Gli Stadi della memoria

IL COMUNALE DI TORINO

L’eroe dei tre mondi

Costruito per i Mondiali del 1934, è andato “in pensione” alla vigilia di quelli del ’90 prima di rinascere a vita nuova per le Olimpiadi Invernali del 2006: da Orsi a Platini a Del Piero, ha visto cambiare il calcio.

Da Orsi a Platini a Del Piero. La storia del Comunale di Torino è racchiusa tra le imprese, così lontane nel tempo eppure così simili nella portata, di tre grandi campioni. Quando fu costruito, nel 1933, la Juventus stava completando un ciclo sensazionale. Aveva cominciato a vincere nel 1931 e non si era fermata più: campione d’Italia anche l’anno successivo, nel 1933 aveva lasciato l’Ambrosiana-Inter indietro di otto punti. L’approdo al nuovo stadio era stato festeggiato con altri due scudetti: in tutto, cinque di fila. In porta c’era l’intramontabile Combi, con Rosetta e Caligaris terzini e Monti centromediano. In prima linea Cesarini, Borel, Ferrari e, appunto, Orsi.

Lo stadio Comunale, allora intitolato – con somma originalità – a Benito Mussolini, era lo scenario più adatto per le mirabolanti imprese della Signora. Edificato in previsione dei Mondiali del 1934, era il più imponente del Paese, con una capienza di 65.000 posti. Un bel cambio di prospettiva per una squadra abituata alle anguste tribune del Campetto di via Marsiglia. «La vasta costruzione» precisava un comunicato ufficiale dell’epoca «è tutta in cemento armato e sorge nel mezzo di un campo sportivo, ove sono altri terreni di gioco, piscine, palestre. L’architettura è di stile razionale».

C’erano quasi sessantamila persone, l’11 febbraio del 1934, per l’esordio della Nazionale nel nuovo impianto: esordio sfortunato contro il Wunderteam austriaco che passeggia (4-2) sugli azzurri di Pozzo. Poco male: l’Italia si rifarà pochi mesi dopo nella semifinale mondiale, avviandosi a vincere la Coppa Rimet. Un Mondiale, quello del 1934, nel quale Torino recita una parte secondaria. Al Comunale si giocano un ottavo (Austria-Francia 3-2) e un quarto (Cecoslovacchia-Svizzera 3-2): per la finale di consolazione viene preferita Napoli.
Saranno comunque altre le pagine memorabili nella lunga storia del Comunale.

Umiliata dall’Inghilterra (0-4), proprio a Torino nel 1948, l’Italia sullo stesso campo saprà prendersi la rivincita sui Maestri in due occasioni. Nel 1973 un 2-0 in amichevole firmato da Anastasi e Capello. Sette anni dopo agli Europei è un gol di Tardelli a regalare agli azzurri una vittoria decisiva. Se la Juve si era accasata fin dall’inizio nel nuovo stadio, il Torino abbandonerà il Filadelfia solo nel 1960. Da allora il Comunale diventerà l’unico teatro dei derby. Storici quelli del ’75-76, quando con un doppio 2-0 alla Juve, il Toro strappa ai bianconeri, campioni in carica, i punti necessari per bruciare i cugini nello sprint scudetto.

Dai gol di Bettega alle giocate di Platini: negli anni Ottanta la Juve continua a vincere (nel 1986 arriva anche la prima Coppa dei Campioni), mentre il Torino scivola irrimediabilmente verso la Serie B. E il vecchio stadio di tanti trionfi, nato per un Mondiale, viene mandato in pensione da un altro Mondiale, quello del 1990, che porta in dono alla città di Torino il freddo e scomodo Delle Alpi, sgradito ai tifosi e alle due società.

La terza vita del Comunale arriva in occasione delle Olimpiadi Invernali di Torino del 2006. Il progetto di ristrutturazione, affidato a due studi di architettura veronesi Giovanni Cenna Architetto e Arteco, ha conservato le strutture esistenti, sottoposte al vincolo della Sovrintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici, ed ha aggiunto nuove strutture verticali per reggere la copertura di tutto l’impianto, e un terzo anello di gradinate, continuo e strutturalmente collaborante alla copertura. Dalla stagione 2006/07 Juventus e Torino sono ritornate a giocare nel “nuovo” stadio, ora chiamato Olimpico.

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Una visuale aerea del Comunale di Torino, allora in aperta campagna