Mondiali 1990: Italia-Stati Uniti 1-0

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Giannini, poi il buio

Un lampo del giocatore della Roma alimenta facili illusioni. La squadra invece si smarrisce e gli avversari crescono Americani ad un passo dal pareggio, Ferri salva sulla linea. Piovono fischi dal pubblico ma la nazionale si qualifica

La gloria strappata pochi giorni fa è stata prontamente restituita. Un solo, misero golletto agli Stati Uniti, una partita giocata senza quella grinta messa in mostra con l’Austria. Il pubblico dell’Olimpico ha subito abbandonato i suoi ridimensionati idoli. La partita deve ancora iniziare ma il pubblico e già impegnato nell’allestimento della ola. Ci sarà da ondeggiare parecchio stasera, devono aver pensato, e allora meglio mettere a punto la coreografia. Ma l’Italia che scende in campio dà subito l’impressione di non voler riproporre i travolgimenti marosi con i quali aveva annegato l’Austria. Vicini ha spiegato quale deve essere la rotta e quale la velocita: da crociera, perche l’importante è ridurre al niente la possibilità che la patacca siano i turistici calciatori americani a rifilarcela.

Stiamo ai confini della realtà ma Vicini, si sa, guarda con sospetto anche la sua ombra e alle prime mosse gli yankee non sembrano quegli ectoplasmi che erano stati fotografati dalla Cecoslovacchia. Al 6′ dopo una punizione, con schema, Harkes impegna Zenga. Gli azzurri si danno una sgrullata e un attimo dopo Berti, servito da Giannini si fionda in area, ma il portiere Meola lo anticipa in scivolata. L’Italia è consapevole della sua superiorità e sembra snobbare un tantino i volenterosi ragazzi americanl. Forse non è nemmeno snobbismo ma solo tranquilla attesa che la storia faccia il suo corso. E all’11’ Il Principe decide che è giunto il momento.

Azione Carnevale, Donadoni. Il milanista mette al centro per Vialli che fa velo per Giannini e il principe strappa un gol bello per prepotenza e stile: salta tutti i «birilloni» della difesa Usa e poi con gran scioltezza e coordinazione fulmina il portiere Meola. E adesso via con la goleada, chiede il pubblico dell’Olimpico. Macchè, gli azzurri riprendono il loro accademico tran-tran che non viene spezzato nemmeno da Berti che nelle intenzioni del cittì azzurro avrebbe dovuto guidare il nostro Settimo cavalleggeri all’assalto del debole Forte americano. Al 15′ ci prova Donadoni con una vellutata punizione che spolvera la traversa, Bergomi regala sprazzi di partita facendo a capocciate con Windischmann: lo scontro finisce in parità con un livido per parte.

Gli azzurri tentano di andar via in eleganza e Carnevale con un passaggio da «atélleur» serve lo stilista Maldini. Cross e Donadoni prova ad indossare i panni dell’incornatore ma il tiro e buono solo per far fare bella figura al portiere Meola. La goleada non arriva mentre piovono fischi sul gioco rinunciatario dell’Italia. Ad un certo punto gli azzurri vengono «assediati» nella loro meta campo dai perplessi americani, Donadoni con un’azione alla Bruno Conti rompe il fugace accerchiamento ma gli Usa non tremano più di tanto e l’onorevole sconfitta sembra alla loro portata. Ma all’improvviso si mette in moto la cavalleria. È il sauro Berti che va al galoppo dentro l’area, Caligiuri lo azzoppa all’entrata e con l’aggiunta di uno spenzolare tuffo l’arbitro si convince a decretare il rigore. È il 33′ quando con dinoccolata sufficienza Vialli si avvia a calciare il pallone del possibile raddoppio. Ma Vialli, invece, lascia e centra in pieno il palo alla destra di Meola.

Boato di delusione che Vialli prova a spegnere dieci minuti dopo infilando elegantemente il numero uno americano, ma il messicano Codesal fischia il plateale fuorigioco. E sono sempre sibili quelli che accompagnano l’inizio della ripresa. Il pubblico si aspettava la goleada e si ritrovano a tifare un Italia sparagnina anche nel gioco. Vicini riprova, allora con il vìncente schema della partita d’esordio: entra Schillaci ed esce Carnevale. Non sembra che le cose cambino di molto. Giannini e Donadoni fanno girare la testa agli americani con le loro serpentine ed i loro guizzi, ma i «plasmoniani» dilettanti mondiali la perdono del tutto. Anzi riescono pure a connettere qualche contropiede, quando l’Italia si fa troppo sfilacciata. Di nuovo fischi, interrotti solo da un «oh!» per un colpo d tacco di Maldini che scuote la rete, esterna.

Dai fischi si passa ai singulti. Al 70′ c’è una punizione dal limite degli Stati Uniti. Murray fa partire una randellata che rintrona Zenga. Sulla respinta si avventa Vermes, nuova staffilata e Zenga si salva con una bolla di culo. Nessuna metafora, la palla gli passa in mezzo alle gambe e riesce provvidenzialmente a smorzarla con le natiche, poi Ferri spazza via quasi sulla linea. Gli azzurri provano a spazzar via la contestazione che monta. Ma non c’è niente da fare. A cinque minuti dalla fine Schillaci potrebbe rifare il verso a se stesso, azione quasi identica a quella del gol contro l’Austria. Cross di De Napoli, Schillaci salta ed incorna al centro dell’area ma la palla finisce nelle braccia di Meola. Niente abbracci ma soltanto urla per questa nazionale che stavolta non finisce in gloria.

Vicini: «Due più due quattro»

Ct matematico. Il pallottoliere non è servito ma la qualificazione è ora sicura: «La staffetta Carnevale-Schillaci ? Nessuno si deve lamentare»

Aveva ragione lei. Vicini. Partita per niente facile. Il pallottoliere non e servito e poi comunque gli Stati Uniti hanno giocato la loro partita.
«Si, direi proprio che avevo ragione io. Comunque l’importante è che l’obiettivo è stato raggiunto: questa vittoria per 1 a 0 ci qualifica matematicamente, ora siamo più tranquilli. Dover aspettare l’ultima gara ci avrebbe dato notevoli fastidi. La partita ha subito preso una buona piega, poi il rigore sbagliato ci ha un po’ frenati… Voglio dire che se lo segnamo forse le cose cambiano. Direi inoltre che anche stavolta ci è mancata un pizzico di fortuna in fase di conclusione. Ma la fortuna la troveremo in futuro…Per la verità, io m’auguro anche che in futuro non si sottovalutino più squadre come questa. Sì, avevo ragione io alla vigilia, quando dicevo che avremmo dovuto giocarla tutta fino in fondo, questa partita. Gli Stati Uniti avevano perso e male contro la Cecoslovacchia, ed era assolutamente ovvio che cercassero contro di noi un’occasione di riscatto. E’ impensabile che nove giocatori di grande buona volontà, piena di forza e un altro paio che poi sanno anche giocare a pallone, si rassegnassero a fare brutte figure. Era assolutamente impossibile che questa accadesse. Le squadre materasso non ci sono proprio più, questo lo ha insegnato anche la fetta di mondiale che abbiamo visto finora».

Vicini, come ha visto Vialli? A parte il rigore sbagliato, quello può succedere, sono state proprio certe rincorse sembrare vuote, inutili. Lei cosa ne pensa?
«Penso che Gianluca abbia giocato una buona partita fino al rigore che ha sbagliato. Lo sbaglio l’ha un po’ agitato, condizionandolo. Cosi ha finito per cercare il gol a tutti i costi ed e invece finito nella ragnatela che avevano costruito gli americani. Però no, non mi sembra che Vialli abbia giocato male».

Anche stavolta, ad un certo punto della partita, per dare una scossa all’attacco, ha tolto Carnevale inserendo Schillaci. Non crede che questa staffetta possa creare qualche problema tra i giocatori. Insomma, non teme che possa scapparci prima o poi qualche polemica?
«Mi sembra proprio che Carnevale non abbia avuto nulla da dire al momento della sostituzione. Cosi almeno mi sembra, qualcuno dice il contrario, sostenendo che Andrea avrebbe avuto un gesto di insofferenza, simile a quello di Chinaglia in Germania, nel 74: ripeto, io non mi sono accorto di nulla e comunque verificherò. Questa non è una staffetta come quella della Germania, un paragone sarebbe offensivo per Chinaglia. Comunque certe mie decisioni non devono essere messe in discussione da nessuno. I ragazzi sanno di dover rispettare le regole con grande attenzione».

E’ sempre convinto che Berti sia il sostituto ideale di Ancelotti? Certe avanzate di Berti in attacco, hanno costretto Giannini ad arretrare. Questo è sembrato evidente soprattutto nel secondo tempo.
«Berti ha spinto bene per tutti e novanta i minuti. Giannini, nella ripresa, s’e messo dietro, perchè era tutta la squadra che doveva tornare indietro per cercare di stanare gli Stati Uniti, per costringerli in qualche modo, a uscire dalla loro area. Berti e andato bene, non cerchiamo sempre di far sembrare indispensabili quelli che mancano».

Il pubblico dell’Olimpico prima ha invocato Schillaci, poi ha chiesto l’ingresso di Baggio. Quindi, verso la fine, ha anche fischiato.
«Ho sempre detto che giocare in casa questo mondiale ci dava più possibilità di vittoria ma nessun vantaggio. I fischi, alla fine, ci potevano anche stare. Ma il pubblico s’e fatto influenzare dal 5 a 1 con cui la Cecoslovacchia aveva battuto gli Stati Uniti. La verità è che poi, qui, gli Stati Uniti hanno fatto un’altra partita, più allenta, più accorta».

Nel prossimo e ultimo impegno, l’Italia incontrerà la Cecoslovacchia.
«Della Cecoslovacchia lo sapete cosa penso: per me e allo stesso livello dell’Austria. Gli austriaci sono più veloci, più aggressivi, ma i ceki hanno una maggior solidità tattica e tecnica. Ora vediamo come finisce la partita che devono affrontare e poi parleremo di quella nostra, contro i ceki».

Vicini si alza e lascia il posto a Gansler, il ct statunitense. Uno che stasera s’e preso qualche soddisfazione: «Abbiamo potuto finalmente dimostrare la nostra reale forza. La partita contro la Cecoslovacchia ci la aiutato ad entrare nel clima del mondiale. Quei cinque gol sono stati un’esperienza utile, abbiamo imparato bene la lezione. L’Italia se ne e accorta».

Il Tabellino

Roma, sabato 14 giugno 1990 ore 21.00
ITALIA-STATI UNITI 1-0
Reti: 1:0 Giannini (11)
Italia: Zenga, Bergomi, Maldini, Baresi, Ferri, Berti, Donadoni, De Napoli, Vialli, Giannini, Carnevale (al 51′ Schillaci). Allenatore: Azeglio Vicini
Stati Uniti: Meola, Doyle, Banks (81′ Stollmeyer), Windischmann, Armstrong, Balboa, Harkes, Ramos, Caligiuri, Vermes, Murray (82′ Sullivan). Allenatore: Bob Gansler
Arbitro: Codesal Mendez (Messico)

Le Pagelle

ZENGA 7 – E’ rimasto per quasi tutta la partita a guardare tantoché sarebbe stato impossibile dargli un voto. Ma quando mancavano venti minuti alla fine ha salvato la partita e ha evitato di rendere più ansioso il passaggio degli azzurri agli «ottavi». E’ stato bravo ma anche fortunato su quella micidiale doppietta sparata da Murray e Vermes.

BARESI 6,5 – La sufficienza stiracchiata è quasi impossibile rondargliela. Bastano un paio di progressioni o uno di quei suoi proverbiali recuperi per costringerti ad alzargli il voto. Anche lui, però, non ha brillato come al solito, lasciandosi coinvolgere, in parte, nella serata un po’ stonata degli azzurri.

BERGOMI 6,5 – Una partita senza troppi affanni per lui. Gli americani davanti non sono del fulmini, e lo si sapeva, e lui può anche prodursi in qualche, seppur rara, saettante avanzata. Niente di sconvolgente, ma la riprova della sua «normalità» e confortante.

FERRI 7 – Non lo aspettava nessun micidiale duello, ma aveva comunque l’obbligo di fare sentire il fiato sul collo di qualcuno. Ha trovato il modo di farsi apprezzare per scioltezza e nitore negli interventi. Spesso ha dato il cambio a Baresi, quando il libero avanzava e si è trovato a suo agio anche negli spazi larghi.

MALDINI 6 – Continua ad accusare alti e bassi. Era una partita che avrebbe dovuto permettergli di volare alto, invece, ha giocato a balzellone. Ha fatto comunque qualche buona cosa (come il colpo di testa su un cross di De Napoli che ha fatto gridare al gol), alternata però a diverse incertezze.

BERTI 5,5 – La sorpresa non ha sorpreso. Il ct Vicini lo aveva tirato fuori dal cappello a cilindro nell’immediata vigilia, ma il sostituto di Ancelotti non ha risposto con altrettanta magia. Eppure doveva essere la sua partita, perché fin dall’inizio si è capito subito che ci volevano le sue cavalcate per dare l’assalto agli americani schierati dentro un onesto fortino. Ha scalpitato molto, ma l’unica galoppala seria è stata quella con la quale si è procurato il rigore, poi fallito malamente da Vialli che ha spedito sul palo.

DE NAPOLI 6 – Stavolta la sufficienza se l’è meritata. Ed è un buon segnale per il podista azzurro che negli ultimi tempi riusciva solo a pestare i piedi. É pure venuto a galla che deve ancora rifinire la sua condizione. Alcuni svarioni in certi momenti determinanti della partita non sono però giustificabili
da parte sua.

DONADONI 7 – Il volo può apparire un tantino eccessivo, ma il milanista è stato uno dei pochi a cercare di ribaltare lo stanco copione che stava seguendo la partita. Ci ha provato con massicce iniezioni di fantasia, ma non sono servite a portare la squadra al potere.

GIANNINI 7 – Il Principe continua a restare sul trono. Dopo la bella prova contro l’Austria si è ripetuto sugli stessi livelli o quasi. E il modo come ha giocalo assume un valore maggiore, considerando che la squadra non lo ha assecondato come era avvenuto nella partita d’esordio. E di solito quando manca la coralità anche lui stecca. Invece si è prodotto anche nello splendido acuto del gol che ci spalanca, anche se non in maniera trionfale, le porte degli «ottavi». Non è arrischiato sostenere che la nazionale sembra aver trovato il regista tanto agognalo. Peccato che sia ora la «troupe» ad accusare qualche sbandamento.

CARNEVALE 5,5 – Vicini lo ritiene utilissimo all’economia del gioco azzurro. Lui non sta troppo a guardare nell’impegno e nella generosità, ma tanti sforzi non sembrano produrre altrettanti frutti. Dalle parti del gol ieri sera non si è latto mai vedere.

VIALLI 5 – Il bomber azzurro ha ancora le poveri bagnate e il mancato rigore ne è la dimostrazione più lampante. Ma al di la del gol, che pure non è un optional per lui, dimostra di essere sempre alla ricerca della forma migliore. Giochicchia il Gianluca nazionale, tira fuori anche qualche colpo dal suo ampio repertorio, ma la determinazione di un tempo sta diventando sempre più rara.

SCHILLACI (dal 51′) 6 – Vicini gli ha messo a deposizione un maggior numero di minuti, ma non li ha saputi sfruttare come nella precedente partita. Ha provato a rigirare la scena del gol contro gli austrìaci. La sceneggiatura era la stessa ma è cambiato il finale. Poteva andare in gol per caso con quella botta su punizione deviata dalla barriera. E’ vero che lui si affida a Santa Rosalia ma anche per i miracoli c’è un limite.