Mondiali 1982: ITALIA

Una Coppa gigante

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Grandi manovre politiche si muovono attorno alla gigantesca torta del Mondiale. I Paesi extraeuropei premono per una più cospicua rappresentanza nella fase finale della Coppa e il brasiliano Joào Havelange, presidente della Fifa, li accontenta sulla base del nobile principio che i loro voti possono garantirgli a oltranza la conservazione del posto… La replica europea, di cui si fa paladino l’abile Franchi, non si fa attendere e la soluzione, a quel punto, pare obbligata: aumentare il numero delle partecipanti alla fase finale. Che salgono da 16 a 24, con quel che ne consegue sul piano della qualità complessiva della manifestazione e del logorio degli atleti. L’organizzazione della dodicesima edizione è stata affidata alla Spagna, sulla base di una impiantistica già notevole, di un’ottima tradizione tecnica e soprattutto di un periodo di risveglio sociale ed economico dopo il lungo periodo del franchismo.

Sono 105 le squadre iscritte, l’aumento di posti a disposizione sdrammatizza i gironi di qualificazione. Oltre ad Argentina e Spagna, partecipanti di diritto, passano alla fase finale: Germania Ovest, Austria (su Bulgaria, Finlandia e Albania), Belgio, Francia (su Eire, Olanda e Cipro), Cecoslovacchia, Urss (su Galles, Islanda e Turchia), Ungheria, Inghilterra (su Romania, Svizzera e Norvegia), Jugoslavia, Italia (su Danimarca, Grecia e Lussemburgo), Scozia, Irlanda del Nord (su Svezia, Portogallo e Israele), Polonia (su Germania Est e Malta), Brasile (su Bolivia e Venezuela), Perù (su Uruguay e Colombia), Cile (su Ecuador e Paraguay), Algeria, Camerun (su Egitto, Etiopia, Gambia, Guinea, Kenia, Lesotho, Liberia, Libia, Madagascar, Malawi, Marocco, Mozambico, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Tanzania, Togo, Tunisia, Zaire, Zambia, Zimbabwe), Kuwait, Zuova Zelanda (su Australia, Indonesia, Taiwan, Figi, Arabia Saudita, Iraq, Qatar, Bahrein, Siria, Corea del Sud Malaysia, Thailandia, Cina, Giappone, Macao, Corea del Nord Hong Kong, Singapore), Honduras, El Salvador (su Cuba, Suriname, Guyana, Grenada, Haiti, Trinidad, Antille Olandesi, Canada, Messico, Stati Uniti, Guatemala, Costa Rica, Panama).
Una sola vittima davvero illustre, l’Olanda, uscita a pezzi dal girone, superata non solo da Francia e Belgio, ma anche dall’Eire; esauritasi la generazione dei campionissimi, il “calcio totale” è bruscamente passato di moda. Le 24 qualificate sono state divise in sei gironi da quattro, in una formula a doppia fase, replica di quella del Mondiale precedente, con l’aggiunta tuttavia di due incontri di semifinale tra le prime quattro del secondo turno.

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L’Algeria batte la Germania Ovest grazie a un grande Madjer

Il gruppo 2 si apre con il “botto” dell’Algeria, trascinata dal fuoriclasse Madjer a una storica vittoria sulla Germania campione d’Europa. L’Austria, con l’ossatura di quattro anni prima, regola il Cile e poi fa fuori facilmente gli africani, che però si rifanno sui sudamericani, battuti anche dai tedeschi. C’è sentore di “combine” quando i forti austriaci affrontano la Germania, cui solo una vittoria consentirebbe di raggiungere l’Algeria e superarla per differenza reti. Gli uomini di Schmidt si consegnano ai tedeschi senza colpo ferire, aprendo loro la strada alla seconda fase: una vergogna sportiva.

Nel terzo gruppo altra sorpresa in avvio. L’Argentina di Maradona perde col Belgio, ma si rifa prontamente con l’Ungheria, che ha goleado senza remissione El Salvador (10-1!) e non riesce poi ad andare oltre il pari con Pfaff e soci.

Nel quarto gruppo tutto facile per Inghilterra, che chiude a punteggio pieno, e Francia, cui basta battere il Kuwait (con tanto di sceicco – presidente della Federcalcio kuwaitiana – in campo a minacciare il ritiro della squadra, ottenendo dall’arbitro l’annullamento di un gol regolare di Giresse, perché i suoi si sono bloccati a causa di un fischio malandrino) e non perdere con i cecoslovacchi per passare il turno.

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L’Honduras ingabbia la Spagna. Sopra, Arzu e Satrustegui

Nel quinto gruppo gli arbitri sospingono la Spagna, destinata altrimenti a cadere per mano della sorprendente Irlanda del Nord. Un rigore discutibile consente alle ex “furie rosse” di salvarsi con l’Honduras, un rigore inventato (e ripetuto) la fa vincere contro la Jugoslavia dei campioni, inaspettatamente estromessa. I modesti irlandesi di Billy Bingham centrano la grande sorpresa.

Nel sesto gruppo, Brasile sugli scudi, seppure sospinto poderosamente dall’arbitro spagnolo Lamo Castillo a battere l’Urss in apertura. Poi, gioco entusiasmante, sulle ali di un centrocampo sublime (il “divino” Falcao, Cerezo, Socrates e Zico, con l’appoggio di Junior e Eder). Spazio anche per l’Urss, che supera la Scozia di Souness e Jordan solo grazie alla differenza reti.

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La splendida rovesciata-gol di Zico contro la Nuova Zelanda