SERIE A 1971/72: JUVENTUS

Con l’arrivo di Boniperti e Allodi si apre uno straordinario ciclo per i bianconeri.


LA SINTESI DEL CAMPIONATO:

Già alla quinta giornata la Juventus è in testa, assieme a Inter e Milan, poi relegate a damigelle d’onore – assieme al Torino rivitalizzato dal giovane tecnico Gustavo Giagnoni – già la domenica successiva. È l’avvio di un dominio mai eclatante, ma sicuro: il Milan si appaia alla settima, poi resterà a lungo il più diretto inseguitore, a una sola lunghezza. Il 23 gennaio la Juventus è campione d’inverno, con due punti sul Milan e quattro sul Cagliari di Riva. I rossoneri già la domenica dopo acciuffano la Signora, sconfitta a Catanzaro e pronta però a recuperare la vetta solitaria. Ma il Torino è in agguato: vince il derby e si porta a un punto alla ventitreesima giornata, appaia i “cugini” alla venticinquesima e opera il clamoroso sorpasso alla ventiseiesima, quando la Juve è seconda a un punto assieme al Cagliari. Poi, il rush finale dei bianconeri, che recuperano subito la testa solitaria e non la lasciano più, conquistando lo scudetto sul filo di lana, il 28 maggio. In coda, condannato da tempo il Varese, retrocedono Catanzaro e Mantova.

JUVE: IL SUCCESSO DELLA PROGRAMMAZIONE

Sandro Salvadore, capitano dei bianconeri

Il successo della programmazione, della razionalità, ma anche della perseveranza. Giampiero Boniperti diventa presidente e col fido Italo Allodi al mercato si limita ad acquistare il portiere Carmignani dal Varese e il terzino Longobucco dalla Ternana, sfoltendo poi la rosa. La maturazione dei giovani dovrà fare il resto. Come allenatore è confermato Cestmir Vycpalek, un uomo che due anni fa allenava la Juve Bagheria e che lo scorso anno Boniperti ha richiamato a Torino, investendolo poi della successione in corsa al povero Picchi, rivelando così un uomo pacato, ricco di equilibrio e buon senso, ma anche ottimo conoscitore del mestiere. Insomma, la chioccia ideale per far fruttificare l’albero della gioventù. In avvio, qualche difficoltà, le voci di una cacciata dello stesso Vycpalek (all’indomani della sconfitta col Verona del 17 ottobre), l’esplosione di Bettega, nel cui segno si gioca tutta la stagione: fino al maledetto 17 gennaio, coi suoi gol a raffica; dopo, con la maggiore responsabilizzazione di tutti i compagni, privati delle prodezze di Bobby gol. Con Carmignani (clamorosa la sua papera a Cagliari) in porta, Spinosi e Marchetti terzini, il primo marcatore, il secondo con licenza di avanzare; e poi l’anziano ma strepitoso Salvadore libero e il roccioso Morini stopper. A centrocampo, l’instancabile Furino copre le spalle alla regia di Capello, in avanti Haller e Causio ci mettono la fantasia per le punte Anastasi e Bettega, e poi, dopo il forfait di quest’ultimo, Novellini, utile tatticamente anche se lontano sotto porta dalle misure del grande assente. Ventisei giornate in testa al campionato sono il segno di una superiorità netta.

LA SOPRESA: ROBERTO BETTEGA

Il vivaio della Juventus ha prodotto un autentico gioiello. Se ne rendono conto tutti, quando Roberto Bettega, alla sua seconda stagione bianconera dopo il prestito al Varese, comincia a inquadrare la porta con impressionante continuità. Alto e longilineo, piedi morbidi, colpo di testa micidiale: si parla del nuovo Charles per una Juve ancora legata ai grandi del passato, di cui il ragazzino piemontese promette di essere una riedizione aggiornata. Poi, il dramma. Il 16 gennaio il ragazzo d’oro inchioda la Fiorentina e alla sera appare in televisione tossicchiando. Il giorno dopo, viene ricoverato in clinica e il 18 gennaio la società comunica che «il giocatore Roberto Bettega dovrà assentarsi per qualche tempo dai campi di gioco per guarire perfettamente da una fastidiosa affezione infiammatoria all ‘apparato respiratorio». Il campione in sboccio rientrerà solo dopo 8 mesi di cura e convalescenza.

Milan – Juventus 1-4, il famoso goal di Bettega di tacco

L’INTER PUNTA SULLA COPPA. E PERDE

Vita grama, per Ivanhoe Fraizzoli, generoso presidente dell’Inter, convinto che dopo lo scudetto bastasse un rincalzo per l’attacco (il modesto centravanti del Napoli, Ghio) per tentare il bis e puntare alla Coppa dei Campioni, anziché un generale rimescolamento di carte. La squadra è logora e “Robiolina” Invernizzi non ha più la carica vincente dell’anno prima. Gli va bene in Europa, anche grazie alla lattina in testa a Boninsegna a Mönchengladbach e alla conseguente ripetizione del match col Borussia negli ottavi. Così la squadra in campionato si adagia, tra una goleada clamorosa e una sconfitta inopinata, puntando tutte le fiches sulla Coppa dei Campioni. In finale, i nerazzurri affrontano il “mostro” Ajax sentendosi battuti in partenza e paghi del… secondo posto, concedendo il 2-0 agli avversari. Una mentalità lontana da quella della Grande Inter, di cui non resta che qualche nome altisonante in squadra.

LA LINGUA DI RIVERA

Gianni Rivera è un fuoriclasse, ma anche un grande suscitatore di polemiche. Il 12 marzo, a tre minuti dalla fine di Cagliari-Milan, sull’1-1 l’arbitro Michelotti assegna ai rossoblu un rigore per un tocco di mano involontario di Anquilletti su mezza rovesciata di Riva, che poi trasforma. Il Milan perde, allontanandosi dallo scudetto, e Rivera perde le staffe:
«Questo non è più calcio, mi dispiace per chi crede che il calcio sia una cosa seria: la logica è che dovevamo perdere il campionato, fin che dura Campanati come designatore degli arbitri, non e ‘è niente da fare, scudetti non ne vinciamo. E’ il terzo campionato che ci fregano in questo modo. Se racconto storie mi dovrebbero squalificare a vita, ma devono dimostrare che sono solo storie». Il 14 aprile, la Commissione disciplinare squalifica Rivera, che poi ha un po’ attenuato la sua “sparata” («Ho parlato di incapacità, non di disonestà») fino al 30 giugno 1972: per lui, stagione finita e Milan secondo in classifica.

L’ESPLOSIONE DI CLAUDIO SALA

Da anni ormai è sulla cresta dell’onda Claudio Sala, fantasista rivelatosi nel Monza in B e poi acquistato dal Napoli, dove sembrò una meteora («Non è né carne né pesce» spropositò il compagno di squadra Altafini). Nell’estate del 1969 il presidente del Torino, Pianelli, offrì 400 milioni a Ferlaino, che ci pensò su e in extremis ne chiese altri 80, concludendo l’affare. Anzi, lo concluse il Toro, perché questo Claudio Sala è proprio un “poeta” (come verrà soprannominato) del calcio. In questa stagione è inarrestabile. Gioca col numero 10, coniuga la tecnica sopraffina a una potenza fisica notevole. È il tipico genio, il miglior rifinitore del torneo. Peccato che l’azzurro non gli doni: ha fallito la prima prova da titolare (ad Atene, dove hanno fatto fiasco un po’ tutti) e non avrà mai vita facile in Nazionale. Nemmeno quando nel Torino il suo antico mentore Radice ne convoglierà sulla fascia destra le eccezionali espressioni tecniche, andando a vincere lo scudetto, Sala riuscirà a fare centro stabilmente in Nazionale, ritrovandosi davanti un altro fuoriclasse della corsia destra, Franco Causio.

BONIMBA CANNONIERE

Roberto Boninsegna fa il bis, grazie alla maturità conseguita dopo la lunga gavetta. Piccolo e compatto, micidiale nel dribbling negli spazi stretti e nelle acrobazie, è un cannoniere spietato, sempre pronto a puntare i gomiti in area senza farsi intimorire. La sua media nelle ultime due stagioni è fragorosa: 46 reti in 56 partite, il segno di una fantastica capacità di farsi largo nelle difese più arcigne del mondo. Per vincere un secondo scudetto, tuttavia, dovrà aspettare di essere considerato “cotto” dalla sua Inter: nel 1976, a 32 anni, verrà ceduto alla Juventus, con cui vincerà altri due tricolori a suon di gol prima di chiudere in B, nel Verona. Le cifre: 163 reti in 366 partite di A (13 in 68 di B) e 9 in 22 presenze in Nazionale.

Inter – Varese 2-0, Boninsegna contrastato da Dolci


La Classifica

Squadra Gio Pti Vit Par Sco GolF GolS DR
1 JUVENTUS 30 43 17 9 4 48 24 24
2 Milan 30 42 16 10 4 36 17 19
3 Torino 30 42 17 8 5 39 25 14
4 Cagliari 30 39 15 9 6 39 23 16
5 Inter 30 36 13 10 7 49 28 21
6 Fiorentina 30 36 12 12 6 28 20 8
7 Roma 30 35 13 9 8 37 31 6
8 Napoli 30 28 6 16 8 27 31 -4
9 Sampdoria 30 28 8 12 10 23 28 -5
10 Atalanta 30 26 9 8 13 21 26 -5
11 Bologna 30 25 7 11 12 28 36 -8
12 Vicenza 30 23 8 7 15 30 43 -13
13 Verona 30 22 4 14 12 21 36 -15
14 Mantova 30 21 6 9 15 23 39 -16
15 Catanzaro 30 21 3 15 12 17 34 -17
16 Varese 30 13 1 11 18 17 42 -25
In maiuscolo/grassetto la squadra Campione d’Italia, in rosso/grassetto le squadre retrocesse