SPENSLEY James: la leggenda del portiere filantropo

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Nel 1896 giunse a Genova l’inglese che può, a buon diritto, essere considerato uno dei grandi padri fondatori del football non solo nel capoluogo ligure ma in tutta Italia. Lo stesso ruolo che ebbero altri due anglosassoni: Adolf Jourdan a Torino (arbitro e organizzatore dei primi campionati italiani) e Herbert Kilpin a Milano dove – appena trasferitosi anch’egli dalle rive del Po – fondò il Milan nel quale giocò per diversi anni.

James Richardson Spensley, nato a Stoke Newington il 17 maggio 1867, figlio di un pastore evangelico, appena laureato in medicina e chirurgia, nel 1891, lavorò per alcuni mesi al London Hospital con il professor Down (lo scopritore della sindrome che da lui prese il nome) per poi recarsi nel Sunderland dove venne assunto da una società di assicurazioni marittime. Nel 1896 fu inviato a Genova per assistere i marinai e i marittimi inglesi delle navi carboniere.

Era un personaggio, come scrissero molti, che sembrava uscito dalla penna di Rudyard Kipling. Coltissimo (conosceva perfettamente il sanscrito, il greco antico e i geroglifici egizi), studioso di religioni orientali, soprattutto il buddismo, era corrispondente del «Daily Mail» oltre che un inesauribile filantropo. Durante il soggiorno genovese si dedicò al sostentamento e all’istruzione dei trovatelli. Un episodio, ricordato dal futuro tecnico della nazionale azzurra Vittorio Pozzo, penso possa fornircene un ritratto esauriente.

Un giorno girando per i «carrugi» della città vecchia si fermò a osservare due ragazzetti che se le stavano dando di santa ragione. Uno dei due ebbe il sopravvento e, abbattuto al suolo l’avversario, gli si lanciò sopra come per finirlo. A questo punto Spensley intervenne e, separati i contendenti, ammonì il vincitore dicendogli: «Never hit a man when he is down!» («Non colpire mai un uomo quando è a terra!»). E chiese a Pozzo di tradurre.

La Compagnia per la quale lavorava gli aveva destinato un appartamento all’Hotel Union a Campetto, nel cuore della città antica, dove – immerso fra centinaia di libri e di oggetti esotici – trascorreva lunghe ore di studio. Era pure cultore della teosofia e su questa materia tenne una conferenza all’Università popolare nel 1907. Ma Spensley – oltre a tutto questo – era un appassionato «sportsman»: il pugilato (di cui era anche arbitro), ma soprattutto il football, gioco che aveva praticato in patria, erano le sue discipline preferite.

Alto, aitante, capelli e baffi e poi anche barba neri, giocava in diversi ruoli in porta e in difesa. Il suo arrivo fu fondamentale per rivitalizzare la sezione football del Genoa cricket and athletic club, la società sportiva della colonia britannica, fondata tre anni prima del suo arrivo in Italia, i cui membri privilegiavano il più aristocratico cricket. Nell’assemblea del 10 aprile 1897 riesce a far passare la sua mozione per permettere l’ingresso nel club di soci italiani (fino a cinquanta all’inizio, senza limiti dopo alcuni anni).

L’immagine-simbolo consegnataci dal passato: Spensley a difendere la porta del Genoa

Spensley, eletto ovviamente capitano del football, comincia a organizzare il Genoa come una società calcistica d’oltremanica. Poiché il campo di Sampierdarena è insufficiente, ne trova uno nuovo in un’altra zona della città, a Ponte Carrega, lungo le rive del torrente Bisagno, nello spazio utilizzato dalla Società ginnastica Colombo come pista velocipedistica. L’attività calcistica si fa sempre più intensa: la stagione 1897-98 segna ufficialmente l’inizio del caicio in Italia.

Il 1° novembre a Torino (lo stesso giorno in cui viene fondata la Juventus) si svolge un quadrangolare tra l’International Fbc, il Football club torinese e la Società ginnastica sempre di Torino. Il Genoa non può partecipare perché la disfida è stata all’ultimo momento rinviata dalla domenica al lunedì e così viene sostituito dalla seconda squadra della Ginnastica. Lo stesso schema sarà ripetuto con le medesime società a maggio per l’assegnazione del primo titolo nazionale.

A gennaio e a marzo il duplice incontro tra il Genoa e una squadra formata dai migliori elementi dell’International Fbc e del Torinese Fbc finisce in parità (0-1 a Genova e 0-1 a Torino), mentre Spensley e soci avranno la meglio sull’Unione Sportiva ad Alessandria (0-2) e sul Liguria di Sampierdarena (4-2). Lui si schiera perno della difesa, stesso ruolo che ricoprerà l’8 maggio 1898 a Torino in occasione del primo campionato italiano. La partita decisiva di quel torneo (giocata al pomeriggio, mentre le eliminatorie si disputarono al mattino) viene vinta dal Genoa contro rinternational Fbc per 2-1 dopo i tempi supplementari.

Gli anglo-genovesi scendono in campo con Baird, Spensley, De Galleani, Ghigliotti, Pasteur, Ghiglione, Le Pelley, Bertollo, Dapples, Bocciardo, Leaver (autore del goal decisivo). L’anno successivo (dopo l’eliminatoria contro il Liguria Fbc) il Genoa sconfigge nuovamente (con Spensley che stavolta si schiera terzino sinistro) l’International Fbc nella finale di Genova per 3-1. Una settimana dopo la conquista del secondo titolo è di nuovo al centro della difesa della selezione italiana che per la prima volta incontra una rappresentativa straniera: al Velodromo Umberto I di Torino la squadra elvetica si aggiudicherà la partita per 2-1.

Da ora in poi Spensley giocherà sempre in porta. Terzo campionato e terzo titolo alle spese della sezione calcio della Società ginnastica sampierdarenese (surclassata per 7-0 nelle eliminatorie liguri) e del Fbc Torinese (che nel frattempo ha assorbito l’International) nella finale del 22 aprile 1900 dove il Genoa si impose nuovamente per 3-1. Il 1901 vede la prima sconfitta dei campioni d’Italia, da quell’anno in rosso-blù, contro il Milan nella finale di Ponte Carrega (0-3). Ma gli uomini di Spensley si rifaranno l’anno dopo arrivando in finale: si «vendicheranno» battendo il Milan a Ponte Carrega (2-0) e anche nel 1903 e 1904 non cederanno lo scettro – per due volte – contro la Juventus. Sempre nel 1904 i giovani delle riserve allenati da Spensley si aggiudicano il primo campionato delle seconde squadre.

Il Genoa edizione 1899. Spensley è seduto al centro

Nel 1905 fu proprio il medico inglese a proporre alla Federazione di abolire la finale unica e di far partecipare la società detentrice del titolo alle eliminatorie. Istituisce così una preziosa coppa intagliata dallo scultore D’Albertis che prende il suo nome e che venne conquistata dal Milan (tre vittorie in campionato anche non consecutive). Nel 1906 – alle soglie dei quarantanni – lascia il calcio come giocatore ma continua l’attività agonistica in veste di arbitro.

Ecco come lo ricorda il giornalista Emilio Colombo sullo «Sport Illustrato e la guerra»: «Bella figura d’atleta, Spensley apparve tra i primi campioni anche sul terreno. Noi eravamo tutti dei giovanissimi. Il Genoa presentava invece degli uomini fatti nella sua potente squadra: Pasteur, Passadoro, (…) poi Bugnon, Salvadé… In porta giocava Spensley; un bell’uomo, che l’origine inglese nascondeva dietro una fluente barba nera. Quell’uomo in goal, che non parlava, che non perdeva mai la calma, che non aveva scatti rabbiosi, ci incuteva rispetto, soggezione. Io ricordo che J. R Spensley era sempre uno dei primi sul terreno. Si dirigeva verso i pali di un goal, deponeva in un angolo un cartoccio di pece greca e saltellando attendeva l’inizio del giuoco badando di ben bene ingiallirsi le mani e le braccia colla polvere attaccaticcia. Sembrava un uomo maturo, lento nei movimenti, invece giuocava bene, era agilissimo, fortissimo. Un preciso colpo d’occhio; un’ottima presa, un sicuro coraggio. Fu il primo ad insegnare ai nostri portieri la respinta – specialmente in melée – di palloni alti colle due braccia tese in avanti e le due mani serrate una all’altra. Guidava la sua squadra, l’allenava, la capitanava».

Nel 1910 tornato a Genova dopo un breve soggiorno in Inghilterra (dove aveva conosciuto Baden-Powell) fondò una sezione italiana dei boy-scout. Nell’autunno del 1913 rientrò in squadra per prendere parte a due amichevoli: una tra i giocatori stranieri contro il Genoa e una contro i nazionali italiani. Scoppiata la prima guerra mondiale si arruolò in qualità di ufficiale medico. Fatto prigioniero, venne portato nella fortezza di Magonza, in Germania, dove moriva in seguito alle ferite il 10 novembre 1915.

La Fortezza di Magonza era stata distrutta durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e per molti anni si era pensato che le spoglie del medico inglese fossero andate perdute, anche perché al tempo il quotidiano Il Secolo XIX aveva riportato la notizia della caduta di Spensley nelle trincee di Gallipoli, in Turchia, depistando le ricerche per più di novant’anni. Tuttavia, dopo alcuni anni di ricerche condotte da Franco Savelli, la sua tomba è stata scoperta nell’agosto 1993, a cento anni dalla fondazione del Genoa, nel cimitero militare britannico di Niederzwehren, vicino a Kassel in Germania, da due tifosi del Genoa, lo stesso Franco Savelli (scout del CNGEI) e Mario Riggio (scout dell’AGESCI).