Lo Spezia e lo scudetto sotto la guerra

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Seconda Guerra Mondiale: anche La Spezia era stata vittima dei bombardamenti, l’inflazione saliva del 300%, il mercato nero era all’ordine del giorno, il coprifuoco inevitabilmente scoccava alle 21.30, ma nel Golfo dei Poeti si pensava anche al calcio, sebbene lo stadio “Picco” fosse inagibile e gli “aquilotti” dovessero allenarsi nella lontana Rapallo. La squadra si era rinforzata con Castigliano, poi ceduto al Torino, e con Carapallese, dirottato in seguito al Milan, ma soprattutto arrivò come allenatore Ottavio Barbieri, mitica bandiera del Genoa campione.

L’8 settembre 1943 impose nel nord d’Italia una scelta drammatica: o si stava con i Fascisti di Salò, o si diventava partigiani prendendo le strade della montagna. Con l’Italia divisa dal fronte di guerra conosciuto come Linea Gotica, la Federcalcio spostò la propria sede a Milano ed organizzò un “Campionato di divisione nazionale misto” con le regole del Campionato nazionale precedente (1942-43). Il torneo venne diviso in gironi zonali, organizzati in tre fasi regionali le cui vincitrici avrebbero disputato le finali per l’assegnazione del titolo di Campione d’Italia. Lo Spezia per motivi logistici venne incluso nel girone D del settore emiliano.

La società aquilotta si trovava allora in grave crisi a livello dirigenziale: il presidente Perioli era stato catturato ed inviato nei campi di concentramento in Germania. Semorile, l’unico rimasto, decise di contattare il comandante dei Vigili del Fuoco cittadini, l’ing. Gandino, per allestire una squadra in grado di affrontare il Campionato Alta Italia. L’accordo venne presto raggiunto (in quel drammatico periodo anche la Juventus si era trasformata in Unica ed il Torino in Cisitalia), sotto l’impegno scritto di restituire tutti i giocatori allo Spezia al termine del conflitto, e costituì un ottimo stratagemma per sottrarre i calciatori agli obblighi del servizio militare. La squadra assunse quindi la nuova denominazione VV.F. Spezia, e come allenatore fu ingaggiato Ottavio Barbieri, già tricolore con la maglia del Genoa e giocatore della Nazionale.

Molti dei successi arrivarono proprio grazie al rivoluzionario “mezzo-sistema” (che prevedeva l’introduzione del “libero”) imparato da Barbieri quando era vice dell’inglese Garbutt, negli anni del Genoa. Per i giovani atleti, fra camicie nere e fazzoletti rossi, le pompe per spegnere l’acqua era la scelta di gran lunga più sicura; così la squadra poté partecipare a un breve ma tormentato torneo fra squadre dell’Alta Italia. Gli spezzini viaggiavano su un’autobotte adattata a mezzo di fortuna dove si potevano anche nascondere generi di prima necessità, come il sale ligure da scambiare con i salami emiliani. Gli “aquilotti” si riposavano nelle caserme dei loro colleghi e potevano pranzare anche con cipolle, fagioli e polenta. Giocavano un calcio maschio e potente tra allarmi per i bombardamenti alleati, rischio di essere prelevati e internati, trasferte lunghe ed imprevedibili.

L’allenatore Ottavio Barbieri

I Vigili del Fuoco di La Spezia vinsero il proprio raggruppamento nel primo turno, il Girone D della Zona Emilia, per poi, sempre nella stessa zona, imporsi anche nella semifinale B davanti a Carpi, Corradini Suzzara e Modena. La fase successiva è quella decisiva per arrivare alle finali in programma a Milano. Vista la rinuncia di Lucchese e Montecatini, non resta che affrontare in un doppio confronto il forte Bologna di Biavati. La prima sfida si gioca in terra emiliana. La squadra di Barbieri, schierata con il consueto mezzo sistema, resiste agli attacchi dei padroni di casa e al 79′ minuto di gioco passa addirittura a condurre con un contropiede finalizzato da Rostagno. Un gol pesante che viene contestato dal pubblico bolognese. Si verificano incidenti, la partita è sospesa con conseguente 2-0 a tavolino in favore degli aquilotti.

Il ritorno si dovrebbe giocare a Spezia ma, visto che la città in questo periodo è martoriata dai bombardamenti, si propone il neutro di Carpi. A mandare tutto all’aria è la squalifica del campo bolognese per gli incidenti dell’andata: il presidente rossoblu Dall’Ara non presenta la squadra per protesta con conseguente 2- 0 a tavolino. Lo Spezia è ammesso alle finali di Milano. Di fronte agli spezzini due squadre importanti come Venezia e Torino: finì con un pareggio 1-1 contro i veneti (Spezia in vantaggio nella prima frazione con Tori e raggiunto nella ripresa da un gol di Astorri) e la Gazzetta dello Sport parla di un risultato sorprendente. Ma l’incontro decisivo fu quello contro i granata, rinforzati da Silvio Piola.

L’incontro con i Granata fu davvero epico. La partita fu giocata in un caldissimo pomeriggio di luglio con le maglie bianche sporche e consunte, con tanto di girocollo e le maniche lunghe. Del resto gli “aquilotti” possedevano solo quella divisa per tutto il torneo. Un’aneddoto dice che Vittorio Pozzo, selezionatore del Grande Torino integrato da altri elementi (una vera e propria nazionale approntata per il torneo) prima della partita si avvicinò allo spogliatoio dei pompieri e complimentandosi per essere giunti in finale, prometteva di non infierire troppo. Questo caricò di rabbia agonistica i derisi vigili del fuoco. Gli spezzini scesero in campo con Bani, Persia, Borrini, Amenta, Gramaglia, Scarpato, Rostagno, Tommaseo, Angelini, Tori, Costa. Angelini sigla il vantaggio dei liguri, Piola pareggia, poi ancora Angelini decide il match nel primo tempo. Nel finale la traversa impedì a Valentino Mazzola di cogliere il pareggio.

Una fase della finale contro il Torino

La forza dei bianchi contro un Torino rinforzato da Silvio Piola non era male; bisogna però dire che i piemontesi e sua maestà Vittorio Pozzo commisero l’errore di mal valutare la gara. Così il tecnico, il lunedì prima del match aveva pubblicamente dichiarato di avere convocato tutto il Toro per la faticosissima trasferta di Trieste della rappresentativa piemontese, sicuro di non affaticare il gruppo. I vigili, seppur rispettabili, non rappresentavano un ostacolo gravoso. Fu così che i granata, partiti da Torino venerdì 7 furono di ritorno ai piedi della mole il 13 luglio, giovedì; sarebbe bastato chiedere per motivi legittimi lo spostamento a giovedì 20, come si vociferava, della partita con gli spezzini. Quel campionato, a conti fatti, sarebbe finito tre giorni dopo. Le tossine della stanchezza ed uno storico mezzo sistema accecarono i piemontesi e fu presto notte il 16 luglio del 1944.

L’arbitro Cipriani diede il via all’Arena di Milano a queste formazioni: I vigili del Fuoco con Bani, Persia, Borrini, Amenta, Gramaglia, Scarpato, Rostagno, Tommaseo, Angelini, Tori, Costa. Il Torino rispondeva con Griffanti, Cassano, Piacentini, Loik, Ellena, Gallea, Ossola, Piola, Gabetto, Mazzola, Ferraris II. Nei primi 15 minuti fu battaglia vera; incassato il primo gol di Angelini i granata aprirono finalmente gli occhi. Angelini, toscano, lottatore indomito, era andato in azione personale, anche grazie all’indugio dei difensori piemontesi. Angelini prova la botta e Griffanti ci va con una mano, destro troppo forte e teso, è il vantaggio. Mazzola, Ossola e Ferraris iniziano a spingere e pare allora che i liguri debbano cedere da un momento all’altro. Pareggia, infatti, Piola, sugli sviluppi di una punizione di Ossola, con il Toro che continua ad attaccare. Poi, Cipriani, allunga il primo tempo di un solo minuto , quello utilizzato all’inizio per il silenzio osservato per i caduti della guerra, quando la palla viene portata avanti da metà campo.

Finisce il primo tempo in vantaggio la squadra spezzina, mentre il Torino nella ripresa parte a testa bassa ma rimescola le carte. Loik fa l’interno, Gabetto gioca largo all’ala, Ossola retrocede nel mezzo. Piola due volte si libera al tiro, finchè Bani non risponde alla grande. Gramaglia e Persia giganteggiano in difesa, finalmente anche Gabetto si libera al tiro al 32′, gran sventola al volo e palla alta, dopo che Ferraris era arrivato in serpentina fino in area. I Vigili si chiudono tutti in difesa; intorno alla mezz’ora Tommaseo accusa il colpo, entrando su un pallone contemporaneamente con Amenta: un calcio secco al piede destro ed un gran dolore che richiede l’intervento del massaggiatore Rossi:. Così i due rimedieranno ad una frattura, bloccandola in campo fino al novantesimo. Il finale vede gli spezzini in avanti, ma Mazzola in pieno recupero di due muniti scarica un gran destro. Bani è battuto, la palla sale di traiettoria e batte la traversa.

Di fronte ad un Torino che aveva denunciato in Cassano e Gabetto gli uomini meno in palla, Barbieri aveva disposto il suo modulo alla lettera: Tommaseo in marcatura sulla linea dei mediani, Gramaglia in quella dei terzini, liberando Persia da alcun compito specifico per lanciarlo dove un granata dimostrava di poter fuggire in contropiede. Con Tori e Costa chiamati spesso a dar manforte alle retrovie, si era resa così sterile la manovra granata.La stampa non seppe classificare quella formazione: ha l’ossatura dello Spezia, quella del Livorno o è un misto con un napoletano al centro della difesa a fare la differenza? Il decano è Wando Persia, 31 anni, migliora invecchiando questo piccolo grande uomo. Rostagno e Tommaseo sono i più giovani, il secondo destinato a giocare nel Genoa in serie B così come Bani e Tori, livornese dalle grandi rivincite. L’altro toscano Angelini, era risultato il migliore, insieme a Costa; quest’ultimo, vicentino che giocò anche nella Lazio, pareva dover troncare la carriera dopo un grave infortunio, ma guarì in tempo per formare con Carapellese, Costanzo e Castigliano un quartetto storico nello Spezia. Poi Borrini, Amenta, il professor Scarpato e Gramaglia.

E’ il trionfo, perchè nella terza partita il Toro supera il Venezia. I pompieri appresero di aver vinto lo scudetto quando, già sulla strada del ritorno da Milano, seppero che il Toro aveva strapazzato il Venezia 5-2. Ma tutti in quel luglio del 44 pensavano già a salvarsi la pelle ed alle famiglie nelle città bombardate.

Il giorno 17 luglio, proprio dopo la vittoria dei VV. FF. Spezia che escludeva di fatto il Torino dalla corsa per il titolo, la FIGC emetteva un comunicato in cui dichiarava, in contraddizione con quanto predisposto all’inizio di quel torneo, che alla squadra prima classificata sarebbe stato assegnata la Coppa Federale del campionato di guerra e non il regolare scudetto. Infine l’8 agosto, a campionato finito, un ulteriore comunicato dichiarava che il titolo di campione d’Italia sarebbe rimasto al Torino (vincitore del campionato 1942-1943), mentre invece ai Vigili del Fuoco della Spezia era assegnata la Coppa Federale.

Fino alle battute conclusive del torneo, in cui i VV.FF. risultarono inaspettatamente primi, sia i diretti interessati sia i principali quotidiani dell’epoca (primi fra tutti la Gazzetta dello Sport ed il Guerin Sportivo) definirono la manifestazione “campionato italiano” ed il titolo in palio “scudetto”. Solo dopo il comunicato della Federcalcio del 17 luglio e soprattutto quello dell’8 agosto, sorsero i primi dubbi riguardo alla validità della competizione che si era appena svolta.

In particolare, dopo la conclusione delle ostilità belliche, i difensori della decisione federale di declassare il torneo sostennero che il campionato fosse irregolare, voluto ed organizzato al solo scopo di propaganda per il governo di allora; per giunta essi affermarono che l’impossibilità sia per i club dell’Italia Meridionale di disputare la competizione, sia per le società dell’Italia Centrale di partecipare al girone finale, ne pregiudicasse la pretesa di essere una manifestazione a carattere nazionale. I filospezzini, d’altro canto, replicarono che il disconoscimento del campionato fu causato dai malumori provenienti dagli influenti ambienti dirigenziali del Torino dell’epoca relativi all’inapplicata squalifica del calciatore ligure Sergio Angelini ed all’inopportuna trasferta torinista di Trieste; inoltre essi contestarono l’opinione che la mancanza di sodalizi del Centro-Sud fosse un elemento negativo rilevante, dato che già i campionati italiani più antichi erano riservati alle sole squadre del Nord Italia.

Dopo mezzo secolo di ricerche e petizioni, grazie all’impegno dei giornalisti e delle autorità spezzine, il 22 gennaio 2002 la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha parzialmente accolto le istanze dello Spezia Calcio ed ha assegnato a quest’ultimo un titolo sportivo onorifico (ufficiale, ma non equiparabile allo “scudetto”) per la vittoria del campionato 1943-1944, con una menzione particolare allo spirito di sportività con cui gli atleti bianconeri dell’epoca affrontarono le difficoltà di un periodo storico in cui l’Italia era lacerata dai bombardamenti e dalla guerra civile.
Oltre all’attribuzione di questo titolo onorifico, è stata poi conferita allo Spezia la possibilità di apporre permanentemente sulle divise sociali un distintivo speciale in ricordo di quell’impresa. Questa concessione costituisce un fatto molto raro: sono infatti poche le squadre che possono vantare l’esposizione permanente di un titolo sulla propria maglia (e si tratta per lo più di simboli internazionali come la stella o, in campo europeo, il multiple-winner badge).