Quando Cruijff riportò il Barcellona in vetta

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Nella stagione 1973/74, dopo una pessima partenza, l’arrivo del fuoriclasse olandese permise ai catalani, guidati da Rinus Michels, di vincere la Liga a quattordici anni di distanza dall’ultimo titolo nazionale.


Quando debuttò in Liga, il 28 ottobre 1973, il Barcellona occupava il penultimo posto in classifica, con tre sconfitte sul groppone dopo sole sette giornate. Peggio di così non poteva cominciare l’avventura spagnola di Johann Cruijff che, dopo una messe di titoli conquistati con l’Ajax (6 campionati olandesi, 4 coppe d’Olanda, 3 Coppe Campioni in tre anni, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa Europea e 2 Palloni d’oro), decise di trasferirsi in Spagna.

A Barcellona, il “Profeta del gol” indossò la maglia numero 9, ritrovando in panchina Rinus Michels con cui aveva vinto il titolo europeo nel ’71. L’ingaggio del fuoriclasse olandese (nelle casse dell’Ajax finì poco più di un miliardo di lire di allora) concluse nel migliore dei modi un mercato condotto da protagonista dal club. I Lloyd’s di Londra assicurarono le gambe di Cruijff per due miliardi e mezzo di lire.

Altro rinforzo del Barcellona di Michels, presieduto da Agustì Montal, fu il peruviano Hugo Sotil, detto il “Cholo”, giocatore in grado di “dribblare un esercito nello spazio delle mattonelle del pavimento”, secondo la celebre definizione del giornalista argentino Gerardo Barraza. Attaccante di grande talento, preceduto soltanto da Pelè nella classifica del calciatore sudamericano dell’anno ’73, Sotil disputò parecchie stagioni ad altissimo livello in Perù, con il Deportivo Municipal e con la nazionale peruviana. Nell’agosto del ’73, appena arrivato a Barcellona, debuttò nel Trofeo Gamper realizzando il gol decisivo contro il Borussia Mönchengladbach.

Agli ingaggi roboanti del Barcellona risposero i campioni in carica dell’Atletico Madrid che si affidarono al tecnico argentino Juan Carlos Lorenzo che volle in squadra i connazionali Ramón Heredia e Rubén Ayala, oltre al portiere Miguel Reina, proveniente proprio dal Barcellona. Il Real Madrid, guidato da Miguel Muňoz, scelse la linea giovane, puntando su Vicente del Bosque e José Antonio Camacho mentre dal Borussia Mönchengladbach venne prelevato il ventinovenne tedesco Günter Netzer.

L’ultimo titolo spagnolo del Barcellona risaliva al 1960, con Helenio Herrera in panchina ed una squadra che annoverava Luisito Suarez, László Kubala e due titolari della mitica nazionale ungherese (l’Aranycsapat): Czibor e Kocsis. La lunga astinenza blaugrana fu resa ancora più amara dal dominio assoluto delle due squadre di Madrid che conquistarono 12 titoli in 13 anni (9 il Real, 3 l’Atletico), con la sola eccezione del Valencia di Alfredo Di Stefano nel ‘71.

Nei primi due mesi di campionato, i catalani non poterono schierare Cruijff per problemi legati al transfer da parte dell’Uefa. Così, il debutto dell’ex numero 14 dell’Ajax avvenne soltanto alla fine di ottobre del ‘73, con la squadra blaugrana impelagata nel fondo della classifica ed eliminata al primo turno di Coppa Uefa dai francesi del Nizza. Con Cruijff in campo la musica cambiò subito in meglio per la squadra di Michels: doppietta al debutto nel 4-0 inflitto al Granada di Josè Iglesias.

In testa alla classifica, esaurita la sfuriata iniziale dell’Atletico Madrid, si piazzò il Valencia che abbozzò anche un tentativo di fuga, conclusosi alla dodicesima giornata. La rimonta catalana fu repentina e inarrestabile. La squadra timida ed impacciata delle prime sette giornate con l’inserimento del “Profeta del gol” divenne una schiacciasassi. Vittoria dopo vittoria, spesso di goleada, alla quattordicesima giornata il Barça prese il comando della classifica, mantenendolo fino alla fine.

Dieci successi consecutivi, ventisei partite senza subire sconfitte: un dominio netto sugli avversari, costretti alla resa a cinque turni dal termine quando il Barcellona conquistò matematicamente la Liga avendo accumulato un vantaggio “monstre” di 11 punti sulla seconda. Al Nou Camp furono stritolate Castellon (5-0), Celta Vigo (5-2), Malaga (4-0), Sporting Gijon (5-1), Oviedo (6-2) e Real Sociedad (4-1), Espanol e Las Palmas (3-0). Un assolo memorabile con Cruijff assoluto mattatore, autore di 16 gol, secondo miglior realizzatore della squadra.

Tra i momenti da incorniciare della prima stagione spagnola del Genius Dutchman va ricordato il meraviglioso gol di tacco contro l’Atletico Madrid, il 22 dicembre ’73 al Nou Camp. Su un traversone di Rexach dalla destra, Cruijff, appostato sul secondo palo, compì un miracolo, colpendo la palla di destro ad altezza incredibile e lasciando di sasso il portiere Reina. La capacità di mantenere una perfetta coordinazione in aria, in occasione di quel gol, valsero a Cruijff il soprannome di “Olandese Volante”. La partita vide il successo del Barcellona (2-1) sui Colchoneros, quasi uno spartiacque nell’annata blaugrana.

L’apoteosi stagionale giunse, tuttavia, il 17 febbraio ’74, nella sfida del “Santiago Bernabeu” contro il Real. Un match senza storia, dominato dal Barcellona, capace di rifilare cinque gol ai bianchi di Madrid, passati nelle mani di mister Luis Molowny, subentrato a Munoz. Asensi sbloccò le marcature alla mezzora, impattando un cross rasoterra dalla destra. Otto minuti più tardi, fu Cruijff a raddoppiare, battendo Garcia Remon dopo una serie di dribbling ravvicinati che misero fuori causa tre difensori avversari. Nella ripresa, in appena un quarto d’ora, la vittoria catalana assunse le proporzioni del trionfo. Asensi con un diagonale firmò il 3-0, Juan Carlos (splendido pallonetto) siglò il poker ed infine Sotil di testa (su assist di Cruijff) fissò il punteggio sul 5-0 finale, il successo con il punteggio più largo ottenuto dai catalani al Bernabeu. “Madrid nelle mani del Barca”, titolò il giorno dopo un quotidiano della capitale spagnola. Real distrutto, Barcellona dominatore.

Tra i protagonisti della Liga ‘73/74 vi fu anche l’esperto portiere Salvador Sadurnì che alla fine di quella stagione conquistò il prestigioso “Trofeo Zamora”. La difesa fu il punto di forza della squadra. Infatti, Cruijff, Sotil e Rexach indicarono nella solidità del reparto arretrato il segreto di quel Barcellona. Dal capitano, l’esperto Joaquim Rifé, ad Antonio Torres, in blaugrana dal ’65, non tralasciando Jesus Antonio de la Cruz, il più giovane componente del reparto difensivo, a segno anche in una circostanza in quel trionfale campionato. A centrocampo, uno dei titolari fissi fu Juan Carlos mentre Manuel Marcial, altro centrocampista schierato con regolarità da Michels, con 17 reti fu il bomber del Barcellona, staccando di sei reti l’attaccante Sotil. D’alto livello anche la stagione di Rexach, giocatore proveniente dalla prolifica Cantera azulgrana.

Quattro giocatori furono sempre impiegati da Michels: Asensi, Sotil, Pérez e De la Cruz. Nella Liga ‘73/74, l’undici tipo del Barcellona campeon fu il seguente: Sadurní, Rifé, Torres, Costas, De la Cruz, Juan Carlos, Rexach, Asensi, Cruijff, Sotil e Marcial. Un’annata strepitosa per Cruijff, vincitore del suo terzo Pallone d’oro e vicecampione del mondo con l’Olanda (guidata da Michels), battuta in finale dai padroni di casa tedeschi occidentali. Lo score stagionale del fuoriclasse olandese fu impressionante: 32 reti in 52 partite ufficiali.

Il Real Madrid si prese una parziale rivincita poche settimane dopo, battendo il Barcellona (privo di Cruijff in campo e senza Michels in panchina) nella Coppa del Generalissimo (la Coppa di Spagna). Il 29 giugno ’74, allo stadio Vicente Calderon di Madrid, i Blancos s’imposero 4-0 con reti di Santillana, Rubinan, Aguilar e Pirri. Un successo nettissimo che mitigò solo in minima parte le delusioni della Liga dove il Real ottenne un poco onorevole ottavo posto, ad appena cinque lunghezze dalla zona retrocessione.

TESTO DI SERGIO TACCONE, Autore di “Quando il Milan era un piccolo diavolo” (Limina), “Milan Story” (Edizioni della Sera) e “La Mitropa Cup del Milan” (Urbone Publishing).