protagonista con due gol e un rigore procurato.
In semifinale, protagonista assoluto ancora Jancker, che segnò il gol dell’1-1 in casa degli olandesi del Feyenoord e siglò una doppietta nel 3-0 casalingo del Rapid.
In finale, davanti al PSG, La squadra di Ernst Dukopil giocò al di sotto delle sue possibilità. Con uno Youri Djorkaeff sugli scudi, i francesi crearono tantissime occasioni ma l’unica rete della finale giunse alla mezzora quando lo stesso Djorkaeff appoggiò per N’Gotty sulla destra che lasciò partire un potente tiro. La deviazione di ginocchio di Schöttel mise fuori gioco Konsel, reduce dell’altra finale giocata dal Rapid nel 1985, regalando il primo trofeo continentale ai francesi.
Passato e futuro
La storia del calcio austriaco è segnata da tragiche interruzioni: quando Hugo Meisl iniziò a modellare il calcio austriaco, la Prima Guerra Mondiale rovinò i suoi piani; quando il Wunderteam sembrava pronto a dominare la scena mondiale, l’Austria fu annessa alla Germania. L’idea di un calcio elegante e stiloso praticato dagli austriaci si è gradualmente affievolita nel tempo. Nonostante ciò, squadre come Austria Vienna, Rapid Vienna e Casino Salisburgo hanno sfidato i pronostici e “flirtato” con la gloria continentale, ma purtroppo hanno tutte ceduto nell’ultimo atto.
Nei caffè viennesi, dove un tempo si discuteva di filosofia e poi di calcio, forse ci si chiede ancora quando arriverà il giorno in cui una squadra austriaca solleverà finalmente un trofeo europeo, riportando il calcio del paese danubiano ai fasti di un tempo ormai lontano, ma mai dimenticato.