PAPI Claude: il figlio della Corsica

Un’isola, una maglia, un solo uomo. La storia di Claude Papi, il leader silenzioso che portò la Corsica sui palcoscenici d’Europa, restando fedele al suo Bastia per quindici indimenticabili stagioni.

La Corsica, quell’isola che i Greci chiamavano Kallista — la più bella — è una montagna scagliata nel mare, orgogliosa e fiera come la gente che la abita. Ed è qui, a Porto Vecchio, il 16 aprile 1949, che nasce Claude Papi, il più grande calciatore che quest’isola abbia mai conosciuto.

Del ragazzino cresciuto tra i profumi della macchia mediterranea e le strade polverose del sud della Corsica si sa poco, come accade spesso con i miti delle periferie. Quello che si sa è che entra giovanissimo nel vivaio dello Sporting Club Bastia, i turchini, la squadra che da sempre rappresenta il cuore sportivo dell’isola. È un ragazzo minuto, alto 175 centimetri, con un fisico ancora esile ma dotato di una visione di gioco che i compagni più maturi riconoscono immediatamente come fuori dal comune. Ha i piedi educati, uno sguardo lungo sul campo che anticipa le giocate di due, tre passaggi.

Quando esordisce in prima squadra, nella stagione 1967-68, ha appena diciotto anni. E quel debutto arriva in un momento storico: il Bastia conquista per la prima volta nella sua storia la promozione in prima divisione francese. Un’intera isola festeggia, e Claude Papi è già lì, dentro quella storia, anche se il suo tempo deve ancora venire.

L’apprendistato e la stagione della svolta

Le prime stagioni in Ligue 1 sono di apprendistato. Papi viene impiegato con cautela, spesso inserito nella ripresa, quando le maglie avversarie si allargano e la sua tecnica sopraffina può fare la differenza. L’allenatore sa che quel ragazzo ha qualcosa di speciale, ma il fisico chiede tempo. Così Claude attende, pazientemente, come un artigiano che leviga il legno prima di mostrare il capolavoro.

La svolta arriva nella stagione 1971-72, quando sulla panchina del Bastia si siede Pierre Cahuzac. Il nuovo allenatore capisce subito che Papi non è un giocatore da gestire a singhiozzo: è l’uomo attorno al quale costruire l’intera squadra. Da quel momento Claude diventa il meneur de jeu, il regista nel senso più nobile del termine. Non si limita a orchestrare la manovra e a dettare i tempi del gioco: ama inserirsi negli spazi, attaccare la profondità con intelligenza e sfruttare quel tiro preciso e potente che diventerà il suo marchio di fabbrica.

Nello stesso anno il Bastia raggiunge la finale di Coppa di Francia. Al Parco dei Principi li attende l’Olympique Marsiglia, una delle grandi del calcio francese. La sconfitta brucia, ma il cammino ha dimostrato a tutta la Francia che dalla piccola isola mediterranea è spuntata una squadra capace di competere ai massimi livelli. E il suo cuore pulsante è quel centrocampista educato e silenzioso che porta la maglia numero 12. Poco dopo, il Bastia si aggiudica la Supercoppa francese proprio contro il Marsiglia, travolgendolo per 5-2 con un gol dello stesso Papi. Una piccola, dolce vendetta.

Il Bastia 1971/72. Papi è il secondo da dx accosciato

Il capitano e l’arrivo delle stelle

Con il passare delle stagioni Claude Papi eredita la fascia di capitano. Ma il suo modo di guidare non ha nulla a che fare con le urla o i pugni sul petto. È un leader silenzioso, come lo definiranno cronisti e compagni. La sua autorevolezza nasce dal campo, dai gesti tecnici, dalla coerenza di un uomo che non si atteggia mai a star. Esulta con compostezza, rispetta avversari e arbitri, e fuori dal rettangolo di gioco si assume il ruolo di anfitrione e guida per i nuovi arrivati, specialmente quelli stranieri.

Il Bastia, forte di risultati crescenti e di un pubblico in costante aumento allo stadio Armand Cesari, cresce anche economicamente. Iniziano ad arrivare campioni di livello internazionale. Nel 1975 sbarca sull’isola Dragan Džajić, l’ala sinistra considerata il più forte calciatore jugoslavo dell’epoca. Qualcuno lo giudica ormai al tramonto, ma a Bastia ritrova giovinezza e motivazioni. Tra Papi e Džajić nasce un connubio straordinario in campo e un’amicizia profonda fuori.

La stagione 1976-77 è quella del capolavoro: il Bastia gioca un calcio spettacolare e arriva a classificarsi terzo in Ligue 1, il miglior piazzamento della sua storia. Per un momento, i turchini si trovano addirittura in vetta alla classifica. Quel terzo posto vale la qualificazione in Coppa UEFA. E nessuno, in Francia e in Europa, ha la minima idea di quello che sta per accadere.

Jacques Zimako, Claude Papi, Fanfan Félix e Dragan Dzajic (Bastia 1976).

L’epopea europea del 1978

La Coppa UEFA 1977-78 è il capitolo più epico dell’intera storia del calcio corso. Arriva Johnny Rep, il grande attaccante olandese, a rimpiazzare Džajić. L’aneddoto del suo arrivo è entrato nella leggenda: Papi, da perfetto capitano, gli mostra le bellezze dell’isola, poi lo accompagna al Furiani. Rep, guardandosi intorno, esclama entusiasta: “Bello come campo di allenamento!” Poi aggiunge: “Ok, ma le partite ufficiali dove le giochiamo?” Il povero Papi resta senza parole.

Ma è proprio su quel campo piccolo e infuocato che il Bastia compie la sua cavalcata miracolosa. Al primo turno i corsi eliminano lo Sporting Lisbona in una doppia sfida da brividi: sconfitti 2-3 in casa, ribaltano tutto all’Alvalade con una rimonta nei minuti finali trascinata da Papi. Poi tocca al Newcastle United: doppietta di Papi all’andata e vittoria storica al St. James’ Park, la prima di una squadra francese in Inghilterra nelle Coppe Europee.

Agli ottavi di finale l’avversario è il Torino di Gigi Radice, fresco campione d’Italia. All’andata, al Furiani, Pulici porta avanti i granata ma Papi pareggia con un’azione corale e Rep firma il 2-1. Al ritorno, al Comunale di Torino, sotto la neve, si assiste a una battaglia epica: il Bastia vince incredibilmente 3-2, con Larios e una doppietta di Krimau, eliminando una delle squadre più forti d’Europa. Ai quarti il Carl Zeiss Jena viene travolto 7-2 al Furiani, in semifinale il Grasshoppers viene superato grazie alla regola dei gol in trasferta. Il gol decisivo nella gara di ritorno? Di Claude Papi, naturalmente, al minuto 67.

La finale contro il PSV Eindhoven dei fratelli Van de Kerkhof e di Willy van der Kuijlen è la più grande vetrina che il calcio corso abbia mai avuto. All’andata, al Furiani, una pioggia torrenziale trasforma il campo in una palude e la partita finisce 0-0. Al ritorno, ad Eindhoven, i corsi si presentano con le gambe pesanti dopo una stagione massacrante. Il PSV vince 3-0 e alza il trofeo. Il sogno si infrange, ma Papi e i suoi hanno fatto conoscere la Corsica a tutta Europa. In quel torneo il numero 12 ha realizzato sette gol, un bottino straordinario per un centrocampista.

L’Argentina, Platini e un rimpianto in maglia blu

Le prestazioni in Coppa UEFA convincono il commissario tecnico Michel Hidalgo a inserire Papi nella lista dei 22 convocati per i Mondiali d’Argentina del 1978. Eppure, il capitolo Nazionale rimane il più amaro della sua carriera. Nel suo ruolo gioca un certo Michel Platini, fuoriclasse destinato a diventare il più grande calciatore francese del Novecento.

Papi colleziona appena tre presenze con i Bleus. Al Mondiale gioca un solo match, il terzo e ultimo del girone, quello ormai ininfluente contro l’Ungheria. Schierato titolare, ispira un primo tempo magnifico: la Francia chiude sul 3-0 con reti di Lopez, Berdoll e Rocheteau, tutte nate dai suoi piedi. All’intervallo, Hidalgo effettua un unico cambio: fuori Papi, dentro Platini. Il risultato non cambierà più. Quella sostituzione, simbolica e spietata, segna la fine della sua avventura internazionale. Ma basta a regalargli un primato che nessuno potrà mai togliergli: Claude Papi resta l’unico giocatore corso ad aver disputato una partita in un Campionato del Mondo.

L’ultimo ruggito e l’addio

Le stagioni successive alla grande cavalcata europea sono di lento declino, ma il Bastia ha ancora un colpo di coda spettacolare in serbo. Nella stagione 1980-81 i turchini tornano in finale di Coppa di Francia. Di fronte c’è il Saint-Étienne campione di Francia, dove militano Platini e due ex del Bastia, François Zimako e Johnny Rep. Contro ogni pronostico, il Bastia vince 2-1 grazie al gol decisivo di Roger Milla, il grande attaccante camerunense. Ma Papi, uno dei protagonisti della cavalcata verso la finale, è costretto a guardare dalla tribuna per un infortunio. Sarà la sua più grande delusione.

La stagione 1981-82 è l’ultima con gli scarpini ai piedi. Si ritira a 33 anni, dopo 479 presenze e 134 gol con la maglia del Bastia: 15 stagioni di fedeltà assoluta, nonostante le offerte di club francesi, europei e persino dei New York Cosmos, che gli avrebbero riempito le tasche di dollari. Per lui non sono mai stati i soldi o la fama a contare, ma quella maglia turchina e quella gente che lo considerava uno di famiglia. Le offerte per il dopo-calcio non mancano: dirigente, allenatore, responsabile del settore giovanile. Claude Papi deve solo scegliere.

Sarà invece il destino a decidere per lui.

Il 28 gennaio 1983

È un pomeriggio d’inverno. Claude Papi sta giocando a tennis con un amico, una delle tante passioni che coltiva fuori dal calcio. All’improvviso si accascia al suolo. Un aneurisma cerebrale lo porta via in un istante. Ha soltanto 33 anni.

La notizia si abbatte sulla Corsica come una tempesta improvvisa. Un’isola intera piange il suo figlio più amato, l’uomo che con i piedi e con il cuore aveva portato il nome della Corsica sui palcoscenici del calcio europeo. Non era una star stravagante, non era un personaggio da copertina. Era un calciatore esemplare, un compagno leale, un uomo gentile che incarnava alla perfezione lo spirito orgoglioso e discreto della sua terra.

Un’isola che non dimentica

La Corsica e Bastia non hanno mai dimenticato Claude Papi. Lo stadio di calcio di Porto Vecchio porta il suo nome. Nel 2005, in occasione del centenario della fondazione del Bastia, la curva nord dell’Armand Cesari (meglio conosciuto come Furiani) — la più grande e rumorosa, quella dove batte il cuore del tifo corso — è stata intitolata a lui. Nel 2017, nel popolare quartiere di Lupino a Bastia, dove viveva con la sua famiglia, una piazza è stata dedicata alla sua memoria.

Claude Papi non è stato solo il più grande calciatore della storia del Bastia: è stato un simbolo, una bandiera, la dimostrazione che si può essere campioni restando fedeli a se stessi e alla propria terra. In un calcio che già negli anni Settanta cominciava ad assomigliare a un mercato, lui scelse di restare, di costruire qualcosa di unico in un posto che il mondo aveva scoperto solo grazie a Napoleone — e poi, finalmente, grazie al pallone.

I vecchi tifosi del Furiani, quelli che ancora custodiscono i ritagli di giornale ingialliti e cercano i filmati in rete, lo raccontano così ai nipoti: “Era il nostro capitano. Era uno di noi.”

Non esiste epitaffio più bello.