Gli Stadi della memoria

L’ARENA DI MILANO

II sogno di Napoleone

Costruito nel 1805, è il più antico impianto d’Italia e ha tenuto a battesimo la Nazionale. Ma prima delle giocate di Meazza ospitava corse di bighe e serate danzanti. E persino battaglie navali…

E’ il più antico stadio d’Italia. Più antico del calcio, persino. Quando Napoleone (capito bene, Napoleone Bonaparte) diede incarico all’architetto Luigi Canonica di mettere mano al progetto di un’arena, aveva in mente – con la modestia che gli era abituale – di ricreare le atmosfere perdute degli anfiteatri romani. E l’Arena Civica di Milano, inaugurata nel 1805, tenne fede alle aspettative dell’Imperatore. Così, tra i marmi bianchi e i colonnati neoclassici trovarono degna ambientazione parate militari, corse di bighe e addirittura naumachie, vere e proprie battaglie navali, possibili grazie all’allagamento della cavea centrale.

Dopo la Restaurazione, gli austriaci non disdegnarono il lascito napoleonico. Che nelle notti invernali si trasformava in un’enorme salone delle danze a cielo aperto in grado di ospitare favolose feste sul ghiaccio a ritmo di valzer. Solo agli albori del Novecento l’Arena diventa teatro di avvenimenti sportivi: il 30 maggio 1909 il primo giro ciclistico d’Italia approda proprio a Milano ed è l’Arena a incoronare il vincitore, Luigi Ganna. Un anno dopo, il 15 maggio 1910, scende in campo per la prima volta una rappresentativa Nazionale di calcio: la commissione tecnica della Federazione convoca 22 giocatori e sceglie i titolari nella maniera più semplice. Partitella a ranghi misti: chi vince gioca il match vero, che vede i “bianchi” (l’azzurro doveva ancora venire) opposti alla Francia. Partita senza storia: l’Italia vince 6-2 e i quattromila presenti applaudono l’eroe del giorno, il milanista Lana, autore di una tripletta.

Nel frattempo, a Milano il pallone comincia a rimbalzare in direzioni opposte: da una parte il Milan, dall’altra l’Internazionale, fondata nel 1908 proprio da un gruppo di milanisti dissidenti. I due club hanno i rispettivi campi e non utilizzano lo storico impianto napoleonico, giudicato fin troppo imponente per un gioco che all’epoca non richiamava ancora le grandi folle. Ma l’Inter, che ha il suo quartier generale prima in Ripa Ticinese e poi in via Goldoni, si trasferisce all’Arena per le partite più importanti. E anche quando, nel 1926, viene costruito il grande e moderno stadio di San Siro (capace di 35.000 posti), l’Ambrosiana – come venne ribattezzata durante il regime – continuerà ad alternare l’Arena al Campetto di via Goldoni, lasciando il colosso di fuori porta ai cugini rossoneri. Potere della superstizione, come no: quando, l’8 dicembre 1929, la Triestina batte a sorpresa i nerazzurri all’Arena, Meazza e compagni rifiutano anche il vecchio stadio di Napoleone.

D’ora in avanti – dicono — giocheremo solo in via Goldoni. Peccato che sei mesi dopo, il 15 giugno 1930, durante una partita col Genoa il crollo improvviso della tribuna causi il ferimento di un centinaio di persone e renda indisponibile anche la vecchia tana nerazzurra. Resta da giocare l’ultima gara interna di un campionato che sta per consacrare proprio l’Inter campione d’Italia. Ma si può tornare all’Arena per un match tanto delicato che non si può. Meglio accettare l’invito dei cugini ed esordire sul terreno di San Siro. Scelta giusta: il 2-0 sulla Juve vale il terzo scudetto.

Debitamente ristrutturata, l’Arena torna di moda nel 1933. Il 6 ottobre l’Ambrosiana prende in gestione l’impianto, impegnandosi a versare al comune di Milano il 5% dell’incasso di ogni partita più cento lire al giorno «quale contributo per le spese di riscaldamento delle docce e degli spogliatoi». L’Inter – messe da parte le superstizioni – ritrova il suo covo, dove rimarrà per tredici anni, fino al 1947, vincendo altri due scudetti e una Coppa Italia. Poi, inevitabile, il nuovo trasloco a San Siro.

Da allora l’Arena ha vissuto rari giorni di gloria: ha riassaporato l’atmosfera del grande calcio nel 1986, quando proprio in quel contesto hi presentato (con tanto di elicotteri ed effetti speciali) il primo Milan di Berlusconi. Intitolata al grande Gianni Brera nel 2002, attualmente è sede delle gare interne dell’Amatori Milano, storico club rugbistico cittadino.

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