Ritratto del talentuoso e ribelle centravanti che dalle umili origini argentine conquistò i tifosi di Lione, Torino e Milano.
Dotato di un destro micidiale e di un talento naturale straordinario, Combin incarnò alla perfezione la figura del centravanti ribelle e individualista. Il suo bagaglio tecnico era completo: accelerazione bruciante, controllo di palla raffinato, potenza e precisione nei tiri. Ogni sua giocata mostrava un mix perfetto di eleganza e forza. Ma questa eccellenza tecnica si scontrava con una natura spiccatamente individualista, che lo portava spesso a ignorare il gioco di squadra.
La stampa dell’epoca ne esaltava soprattutto le doti fisiche e l’attitudine al combattimento in area di rigore. Non temeva i contrasti, cercava costantemente lo smarcamento e metteva in difficoltà qualsiasi difensore con i suoi movimenti imprevedibili.
Era un atleta che interpretava il calcio come espressione di libertà assoluta, spesso a scapito della tattica. Un talento puro che preferiva seguire il proprio istinto piuttosto che piegarsi agli schemi. Questa sua natura indisciplinata lo rese tanto memorabile quanto complesso da gestire, facendone una figura emblematica del calcio più romantico e anarchico.
Le umili origini
Nestor Combin nacque il 29 dicembre 1940 a Las Rosas, una piccola città provinciale situata a circa 100 chilometri a ovest del fiume Paraná, tra Rosario e Santa Fe. Le sue origini raccontano una storia di mescolanza culturale affascinante: da un lato, le radici francesi, con una nonna di Bordeaux e un bisnonno originario di Le Creusot; dall’altro, il vibrante sangue Inca che scorreva nelle sue vene, manifestandosi nei suoi tratti somatici distintivi.
La povertà segnò profondamente la sua infanzia. In un’epoca e in un luogo dove l’istruzione non era garantita per tutti, il giovane Nestor non ebbe mai l’opportunità di frequentare la scuola. Questa mancanza di educazione formale, tuttavia, non gli impedì di sviluppare il suo straordinario talento calcistico, che sarebbe presto sbocciato.
I primi passi nel calcio

Il percorso calcistico di Nestor Combin iniziò quasi per caso, in quel tessuto urbano che caratterizzava la periferia di Rosario. Le sue prime esperienze con il pallone avvennero nel Fortin Barracas, ma fu solo quando approdò al Colón di Rosario che il suo talento iniziò veramente a sbocciare e a manifestarsi in maniera più concreta.
Il vero punto di svolta nella sua carriera si materializzò nel quartiere San Lorenzo di Rosario. Qui, giocando come puro dilettante, senza alcuna formazione tecnica strutturata, Combin attirò l’attenzione di un personaggio che avrebbe cambiato per sempre il corso della sua vita: l’imprenditore brasiliano Yeso Amalfi.
Fu durante una partita sul campo del Newell’s Old Boys Rosario che Amalfi, ex calciatore con esperienze nel Torino e nel Nizza, rimase folgorato dalle qualità del giovane diciottenne. Quella partita, in cui Combin segnò una tripletta con una selezione amatoriale regionale, convinse l’imprenditore brasiliano a fare una proposta che sembrava quasi surreale: offrire al giovane argentino l’opportunità di giocare per l’Olympique Lione, in Francia.
L’avventura francese

Nel novembre del 1959, il destino di Combin prese una svolta decisiva quando mise piede per la prima volta a Lione. Fu un arrivo che mise alla prova il suo carattere: senza conoscere una parola di francese e nel bel mezzo di un rigido inverno europeo, tutto sembrava congiurare contro il suo adattamento.
Fortunatamente, il club aveva pensato a una soluzione per facilitare il suo inserimento, facendolo alloggiare con due compagni franco-argentini: Roberto Marteleur, che non riuscì poi a imporsi nel calcio francese, e Angel Rambert, destinato a vestire la maglia della nazionale francese.
Sotto la guida paziente degli allenatori Gaby Robert e Lucien Jasseron, Combin iniziò un percorso di crescita tecnica. Nonostante la sua avversione per gli allenamenti, la sua naturale predisposizione e il suo carattere allegro e flessibile lo aiutarono a fare rapidi progressi.
Il suo debutto nel calcio francese non si fece attendere: il 31 gennaio 1960, appena due mesi dopo il suo arrivo, scese in campo con la maglia del Lione contro il Nimes. In quella partita, conclusasi 2-2, Combin mise subito in mostra le sue doti realizzative segnando il suo primo gol in Ligue 1.
L’ascesa a stella del calcio
A Lione, Combin si trasformò rapidamente in una macchina da gol, stabilendo numeri impressionanti che lo resero una leggenda del club. Fino all’estate del 1964, il suo bottino fu straordinario: 95 reti totali, di cui 69 in prima divisione, 10 in Coppa di Francia, 11 nelle competizioni europee e 5 nella Coppa di Lega.
Sebbene l’Olympique Lione non fosse all’epoca tra le squadre di primissima fascia, il tridente offensivo formato da Di Nallo, Combin e Rambert divenne motivo di orgoglio per i “Gones“, come vengono chiamati gli abitanti di Lione. Il momento più alto della sua esperienza lionese coincise con la vittoria della Coppa di Francia, dove si rese protagonista assoluto della finale contro il Bordeaux con una doppietta decisiva.
La sua forma fisica raggiunse l’apice durante il servizio militare nel Battaglione di Joinville, periodo in cui molti lo paragonarono al grande Just Fontaine. Le sue prestazioni erano così convincenti che sembrava destinato a diventare uno dei più grandi attaccanti della sua generazione.

La nazionale francese e le polemiche
Nel marzo del 1964, la FIFA acconsentì alla richiesta della Federazione francese di permettere a Combin di vestire la maglia dei Bleus. La decisione, che sollevò non poche polemiche, fu giustificata dal fatto che l’attaccante aveva ottenuto il passaporto francese nel 1959, quando era ancora minorenne, nonostante fosse nato in Argentina da genitori argentini.
Il suo debutto con la nazionale francese avvenne il 25 aprile 1964 contro l’Ungheria, in una partita giocata allo Stade Olympique di Colombes e persa 3-1. Un mese dopo, nel match di ritorno a Budapest, nonostante un’altra sconfitta (2-1), Combin riuscì a segnare il suo primo gol con la maglia della Francia.
La sua esperienza internazionale incluse anche la partecipazione ai Mondiali 1966, dove fu impiegato solo contro il Messico, dovendo cedere il posto a Philippe Gondet come centravanti titolare in una squadra che privilegiava un approccio difensivo. La sua ultima apparizione con la nazionale francese avvenne il 6 aprile 1968 contro la Jugoslavia, in un match che lo vide finalmente giocare insieme al suo ex compagno di club Di Nallo.
L’esperienza italiana

Il passaggio di Combin al calcio italiano segnò l’inizio di una fase complessa della sua carriera. A 23 anni, approdò alla Juventus con grandi aspettative, portando con sé la fama di implacabile goleador costruita in Francia. Tuttavia, l’impatto con la Serie A si rivelò più difficile del previsto: solo 7 reti in 24 presenze, numeri che non riflettevano il suo potenziale. Il rapporto con l’allenatore Heriberto Herrera si deteriorò rapidamente, con il tecnico che lo accusava di scarso impegno negli allenamenti, nonostante la sua ferocia agonistica durante le partite.
“Nestor la Foudre” (Nestor il Fulmine), come veniva soprannominato, faticò ad adattarsi al nostro calcio, dove gli veniva rimproverato un gioco troppo individualistico. Le sue caratteristiche di attaccante d’area, efficaci in Francia, sembravano perdere efficacia nel contesto tattico più elaborato del campionato italiano. La deludente esperienza in bianconero lo portò al Varese, una squadra di minor blasone dove però non riuscì a evitare la retrocessione, nonostante i suoi sforzi.
La svolta nella sua carriera italiana arrivò con il trasferimento al Torino, dove ritrovò la sua vena realizzativa sotto la guida di Nereo Rocco. Il tecnico triestino riuscì a valorizzare le sue caratteristiche, inserendolo in un sistema di gioco che ne esaltava le qualità. Se con la Juventus era stato costretto alla panchina nella finale di Coppa Italia del 1965, tre anni dopo conquistò lo stesso trofeo da protagonista con la maglia granata. La sua rinascita fu completa: nella stagione 1968 diventò il secondo miglior marcatore del campionato con 13 reti, dietro solo a Pierino Prati (15), mettendosi alle spalle bomber del calibro di Gigi Riva e José Altafini.

Il successivo trasferimento al Milan, voluto proprio da Rocco che lo aveva rivalutato al Torino, confermò il suo ritorno ai massimi livelli. Con i rossoneri si distinse soprattutto nelle competizioni europee, dimostrando che il bomber tanto ammirato in Francia era finalmente riuscito ad adattarsi anche alle peculiarità del calcio italiano. In sette anni di permanenza in Serie A, Combin realizzò complessivamente 46 reti in 172 partite, numeri che, se non straordinari, testimoniano comunque la sua capacità di lasciare il segno nel calcio italiano.
Il drammatico ritorno in Argentina
L’ottobre del 1969 segnò uno dei capitoli più oscuri nella carriera del franco-argentino. Come giocatore del Milan, si trovò a dover affrontare l’Estudiantes in Argentina per il ritorno della finale intercontinentale. Quello che doveva essere un ritorno in patria si trasformò in un incubo.
Per gli argentini, Combin era considerato un traditore per aver scelto di giocare con la nazionale francese. Durante la partita, al 72° minuto, subì un brutale fallo da Ramón Alberto Aguirre Suárez che gli fratturò il setto nasale. Le immagini del suo volto insanguinato fecero il giro del mondo, scuotendo l’opinione pubblica e causando un’ondata di indignazione nel mondo del calcio.
Ma il peggio doveva ancora venire. Dopo la partita, nonostante le gravi condizioni fisiche, Combin fu arrestato dalla polizia locale con l’accusa di diserzione militare. Una accusa totalmente infondata, dato che aveva regolarmente prestato servizio militare in Francia. Furono necessarie 15 ore di detenzione e l’intervento diretto dell’ambasciata francese e del presidente argentino Onganía per ottenere il suo rilascio.
Questo traumatico episodio segnò così profondamente Combin che giurò di non mettere mai più piede nel suo paese natale.

Gli ultimi anni e il ritiro
Dopo sette intense stagioni in Italia, Combin, ormai trentenne e con un passo meno esplosivo, decise di tornare in Francia, il paese che lo aveva lanciato nel calcio che conta. Il suo ritorno fu tutt’altro che un malinconico epilogo: con il Metz in prima divisione mantenne medie realizzative rispettabili, segnando 16 e 18 gol nelle due stagioni di permanenza.
A 32 anni accettò una nuova sfida con il Red Star FC in seconda divisione. Qui dimostrò di avere ancora il fiuto del gol intatto, conquistando il titolo di capocannoniere con 24 reti e guidando la squadra alla promozione. Nella stagione successiva, nonostante i suoi 15 gol, non riuscì a evitare la retrocessione del club.
La sua ultima stagione da professionista la giocò nel 1975/76 con il Football Club Hyères, chiudendo una carriera che lo aveva visto realizzare l’impressionante cifra di 118 gol in 220 partite nella massima serie francese.