La volata salvezza del 24 maggio 1981

L’epilogo al cardiopalma della serie A coinvolse cinque squadre, condannando il Brescia alla retrocessione.

Avellino, Ascoli, Udinese, Como e Brescia. Cinque squadre in lotta per evitare il terzultimo posto e la retrocessione in B all’ultima giornata della stagione 1980/81. Un epilogo al cardiopalma per la lotta salvezza nel massimo campionato che in testa premiò la Juventus, nell’annata passata alla storia del calcio italiano per il gol annullato al romanista Turone nello scontro scudetto del 10 maggio 1981.

Il volatone per non retrocedere, con Perugia e Pistoiese già spacciate, condannò il Brescia di Alfredo Magni, punito dalla classifica avulsa che portò in salvo irpini, ascolani, friulani e lariani.

L’Udinese gioì “in zona Cesarini” grazie ad un gol segnato da Manuel Gerolin nella partita casalinga contro il Napoli di Rino Marchesi. Una rete arrivata a 2′ dalla fine che salvò la squadra guidata da Enzo Ferrari, richiamato dalla Primavera per sostituire l’esonerato Gustavo Giagnoni.

I friulani erano stati risucchiati in zona retrocessione dopo aver ottenuto la miseria di 5 punti nelle ultime nove partite. Dopo il pari senza reti sul campo del Torino, la permanenza dei bianconeri nel massimo campionato dipendeva dalla vittoria all’ultimo turno contro i partenopei, terzi in classifica.

All’Ascoli sarebbe bastato pareggiare in casa lo scontro diretto contro il Brescia, solo la vittoria avrebbe tolto dai guai i bresciani. All’Avellino – chiamato ad affrontare la Roma di Liedholm al Partenio, con i giallorossi ancora in lizza per il titolo, sia pur con speranze ormai molto scarse – serviva almeno un pareggio. Il destino del Como, infine, dipendeva dal successo casalingo contro il Bologna. Novanta minuti da vivere fino all’ultimo istante.

Il primo sussulto arrivò da Avellino, con il gol di Falcao che portava in vantaggio la Roma, mettendo a rischio la squadra di Vinicio, partita con una zavorra di 5 punti di penalizzazione per lo scandalo del Calcioscommesse. Una decina di minuti più tardi, il Como sbloccava il risultato contro il Bologna grazie ad una rete di Nicoletti.

Poco dopo, ad Udine, Pellegrini superava l’incolpevole Della Corna, sfruttando un lancio millimetrico dell’olandese Krol: Napoli in vantaggio (18′). Castellini (tra i migliori in campo) parava un rigore di Zanone, fino a quel giorno impeccabile dal dischetto, negando il pareggio ai friulani. L’Udinese era virtualmente retrocessa.

Allo stadio Sinigaglia, un rigore di Paris consentiva al Bologna di trovare il pareggio contro i lariani. Nella sarabanda di emozioni si inseriva, poco dopo, il difensore avellinese Massimo Venturini, abile a trafiggere il romanista Tancredi con un bolide dalla distanza su calcio piazzato, pareggiando i conti e mettendo gli irpini in salvo. Il boato del Partenio salutò quella rete, rimasta nella storia calcistica dei lupi verdi.

Il Como, intanto, ritrovava il vantaggio con Galia (33′), lesto a scartare anche il portiere Zinetti e siglare il 2-1, risultato sufficiente per la permanenza in A della squadra di Pippo Marchioro.

Galia sigla il provvidenziale 2-1 del Como contro il Bologna

Nella ripresa, le novità si concentrarono ad Udine. Sergio Vriz, un minuto dopo il suo ingresso in campo, ristabiliva la parità, trovando il pertugio giusto e facendo riaffiorare la speranza tra gli spalti del Friuli. I minuti scorrevano inesorabili, il pareggio condannava la squadra di Ferrari.

A 180” dal termine, il ventenne Manuel Gerolin, prelevato dal Conegliano nell’estate 1980, vince un contrasto a centrocampo con Pellegrini, iniziando un assolo destinato ad entrare nella storia del club bianconero. Gerolin resiste a Cascione, supera Krol, colonna difensiva di quel Napoli, prima di superare Castellini, firmando il gol della salvezza al minuto 88.

La serpentina di Gerolin regala all’Udinese la salvezza

Al fischio finale dell’arbitro Pieri, i tifosi friulani invasero il rettangolo di gioco in segno di giubilo dopo una salvezza ottenuta sul campo e non a tavolino come l’anno precedente. Un finale targato “Rocambole”, il personaggio letterario creato dalla fantasia del francese Ponson du Terrail, autore di imprese clamorose.

In quel campionato, tra i migliori giocatori per rendimento spiccò il tedesco Herbert Neumann. Il difensore Fellet e il portiere Della Corna furono i giocatori con più presenze, Zanone il marcatore più prolifico (8 gol). Per l’Udinese si trattò dell’epilogo più bello dopo un’annata molto travagliata, passata dalla guida tecnica affidata a tre allenatori: Marino Perani, Gustavo Giagnoni ed Enzo Ferrari. L’incubo retrocessione era svanito. Un mese dopo, il patron Teofilo Sanson cedeva la società a Lamberto Mazza: un ciclo si chiudeva, un altro era pronto ad aprirsi.

Classifica finale: Ascoli, Avellino, Udinese, Como e Brescia 25 punti. A retrocedere in B fu la squadra di Magni, condannata per la peggiore differenza reti nella classifica avulsa rispetto al Como. A parità di punti nella graduatoria delle squadre appaiate al terzultimo posto fu decisivo il criterio dei gol fatti e subiti che premiò i lariani (-1 rispetto al -2 dei bresciani).

Una beffa per il Brescia, in una stagione in cui la squadra aveva inanellato una serie positiva di 10 risultati utili consecutivi, record tuttora imbattuto in serie A per una squadra retrocessa a fine campionato. Alle Rondinelle non bastarono alcuni punti pesanti (i due pareggi contro l’Inter e altri due punti ottenuti in casa contro Juventus e Napoli) e la buona vena di Pasquale Iachini a centrocampo, Mimmo Penzo in attacco, Astutillo Malgioglio tra i pali, Dino Galparoli e Gianni De Biasi in difesa. Pesarono le sconfitte interne contro Avellino e Ascoli (dirette concorrenti per la salvezza) e qualche pareggio di troppo (Pistoiese e Perugia).

I lariani si salvarono facendo tesoro dei gol di Marco Nicoletti, decisivo a Torino (rete del pareggio segnata ai granata) e Perugia (gol della vittoria), abile a sbloccare il risultato contro Avellino e Bologna e siglare il raddoppio contro l’Udinese. Tre successi di platino per la squadra di Marchioro, capace di battere in casa persino i campioni d’Italia in carica dell’Inter.

Da segnalare, inoltre, il buon rendimento dell’esperto Villiam Vecchi in porta, il ventiduenne Pietro Vierchowod e Silvano Fontolan in difesa, Giancarlo Centi e Adriano Lombardi a centrocampo.

Di rilievo fu anche la salvezza avellinese, con la squadra in grado di risalire dal -5 iniziale, in una stagione contrassegnata dal terremoto che devastò l’Irpinia il 23 novembre 1980. Tra i migliori avellinesi di quel campionato si segnalarono il guardiapali Tacconi, autore di parate strepitose, capitan Di Somma, colonna del reparto arretrato, il fantasista Vignola, miglior goleador della squadra (6 reti), il brasiliano Juary, attaccante talentuoso e veloce, non tralasciando il buon rendimento di Criscimanni (prezioso negli inserimenti offensivi), Beruatto, altro pilastro difensivo, non tralasciando Mario Piga (autore di gol pesanti contro Juve e Como) e Ugolotti in attacco, fino all’unica rete, fondamentale, del ventenne Andrea Carnevale nel finale della trasferta ascolana (1-1).

L’Ascoli, infine, condusse in porto la permanenza nel massimo campionato grazie a Carlo Mazzone, subentrato in panchina, alla tredicesima giornata, a Giovan Battista Fabbri. Il capolavoro arrivò alla quartultima, a San Siro, piegando l’Inter 2-1 con marcature di Moro (rigore) e Scanziani.

Due punti fondamentali per la salvezza dei marchigiani che ebbero in Torrisi, Bellotto, Perico, Moro e Scanziani (miglior realizzatore della squadra con 5 gol) gli elementi più continui, ricordando l’importanza in difesa di Anzivino e Boldini e dell’esperto Pulici in porta.

Il 24 maggio 1981, all’epilogo del massimo campionato, la copertina toccò a Manuel Gerolin, autore di una rete entrata nella storia dell’Udinese. L’assolo che salvò i friulani in extremis.