Riccardo Maspero: il talento di Mr Ricky

Fantasista , mago delle punizioni, Maspero si divide tra il rettangolo verde e la fabbrica. Però non gli parlate della “buca ” sul rigore di Salas …

Sa qual è il problema? Che non si cura più la tecnica, non si guarda più al talento. Il muro, la palla col filo, sono esercizi ormai dimenticati. E il settore giovanile poi? Anche quello, non esiste più. Nelle primavere ci sono tanti, troppi giocatori che provengono da squadre straniere. Ma dove vogliamo andare?” –

Riccardo Maspero si sfoga, senza mandarle a dire. E rincara la dose…
Io ci stavo ad ore, mi creda. Certo il talento non mi mancava, e per le punizioni (il pezzo forte del repertorio di Ricky, ndr.) avevo l’esempio di Platini e Maradona. Ma senza allenamento non si fa niente. La mia fortuna è stato Luciano Cesini, allenatore delle giovanili della Cremonese, che mi ha insegnato il sacrificio, la gioia di stare sul campo. Oggi, purtroppo, non è più così…

Ricky Maspero, era meglio il calcio di un tempo?
A livello tecnico certamente. Basta guardare i giocatori che c’erano. Fisicamente no, oggi i calciatori sono più completi. Forse anch’io, con un lavoro fisico diverso, sarei stato un calciatore migliore. O forse avrei perso qualcosa in altri aspetti, chi lo sa… Comunque nessun rimpianto, anche se un tempo la concorrenza era dura”.

Si riferisce alla Nazionale?
Le faccio questi nomi: Baggio, Mancini e Zola… Faccia un po’ lei. Mi sono dovuto accontentare di due presenze nell’Under 21”.

Riccardo Maspero nasce a Lodi il 19 febbraio 1970. Ma sembra già appartenere ad un’altra generazione: fantasista, trequartista, il classico numero 10. Un ruolo affascinante, allo stesso tempo scomodo…
È vero, il numero 10 era visto spesso come quello che non si sacrifica, che non aiuta la squadra. Se è bravo bene, sennò diventa un peso. Io però non sono d’accordo. Anzi, da allenatore chiedo poco sacrificio agli attaccanti: quando sono sotto porta e vengono chiamati in causa, loro devono fare gol. Se ci arrivano stanchi, è ovvio che possono sbagliare. Mi spiace, ma io la vedo così…”

Si dice che lei da giovane fosse un carattere esuberante…
Né più né meno di tanti altri. Il cortile di casa era un campo di calcio, il campo vicino era uno stadio… ogni momento era buono per scendere a giocare con gli amici. E poi a 17 anni esordisco in prima squadra a Cremona, un giovane che aveva coronato il sogno della sua vita… lei capisce. Diciamo che ero un ragazzo al quale piaceva divertirsi, tutto qua”.

Fine anni ’80, lei cresce nel vivaio della Cremonese. Anche quello era un altro calcio…
Assolutamente sì. Cremona viveva sui giovani, la risorsa principale era il settore giovanile. Il presidente Luzzara aveva costruito una struttura dove c’era la voglia di far crescere i ragazzi, di portare gli esordienti alla Primavera. Poi due o tre, ogni anno, arrivavano alla prima squadra. Oltre ai mostri sacri Vialli, Lombardo e Chiorri, c’erano i vari Turci, Bonomi, Favalli e Marcolin. Il mix che ne veniva fuori, con i vecchi Montorfano, Piccioni e Garzilli, era vincente. Anche se il vero fenomeno era un altro…

Prego?
Erminio Favalli, il direttore sportivo che ha costruito tutti noi. Luzzara non sapeva niente di calcio, si fidava di Erminio Favalli. Loro due erano fantastici, insieme facevamo una famiglia. E non le dico del vice-presidente Migliori. Lui aveva un salumificio, ogni martedì sceglieva il migliore in campo e portava un salume come premio. Ovviamente lo mangiavamo tutti insieme, così per fare gruppo. Il bello è che non avevamo un campo tutto nostro, un centro sportivo. Pensi al paradosso: al tempo non avevamo le strutture ma avevamo la categoria, la Serie A. Oggi c’è il bellissimo centro Giovanni Arvedi e la Cremonese è in Lega Pro. Non le sembra strano?

Sette anni in Serie A, tra l’84 ed il ’96, una coppa Anglo-Italiana. Poi però se ne va un anno alla Sampdoria…
Successe tutto durante una tournée nella quale ero in prova. Dovevano prendere Andrea Tentoni, Eriksson e Mancini scelsero me. Firmai un quadriennale, quell’anno feci 8 gol e giocai la semifinale di Coppa delle Coppe contro l’Arsenal. Il problema fu la legge Bosman: a Genova arrivarono centrocampisti del calibro di Karembeu e Seedorf. Io avevo 25 anni, ero nel pieno della mia carriera, avrei avuto poco spazio. Non me la sentivo di rischiare…”.

Quindi?
Me ne tornai a Cremona, da Gigi Simoni. Mi lasci spendere una parola per Simoni: persona splendida, fondamentale per la mia carriera. Gigi voleva portarmi anche all’Inter, quando c’era Ronaldo… non so se mi spiego. E poi a Napoli, qualche anno dopo. Purtroppo non se ne fece di niente”.

Per assurdo, i due anni alla Cremonese dal ’95 al ’97 furono i peggiori…
Eh già. Due retrocessioni consecutive che ho pagato duramente. Nessuno più credeva in me, ero lì a metà… Da Lecce andai a Vicenza con Guidolin, che faceva le coppe. Faticai ad inserirmi, davanti avevo Luiso ed Otero, Di Napoli, Ambrosetti e Schenardi. A centrocampo Baronio ed Ambrosini… un grande gruppo. E poi ero in prestito. Tornai a Lecce dove non rimasi perché volevo la categoria. Allora andai a Perugia dove trovai Nakata. Anche lì poco spazio. Insomma, per tirarmi fuori ci volle ancora una volta Simoni che mi portò a Torino”.

E finalmente arriviamo al rigore di Salas…
Stavo in pensiero! (Maspero scherza… ma neanche troppo, ndr.) A tutti quelli che mi parlano di quell’episodio dico: ricordatevi però anche delle oltre 400 presenze nel calcio professionistico. Oltre quel rigore, c’è di più”.

Facciamo un riassunto delle puntate precedenti…
Derby Juve-Toro del 14 ottobre 2001. Negli ultimi minuti, sul risultato di 3-3, l’arbitro assegna un rigore alla Juventus. Approfittando della confusione scavo una buchetta sul dischetto, così da rendere più difficoltosa la battuta. Tra tutti se ne accorse solo Tacchinardi, che però non riuscì a rimediare. Alla fine calcia Salas… pallone alle stelle. Comunque in quella partita feci anche altro, ad esempio pochi minuti prima avevo realizzato il gol del pareggio. Da 0-3 a 3-3… non male mi sembra”.

Niente altro da dichiarare?
Che non me ne pento assolutamente. Che il calcio è fatto anche di furbizia. Molti mi chiedono se fu un gesto antisportivo… non credo proprio! E allora le simulazioni? Chi prende un avversario per la maglia? Io finché non offendo, finché non faccio male a nessuno sono a posto. E poi c’è un arbitro che decide”.

Insomma, nessuno gliel’ha mai rinfacciato…
Un po’ Tacchinardi, ma solo perché abitava a Crema e lo incrociavo spesso. Anzi le racconto un aneddoto: la sera dopo ero a casa di Pessotto, le mogli sono amiche. Mi chiama il “Processo del Lunedì” e uscii in giardino a fare il collegamento. Questo per far capire che certe cose nascono e muoiono lì. È più una montatura mediatica che altro…

Bilancio dell’esperienza granata?
Ottimo periodo, ma non il migliore. Il Maspero migliore è stato a Cremona e poi l’anno alla Sampdoria. Nel toro, oltre a Simoni, ricordo Camolese. C’era un gruppo valido, forte, una grande piazza…

Nel 2002 l’ultima tra i professionisti, con la Florentia Viola…
Sei mesi in C2, poi un anno in Serie B. Ricordo che i Della Valle erano molto motivati, ci dicevano spesso che volevano arrivare tra le prime quattro d’Europa. Volevano diventare come il Manchester. E ci sono quasi riusciti… Oggi invece tengono la squadra tra le prime sei o sette, senza fare spese folli.

Com’è il Maspero di oggi?
Uno che vuol continuare a stare sul campo. La mia vita è il calcio, faccio il commentatore del campionato Primavera per Sportitalia, ho allenato a Mantova ma non è andata bene. Vediamo quello che viene. Allo stesso tempo dico che nella vita bisogna saper far di tutto…”.

Si spieghi meglio
Che nel tempo che ho a disposizione seguo l’azienda di mia moglie, a Bergamo. Produciamo sollevatori per moto e motociclo. In più ho tirato su un’attività tutta mia: metto a punto linee vita anticaduta per la sicurezza sui tetti”.

Magari manda anche il muletto…
Certo, che problema c’è? A volte vado anche a lavorare con gli operai, col camioncino. Sto con i miei dipendenti, vivo con loro, è la cosa migliore. Ovviamente parliamo spesso di calcio…”.

Insomma, Maspero non gioca più…
Prima giocavo, anche per beneficenza, poi ho smesso. Oggi gioco tanto a tennis, lì ci do dentro alla grande. E poi gliel’ho detto… lavoro in fabbrica”.

Ricky Maspero, da Vialli e le punizioni alla Maradona… al muletto e la vita con gli operai. Anche per questo ci vuole talento.

Risultati immagini per riccardo masperoRiccardo Maspero (Lodi, 19 febbraio 1970)

Cresce nel Fanfulla, squadra della sua città d’origine. Nella stagione 1988-1989 il suo cartellino è acquistato dalla Cremonese, che ne manterrà la proprietà fino al 1996-1997, facendolo debuttare in Serie B. In Serie A, dopo la breve parentesi nel 1994-1995 alla Sampdoria (in cui segna nel derby genovese), torna a Cremona dove, nell’ultimo anno grigiorosso, è capocannoniere in Coppa Italia. Nel successivo biennio milita in breve tempo con Lecce, Vicenza, Perugia e Reggiana tra le Serie A e B.

Dal 2000 al 2003 gioca al Torino, dove rimane noto per il gesto che decise il derby torinese con la Juventus il 14 ottobre 2001. Gioca un anno con la Fiorentina, suo ultimo club professionistico. Dal 2005 a dicembre 2007 torna al Fanfulla, in Serie D, con cui aveva iniziato la carriera alle giovanili. A gennaio 2008 va al Villa d’Adda, squadra neopromossa nel girone B d’Eccellenza. Dal 2008 a novembre 2010 anno allena le giovanili e gioca nel San Paolo d’Argon, Eccellenza lombarda, con cui vince la Coppa Italia Promozione, nel 2009. A dicembre 2010, a quasi 41 anni, va alla Pro Desenzano in Eccellenza e segna 31 reti in 47 presenze. Con la Pro Desenzano gioca fino al 2012, ritirandosi.