Pink Floyd Football Club

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La grande passione calcistica della band inglese. Waters tra i pali, Wright terzino, Mason in mediana e Gilmour ala destra: la storia del “First Eleven” pinkfloydiano, uno dei maggiori esempi della stretta connessione tra calcio e musica rock.


Waters, Wright, Adamson, Mason, O’Rourke, Richardson, Gilmour, Watts, Howard, Thorgerson, Max. E’ l’undici titolare del Pink Floyd Football Club, in campo negli anni Settanta, uno dei maggiori esempi dello stretto rapporto tra calcio e musica rock. Magliette biancoblu come i calzettoni, pantaloncini blu. I componenti della band inglese furono quattro titolari inamovibili: Roger Waters portiere, Rick Wright difensore di fascia, Nick Mason in mediana e David Gilmour all’ala destra. La foto del “First Eleven”, così fu denominata la squadra pinkfloydiana, venne inserita da Storm Thorgerson, deus ex machina grafico del gruppo inglese, nella copertina di A Nice Pair, un disco che la Emi mise in vendita, nel Natale del 1973, sull’onda dello strepitoso successo mondiale di The dark side of the moon. Dato lo scarso tempo a disposizione, l’idea dell’etichetta discografica fu di riunire in una raccolta i primi due album del gruppo: The piper at the gates of dawn ed A saucerful of secrets.

Tra le immagini centrali, Thorgerson pensò, in un primo momento, di immortalare il pugile Floyd Patterson, campione del mondo dei pesi massimi tra il 1956 e il ’62, ritratto in guantoni e calzoncini rosa. L’operazione fallì a causa della richiesta di Patterson che pretese la cifra monstre di cinquemila dollari. Somma ritenuta “oltraggiosa” da tutto lo staff della band che mandò a quel paese il pugile. L’alternativa fu di ritrarre il “first eleven”. Il football rappresentava una presenza costante nella vita dei quattro Floyd. La foto di A Nice Pair fa riferimento ad un incontro in cui il Pink Floyd Fc rimediò un sonoro 4-0 da una squadra di marxisti della parte settentrionale di Londra. Un particolare riportato da Nicholas Shaffner, biografo di punta della band. Sulla linea mediana, il batterista Mason, l’esecutore del “4/4 lento” di molti brani del gruppo, dava il tutto per tutto, uscendo spesso esausto dal rettangolo di gioco. Nella foto ufficiale, Mason è ritratto con una fascia in testa stile “One of these days” ai tempi del live a Pompei di cui il regista Adrian Maben trasse un autentico “cult-movie”.

Il bassista Waters era un portiere coraggioso nelle uscite ma non esente da svarioni. In difesa, sulla fascia destra, il tastierista Wright si muoveva con una certa disinvoltura, sia pur palesando una tecnica non proprio raffinata. Un terzino che cercava spesso le sovrapposizioni, scambiandosi il pallone con l’ala destra Gilmour che, a dire il vero, in un campo di calcio non mostrò la stessa classe e sicurezza palesata sul palco con la sua Fender. “C’era sempre un pallone con noi, nelle nostre tournée in giro per il mondo”, ha ricordato Roger Waters, tifoso dell’Arsenal, confermando che il calcio era una costante nei tour della band. A Padova, nel luglio 2013, Waters lasciò il suo autografo sulla seconda maglia della squadra veneta, molto simile a quella usata dai Gunners inglesi.

Scandagliando la discografia pinkfloydiana, c’è un brano dove emerge nitido il collegamento tra la musica dei Pink Floyd e il football: Fearless, traccia inserita nell’album Meedle (1971). Nella parte finale, alle note di chitarra si sovrappone il coro di “The Kop”, la curva dei tifosi del Liverpool, che intona la celeberrima You’ll Never Walk Alone, inno sportivo di molte squadre inglesi (“Quando cammini nel bel mezzo di una tempesta, tieni bene la testa in alto e non aver paura del buio alla fine della tempesta … cammina nel vento, cammina nella pioggia, anche se i tuoi sogni saranno sconvolti e scrollati, va avanti, va avanti con la speranza nel tuo cuore…”).

Quel coro fu registrato durante un derby tra i Reds e l’Everton. Alla fine, infatti, si percepisce nel disco un “Everton, Everton” sommerso dai fischi dei tifosi avversari. Dal 1906, una delle curve dello stadio di Liverpool è chiamata ufficialmente Spion Kop, dal nome di una collina nella regione sudafricana del Natal, luogo dell’omonima battaglia della seconda guerra Anglo-Boera dove si registrarono gravi perdite tra i soldati britannici. Gran parte dei caduti, provenienti da Liverpool, facevano parte del reggimento di fanteria del “Lancashire”. La tifoseria che occupa quella curva di Anfield Road viene chiamata, familiarmente, The Kop. Anche altri stadi, come il St. Andrews di Birmingham o Hillsborough di Sheffield, hanno una curva o una tribuna chiamata Kop.

Dell’undici titolare pinkfloydiano fece parte anche Chris Adamson, road manager del gruppo nei primi anni ’70. Fu lui a suggerire alla band i titoli di alcuni brani, tra cui When you’re in, Speak to me ed Any colour you like. Adamson è rimasto celebre anche per il breve parlato all’inizio di Dark side of the moon: “I was made for fucking years, absolutely years…”. Da giocatore presidiava, in fase difensiva, la fascia sinistra, giocando a calcio spesso con le scarpe da tennis. Bob Richardson era il centrale della difesa. Soprannominato “Liverpool Bobby”, lavorò con Peter Watts dalla fine degli anni Sessanta fino al ‘73.

Il roadie Peter Watts nel First Eleven ricoprì il ruolo di centrocampista centrale. Padre dell’attrice Naomi Watts, tecnico del suono e road manager della band, la sua collaborazione con i Pink Floyd finì prima del “British Winter Tour” del ’74 a causa dei suoi problemi di tossicodipendenza. Watts morì nell’agosto del ‘76. Il corpo senza vita fu trovato a Notting Hill, in una casa londinese di proprietà del gruppo. La polizia rinvenne, accanto al cadavere, una siringa ed evidenti tracce di eroina. Nella storia musicale dei Pink Floyd resta, indelebile ed inconfondibile, l’urlo di Watts in Speak to me e la sua “risata folle” nella parte conclusiva di Brain Damage.

Arthur Max, tecnico delle luci della band dal periodo barrettiano fino al ’74, era l’ala sinistra, imprevedibile e sempre pronto all’affondo alla ricerca del cross. Steve O’Rourke, manager dei Pink Floyd, venne impiegato come secondo difensore centrale, ultimo baluardo davanti al portiere. Uno che in campo non badava al sodo. Nella foto di A Nice Pair, O’Rourke è il giocatore più alto. Il centravanti era Tony Howard, agente musicale, impegnato con i Pink Floyd dalle serate dell’Ufo di metà anni Sessanta e fino ai concerti del 1994, dove ricoprì il ruolo di tour manager.

Al barbuto Storm Thorgerson venne affidato il ruolo di regista del First Eleven. Fondatore, con Audrey Bo Powell, dello studio Hipgnosis, Thorgerson, deceduto nell’aprile del 2013, rivoluzionò il modo di realizzare le copertine degli album. Gilmour lo definì “una forza costante nella sua vita, sia sul piano lavorativo che umano. Una spalla sulla quale piangere ed un grande amico”. Mason descrisse Thorgerson come “un lavoratore infaticabile, dall’inizio alla fine”.

Non mancavano le tifose al seguito della squadra, a cominciare da cinque bellissime “cheerleaders” con tanto di magliette dove campeggiavano due stelle sotto le lettere “PF FC”. La foto del First Eleven finì anche in un opuscolo, pubblicato nel ’74, contenente la discografia dettagliata dei primi undici album dei Pink Floyd. Cinque anni più tardi, dopo l’uscita di The Wall, con il nome di “The First XI” fu chiamato un cofanetto, pubblicato dalla Emi, comprendente tutti i dischi dei Pink Floyd, da The Piper at the gates of dawn ad Animals. Di quel cofanetto, stampato in sole mille copie, le perle furono due rare stampe “picture disc” di Dark side e Wish you were, tra le pochissime versioni “picture” nella discografia ufficiale “in vinile” dei Pink Floyd.

La storia del “First Eleven” pinkfloydiano non è l’unico esempio di sinergia tra rock e calcio. Rod Stewart è un supertifoso del Celtic Glasgow, Elton John è stato presidente del Watford e ha dedicato un brano al fuoriclasse rumeno Hagi (I’m still standing). In una fotografia del 1976, l’autore di Your Song è ritratto all’interno dello stadio “Azteca” di Città dei Messico, intento a calciare un rigore sotto lo sguardo sorridente del fuoriclasse inglese Best. I Primal Scream scrissero “The Man and the Scream Team Meet the Barney Army” per la nazionale scozzese mentre i Super Furry Animals dedicarono “The Man Don’t Give a Fuck” a Robin Friday, attaccante del Cardiff City, scomparso a 38 anni dopo una vita vissuta sul filo del rasoio e spesso a stretto contatto con la droga. ”Sul campo – affermò Friday – odio tutti gli avversari. Non mi importa niente di nessuno. La gente pensa che sono pazzo, lunatico. Io sono un vincente”. Da non dimenticare, infine, il tributo dei Kinks a George Best (“Delicate Follower of Fashion”) ed un brano di Morrissey, “Munich Air Disaster 1958”, in omaggio ai calciatori del Manchester United scomparsi nella tragedia aerea del febbraio ’58, dopo lo schianto del volo 609 della British European Airways, sulla pista dell’aeroporto tedesco di München-Riem.

TESTO DI SERGIO TACCONE, Autore di “Quando il Milan era un piccolo diavolo” (Limina), “Milan Story” (Edizioni della Sera) e “La Mitropa Cup del Milan” (Urbone Publishing).