Nanninga: il fiorista ad un passo dal paradiso

Nella finale mondiale del 1978 la sua rete avrebbe potuto essere per l’Olanda la chiave d’accesso al paradiso. Invece è rimasta solo una nota a margine nella storia del calcio.

Quando l’arancione splendente del Totaalvoetbal olandese si consuma nella finale mondiale infuocata e amara di Monaco 74, a Kerkrade, una cittadina olandese quasi appoggiata al confine tedesco, un calciatore dilettante segue la partita in tv. Ignora che, quattro anni dopo, proprio lui, con la maglia della sua nazione, avrebbe realizzato il gol-rilancio per le speranza olandesi di vendicare la sconfitta atroce subita dai rivali tedeschi. In quel lasso di tempo, Dick Nanninga passerà da operaio edile e calciatore part-time a incarnazione muscolosa e tenace dell’artigiano ribelle in mezzo alla squadra di artisti olandesi, l’uomo che avrebbe portato la luce della redenzione per il suo paese. Dick ci ha lasciato nel 2015, dopo alcuni anni di dolorosa sofferenza, ma vale la pena raccontare la sua storia e soprattutto tenere a mente la morale che ne può ricavare.

Nato agli albori del 1949, Dirk Nanninga, meglio noto come Dick, arriva tardi al calcio professionistico, entrando nel JC Roda nella stagione 1974-75. Pur essendo il Totaalvoetbal ancora la lingua dominante del calcio olandese, Nanninga è fatto di un’altra pasta. I suoi non sono i piedi leggeri degli attaccanti orange che avevano lottato e perso contro la Germania a Monaco. La presenza di un attaccante come Nanninga sarebbe sembrata senz’altro una sbavatura nello splendido quadro dipinto dall’Olanda del 1974.

Avrebbe però condiviso qualcosa con la stella più luminosa di quella nazionale, Johann Cruijff. Durante i Mondiali del 1974, il Papero d’Oro era legato commercialmente alla Puma, mentre la squadra olandese vestiva Adidas. La maglia ufficiale della Nazionale portava quindi il marchio delle tre strisce di quest’ultima azienda. Il furbo Cruijff, attento a non infrangere il suo contratto, si esibì con la sua maglia numero quattordici con solo due strisce sulla manica. Un compromesso di cui approfitterà anche Nanninga quattro anni dopo, quando si verrà a trovare in una situazione simile. Tuttavia è lì che, probabilmente, inizia e finisce ogni somiglianza…

Se la squadra olandese di Michels si può paragonare a seta finemente lavorata, Nanninga è un attaccante di un tessuto più grezzo, irruento, che usa grinta e forza fisica per arrivare al gol. Al momento del ritiro, il suo elenco di infortuni testimoniava sia la sua coraggiosa audacia con cui esponeva il suo corpo, sia una evidente incoscienza non frenata dalle lezioni che si era rifiutato di apprendere dai suoi stessi infortuni. Aveva subito nell’ordine: tre fratture alle gambe, una al braccio, cinque ai legamenti, sei alle clavicole, tre alle costole, due alle dita dei piedi, una al polso, una alla milza e due ernie.

Con il suo stile di gioco potente e coraggioso, Nanninga ha saputo imporsi per otto anni al Roda, mettendo in difficoltà le difese e i portieri avversari senza temere le conseguenze fisiche. Molti lo considerano l’opposto del calcio olandese di quegli anni, ma i suoi 107 gol in 225 partite di campionato con la maglia dei De Koempels dimostrano che ci sono altri modi per raggiungere il successo. Quando nel 1982 lascia il club per trasferirsi a Hong Kong, al Seiko, era il capocannoniere di tutti i tempi del Roda, un record che ancora oggi detiene.

Nanninga arriva al Roda nella stagione 1974/75 e per la maggior parte della sua permanenza al club, il team di Kerkrade si dimostra una squadra solida e combattiva, che si piazza spesso tra le prime dieci del campionato, ma senza mai ambire alle posizioni di vertice. Nonostante questo, riesce a qualificarsi alla Coppa delle Coppe al termine della stagione 1975-76, grazie alla sconfitta in finale di Coppa KNVB contro il PSV Eindhoven, che si era aggiudicato anche il campionato e quindi un posto in Coppa dei Campioni.

L’attaccante risulta particolarmente apprezzato dal leggendario allenatore del Roda Bert Jacobs, che assume la guida del club nello stesso anno dell’arrivo di Nanninga e che poi lo guiderà per le successive sei stagioni, prima di passare al Willem II e poi al Seiko a Hong Kong.

E veniamo ai Mondiali argentini del 1978, con l’austriaco Ernst Happel chiamato a guidare la nazionale olandese. Happel può contare su molti dei giocatori che hanno fatto parte della spedizione in Germania, tuttavia, manca il più grande protagonista di quell’epoca, Cruijff. Ci sono molte storie, alcune più credibili di altre, sul perché il miglior giocatore olandese della sua generazione avesse rinunciato a partecipare al mondiale in Argentina. Qualunque sia stata la verità, la sua assenza si farà sentire e cambierà le carte in tavola.

A differenza di Michels, Happel non è un fedele seguace della dottrina del Totaal Voetbal e cerca di adattare la sua squadra alle differenti situazioni di gioco. E’ anche alla ricerca di qualcosa di diverso dal solito attaccante titolare della squadra, Johnny Rep; forse qualcuno che può essere definito più come un “jolly”. Così, un pò a sorpresa, decide di dare una chance all’attaccante del Roda, Dick Nanninga, come possibile alternativa per il ruolo.

5 aprile 1978: l’esordio di Nanninga (quarto da sx) contro la Tunisia

Nella primavera del 1978, Happel lo sperimenta in un’amichevole pre-mondiale contro la Tunisia. Nanninga è un esordiente “tardivo” visto che riceve la sua prima convocazione in nazionale a quasi 30 anni. Ma non si lascia sfuggire l’occasione, realizzando una doppietta nel 4-0 finale, convincendo così Happel di aver trovato il suo jolly per l’imminente mondiale. Gli olandesi disputano un’altra partita prima di partire per il Sudamerica, ma Nanninga non viene schierato contro l’Austria, la patria dell’allenatore, a Vienna.

Quando viene resa nota la lista definitiva dei 22, tra gli attaccanti ci sono Rep, Rob Rensenbrink e Harry Lubse, ma anche lui, il miglior bomber del Roda: Dick Nanninga.

L’Olanda esordisce nel mondiale contro l’Iran. Come previsto, Nanninga parte dalla panchina, ma dopo che due gol di Rensenbrink hanno messo al sicuro il risultato, Happel lo fa entrare negli ultimi 20 minuti, forse per farlo ambientare nel torneo, forse per risparmiare le gambe di René van de Kerkhof.

La seconda partita, contro il Perù, segue uno svolgimento simile. Questa volta, però, quando Nanninga sostituisce Johan Neeskens al 68’, il risultato è ancora fermo sullo 0-0. Happel ha preferito Willy van de Kerkhof a Rep tra i titolari, ma gli olandesi non riescono a sfondare la difesa sudamericana, e gli avvicendamenti del tecnico non cambiano le sorti della partita che termina con uno scialbo pareggio.

Gli altri risultati del girone permettono all’Olanda di qualificarsi alla seconda fase anche con una sconfitta di misura contro la Scozia, match nel quale Nanninga rimane in panchina. Per gli orange ora è il turno di affrontare il girone più duro della seconda fase con Germania Ovest, Italia e Austria.

Nella prima partita, Nanninga è ancora una volta escluso dall’undici titolare mentre gli olandesi travolgono gli austriaci con un netto 5-1. Questo consegna a Happel e ai suoi una buona dose di fiducia, soprattutto dopo che tedeschi e italiani si sono annullati a vicenda nello 0-0 iniziale. Poi arriva la rivincita di Monaco 74, il match che Nanninga aveva visto in tv da casa sua quattro anni prima. Questa volta sarebbe stato protagonista, anche se per poco tempo.

Rüdiger Abramczik apre le danze con un colpo di testa vincente: il portiere olandese Schrijvers non riesce a respingere una punizione di Rainer Bonhof e l’ariete dello Schalke 04 insacca la palla in rete. Ma Arie Haan pareggia i conti prima dell’intervallo, con un missile da fuori area che si infila alle spalle di Sepp Maier, il vecchio leone del Bayern Monaco. Un pareggio, probabilmente, va bene agli olandesi che, contro la loro natura, si affidano a una tattica prudente. Ma a venti minuti dalla fine la Germania Ovest guadagna una punizione e Erich Beer serve Dieter Müller che fa centro con un’altra incornata. Il vantaggio olandese conquistato nella prima partita del girone si sta dissolvendo e, in caso di sconfitta, si prospetta uno scontro decisivo con l’Italia. Nel frattempo in panchina Nanninga si prepara ad entrare: è il momento del jolly. Due minuti dopo il suo ingresso in campo, la partita torna in equilibrio. Willy van de Kerkhof lancia il fratello René che fulmina Maier con un tiro ravvicinato. Ma la partita non è finita.

Gli olandesi ottengono una punizione vicino all’area tedesca. Come spesso succede, un giocatore avversario si infila nella barriera per disturbare e interrompere la battuta. Con i tedeschi decisi a proteggere la porta e Nanninga intenzionato a sfruttare la sua specialità, le spinte stanno diventando troppo violente per Ramón Barreto, l’arbitro uruguaiano, che cerca di riportare la calma ammonendo Nanninga e l’esterno tedesco Bernd Hölzenbein. Nanninga racconta poi cosa successe:

«Mentre l’arbitro se ne andava, qualcuno ha gridato: ‘Stupido arbitro!’ e ha pensato che fossi stato io, e mi ha espulso… Ero in campo solo da sette minuti».

Le sue giustificazioni non servono a nulla e, dopo circa cinque minuti di accesa discussione, Nanninga lascia il campo.

Nell’altra sfida, gli azzurri di Bearzot battono gli austriaci con una rete solitaria di Paolo Rossi. Questo significa che i danubiani sono eliminati, dopo due sconfitte consecutive, italiani e olandesi sono alla pari con 3 punti, mentre la Germania Ovest ne ha 2. L’ultima giornata vede gli austriaci affrontare i tedeschi, e i due leader del gruppo sfidarsi.

Dalla tribuna, per scontare la squalifica, Nanninga vede i suoi passare in svantaggio con un’autorete di Brandts, ma poi due reti venute da lontano (dello stesso Brandts e di Arie Haan) ribaltano la partita. Nonostante i tentativi finali degli azzurri, la partita finisce così sul 2-1. Gli olandesi sono in finale mondiale per la seconda volta di fila e, con la squalifica scontata, Dick Nanninga è pronto, dovesse servire. E servirà…

Nell’altro girone l’Argentina si è guadagnata la prevedibile finale grazie a sospetti e accuse di scorrettezza (il Perù, che ha incantato fino a quel momento, si arrende con un roboante 6-0, lasciando il passo ai padroni di casa). L’arbitro designato per la finale dovrebbe essere il prestigioso israeliano Abraham Klein, ma l’Argentina riesce a farlo sostituire con l’italiano Sergio Gonella, proveniente dal paese che gli olandesi hanno battuto solo pochi giorni prima….

L’entrata in campo dell’Olanda nella finale di Baires 78

L’autobus degli orange, in viaggio verso lo stadio, viene deviato, forse per errore, in un villaggio dove una folla di argentini prendono ad insultare gli olandesi per una ventina di minuti, sbattendo sui vetri, finché l’autista non riesce a scappare. Poi, prima ancora del fischio d’inizio, un altro contrattempo. La squadra argentina tarda a entrare in campo di quasi cinque minuti, mentre il pubblico in visibilio – composto da “500 olandesi e 80.000 argentini”, secondo il racconto di Nanninga – si scatena in un delirio nazionalistico. Dai settori alti dello stadio scendono i famosi papelitos, le strisce di carta, che si mescolano agli applausi frenetici per i padroni di casa e alle invettive contro gli avversari. Poi, un’ulteriore protesta dell’Argentina, questa volta per un piccolo tutore al gesso che copre il polso di uno dei fratelli Van der Kerkof, già autorizzato dalla FIFA.

Gli olandesi si sentono sempre più osteggiati da tutto e da tutti. Nanninga racconta che, fin dalle prime fasi del loro soggiorno in Sud America:

«Quando andavamo a fare shopping, c’erano dei poliziotti con le nostre stesse tute da ginnastica, ma armati. Facevano finta di essere del nostro gruppo. Vedevamo dei ragazzi con dei fucili sui tetti. Era una situazione… a dir poco strana».

La dittatura militare del paese tocca particolarmente gli olandesi, popolo di forte spirito liberale, che per la finale hanno preparato la loro contestazione. Nanninga racconta che:

«Avevamo deciso prima che, visto quello che succedeva con il governo in Argentina, se avessimo vinto, non saremmo andati a prendere la coppa».

Quando finalmente la partita inizia, gli argentini attaccano sospinti da un tifo infuocato ma gli olandesi rispondono con carattere. La rete che spezza l’equilibrio arriva a sei minuti dalla fine del primo tempo: Mario Kempes raccoglie una palla al limite dell’area olandese, si infila tra due difensori arancioni e la spinge oltre Jongbloed.

Nanninga ricorda la frustrazione nello spogliatoio olandese nell’intervallo:

«Ero nervoso in panchina, volevo entrare. Finchè ho sentito (Jan) Zwartkruis, il nostro vice allenatore, dire a metà tempo: “È ora di mettere Dick”».

Quando l’Olanda sembra destinata alla sconfitta, Happel decide quindi di giocarsi la carta Nanninga:

«Mi ha detto solo una parola in tedesco: ‘Riscaldamento’. E io ero già pronto»

A pochi minuti dalla fine, entra al posto di Rep. E’ abituato a entrare dalla panchina, ma questa volta ha poco tempo per cambiare le sorti della partita. Nanninga non dimenticherà mai l’azione che porta al suo gol:

«La palla è partita da sinistra, da Poortvliet a Haan. Lui l’ha spostata a destra per van der Kerkhof e io mi sono inserito al centro quando è arrivato il cross».

Il pallone sorvola i difensori argentini, ma Nanninga è un esperto di colpi di testa e non si lascia sfuggire l’occasione. Si lancia in avanti, elude i marcatori e incorna violentemente la palla sotto la traversa, lasciando Fillol immobile.

Il gol di Nanninga riapre la partita e mette in crisi gli argentini, che si sentivano già campioni del mondo. Nei minuti finali, c’è un’altra occasione clamorosa per l’Olanda. Krol lancia un rasoterra che trova Rensenbrink solo davanti alla porta. Il suo tiro supera Fillol, ma si schianta sul palo e rimbalza fuori. Nei supplementari, gli olandesi pagano lo sforzo fatto per pareggiare e subiscono due gol dagli argentini, che solleveranno la coppa davanti al loro pubblico.

Gli olandesi rimangono ancora una volta con un pugno di mosche. Se il tiro di Rensenbrink fosse entrato, il gol di Nanninga sarebbe stato ricordato come quello che aveva aperto le porte del paradiso. Invece, è stata solo una nota a margine nella storia del calcio.

Nanninga non si è mai arreso al rimpianto per quella finale persa:

«Quando finì la partita, entrammo nello spogliatoio e io mi accesi una sigaretta. Quella sera bevemmo qualcosa, ma niente di più».

La finale non è stata l’ultima partita con la maglia arancione per Nanninga. Gioca ancora dieci volte e segna altri tre gol, prima di salutare la nazionale dopo una vittoria per 3-0 contro Cipro nelle qualificazioni al Mondiale 1982, segnando anche l’ultimo gol della sua avventura in Oranje.

Il gol segnato in Argentina avrebbe potuto rendere Dick Nanninga una leggenda e garantirgli un posto speciale nel cuore dei tifosi olandesi, ma non è stato così. Alcuni giocatori faticano a tornare alla normalità dopo aver vissuto emozioni così forti. Non è certo il caso di Dick Nanninga:

«Il giorno dopo siamo tornati a casa e sono subito tornato a lavorare nel negozio di fiori. I vicini avevano addobbato il negozio perché eravamo arrivati secondi, ma io ho ringraziato e ho ripreso la mia vita di sempre»

Solo una ristretta élite di calciatori può vantare l’esperienza di una Coppa del Mondo, figuriamoci di una finale con tanto di rete a corredo. Dick Nanninga appartiene a questa élite, ma non ha mai perso la giusta prospettiva su ciò che rappresentava e ciò che poteva rappresentare.

«Va bene, era un gol in una finale di Coppa del Mondo, ma resta sempre un gol. Sono nato figlio di un contadino… e lo sono tuttora. Il mio vero trionfo sono i miei figli e i miei nipoti»

Nessuno poteva dubitare che Dick Nanninga conoscesse il fiore dal profumo più dolce.