SERIE A 1983/84: JUVENTUS

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Tutti si inchinano, ritorna la Signora


LA SINTESI DEL CAMPIONATO

La Roma è favorita, grazie all’arrivo dell’asso brasiliano Cerezo. Ma è l’Udinese di Zico a partire alla grande. La Juventus fa però presto a imporre i diritti della propria superiorità, conquistando la vetta al quarto turno. Si profila un nuovo duello tra bianconeri e giallorossi: gli uomini di Liedholm prendono la testa alla sesta giornata, approfittando della sconfitta juventina nel derby; la Juventus li raggiunge alla nona e non lascerà più il primo posto. Intanto avanzano altre forze: il Verona, sempre più sicuro nei panni di nuova grande, e il Torino, secondo al termine dell’andata, quando la Juventus è campione d’inverno. La Roma, distratta dalla Coppa dei Campioni, ha un ritorno di fiamma invernale con la sosta europea e torna al secondo posto alla ventesima giornata, lanciando una nuova sfida. Dopo 23 turni i giallorossi sono a due punti, ma l’aggancio non riesce e con un turno di anticipo la Signora è Campione d’Italia. La Lazio si salva in extremis, cade in B il Genoa assieme al Pisa e al Catania, retrocesso ormai da tempo.

I CAMPIONI

SDRG67644KLa premiata ditta Boniperti-Trapattoni continua a non sbagliare una mossa. Per sostituire il “monumento” Dino Zoff viene ingaggiato il portiere dell’Avellino, Stefano Tacconi, un passato nelle giovanili dell’Inter e poi tanta gavetta. Non deluderà. Le concorrenti si agitano sul mercato straniero; la Juventus, che a già Boniek e Platini, si limita a ritocchi importanti per ogni reparto. In difesa, il giovane stopper rivelazione del Bari, Caricola; a centrocampo, la classe Vignola, ideale vice-Platini, anche lui dall’Avellino; in attacco, dove per la prima volta manca un altro monumento”, Roberto Bettega, ecco dal Verona l’esperto attaccante Penzo, un mestierante dell’area di rigore.

Ne esce una squadra ricca di classe ma anche compatta. In difesa, davanti all’atletico Tacconi, la conferma di un quartetto eccezionale: i due esterni Gentile e Cabrini, il gigantesco stopper Brio, sempre più sicuro, protetto dal magistero del libero Scirea, con Caricola eclettico rincalzo. A centrocampo manca un regista classico, ma non se ne sente il bisogno perché Trapattoni sfrutta al meglio le caratteristiche dell’asso Platini: Tardelli e Bonini fanno diga davanti al reparto arretrato, coprendo le spalle al francese, libero di inventare calcio e pure di entrare in area a concludere di persona, con l’appoggio di Zibì Boniek, campione estemporaneo dalle irresistibili progressioni. Gli affidabili Prandelli e Tavola, più il capo carismatico Furino all’ultima apparizione (con una presenza), garantiscono i ricambi di quantità, mentre Vignola è un titolare aggiunto, con classe e visione di gioco per dare respiro a “roi” Michel. In avanti, i guizzi di Pablito Rossi, abilissimo ad aprire spazi per gli inserimenti dei due stranieri, e gli sfondamenti di Penzo, classico panzer da area di rigore, che non ha la classe di Bettega, ma possiede l’umiltà necessaria per servire la causa con grande efficacia.

IL BOOM DI ZICO

zico-udinese-intervista2-wpUn vero peccato, che l’Udinese non chiuda la sua stagione con la qualificazione Uefa. In ogni caso, molte speranze suscitate in estate dal clamoroso (e contrastato) acquisto di Antunes Coimbra, in arte Zico. considerato in Brasile l’erede di Pelè, sono andate in porto. Certo, era un po’ improbabile che davvero i friulani potessero inseguire lo scudetto, ma lo spettacolo non è mancato, soprattutto grazie a lui, il trentenne figlio di Rio. che non ha avuto difficoltà ad ambientarsi, dimostrando la statura del fuoriclasse assoluto. Straordinaria la sua efficacia sui calci di punizione, uno spettacolo il suo passo felpato, il dribbling morbido, l’assist folgorante. Un asso che chiude la stagione con una media gol quasi incredibile: 19 reti in 24 partite.

IL FLOP DI CHINAGLIA

Il 13 giugno 1983 doveva cominciare una nuova era per la Lazio. Accolto da una folla di tifosi, atterrava a Roma dagli Stati Uniti Giorgio Chinaglia, ex bandiera sul campo e nuovo proprietario del club. Si parlava di miliardi a palate, di strepitosi acquisti stranieri, di una grande Lazio. A conti fatti sono poi arrivati il regista brasiliano Batista e il giovanissimo danese Michael Laudrup, in prestito dalla Juventus. In più, sono stati trattenuti i gioielli Giordano e Manfredonia. La stagione delle meraviglie si traduce in un calvario, con la squadra invischiata nella lotta per la salvezza. Batista si rivela gran protagonista, ma solo delle notti romane; Laudrup è troppo fragile per le dure battaglie sul fondo della classifica. Anni dopo, Chinaglia ammetterà l’errore: «Ho pensato che bastassero tre milioni e mezzo di dollari per gestire un grande club».

IL PASTICCIO-STRANIERI

cerezo-roma-83-84-wpIl gran pasticcio degli stranieri nasce il 9 giugno 1983. quando viene reintrodotto il blocco delle importazioni, con deroga per le tre neopromosse, per chi depositerà i nuovi contratti entro il 13 giugno. Il 9 luglio, a sorpresa, vengono concessi dieci giorni ad alcuni club (Avellino, Genoa, Pisa, Lazio ed Inter) per rispettare le compatibilità economiche chieste della Figc. Altri due contratti vengono invece “bocciati”, e sono i più clamorosi, quelli di Roma e Udinese per l’ingaggio dei due assi brasiliani Cerezo e Zico. La decisione “inappellabile” della Federcalcio provoca polemiche furiose e manifestazioni di piazza. È decisivo l’intervento del presidente della Repubblica Pertini, grazie al quale il Coni demanda a un comitato di tre “saggi” (i giuristi Massimo Severo Giannini, Giuseppe Guarino e Rosario Nicolò) la decisione sui ricorsi di Roma e Udinese. Il comitato, pur deplorando le manchevolezze nelle documentazioni presentate dai due club, esprime parere favorevole ai due acquisti, poi ratificati dal Coni.

ESPLODE DOSSENA

Un’altalena crudele, quella di Beppe Dossena. Il centrocampista rivelazione del calcio italiano nell’81, il grande dimenticato nell’82 (inserito nella rosa del trionfo mondiale, ma senza mai scendere in campo), il grande ripescato nell’83. soprattutto nell’amichevole trionfale sulla Grecia a Bari (5-10-1983), quando Bearzot sembra imboccare la via di un felice rinnovamento destinato peraltro a rivelarsi solo un’illusione. Per lui, comunque, questo è il campionato migliore, quello della raggiunta maturità. Cresciuto nel vivaio del Torino, ha ottenuto la consacrazione a Bologna dopo due stagioni cadette a Pistoia e a Cesena. Nell’81 è tornato granata per diventare l’uomo chiave del centrocampo. A 25 anni prende per mano un Torino non eccezionale e ne diventa il leader assoluto. Non è un regista in senso classico, ma un centrocampista completo, che sa interdire e anche aprire il gioco con eleganza. Un “faro” che poco concede alla platea, tutto puntando sulla concretezza l’efficacia. Giocherà fino all’87 col Toro; poi, dopo una stagione all’Udinese, vivrà una seconda giovinezza partecipando da assoluto protagonista allo storico scudetto della Sampdoria nel 1990-91.

PLATINI ANCORA CAPOCANNONIERE

Nato a Joeuf, in Lorena, il 21 giugno 1955 da famiglia di origini italiane (il nonno Francesco partì da Agrate Conturbia, in provincia di Novara, a cercar fortuna Oltralpe), bocciato dal Metz per motivi fisici («Capacità respiratoria insufficiente» ) e rivelatosi nel Nancy, ha esordito in Nazionale il 27 marzo 1976 e ha poi ottenuto la consacrazione in patria nel Saint Etienne, con cui ha vinto il titolo nazionale ma ha anche subito una grave frattura alla caviglia destra. È stato Gianni Agnelli in persona, con un “blitz” personale, a portarlo alla Juventus per una cifra ridicola (148 milioni), assicurando al calcio italiano uno dei massimi artisti di ogni epoca. Le sue misure di fuoriclasse emergono ormai di prepotenza con continuità. Dopo scudetto e Coppa delle Coppe, chiuderà la sua trionfale stagione trascinando la Francia al titolo europeo.platini-pallone-oro-1984-wp


CLASSIFICA FINALE

Squadra Pt G V N P Gf Gs
JUVENTUS 43 30 17 9 4 57 29
ROMA 41 30 15 11 4 48 28
FIORENTINA 36 30 12 12 6 48 31
INTER 35 30 12 11 7 37 23
TORINO 33 30 11 11 8 37 30
VERONA 32 30 12 8 10 43 35
SAMPDORIA 32 30 12 8 10 36 30
MILAN 32 30 10 12 8 37 40
UDINESE 31 30 11 9 10 47 40
ASCOLI 29 30 9 11 10 29 35
AVELLINO 26 30 9 8 13 33 39
NAPOLI 26 30 7 12 11 28 38
LAZIO 25 30 8 9 13 35 49
GENOA 25 30 6 13 11 24 36
PISA 22 30 3 16 11 20 35
CATANIA 12 30 1 10 19 14 55

VERDETTI

Campione d’Italia JUVENTUS
Vincitrice Coppa Italia ROMA
Retrocesse in serie B GENOA, PISA e CATANIA
Qualificate in Coppa dei Campioni JUVENTUS
Qualificate in Coppa delle Coppe ROMA
Qualificate in Coppa UEFA FIORENTINA e INTER

MARCATORI

20 gol Platini (Juventus)
19 gol Zico (Udinese)
14 gol Iorio (Verona)
13 gol Rossi P. (Juventus)
12 gol Briaschi (Genoa), Monelli (Fiorentina)
11 gol Hernandez (Torino)
10 gol Altobelli (Inter), Bertoni D. (Fiorentina), Virdis (Udinese)
8 gol Giordano B. (Lazio), Laudrup (Lazio), Mancini R. (Sampdoria), Pruzzo (Roma), Schachner (Torino), Serena (Inter)