BELODEDICI Miodrag: l’eroe dei due mondi

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La storia del calcio è costellata da grandi interpreti del ruolo di libero. Da Beckenbauer a Passarella, passando per Krol e Baresi, la posizione del “regista difensivo” ha subito evoluzioni figlie di tattiche ed abilità dei singoli. Questo articolo vuole restituire onore e gloria ad uno dei migliori centrali difensivi della storia del calcio, sicuramente unico nel suo genere: il romeno Miodrag Belodedici.

Esordio e consacrazione con la Steaua Bucarest

Nato nel 1964 a Socol, ovvero al confine tra Romania e Jugoslavia, Belodedici inizia la sua carriera professionistica poco più che diciottenne, tra le fila di quella Steaua Bucarest che il generale Jenei sta sapientemente plasmando. Un impianto di gioco solido e ben organizzato, che fa leva su alcune individualità di spicco quali Piturca, Boloni, Lacatus e il nostro astro nascente. Belodedici si impone subito come centrale di grande profilo, alto e abile sui palloni aerei, dalla tecnica sopraffina e dall’intelligenza tattica tipica della scuola dell’est europa.

La stagione 1985/86 è quella della consacrazione: dopo il secondo scudetto consecutivo, arriva la gloria della Coppa Campioni, ai danni del Barcellona di Schuster. Tanto per intenderci, la notte in cui Duckadam entrò nella leggenda parando quattro rigori ai catalani.

La carriera con la Steaua prosegue con la conquista di altri due scudetti, due coppe di Romania e la prestigiosa Supercoppa Europea, prima che i rapporti con Nico Ceausescu diventassero sempre più conflittuali. Nel dicembre 1988 arriva la fuga verso Belgrado, per giocare nella squadra del cuore: la Stella Rossa.

Sul tetto del mondo

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Con la maglia della Stella Rossa Belgrado

Le autorità rumene occultano il suo contratto da professionista, e la UEFA squalifica Belodedici per un anno intero. Il centrale romeno ritorna in campo nel 1990, giusto in tempo per conquistare tre scudetti, una coppa nazionale ma soprattutto la Coppa Campioni 1991 e la Coppa Intercontinentale nello stesso anno, ai danni del Colo Colo.

Quella di Petrovic è una squadra di indubbio spessore. Il gatto Stojanovic tra i pali, la forza fisica del centrale macedone Najdoski, il fosforo di Jugovic, la genialità di Prosinecki, la classe cristallina di Stojkovic, la fantasia di Savicevic rendono troppo facile la via del gol anche ad un mediocre attaccante come Darko Pancev. Ma a dirigere la difesa c’è Miodrag Belodedici, che nonostante segni poco viene considerato come uno dei migliori centrali difensivi degli anni ’90.

Arriva la guerra nei Balcani, e la squadra si smembra. Napoli e Sampdoria sembrano ad un passo dal suo acquisto, ma a sorpresa la spunta il Valencia guidato dall’olandese Hiddink.

Giro del mondo e ritorno all’ovile

La carriera spagnola di Belodedici è però povera di trofei. Due stagioni in chiaroscuro con la maglia di un Valencia non ancora ai vertici del calcio iberico, poi due stagioni con le mediocri formazioni di Valladolid e Villareal. In Spagna, Miodrag si cimenta con buoni risultati anche nel ruolo di centrocampista centrale, vista la sagacia tattica e la bravura col pallone tra i piedi.

A trentadue anni il nostro necessita di nuovi stimoli, ed eccolo accettare la proposta della squadra messicana dell’Atlante di Città del Messico, con la quale giocherà due campionati di apertura e due di clausura.

A trentaquattro anni il cuore chiama, e lui può solo rispondere. Nel 1998 Belodedici torna in patria nella sua Steaua Bucarest, la squadra che lo vide esordire ed esplodere. E’ il “canto del cigno” di un giocatore straordinario, in cui conquista ancora uno scudetto (2000/01), una coppa di Romania ed una Supercoppa nazionale. Il ritiro avviene il 07/04/2001 in un Steaua Bucarest – Rocar Bucarest terminata per 1-1.

Il rapporto controverso con la nazionale

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Contro Simeone a USA 94

Se Belodedici è stato un giocatore di riferimento per il movimento calcistico romeno nel corso degli anni 80 e 90, al pari di Hagi, lo stesso non si può dire per la nazionale.

Dopo l’esordio nel 1984 contro la Cina, prima del 1990 disputa solo una ventina di incontri ufficiali, nonostante la sua classe venga riconosciuta a livello internazionale. Il forte libero paga l’antipatia della dinastia Ceausescu, da sempre vicina alle sorti calcistiche della Steaua e della nazionale di calcio, a cui risultava indigesto un calciatore di lingua slava.

La prima grande occasione con la maglia della Romania avviene in occasione dei mondiali USA 1994. La squadra di Iordanescu, ricca di stelle come Hagi, Raducioiu, Munteanu, Popescu e Dumitrescu, batte l’Argentina e si qualifica per i quarti di finale. Sarà proprio il nostro Belodedici a farsi ipnotizzare dal calvo portiere svedese Ravelli, estromettendo i romeni dalle quattro semifinaliste.

Dopo un Europeo 1996 amarissimo, l’ultima chance viene offerta dalla rassegna continentale di Belgio ed Olanda nel 2000. Il CT Jenei convoca il trentaseienne Belodedici come riserva di Gheorghe Popescu, e lo spedisce in campo contro l’Inghilterra dopo l’infortunio di quest’ultimo. E’ un mix di vecchie volpi e giovani interessanti, come Mutu e Chivu, questa Romania, che però non riesce a superare l’ostacolo Italia ai quarti di finale.

Finisce di fatto la carriera internazionale di Belodedici, autentico fuoriclasse nel suo ruolo.

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