What if….: la storia dei Mondiali raccontata dai suoi bivi

Il calcio è lo sport dei dettagli. Un rimbalzo, una decisione arbitrale, un malore alla vigilia: bastano pochi centimetri o pochi secondi per riscrivere una finale, la carriera di un campione, a volte l’identità di un’intera nazione.

Qui Storie di Calcio prova un esercizio ambizioso: prendere ogni edizione della Coppa del Mondo, dal 1930 a oggi, e per ciascuna isolare il “what if” più significativo. Il momento in cui quel torneo è passato dal ramo che tutti conosciamo, lasciandone un altro sospeso per sempre nel regno dell’immaginazione.

Ogni “what if” è una finestra su un altro calcio possibile: carriere diverse, maledizioni mai nate, coppe alzate da altre mani. È questa la magia del gioco: sapere che tra ciò che è successo e ciò che poteva succedere c’è quasi sempre solo un centimetro, un fischio, un attimo.

1930 — Uruguay: e se avessero giocato tutta la finale con lo stesso pallone?

Prima finale della storia, Uruguay-Argentina. Le due squadre litigano perfino su quale pallone usare, e l’arbitro decide: uno per tempo. Con il pallone argentino nel primo tempo, l’Argentina va all’intervallo avanti 2-1. Con quello uruguaiano nella ripresa, i padroni di casa ribaltano tutto e vincono 4-2.

E se avessero giocato l’intera partita nelle condizioni del primo tempo? Il dettaglio è quasi folkloristico, ma resta il “what if” fondativo: la prima Coppa del Mondo si è decisa anche attorno a un vantaggio non difeso e a due palloni diversi.

1934 — Italia: e se Zamora avesse giocato la ripetizione?

Nel Mondiale organizzato dall’Italia fascista, la Spagna e i padroni di casa si affrontano in un quarto durissimo, che finisce in parità e va ripetuto il giorno dopo. Ma il grande portiere spagnolo Ricardo Zamora, uscito malconcio dalla prima battaglia, salta la ripetizione. L’Italia passa e va a vincere il titolo.

E se Zamora, uno dei migliori portieri di sempre, fosse stato in campo nel replay? Il cammino trionfale dell’Italia si sarebbe forse fermato in uno dei tornei più discussi e “condizionati” della storia.

1938 — Francia: e se il Brasile non avesse lasciato a riposo Leônidas?

Semifinale Brasile-Italia. Il ct brasiliano, convinto di avere la qualificazione in tasca, decide di far riposare Leônidas, la sua stella, per tenerlo fresco in vista della finale. Il Brasile perde 2-1 e la finale la gioca l’Italia, che si conferma campione.

E se Leônidas fosse sceso in campo in semifinale invece di essere “risparmiato” per una finale mai raggiunta? È forse la più antica lezione mondiale sul non dare mai nulla per scontato.

1950 — Brasile: e se Barbosa avesse parato il tiro di Ghiggia?

Al Maracanã bastava un pareggio. Il Brasile passa con Friaça, poi Schiaffino pareggia e Ghiggia, sul primo palo, sorprende il portiere Barbosa. Uruguay campione, silenzio irreale: il “Maracanazo”.

E se quel pallone fosse rimasto fuori? Il Brasile avrebbe vinto in casa nel 1950 e Barbosa non sarebbe diventato il simbolo di una maledizione che tenne lontani i portieri neri dalla Seleção per decenni. Un solo intervento avrebbe cambiato la mitologia di un paese intero.

1954 — Svizzera: e se la Grande Ungheria di Puskás avesse vinto?

L’Ungheria di Puskás è imbattuta da anni e nel girone travolge la Germania Ovest 8-3. In finale si ritrovano di fronte, e i magiari vanno subito sul 2-0. Ma la Germania rimonta e vince 3-2 nel “Miracolo di Berna”, con Puskás non al meglio della condizione e un suo gol nel finale annullato per un fuorigioco molto discusso.

E se Puskás fosse stato pienamente in forma, o quel gol fosse stato convalidato? La squadra considerata da molti la più forte a non aver mai vinto un Mondiale avrebbe avuto la corona che meritava, e la storia del calcio avrebbe avuto un altro totem.

1958 — Svezia: e se lo staff avesse rinunciato a Pelé e Garrincha?

Nel Brasile campione emerge un diciassettenne di nome Pelé, affiancato da Garrincha. Eppure, secondo il racconto tramandato, lo psicologo della nazionale sconsigliava di schierarli, giudicandoli poco affidabili sul piano caratteriale: furono i compagni a imporne la titolarità.

E se la prudenza dello staff avesse avuto la meglio? Il calcio avrebbe forse conosciuto con anni di ritardo — o mai nella stessa forma — la coppia che stava per ridisegnarlo.

1962 — Cile: e se Schrojf non avesse tradito la Cecoslovacchia in finale?

Viliam Schrojf era stato uno dei migliori portieri del torneo, decisivo nel trascinare la Cecoslovacchia fino all’atto conclusivo. In finale la sua squadra passa addirittura in vantaggio con Masopust, futuro Pallone d’Oro. Poi, però, proprio Schrojf si sgretola: un pallone alto perso malamente, un’uscita sbagliata, e il Brasile ne approfitta per ribaltarla e imporsi 3-1.

E se il portiere avesse chiuso il suo Mondiale quasi perfetto senza quei due errori? La Cecoslovacchia, in vantaggio contro i campioni in carica, avrebbe potuto conquistare il titolo mondiale che non ha mai vinto: una delle sorprese più clamorose di sempre, e un nome del tutto inatteso nell’albo d’oro della Coppa del Mondo.

1966 — Inghilterra: e se il gol fantasma di Hurst non fosse stato convalidato?

Finale di Wembley, Inghilterra-Germania Ovest, supplementari. Geoff Hurst calcia, il pallone sbatte sotto la traversa e rimbalza sulla linea. Il guardalinee, dopo un consulto, indica il centrocampo: gol. L’Inghilterra dilaga e alza l’unica Coppa della sua storia.

E se la tecnologia di oggi avesse detto “no gol”? Senza quel 3-2 discusso, l’intera narrazione del calcio inglese, costruita da mezzo secolo attorno a quel pomeriggio, sarebbe diversa.

1970 — Messico: e se Rivera non fosse rimasto in panchina fino agli ultimi 6 minuti?

Per tutto il torneo l’Italia va avanti con la “staffetta”: Mazzola un tempo, Rivera l’altro. In semifinale, la leggendaria 4-3 contro la Germania, è proprio Rivera a firmare il gol decisivo. In finale contro il Brasile, però, il ct Valcareggi ribalta il copione: tiene in campo Mazzola e concede a Rivera appena gli ultimi sei minuti, con l’Italia ormai sotto 3-1. Il più grande fantasista azzurro tocca il pallone una manciata di volte, mentre il Brasile cala il poker con uno dei gol più belli di sempre.

E se Valcareggi avesse dato a Rivera la sua mezza partita, come aveva fatto per tutto il Mondiale? Difficile pensare che l’Italia potesse fermare il Brasile più forte di sempre, ma quella scelta resta uno dei misteri più discussi della storia azzurra: il genio di Rivera ridotto a una comparsata nella partita più importante di tutte.

1974 — Germania Ovest: e se l’Olanda del calcio totale avesse vinto?

La squadra più rivoluzionaria di sempre — Cruyff, il pressing, gli scambi di posizione — segna su rigore dopo un minuto, senza che la Germania tocchi palla. Poi, quasi presa dall’ebbrezza di umiliare l’avversario, si fa rimontare: 2-1 tedesco.

E se l’Olanda avesse chiuso la partita invece di volerla giocare? La squadra considerata da molti la più forte a non aver mai vinto avrebbe avuto la corona che il suo calcio meritava, e l’estetica avrebbe battuto una volta tanto il pragmatismo.

1978 — Argentina: e se il palo di Rensenbrink fosse entrato?

Finale, Argentina-Olanda, ultimi secondi dei tempi regolamentari sull’1-1. Rob Rensenbrink si ritrova il pallone sul piede a due passi dalla porta e calcia: il legno respinge. Si va ai supplementari, e lì Kempes e Bertoni firmano il 3-1 che consegna all’Argentina il suo primo titolo.

E se quel pallone fosse entrato di una manciata di centimetri invece di sbattere sul palo? L’Olanda avrebbe vinto il Mondiale allo scadere, e non avrebbe perso due finali consecutive contro la nazione ospitante dopo quella del 1974. Il capitolo più doloroso della storia degli “orange” si sarebbe chiuso con una coppa alzata al cielo.

1982 — Spagna: e se il Brasile si fosse accontentato del pareggio?

Al Brasile di Telê Santana — Zico, Sócrates, Falcão, il calcio più bello del torneo — basta un pareggio contro l’Italia. Ma quella squadra non sa giocare per il pari: si sbilancia, e Paolo Rossi la punisce con una tripletta. Finisce 3-2 per gli azzurri, che voleranno verso il titolo. (Lo stesso torneo consegnò alla storia anche il “patto di Gijón”, con l’Algeria eliminata da un risultato troppo comodo per Germania e Austria: un’ingiustizia che cambiò per sempre il regolamento, imponendo le ultime gare dei gironi in contemporanea.)

E se il Brasile avesse controllato invece di attaccare? Con un pareggio sarebbe andato avanti, e forse una certa idea romantica di calcio non sarebbe “morta” quel pomeriggio a Barcellona.

1986 — Messico: e se l’arbitro avesse visto la “mano de Dios”?

Quarti, Argentina-Inghilterra. Maradona salta più in alto di Shilton e spinge il pallone in rete con il pugno: l’arbitro non se ne accorge. Pochi minuti dopo, lo stesso Maradona segna il “gol del secolo”.

E se quella mano fosse stata fischiata? L’Inghilterra sarebbe rimasta in partita, e forse Maradona non avrebbe avuto il palcoscenico per il capolavoro che lo consacrò. Il suo Mondiale nasce da un’ingiustizia non punita.

1990 — Italia: e se gli azzurri non avessero fallito i rigori in casa?

Le “notti magiche”, Schillaci capocannoniere, un intero paese in trance. In semifinale l’Italia affronta l’Argentina proprio a Napoli, il regno di Maradona, e cade ai rigori nel silenzio di uno stadio diviso a metà.

E se dal dischetto fosse andata diversamente? L’Italia avrebbe giocato una finale mondiale in casa, e l’estate del ’90 non sarebbe rimasta la più dolce e crudele della memoria calcistica italiana.

1994 — USA: e se Baggio non avesse calciato alto quel rigore?

Prima finale decisa ai rigori, Italia-Brasile a Pasadena. All’ultimo tiro tocca a Roberto Baggio, l’uomo che aveva trascinato gli azzurri fin lì quasi da solo. Il pallone vola sopra la traversa. Brasile campione.

E se quel rigore fosse entrato? L’Italia sarebbe rimasta in vita, e la carriera di Baggio non sarebbe rimasta legata per sempre a quell’immagine di spalle, immobile, dopo l’errore.

1998 — Francia: e se Ronaldo fosse stato bene la sera della finale?

Poche ore prima della finale contro la Francia, il “Fenomeno” ha un malore mai del tutto chiarito. Prima escluso, poi reinserito all’ultimo, scende in campo ma è un fantasma. La Francia vince 3-0, doppietta di Zidane.

E se Ronaldo fosse stato nella sua versione migliore? Quella Francia resta fortissima, ma un Fenomeno in forma avrebbe reso la finale un’altra partita. È il “what if” più inquietante di tutti, perché al centro non c’è una decisione, ma la fragilità di un corpo.

2002 — Corea/Giappone: e se l’arbitraggio fosse stato corretto?

Ottavi, Italia-Corea del Sud. Totti espulso per una presunta simulazione, un gol annullato, decisioni contestatissime dell’arbitro Moreno, e infine il golden gol di Ahn che elimina gli azzurri. Pochi giorni dopo, tra mille polemiche, anche la Spagna viene eliminata dalla Corea.

E se quelle gare fossero state dirette diversamente? Forse in semifinale, al posto della sorprendente Corea, ci sarebbe stata l’Italia o la Spagna — e il torneo più discusso di sempre avrebbe un altro tabellone.

2006 — Germania: e se Zidane non avesse dato quella testata?

Ultima partita della carriera di Zidane, finale di Berlino contro l’Italia. Nei supplementari, dopo un diverbio con Materazzi, il francese si volta e lo colpisce con una testata. Espulso. La Francia perde ai rigori.

E se Zidane avesse ignorato la provocazione? Sarebbe rimasto in campo per l’eventuale serie dal dischetto — lui, tra i migliori tiratori al mondo — e avrebbe potuto chiudere la carriera alzando la seconda Coppa. Invece se ne andò passando accanto al trofeo senza guardarlo.

2010 — Sudafrica: e se Gyan avesse segnato dopo la mano di Suárez?

Quarti, Uruguay-Ghana, ultimi secondi dei supplementari. Sulla linea, Suárez respinge di mano un tiro destinato in rete: rosso e rigore. Asamoah Gyan colpisce la traversa. L’Uruguay poi vince ai rigori.

E se quel penalty fosse entrato? Il Ghana sarebbe diventato la prima nazionale africana in semifinale, per giunta nel primo Mondiale africano. È il più crudele degli scambi: un fallo punito col cartellino, ma di fatto premiato dal risultato.

2014 — Brasile: e se Neymar e Thiago Silva avessero giocato la semifinale?

Semifinale in casa contro la Germania. Il Brasile si presenta senza Neymar (frattura a una vertebra) e senza il capitano Thiago Silva (squalificato). Finisce 7-1, l’umiliazione più clamorosa della storia della Seleção.

E se i due leader fossero stati in campo? Difficile immaginare lo stesso tracollo con la spina dorsale della squadra al suo posto. Un “what if” che rima, sessantaquattro anni dopo, con il trauma casalingo del Maracanazo.

2018 — Russia: e se non fosse stato fischiato il rigore in finale?

Finale Francia-Croazia. Sull’1-1, un pallone tocca il braccio di Perišić in area: dopo revisione al VAR, l’arbitro assegna il rigore alla Francia, che Griezmann trasforma. Da lì i Bleus dilagano fino al 4-2.

E se quel rigore, discusso e discutibile, non fosse stato concesso? La Croazia, alla prima finale della sua storia, avrebbe potuto giocarsela fino in fondo per un titolo che avrebbe avuto del clamoroso.

2022 — Qatar: e se Kolo Muani avesse segnato al 123′?

Finale Argentina-Francia, forse la più bella di sempre. All’ultimo respiro dei supplementari, Kolo Muani si ritrova solo davanti a Emiliano Martínez, che compie una parata prodigiosa con la gamba. Poco dopo l’Argentina vince ai rigori e Messi corona la carriera.

E se quel pallone fosse entrato? La Francia avrebbe vinto due Mondiali di fila e Messi si sarebbe ritirato senza la Coppa che gli mancava. Una sola parata ha deciso l’eredità del più grande della sua generazione.

2026 — USA/Canada/Messico: e se l’Inghilterra avesse retto in semifinale?

In semifinale ad Atlanta, l’Inghilterra passa in vantaggio con Anthony Gordon poco dopo l’ora di gioco e per mezz’ora accarezza la sua prima finale mondiale dopo il 1966. Poi si accende Messi: due assist illuminanti nel finale, il pareggio di Enzo Fernández all’85’ e il colpo di testa vincente di Lautaro Martínez in pieno recupero ribaltano tutto. Argentina in finale (dove poi cederà alla Spagna), Inghilterra a casa.

E se i Tre Leoni avessero difeso quel vantaggio? Sarebbero tornati a giocarsi una finale mondiale dopo sessant’anni di attesa, e Messi non avrebbe avuto l’ultimo grande palcoscenico della sua carriera. Bastavano trenta minuti di ordinaria amministrazione: invece è bastato un lampo del più grande di tutti a spegnere il sogno inglese.